Fantàsia – Gabbia del re

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Titolo: Gabbia del re
Autore: Victoria Aveyard
Data di pubblicazione: Febbraio 2017
Pagine: 480
Editore: Mondadori
Trama: Ora che la scintilla della ragazza che controlla i fulmini si è spenta, chi illuminerà la strada verso la ribellione? Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera e in balia di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo continua a tessere la tela ordita dalla madre morta per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Mentre, a Palazzo, Mare cerca di resistere all’effetto della pietra silente, il suo improvvisato esercito di novisangue e rossi continua imperterrito a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi. Impaziente di uscire dall’ombra, infatti, si sta preparando a combattere. Dal canto suo, Cal, il principe esiliato che reclama il cuore di Mare, è pronto a tutto pur di riaverla con sé. In questo terzo e straordinario capitolo della serie “Regina rossa”, le alleanze di un tempo sono messe in discussione e – Mare lo sa bene – quando il sangue si rivolta contro il sangue potrebbe non rimanere nessuno a spegnere il fuoco che minaccia di distruggere completamente Norda.

 

Mmm. Qua non ci siamo proprio.
Presentazione veloce: La Gabbia del Re, terzo della saga di Regina Rossa, di cui abbiamo già parlato (qui il primo, qui il secondo).
Ovviamente, una volta ripresami dalla saga del possente Darrow il Marziano, mi sono rivolta a questo libro che attendeva sul mobile da un po’ (tra l’altro, privandolo a una catalogatrice ansiosa).

Ora. Sarà che Darrow il Magnifico praticamente non ha paragoni o quasi. Sarà che in questo periodo c’ho altro per la testa e sono un po’ scorbutica. Sarà che le stelle non erano in posizione…ma a me questo volume lascia molto, molto, molto perplessa.

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Ma andiamo con ordine.
Mare è stata presa prigioniera da Maven (oh, ma un po’ di fantasia coi nomi no?) e deve passare mesi e mesi con i suoi sbalzi d’umore. Nel frattempo, tra le fila della Guardia Scarlatta non si sta a guardare, ma si procede con il piano di uccidere il Re e rimettere il mondo nelle mani dei Rossi. A un certo punto Mare si libera della sua prigionia, c’è una mega battaglia finale con tanto di assedio, i vincitori si riuniscono e Mare piange. I perchè e i percome ve li lascio a voi.

Ora, per chi ha già letto le recensioni dei due volumi precedenti, sa che io ero partita con un grande entusiasmo per questa serie, che ha cominciato a calare nel secondo volume. Qui, la discesa continua.
Non vi so dire con precisione se mi è piaciuto o no: amavo i momenti tra Mare e Maven, il rapporto malatissimo che li lega (non provateci a casa), perchè sì, senti la tensione sessuale irrisolta e l’enorme carico di amore/odio che lega quei due. Erano i momenti che mi tenevano più sulle spine. Il resto, però, è tutta un’altra storia.

Tanto per cominciare, odio Mare Barrow. All’inizio mi piaceva, poi ho cominciato a sopportarla, in questo volume volevo immergermi nel libro per ammazzarla personalmente. Perchè è una piattola, ok? E’ insopportabile e piagnona come una drama queen, e si comporta così per tutto il libro. Io capisco tutto, la situazione difficile e tutto, ma davvero non provavo empatia per lei. Ma proprio zero.

Poi, Victorina bella ha cominciato a inserire nuovi punti di vista nei capitoli: uno di una novisangue, per seguire le vicende della Guardia Scarlatta durante la prigionia di Mare, e uno di un’argentea. Perchè? Non ne ho idea, visto e considerato che ne facevamo volentieri a meno. Sono puramente filler, e per di più controproducenti, perchè mostrano benissimo che la nostra bella fanciulla dalla guance di pesca non sa approfondire i personaggi: Mare, Cameron e Evangeline, le tre personaggie che ci forniscono il loro punto di vista, sono tutte uguali. Identiche, giuro che non ho colto differenze. In generale, direi che tutti i personaggi hanno uno sviluppo pari al nulla assoluto o quasi.

