Telefilm che passione – Death Note

Nuova recensione telefilmica! Questa volta tocca a una serie anime che non ha bisogno di presentazioni: Death Note!

 

Se scrivi il nome di una persona sul quaderno, essa muore.
Se ci pensate è agghiacciante: un povero ragazzo sta passeggiando, trova un quaderno, magari ci scrive sopra il nome della ragazza che gli piace…e lei muore. Cioè, aiuto!

Per fortuna (o per sfortuna, direi) questo Death Note, o quaderno della morte, ha un bel titolo scritto sopra e tante belle regole chiare scritte in prima pagina. Vedendo cotanta malvagità, il povero ragazzo di prima girerebbe al largo.

Light Yagami invece no (1). Light è un ragazzo normale, uno studente modello di Tokio, dove vive con la sua famiglia. Studia, va a casa, va ai corsi preparatori, ritorna a casa. Finchè un giorno trova un certo quaderno, e invece di fare come tutti gli esseri umani e lasciarlo lì, lo prende e decide di usarlo per uccidere i criminali e diventare il Dio di un Nuovo Mondo (le maiuscole sono d’obbligo).
Ovviamente la cosa non passa inosservata, e non passa molto tempo che subito si palesa un temibile avversario, che darà non pochi problemi a Light e al suo piano malvagio: L, il più grande detective del mondo, di cui nessuno conosce il vero nome!

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Comincia così una lotta senza esclusione di colpi, fatta di ragionamenti cervellotici, mosse strategiche e colpi di scena inaspettati, fino all’epica battaglia finale.

Ora. Chiariamo subito che: io ho letto il manga. Svariate volte, oltretutto. Adoro questa serie, adoro L, detesto Light dal più profondo del mio cuoricino, e in generale sono una grande fan degli Shinigami. Detto ciò.
Di questa serie mi è piaciuta solo la prima parte, fino al famigerato episodio 25 (che nel manga sarebbe il capitolo 58): da lì in poi, è stata una discesa nell’abisso.
Il punto di questo anime è che, a parte tre scene contate che sono state aggiunte, è identico al manga. Ma uguale uguale proprio. L’unica cosa che cambia è il finale, in peggio in questo caso: voglio dire, il finale del manga era perfetto, praticamente ineccepibile, perfettamente in linea con la storia. Quello dell’anime, invece, è una roba di cui non capisco proprio il senso. Per inciso, il succo di quello che succede è identico: è il modo in cui lo mostrano che mi lascia basita.
A parte questo (anzi, forse proprio grazie a questo), questa è una serie molto bella: la trama è intricata e densa, senza spazi per divagazioni varie (a parte una scena aggiunta tra L e Light che, giuro, sembra l’inizio di un porno); L e Light sono resi in maniera superba, insieme a una manciata di altri comprimari; i disegni sono belli, l’animazione è fatta bene. Direi che ci sono tutti gli ingredienti per una buona serie.

Vi dico una cosa, però: se doveste scegliere se seguire l’anime o il manga, scegliete il manga. E’ la stessa identica cosa, ma il finale è molto meglio. Se avete già letto il manga, lasciate perdere, per lo stesso identico motivo.

Voto: 4/5

(1) perchè è un demente.

Ciak, si gira! – Kubo and the Two Strings

…scusate, non penso di farcela *si soffia il naso*

Kubo è un piccolo cantastorie senza un occhio: ogni mattina, si sveglia nella caverna dove vive con la sua mamma, le prepara il riso, fa qualche origami per farla sorridere e, appena la campana segna il levarsi del sole, scende al villaggio. Lì, passa la giornata raccontando storie sul grande eroe Hanzo, suo padre, animando gli origami con una segreta magia. Ma Kubo non riesce mai a finire le sue storie: ogni sera, appena la campana suona al calar della notte, lui scappa di corsa verso casa. Là, sua madre gli racconta altre storie, e gli ripete sempre gli stessi tre ammonimenti: uno, portare sempre con sè l’amuleto a forma di scimmia, due, indossare sempre il kimono di suo padre, tre, non stare mai fuori di casa con il buio, altrimenti suo nonno, il malvagio Re Luna, sarebbe arrivato per prendersi l’altro suo occhio.
Ma una sera Kubo, senza volere, disobbedisce…

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Kubo and the two strings, in Italia Kubo e la spada magica (quale spada magica???) è un piccolo gioiellino dell’animazione in stop-motion. Candidato all’Oscar come Miglior film di animazione, che poi gli è stato soffiato da Zootropolis (e qua mi fermo, se no mi parte la polemica), narra l’avventura di un ragazzino, alla ricerca di un’armatura magica, in compagnia di una scimmia parlante e un uomo-scarabeo con l’amnesia, inseguito da terribili donne mascherate. E’, sostanzialmente, la storia di una famiglia divisa, di un ragazzino che ne fa le spese e che, in qualche modo, riesce a uscirne più forte e più saggio.