E Cal. Benedetto Cal. Si è rivelato essere un idiota senza spina dorsale. Doveva essere il figo di turno, e invece è un lumacone.

sad #disappointed #disappointment #dammit #let down #i cant even # ...

Ma soprattutto, ho trovato questo libro sostanzialmente inutile. Messo un po’ ad allungare il brodo. La trama, senza tutti quei benedetti filler in mezzo, poteva essere riassunta in un libro lungo la metà. O un quarto. Ve l’ho riassunta prima in quattro righe scarse.

Anche lo stile…sembra sempre più melodrammatico. Sempre più pesante. Io non so, davvero, non so.
E la cosa che più mi fa rabbia è che era partita bene: l’idea di base, l’ambientazione, erano belle. Il primo volume era fatto anche bene. E invece no.

Per concludere…a sto punto non so se vi conviene prendere in mano la saga. Non so se nel prossimo e (si spera) ultimo volume la storia si risolleverà e avremo una conclusione coi fuochi d’artificio. Ora come ora, vi consiglio di aspettare a fiondarvi in libreria per questi volumi, potrebbero non valerne la pena.

 

Voto: 2/5

Fantàsia – Il sangue dell’Olimpo

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Titolo: Il Sangue dell’Olimpo
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Pagine: 484  pp
Editore: Mondadori
Trama: L’equipaggio della Argo II, la nave volante guidata dai semidei greci e romani, non è ancora riuscito a sconfiggere la minaccia più temibile: la divina Gea e il suo esercito di giganti. Ad Atene la Festa della Speranza è alle porte, e la perfida dea della Terra ha intenzione di celebrarla in grande stile: sacrificando due semidei per tornare in vita. Percy Jackson e i suoi amici devono fermarla, ma hanno visioni sempre più frequenti di una cruenta battaglia che minerà la pace tra il Campo Mezzosangue e il Campo Giove. Solo se i semidei riusciranno a condurre la statua di Athena Parthenos al Campo Mezzosangue potranno evitare la guerra

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Mmm…gnè. Eh. Mh. Bah. Nì.

Traduco:
avete presente quei libri che da un lato vi hanno entusiasmato da impazzire, livelli da fangirl selvaggia proprio, e dall’altra vi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca? Ecco, è più o meno questo il caso.

Vado a spiegarmi.
Il libro riprende dalla fine della Casa di Ade: di nuovo, i nostri eroi si sono divisi in due. Da una parte i Sette, diretti ad Atene facendo il giro lungo, dall’altra Nico, Reyna ed Hedge diretti al Campo Mezzosangue con l’Athena Parthenos.
I punti di vista sono Jason, Piper, Leo, Reyna e Nico (sì. finalmente Nico ha avuto il suo punto di vista, dopo tipo dieci libri ma va beh), e ci permettono di seguire le vicissitudini dei due gruppi, fino allo scontro finale.
Sinceramente, su questo punto avrei un po’ da ridire: ho amato tantissimo i capitoli di Nico, che è tipo l’essere più puccioso e pericoloso esistente sulla faccia della Terra, però io avrei apprezzato molto di più dei capitoli su Percy. Capisco la scelta di voler dare spazio ad altri eroi, ma per me Percy è quello che da più pepe alla saga: è, tra tutti i personaggi, forse quello meglio caratterizzato (tranne forse Nico, per i motivi già visti nel libro precedente). Quindi la cosa mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Non ho apprezzato particolarmente neanche la battaglia finale: per come la vedo io, poteva essere fatta molto meglio, più epica, più sentimentale, più…più!

Detto ciò, è comunque un bel libro, simile in qualità ai precedenti, ed è possibile che il fatto che fosse l’ultimo mi abbia fatto sperare in qualcosa di diverso. Ma oh, comunque non è male.
Lo stile è sempre quello di Riordan: è fresco, ironico, spassoso. L’ambientazione si arricchisce di nuovi personaggi, nuovi elementi, nuovi modi di vedere le stesse cose. L’esca però è già lanciata, e ci sono già diversi elementi che, a quanto so, verranno sviluppati nella nuova saga, Le sfighde di Apollo. Rimane quindi la voglia di rimanere immersi in questo universo, di vedere cosa può succedere ancora (di vedere anche se Riordan imparerà a svilluppare meglio la psicologia dei personaggi, per dirne una).

Chiudo qui la recensione perchè molto di quello che direi l’ho già detto per i libri precedenti (e anche perchè ho finito il libro una settimana fa e non mi ricordo quasi più niente…un giorno imparerò a prendere appunti quando leggo).
Comcludo dicendo che il libro è sicuramente bello, ma trattandosi di un volume conclusivo poteva essere fatto molto meglio.

Voto: 3/5

Fantàsia – La casa di Ade

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Titolo: La casa di Ade
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Pagine: 560 pp
Editore: Mondadori
Trama: Annabeth e Percy sono precipitati in un baratro profondissimo, tanto da ritrovarsi nelle viscere del Tartaro. I semidei non hanno un istante da perdere: Jason, Leo, Piper, Frank, Hazel e Nico dovranno trovare al più presto la Casa di Ade e sigillare le Porte della Morte, imprigionando le creature infernali che premono per oltrepassarle. Solo così potranno liberare i due eroi e impedire il ritorno di Gea, la dea della terra, che vuole distruggere il mondo con le sue armate di giganti. Senza trascurare un piccolo dettaglio: dovranno essere dalla parte giusta, quando le porte saranno chiuse, altrimenti non potranno più uscirne! La posta in gioco è più alta che mai in questa nuova avventura, in cui i semidei si misureranno con i mostri spaventosi che dimorano lungo le sponde ribollenti del Flegetonte e negli abissi infuocati del Tartaro.

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E’ pressapoco quello che ho provato durante tutta la lettura.
CVD, nonostante il tesizzamento selvaggio (che avanza, tra parentesi), ho letto questo libro in un lampo.
Ciancio alle bande, vediamo un po’ di che si tratta.

Nello scorso volume, Il Marchio di Atena, eravamo rimasti con il cliffhanger peggiore della storia: i nostri eroi hanno recuperato l’Athena Partenos, ma nel mentre Annabeth e Percy precipitavano nelle oscurità del Tartaro.
Dramma.

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La trama si divide in due: da un lato abbiamo la coppia del secolo Percy e Annabeth nel Tartaro alle prese con i molteplici pericoli del luogo, dall’altro abbiamo gli altri cinque semidei della profezia più Nico più una statua di Athena alta sei metri in viaggio verso la Casa di Ade, un tempio dedicato al dio degli inferi nell’Epiro (che vuol dire Grecia, per chi non lo sapesse). Meta di entrambi i gruppi, le Porte della Morte.
Credo di poter affermare che questo sia il libro più bello di questa pentalogia (lo so perchè ho finito anche quello dopo ahahha): è cupo ma anche ironico, abbiamo l’azione, l’epicità (Frank a Venezia ha guadagnato tanti di quei punti che non vi dico), i sentimenti (Nico. Di. Angelo. E non dico altro)…insomma, non ci facciamo mancare niente.
La scelta di dividere la trama in due è stata intelligente: ha aggiunto tensione e suspance alla formula dei libri precedenti (formula che, mi spiace dirlo, sta diventando piuttosto ripetitiva).
I ragazzi sono tutti adorabili: è bello che siano così diversi l’uno dall’altro, sia esteriormente, per provenienza, colore della pelle e tutti, sia interiormente, e riescano comunque ad essere, ognuno di loro  e a suo modo, un vero eroe/eroina. Va detto, però, che secondo me ci vorrebbe un po’ di differenziazione tra di loro, perchè, nel modo in cui Riordan ne scrive, cominciano ad assomigliarsi un po’ tutti, ed è un vero peccato.
L’ambientazione è la vera perla di diamante: già in altri momenti della serie si è potuto apprezzare il lavoro che Riordan ha fatto con la mitologia greca, trasportandola in un mondo moderno e reinterpretandola, lasciando comunque intatto il suo spirito. In questo volume, in particolare, il modo in cui il Tartaro viene descritto è veramente bello: è terrificante e senza speranza al punto giusto, pur con delle punte di ironia (è ambientata nel Tartaro la seconda scena più esilarante della serie).