Per dire il mio giudizio in tre parole: preparate i fazzoletti.

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Questo è uno dei film più commoventi che abbia mai visto, giuro che non piangevo così tanto dai tempi di Titanic (va beh che ultimamente ho la lacrima facile). La trama è bella, forse con qualche buchino qua e là, ma poetica ed epica allo stesso tempo. Le atmosfere orientaleggianti ci trasportano in un mondo di samurai e magia, con una colonna sonora assolutamente all’altezza, un buon doppiaggio (l’unico che mi inquieta è Kubo, ma gli altri sono eccelsi) e dei personaggi resi molto bene, dalla madre combattiva, alla scimmia iperprotettiva e sarcastica, all’uomo-scarabeo smemorato e spiritoso, al piccolo Kubo, così piccolo e già così filosofo.
Anche la grafica fa la sua parte: non una delle grafiche migliori che abbia mai visto (la stop motion non è esattamente la mia tecnica preferita, visivamente parlando) ma comunque pregevole.
Insomma, sicuramente si tratta di un film estremamente piacevole, commovente ma con un finale comunque degno.
Lo consiglio vivamente a grandi e bambini,

Voto: 4/5

Il Trailer:

SongStories #2

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Bentrovati a tutti voi, gentili e affezionati biblio-utenti! E’ già il 23 del mese, e anche questa volta torna con noi la rubrica più amata della nostra Biblioteca (non è vero, ma lasciatemi sognare): SongStories! Cioè canzoni che raccontano storie/sono tratte da libri/sono tratte da film tratti da libri/raccontano un momento storico/sono storiche esse stesse (e chi più ne ha più ne metta).
Cianco alle bande ora, veniamo dunque alla canzone di questo mese, che unisce uno dei miei libri preferiti con la ma cantante preferita: musica maestro!

The Mystic’s Dreams – Loreena McKennitt

 

La Canzone

Una delle canzoni più mistiche in assoluto (si vede già dal titolo!), The Mystic’s Dreams deve la sua fama al fatto di essere diventata la colonna sonora di The Mists of Avalon, la mini-serie tratta dall’omonimo romanzo di Marion Zimmer Bradley (in Italia Le nebbie di Avalon). Il libro, così come la mini-serie, tratta la storia di Morgana la Fata, sorellastra di Re Artù e sacerdotessa dell’Isola Sacra, Avalon. Il romanzo prende molto dalle idee del mondo pagano moderno, creando un’atmosfera mistica e religiosa, ripresa dal telefilm, che viene ben espressa da questa canzone.

Ecco il testo:

“A clouded dream on an earthly night
hangs upon the crescent moon
a voiceless song in an ageles light
sings at the coming dawn
birds in flight are calling there
where the heart moves the stones
it’s ther that my heart is longing
all for the love of you

A painting hangs on an ivy wall
nestled in the emerald moss
the eyes declare a truce of trust
and then it draws me far away
where deep in the desert twilight
sand melts in pools of the sky
when darkness lays her crimson cloak
your lamps will call me home.

And so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
and now I feel you move
every breath is full
so it’s there my homage’s due
clutched by the still of the night
even the distance feels so near
all for the love of you.

A clouded dream on an earthly night
hangs upon the crescent moon
a voiceless song in an ageles light
sings at the coming dawn
birds in flight are calling there
where the heart moves the stones
it’s ther that my heart is longing
all for the love of you”.

Traduzione:

“Un sogno nebuloso in una notte terrestre
aggrappata alla luna crescente
una canzone senza voce, in una luce senza età
canta all’alba che sta arrivando
gli uccelli in volo si stanno chiamando là
dove il cuore smuove le rocce
è là che il mio cuore è desideroso
tutto per amor tuo

Un dipinto appeso su un muro d’edera
immerso nel muschio verde smeraldo
gli occhi dichiarano una tregua sulla fiducia
e poi vengo lanciato via lontano
nel profondo del crepuscolo deserto
la sabbia si scioglie in pozze di cielo
quando l’oscurità posa il suo mantello cremisi
le tue lampade mi chiameranno
mi chiameranno a casa.

E allora ecco il mio doveroso omaggio
afferrato dal silenzio della notte
e ora sento, sento che ti muovi
ogni respiro è pieno
allora ecco il mio doveroso omaggio
afferrato dal silenzio della notte
anche se la distanza sembra così poca
tutto per amor tuo.

Un sogno nebuloso in una notte terrestre
aggrappata ad una luna crescente
una canzone senza voce, in una luce senza età
canta all’alba che stà arrivando
gli uccelli in volo si stanno chiamando là
dove il cuore smuove le rocce
è là che il mio cuore è desideroso
tutto per amor tuo”.

(Traduzione a cura di Flavio Poltronieri)

 

La Cantante

Loreena Isabel Irene McKennitt (Morden, 17 febbraio 1957) è una cantautrice e polistrumentista canadese.
È riconosciuta come un’icona della musica celtica, per avere eseguito brani tradizionali come, tra gli altri, Blacksmith e She Moved Through The Fair. Ha venduto nel corso della sua carriera più di 14 milioni di copie.
The Mystic’s Dream è compreso nel suo quinto album, The Mask and the Mirror del 1994.

Alla prossima SongStory!

Ciak, si gira! – Animali Fantastici e dove trovarli

Tan tan tanananan, tan tan…tan!

 

 

E’ mai possibile che mi stavo mettendo a piangere già al logo della Warner Bros.?

Come forse non avrete mancato di notare, quando si parla di Harry Potter divento emotiva e il mio cervello comincia fare tanti bei crack. Evidentemente ho qualche problema.

In ogni caso, sono andata a vedere il nuovo capitolo della saga sul Mondo Magico (ormai per me è così che si chiama) con la Sister, drappeggiate nelle nostre magliette di Hogwarts (Serpeverde per me, Tassorosso per lei) (la strana coppia). Eravamo eccitatissime, e, devo dire, non siamo rimaste deluse.

Per chi non la sapesse già, breve riassunto del film (senza spoiler): è il 1926. Mentre nel mondo Babbano cominciano a profilarsi le idee che porteranno al potere il partito nazista in Germania, il mondo Magico vive un’atmosfera simile con i vari attacchi di Gellert Grindelwald e dei suoi seguaci, convinti sostenitori della necessità dei maghi di uscire allo scoperto e sbarazzarsi dei Babbani una volta per tutte. Dopo aver causato parecchi problemi in Europa, Grindelwald sparisce, facendo sospettare molti di aver lasciato il Vecchio Continente.

Cambio scena: a bordo di una nave, in avvicinamento al porto di New York, sta un giovane mago dalla zazzera rossa, tale Ron Weasley Newt Scamander. Con lui, una valigia a dir poco sospetta.
Il giovane Newton Artemis Fido Scamander, in giro con il suo cappotto azzurro e la sua sciarpa di Tassorosso, scende dalla nave e comincia a vagolare per New York senza una chiara meta, fino ad arrivare davanti a una banca. A quel punto succedono tre cose, più o meno in quest’ordine:

  1. Assiste a un comizio dell’Inquisizione Spagnola dei Secondi Salemiani
  2. Perde uno Snaso
  3. Scambia la valigia con quella di un aspirante pasticcere Babbano di nome Kowalsky

La Valigia. Che contiene tutti gli animali fantastici che Newt ha raccolto nei suoi viaggi.
Inevitabilmente, il Babbano apre la valigia, e alcuni animali scappano. Comincia così una caccia all’animale per New York degna dei migliori episodi di Pokemon.

Gotta catch’em all!

Sarà mica finita qui? Eccertocheno.
Mentre Newt vagola per la Grande Mela, un’oscuro essere semina il caos tra i Nomag (i Babbani), distruggendo cose e terrorizzando la città. Il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America (MACUSA), nella persona dell’inquietante Auror Percival Graves, indaga…