Ricapitolando (che qua devo passare a recensire quello dopo): trama avvincente, scene spettacolari, personaggi adorabili, ambientazione greca da paura. Che volete di più?

Voto: 4/5

Fantàsia – Il marchio di Atena

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Titolo: Il Marchio di Atena
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 528 pp
Editore: Mondadori
Trama: Percy Jackson si è risvegliato alla Casa del Lupo, nel Campo dei semidei Romani, senza alcun ricordo a parte il nome di Annabeth. Proprio mentre sta andando a salvarlo, la ragazza scopre che tra Greci e Romani si sta scatenando la guerra, e a bordo della Argo II, la nave volante creata da Leo, cerca di raggiungere il Campo Giove insieme a Jason e Piper. Certo il natante, che ospita a bordo un drago di bronzo sputafiamme, non ha un’aria amichevole: i Romani capiranno che la loro è una missione di pace? E la pace, quanto durerà? Atena, infatti, ha affidato ad Annabeth, sua figlia, una terribile missione: «Segui il marchio di Atena. Vendicami.» Percy si ricorderà dei suoi vecchi amici, o sarà passato dalla parte dei Romani? Il gruppo di semidei dovrà scoprirlo in un viaggio per terra e per mare alla volta della splendida e terribile Roma.

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E che vi avevo detto? Non riesco a stare troppo senza leggere, mi viene la tristezza. Quindi eccoci qui.
Finalmente ho ripreso in mano la saga di Percy Jackson e non ne sono rimasta assolutamente delusa: questo libro è una forza della natura!

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Facciamo il punto della situazione: abbiamo lasciato Percy nel Campo Giove, dopo una scappata in Alaska dove ha liberato Thanatos, sconfitto un gigante e fatto amicizia con due semidei romani (Hazel e Frank). Annabeth, Leo, Jason e Piper sono partiti, a bordo dell’Argo II, con destinazione il campo romano, per recuperare Percy e dare seguito a una profezia (quante, quante, quante profezie ci sono in questa saga? Ormai ho perso il conto)

Il libro si apre proprio con la nave che atterra a Campo Giove, dove c’è un piacevole momento di riunione tra i semidei, tra Annabeth, che prima bacia il suo ragazzo e poi lo mena, e Reyna, che vorrebbe fare a Jason sia l’una che l’altra cosa (la capisca. Pora donna, si merita una vita felice).

In ogni caso, mentre principalmente le cose sembrano andare bene, tra i ragazzi che parlano, si conoscono, fanno amicizia e tutto, ecco che all’improvviso succede il patatrack: un avvenimento imperdonabile aizza i semidei romani contro i greci. I nostri sette sono costretti a fuggire a bordo dell’Argo II, volando via in un vortice di fumo.

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Da lì in poi i ragazzi vivranno un’avventura dopo l’altra, tra incontri divini, mostri, mortali vanitosi, eroi presuntuosi, pirati trasformati in delfini pazzi, fino ad approdare alla Madre di tutte le metropoli: Roma, grande, meravigliosa ed eterna. Là, i nostri sette dovranno mettersi all’opera per sanare un’antico torto, salvare un amico intrappolato e impedire la distruzione del mondo. Niente di nuovo, in pratica.