Che dire di questo film?
Personalmente l’ho trovato molto immaginifico: gli effetti speciali abbondano, soprattutto per mostrarci tanti, bellissimi, nuovi animali Fantastici, tutti teneri e colorati. Ho amato il Thunder Bird, uno splendido uccello gigante che causa tempeste con le ali.
La trama mi è piaciuta: è sia allegra che oscura, con la giusta commistione di momenti ironici e divertenti e di momenti spaventosi degni dei Doni della Morte. Non è neanche così scontata come potrebbe sembrare.
I personaggi mi sono piaciuti: Newt è tenerissimo, ha ancora molto da mostrare, ma già in questo primo capitolo è assolutamente adorabile, con il suo essere palesamente più a suo agio con gli animali che con gli esseri umani. Kowalski mi ha fatto morire, probabilmente il mio preferito, il Babbano sovrappeso che finisce in questo mondo fantastico, ed è impossibile non sentirsi in sintonia con lui quando spalanca gli occhi di fronte a tutte le meraviglie che si ritrova davanti.
Tina e Queenie Goldstein, una ex-Auror impacciata, l’altra svagata Legilimens, non mi sono dispiaciute, soprattutto Queenie. Solo su Tina avrei da dire: è un personaggio che non ha mostrato molto di sè, che non è ancora nè carne nè pesce, quindi non so ancora bene cosa pensare di lei. Spero che nei seguiti sia presente e si apra un po’ di più.
Per quanto riguarda la famosa comparsata di Johnny Depp (sì, c’è anche lui)…no ragazzi, non ci siamo. Non è così che mi aspettavo il suo personaggio, mi è sembrata più una poracciata che altro.
La cosa più bella, secondo me, a parte gli animali, è stata l’ambientazione: New York, anni 20. Il proibizionismo unito alla forte reclusione dei maghi, al punto di non poter neanche fare amicizia con i Babbani. Gli operai, il progresso, la difficoltà per uno straniero di approdare in America (Newt passa da Ellis Island quando arriva), un chiaro segno dell’immigrazione del tempo. Hanno unito la parte storica dei Babbani con nuove informazioni sulla comunità magica internazionale. Una cosa riuscitissima e che mi è piaciuta davvero molto.

Per concludere: mi è piaciuto? Moltissimo. Lo consiglio? Tantissimo. Inizierò un’altra maratona di Harry Potter tanta è stata forte la nostalgia? Subitissimo.

Voto: 4/5

Sacerdotesse di Avalon

Ciak, si gira! – Strange Magic

Musica. Canzoncine assurde. Fatine dai colori vivaci. Orrende creature della notte. Un filtro d’amore. E’ il momento di…

Nel bosco ci sono due Regni: Il Regno delle Fate e la Foresta Oscura. Molto prevedibilmente, nel Regno delle Fate vivono…fate (e fin qua ci arrivavamo), folletti, elfi, gnomi e tante altre creaturine gentili. Nella Foresta Oscura, altrettanto prevedibilmente, vivono esserini schifosi come goblin, ragni, insetti, eccetera. I due regni sono separati solo da una fila di primule, fiore che serve per preparare il potentissimo e pericolosissimo filtro d’amore.
La Foresta Oscura è governata da Re Palude, un essere simil-libellula con un carapace da scarafaggio che odia l’amore con tutte le sue forze, mentre il Regno è governato dal Re (sempre delle Fate). Costui ha due figlie, la bionda e svagata Alba e la decisa e cinica Marianne. A completare il quadro, ci sono Sunny, un elfo minuscolo innamorato di Alba, e Roland, ex-fidanzato fedifrago di Marianne. I due, per motivi diversi, desiderano che le due principesse si innamorino di loro, e per questo motivo l’elfetto si inoltra nella Foresta Oscura, alla ricerca della Fata Dolceprugna (che più che una fata sembra una specie di sirena), l’unica in grado di creare il filtro d’amore. Da lì in poi succederà di tutto…

Il soggetto è di George Lucas (e di chi sennò?) e si ispira a Sogno di una notte di Mezza Estate, di cui riprende soprattutto le due ragazze (una bionda e scema, l’altra mora e disincantata) e i bordelli da palcoscenico. A questo aggiunge una trama un po’ così, personaggi uno più cretino dell’altro, canzoni pop e rock tipo Sugar Pie, Honey BunchPeople are Strange (il telefono senza fili dei funghi. Il film è da guardare anche solo per questi trenta secondi) e una speciale attenzione per l’amore interraziale.

Tra i punti di forza di questo film ci sono sicuramente la colonna sonora, la grafica coloratissima, le fatine (ho un debole per le storie con le fatine <3) lo humor un po’ squinternato. Devo essere sincera, però: se vi piacciono i film con una trama seria, possibilmente coerente e con un minimo di senso…lasciate perdere. Questo lungometraggio è un tripudio di amore, glitter e buoni sentimenti, tra note di allegria e schitarrate. Ma la trama…ecco, no, va detto.
Se volete passare un’oretta e mezza in allegria, direi che è perfetto, e per quanto mi riguarda, non ho potuto fare a meno di apprezzare Re Palude, un cattivo…decisamente diverso!
Insomma, personalmente consiglio questo film a chi ama le fatine, i musical e le storie d’amore tra personaggi improbabili (non necessariamente in quest’ordine.

Voto: 3,5/5

 

 

Sacerdotesse di Avalon

Ciak, si gira! – Doctor Strange

VOI NON POTETE CAPIRE. Non potete e basta.

No, seriamente. Io già ho un amore per Benedict Cumberbatch che rasenta la venerazione, in qualsiasi veste lui mi si presenti, ma vederlo diventare un supereroe della Marvel è stata un’esperienza quasi tantrica.

Tra l’altro questo è un film assurdo.

Partiamo dall’inizio: in principio vediamo un gruppo di malvagi cattivi fare irruzione in una specie di biblioteca, decapitare il bibliotecario (peccato gravissimo), strappare un libro (ANCORA PEGGIO), e scappare via indisturbati. Già lì ho capito che il malvagio di turno mi sarebbe stato profondamente sul cazzo.
Non fanno in tempo a fare due passi, però, che vengono fermati da uno strano tizio con un cappuccio in testa. No, non è un Assassino, è un altro film quello.
L’incappucciato comincia a combattere con i ccccccattivi e all’improvviso accadono le peggio cose: le strade si moltiplicano, i palazzi rotolano su se stessi, il mondo gira di 90, 180 e 270 gradi, la gente vola, i maiali cantano e i gatti parlano. Because reasons.

Ovviamente i cattivi di turno scappano, l’incappucciato si scappuccia e si scopre che è…calvo.
E va beh.

Cambio di scena: siamo a New York e Sherlock Khan Stephen Strange è in sala operatoria e mentre opera gioca a Sarabanda con un tirocinante. Sempre because reasons.
Succedono cose, Strange fa il figo super intelligente, ha dei momenti con una del pronto soccorso, salva un altro tizio, ne insulta un altro…più che la Marvel sembra E.R.
In ogni caso, il film va avanti, fino al momento in cui vediamo Strange in macchina che si fa dare qualche caso interessante al telefono, rifiuta di operare il povero Rhodey (War Machine, avete presente?) e a quel punto il karma colpisce. E lo frega.
Ha un incidente. (Te credo, guarda il telefono mentre va a duecento all’ora!)
Da questo incidente esce praticamente menomato: le sue mani sono danneggiate, i nervi non reggono e le dita tremano. Quest’uomo, che ha passato la vita a studiare neurochirurgia, semplicemente non può più operare.

Dovevi operare Rhodey, Doctor!

Ovviamente Stephen non riesce ad arrendersi, e cerca in tutti modi di sistemare il suo problema: cerca che ti cerca, finisce a Katmandu, dove arriva al cospetto dell’Antico (che sarebbe l’incappucciato di inizio film) e si ritrova ad avere delle esperienze mistiche con questa (questo? non si capisce) guru. Di nuovo, no idea what’s going on.
Il resto del film è intuibile: l’Antico lo addestra, gli insegna a usare poteri inimmaginabili, i cattivi tornano, lui combatte, poi non vuole più farlo, poi sì, poi ha un’idea geniale e salva il mondo. Intanto il mondo gira, i palazzi rotolano su se stessi, i maiali volano, si aprono portali dimensionali, i gatti parlano e la gravità fa più o meno il cazzo che vuole. Lineare.

Che dire di questo film? E’ sempre in linea con quelli della Marvel: avventuroso, brioso, ironico, piacevole e pieno d’azione. Ma si differenzia anche abbastanza: il fatto che ci sia tutta una vena mistica porta l’azione a qualcosa di più di semplici calci e pugni, ma a un livello tale per cui anche la realtà intorno a loro si modifica nel corso del combattimento. Anche il modo in cui Strange salva la situazione, è radicalmente diverso dagli altri supereroi: là dove gli altri hanno usato muscoli e coraggio, lui ha usato astuzia e fantasia. Già solo per questo non vedo l’ora di vederlo interagire con gli altri Avengers.

Lui mi piace: sa essere un vero stronzo, specialmente all’inizio, ma con il passare del film (e l’evoluzione del personaggio) migliora, mantenendo comunque una vena di sarcasmo e ironia che a volte lo fanno passare per deficiente (è una cosa magnifica. Amo quest’uomo).
Benedict è ovviamente spettacolare, manco a dirlo: è un attore straordinario, che rende il personaggio vivo e mutevole.
Una menzione d’onore va a Tilda Swinton: interpreta l’Antico, ed è un personaggio praticamente genderless, perchè per tutto il cavolo di film non si capisce se è un uomo o una donna. Giuro, ne parlano sia al maschile che al femminile. E lei è perfetta: è tutta mistica e kungfuica, ma anche profonda e vera. E’ fantastica.