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Parlando del libro in sè, secondo me è all’altezza dei precedenti. Devo essere sincera, è passato un po’ di tempo da quando ho letto i primi due della saga (è Gli eroi dell’Olimpo, nel caso non lo sapeste), quindi temevo di non riuscire a riprendere le fila del discorso: invece non ho avuto grossi problemi, considerati i numerosi riferimenti che Riordan lascia qua e là per il lettore distratto.
Come dicevo, il libro è del tutto simile agli altri due nello stile: è allegro, ironico, scanzonato, pur affrontando comunque temi di una certa importanza. Si riconferma essere una saga, per così dire, al passo coi tempi.
La trama è bella: è avvincente, ma abbastanza lineare perchè si riesca a seguirla senza troppi problemi. Anche i numerosi cambi di punto di vista sono omogenei, poichè raccontano lo stesso viaggio, visto da parti leggermente diverse, quindi seguire gli avvenimenti è facile.
I personaggi hanno avuto più o meno tutti lo stesso spazio, anche se non ci sono stati capitoli di Frank, Hazel o Jason, che hanno comunque avuto il loro spazio (forse Jason un po’ meno) grazie alle interazioni con gli altri quattro. E tutti e sette si rivelano essere adorabili e complessi, ciascuno a modo loro: non ce n’è uno che spicca sugli altri, e le relazioni tra di loro si fanno sempre più approfondite e interessanti.
Il mio preferito, a parte Nico di Angelo, che è sempre il mio spuccino, è ovviamente Percy: perchè come si fa a non amare uno che riesce a far scappare dei pirati mezzi-delfini minacciandoli come una Diet Coke (La. Scena. Migliore. Di. Sempre.)? Dai. E’ uno spuccino.
Il finale…è terribile. Cioè, no. Ma come? Come hai potuto farmi questo, Rick? Perchè?

Il cliffhanger peggiore della storia. Ma seriamente.
Quindi, ricapitolando un secondo: ottima storia, ottimi personaggi, ottimo stile, risate a crepapelle, avventure e azione. Che chiedete di più?

 

Voto: 4/5

Fantàsia – Spada di vetro

 

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Titolo: Spada di Vetro
Autore: Victoria Aveyard
Data di pubblicazione: Febbraio 2016
Pagine: 432 pp
Editore: Mondadori
Trama: Il suo sangue è rosso – come quello della gente comune – ma lo straordinario potere di controllare i fulmini, che nessun Argenteo possiede, rende Mare Barrow un’arma sulla quale il Palazzo vorrebbe riuscire a mettere le mani. Tutta la corte la considera un’eccezione, ma non appena Mare riesce a sfuggire a Maven, il principe – e prima ancora l’amico – che l’ha tradita, scopre una verità sconvolgente: lei non è affatto un’eccezione. Perché di giovani Rossi e Argentei ne esistono molti altri.

Inseguita da Maven, diventato un sovrano crudele e vendicativo, Mare fa di tutto per trovare e reclutare altri guerrieri Novisangue che si uniscano alla lotta dei ribelli contro il re oppressore. Nel farlo, però, entra in un territorio molto pericoloso, dove rischia di diventare proprio come i mostri che sta cercando di sconfiggere.

Riuscirà a sopportare il peso delle vite che dovranno essere spezzate durante la ribellione? O la slealtà e il tradimento subiti l’avranno indurita per sempre?

Nel secondo elettrizzante romanzo di Victoria Aveyard, la lotta dell’esercito ribelle contro un mondo ingiusto, dove è considerato normale segregare le persone in base al colore del loro sangue, costringerà Mare ad affrontare il lato oscuro che piano piano si è fatto largo nel suo animo.

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Eh. Mh. Oh. Ah. Mbah. Gneh. Ahhhhhh…òh!

Queste sono, in sequenza, le reazioni che ho avuto dopo aver messo giù il secondo volume della saga Regina Rossa della Aveyard. Posso immaginare le vostre facce perplesse mentre scrivo.
Mi esprimerò meglio: mi è piaciuto, ma ho trovato delle cose che mi hanno lasciato un po’ così.
Ricapitoliamo un attimo la situazione: avevamo lasciato Mare e Cal scampati alla morte per un soffio, grazie all’intervento della Guardia Scarlatta, tra cui milita nientemeno che Shade, il fratello di Mare dato per morto, in un colpo di scena che non ha stupito nessuno (non me, almeno). Il secondo libro riprende dallo stesso momento in cui si era interrotto il precedente, con Mare, Cal, Shade, Farley e Kilorn che cercano di sfuggire a Maven e i suoi malvagi scagnozzi prima su un treno sotterraneo, poi tra delle rovine, fino alla salvezza finale.
Da lì in poi è un bordello: Mare e i suoi merryman arrivano in un avamposto della Guardia Scarlatta, fanno qualche conoscenza non molto simpatica, gente che pugnala a tradimento altra gente, nuova fuga verso la libertà e una nuova missione, trovare i novisangue e salvarli da Maven. Parte un reclutamento selvaggio che ricorda tanto gli X-men:

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Pressapoco.
Succedono poi cose, che porteranno ad altre cose, fino alla cosa finale. Un finale che a me ha lasciato una grande curiosità mista a preoccupazione selvaggia su quello che capiterà a sta povera crista in futuro.

Detto ciò, vi dirò cosa penso di tutto questo.
La trama è bella: era bella nel primo libro (che sinceramente ricordo solo a grandi linee, e la cosa all’inizio mi ha scombussolata), ma in questo ho trovato molta più azione (si nota che mi piace l’azione?) e molta meno politica. Tanta in meno, che la frase che campeggia sulla copertina del libro, Chiunque può tradire chiunque, non la trovo granchè rappresentata. Mi aspettavo pugnalate nella schiena a Mare a ogni piè sospinto, invece ciccia.
L’ho trovato comunque un pochino confusionale, per i migliaia di nomi che si ripetevano qua e là, e a cui non riuscivo a stare dietro: suggerisco un appendice delle Casate come per Game of Thrones, dovrebbe facilitare la vita ai lettori (a me in particolare!).
Lo stile, invece, non l’ho apprezzato particolarmente: ci sono molte ripetizioni di fatti già noti (esempio: Pinco Pallo odia Cal perchè le sue figlie sono morte a causa sua. Cinquanta pagine dopo il fatto viene ribadito). Credo sia stato un modo della Aveyard di rimediare al bordello di nomi e poteri che campeggia in tutto il libro, ma non lo trovo molto azzeccato, visto che appesantisce la lettura: quindi meno nomi, più appendici.
Inoltre, lo trovo troppo concentrato su Mare: va bene che è la protagonista, e la storia è narrata da lei in prima persona, ma mi sembra un po’ esagerato! E’ un piagnisteo continuo quella ragazza, tra sanguinare da sola in silenzionon fidarsi di nessuno, famiglia compresa, a Cal-ti-prego-non-lasciarmibuaaaahhhhMaven e giù lacrime interiori. E se non fa il piagnisteo, si eleva sul suo personale piedistallo a ventitre metri da terra.
Ora: io capisco tutto. Capisco che è la protagonista, che ha un certa importanza nella vicenda e tutto il resto, ma non stiamo un po’ esagerando? C’erano dei momenti che, giuro, la volevo ammazzare.
E tutto questo piagnucolare dietro a Mare toglie spazio ad altri personaggi, potenzialmente molto interessanti, ma che non vengono mostrati a fondo. Compreso Cal, che è comunque quello con più spazio nella vicenda. Rendetevi conto che Cal è il corrispettivo argenteo di Zuko in Avatar The Last Airbender o quasi.

Questo ragazzo non ha avuto assolutamente giustizia, e non solo lui. Anche molti altri personaggi potevano essere trattati molto meglio, in primis Jon, che ha il potenziale per essere un figo assurdo (anche se il suo intervento all’inizio mi ha fatto storcere il naso, a dirla tutta, mi sembrava troppa comoda da parte della Aveyard).

In sostanza, che dire? Alla fine non mi è dispiaciuto, ma non mi ha soddisfatta del tutto: poteva venire infinitamente meglio. Comunque se avete letto il primo leggete anche questo, a sto punto.

Voto: 3/5

Fantàsia – La profezia delle inseparabili

Si ricomincia a leggere, grazie al cielo. Credo di avere un blocco per qualsiasi cosa, in questo periodo. In ogni caso, si riparte con le recensioni! Godetevela!