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Concludendo, il film è bello. Mi è piaciuto molto, essendo una fan del genere, lo consiglio caldamente per passarsi una serata tranquilla, all’insegna del divertimento.

Voto: 4/5

Ma non è finita qui.

SPOILER ALERT

Quello che sto per dirvi è spoiler. S-P-O-I-L-E-R. Spoiler. Spoiler. Quindi non dite che non vi avevo avvisato.

La parte migliore, ora come ora, di questo film, per la sottoscritta e la sua gemella diversa, è stata la scena dopo i titoli di coda.
In cotal scena si vede Stephenino tesorino trottolino amoroso dududadada che chiacchiera amabilmente con un visitatore da un altro mondo, e gli dice che, nella sua lista nera di minacce ultradimensionali, suo fratello (del visitatore) è, se non il primo, almeno nella top 5, e che lo vorrebbe fuori dal pianeta il prima possibile: per ottenere ciò è disposto a dar loro una mano.
Bene.
Il visitatore è Thor.
Il fratello è Loki.
Il che significa che avremo Doctor Strange nel terzo episodio di Thor. Il che significa che avremo Tom Hiddleston e Benedict Cumberbatch nello stesso film. E che, presumibilmente, interagiranno.

 

Non ce la posso fare.

Storie Infinite – Novembre 2016

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Benvenuti, amici carissimi, a una nuova puntata di Storie Infinite, il tema del mese della nostra bella Biblioteca!

Mi ritrovo qui, in questa bella giornata novembrina, in maniche corte e capelli sporchi, per comunicarvi il tema di questo mese, e ricordarvi che siete tutti invitati a partecipare!
Cosa potete fare è presto detto: se commentate a questo post con il link a un post che rientri nel tema del mese (recensioni, racconti, video, quello che volete), alla fine del mese il vostro contributo comparirà nel Monthly recap, per la gioia di tutti. Le regole potete trovarle QUI.

Il mese scorso non si è visto nessuno, ma io non demordo! Se avete domande scrivetemi pure!
Intanto vi dò il benvenuto al tema di Novembre:

Animali fantastici

Come forse molti di voi sanno, il 17 di questo mese uscirà Animali fantastici e dove trovarli, il nuovo film della saga di Harry Potter, per la gioia mia e di tutti i Potteriani di questo mondo. E siccome la cosa mi prende assai, ho deciso di dedicare il tema di Novembre proprio alle creature fantastiche di tutti i tipi: quindi draghi, minotauri, elfi domestici, goblin, animali parlanti, gnomi, fate, nani e chi più ne ha più ne metta.
Per entrare un po’ nell’atmosfera, ecco qualche piccola dritta:

Il libro: 

Fate e creature magiche – Cassandra Eason

Un saggio dedicato al magico mondo delle fate e delle creature incantate. Un viaggio alla scoperta delle leggende sul Piccolo Popolo, sulle varie creature che lo compongono, da quelle dolci e gentili a quelle più temibili e pericolose, con una serie di esercizi pratici per lavorare con questi esseri affascinanti.

Il Film: 

Il Labirinto del Fauno

La storia di una bambina, che scopre di essere la figlia del Re del Mondo Sotterraneo, di un labirinto che è un portale, di un Fauno guardiano, di tre prove incredibili, di violenza, guerra, amore e innocenza. Ma cosa è reale? Cosa no? E dopo tutto, ha davvero importanza?
Una favola agrodolce nella Spagna di Franco.

La Serie: 

Merlin

Un giovane mago giunge in un regno in cui è vietato l’uso della magia, pena la morte. Un antico drago lo designa come guida e supporto del principe, colui che, secondo la leggenda, riunirà la terra di Albion. Il giovane mago dovrà usare tutti i suoi poteri per aiutare e sostenere quel principe, a cui è legato da affetto e amicizia, e per non far scoprire la propria natura e rischiare così la morte.
Una delle storie più antiche del mondo, rinarrata in una nuova forma, con mille avventure, magie, creature magiche e bizzarre e destini che si intrecciano in quel grande arazzo che è la leggenda di Re Artù…

La Canzone: 

Che le Storie Infinite siano con voi!