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Titolo: La profezia delle inseparabili
Autore: Michelle Zink
Data di pubblicazione: Gennaio 2010
Pagine: 292
Editore: Salani
Trama: New York, 1890: Lia e Alice hanno sedici anni, sono gemelle e sono appena rimaste sole al mondo. Alle due ragazze non resta che ritirarsi nella sinistra villa di famiglia e sforzarsi di tornare a una parvenza di normalità. Ma non c’è nulla di normale nel destino che le attende: sul braccio di Lia appare un misterioso marchio, e poco dopo dalla biblioteca paterna emerge uno strano libro, colmo di profezie sul ritorno in Terra degli Angeli Caduti e sullo scontro che potrebbe precipitare per sempre il mondo nelle tenebre. E man mano che nella sua vita si fa strada un’inquietante verità fatta di spiriti senza pace, antiche stregonerie e contatti con l’oltretomba, Lia comprende di essere la depositaria di un terribile destino che potrebbe costarle non solo l’amore e vita, ma l’anima stessa. Perché la battaglia finale per la salvezza o la dannazione dell’umanità è alle porte, e la sua più grande nemica altri non sarà che la persona che le è più vicina al mondo: la sua gemella.

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Mhkhnjmeh.

Questa è stata più o meno la mia reazione quando ho finito il libro. Ce l’avevo in libreria da un annetto, più o meno, e finalmente l’ho tirato fuori. Letto in una serata o poco più, ritengo di aver letto di peggio. Ma ho anche letto di molto meglio!
La storia gravita intorno a Lia (che sta per Amalia, che diminutivo stupido per un nome così bello), una sedicenne di New York sul finire dell’Ottocento. Informazioni che ci vengono buttate lì e che potrebbero anche non esserci, per quanta atmosfera storica c’è in questo libro. La povera Lia è appena rimasta orfana, insieme ai suoi due fratelli, Henry, dieci anni, piccolo saggio in sedia a rotelle, e la propria gemella Alice. La cosa è già abbastanza triste di suo, ma in aggiunta Lia ci fa sapere (è lei che parla in prima persona) che dalla morte del padre, che dà l’inizio alla vicenda, è comparso sul polso della ragazza uno strano marchio. Neanche ventiquattr’ore dopo, Lia viene a conoscenza di una tremenda profezia che parla di Angeli Caduti, Bestie di Satana, cataclismi di ogni tipo, e di due gemelle, chiamate la Custode e la Porta. Ora, prima che chiamate gli acchiappa-fantasmi, restate cheti un secondo, e fatemi finire: la Custode deve impedire alla Porta di far tornare nel mondo Samaele, che altri non è che Satana in persona (io sapevo che si chiamava in altro modo, ma boh…). In pratica, la solita storia della gemella buona e la gemella cattiva. Vi devo dire chi sono le due gemelle?
Da qui in poi la storia si dipanerà di mistero in mistero, fino alla semi-conclusione, che dovrebbe accompagnarci nel secondo volume della trilogia.
Ebbene sì, è una trilogia. E il primo difetto di questo libro è che, a meno che non siate anglofoni, non vi potete leggere il seguito, giacchè Salani, nella sua imperscrutabile saggezza, ha deciso di non tradurre e pubblicare gli altri due volumi. Amen.
Ma non crucciamoci: ci sono altri motivi per non leggere questo libro. Innanzitutto, come vi ho già anticipato prima, è l’atmosfera: non esiste. New York nel diciannovesimo secolo è uno scenario non da poco, avrei dovuto, durante la lettura, sentirmi un po’ parte dell’ambiente, dell’epoca storica. Per me quest’atmosfera non c’è, non l’ho sentita minimamente: poteva essere ambientata in qualunque altro luogo dell’emisfero occidentale, in qualunque momento degli ultimi due secoli, attacco alle Torri Gemelle (anche loro) compreso. Quindi niente atmosfera.
Altro tasto dolente, i personaggi: sembrano tutti uguali. La protagonista è scema: per arrivare alle cose ci mette un sacco di tempo, ma nonostante ciò appena sente parlare della profezia e di tutto il cucuzzaro ci crede subito. Così, con uno schiocco di dita. Non ha profondità, nè carattere. Le sue amiche sono peggio di lei.
Alice, che dovrebbe essere la gemella cattiva, potevano anche lasciarla nel Paese delle Meraviglie: a parte che non ha nessun approfondimento psicologico (perchè è cattiva? Che le hanno fatto? Il bianconiglio le ha rubato il dolcetto?), ma non è neanche così cattiva come pensa la sua gemella. Alice ci mette un intero libro prima di fare qualcosa di veramente cattivo, ma Lia è dalla prima pagina che la mena con la crudeltà della sorella, il tutto senza una base logica. Anche il loro rapporto sembra costruito ad arte: prima erano complici, poi si sono allontanate, ma perchè? Elsa e Anna hanno smesso di parlarsi perche Elsa doveva nascondere i suoi poteri, ma queste due? Non c’è approfondimento neanche qui.
La trama ha qualcosa di intrigante, ma anche qui non è stata sviluppata a dovere: troppa carne al fuoco, rivelazioni random che avrebbero dovuto essere distribuite meglio, poca suspance.
Ha il pregio di essere comunque un libro scorrevole, piacevole da leggere per passare un pomeriggio, e lascia la vaga curiosità di sapere come andrà avanti. Verso la fine sembra salvarsi un po’, con gli accadimenti che verranno e lasceranno la povera Lia in uno stato di profonda prostrazione emotiva.
In sostanza: non è un grande romanzo gotico. Si fa leggere, se cercate qualcosa di non troppo impegnato, ma considerato che la serie è interrotta non so se vi conviene. Io vi ho avvisato.

Voto: 3/5

Galaxy Quest – L’ombra del torturatore

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Titolo: L’ombra del torturatore
Autore: Gene Wolfe
Data di pubblicazione: Marzo 2012
Pagine: 293 pp
Editore: Fanucci
Trama: Come la ruvida cartolina olografica in grado di restituire con una sensibile inclinazione lo sviluppo tridimensionale dell’immagine, le vicende di Severian, apprendista artigiano della corporazione dei Torturatori, si muovono tra paesaggi medievali e architetture avveniristiche. Sullo sfondo la Torre di Matachin, luogo d’iniziazione ai segreti della casta che ammette come unici adepti i figli delle proprie vittime; in primo piano, l’amore per la condannata Thecla, motore propulsore della storia, che condurrà il protagonista lontano da Nessus, la Città Immortale; ed è in cammino sulle vie dell’esilio, con la spada del Maestro come unica compagna, che Severian tenterà la riscossa contro l’imperscrutabile potere dell’Autarca…

fantascienza

Cosa. Diavolo. E’. Questa. Roba.

Per colpa di un destino avverso ho dovuto leggere questa…cosa, questa pustola infetta, per la gara a squadre di Reading Challenges. Ce l’avevo lì da un po’, ci serviva un lavoro con la T e ho detto “Ma sì, sono 300 pagine, quanto male potrà fare?” Tanto, Rolly. Tanto male. Sento proprio l’odio profondo per libro e autore anche adesso che scrivo.

A me è già capitato di incontrare libri brutti, ma di solito non arrivano a pagina 40 con me. Se non mi ispira mi fermo e lo lancio dalla finestra, e pace. Ma siccome questa volta sono stata costretta a finirlo vi beccate tutto il mio astio.

Andiamo con ordine: lo stile. E’ un guazzabuglio: è pieno di figure retoriche, a volte usate anche bene, ma che si perdono nel mare di digressioni, speculazioni filosofiche, parole inventate senza uno straccio di spiegazione, descrizioni inutili e passate completamente inosservate e misoginia dilagante. Forse è un bello stile, per qualcuno, per me è inutilmente complicato e basta.

I personaggi fanno schifo: sono inespressivi, inutili, senza empatia, delle specie di sagome di cartone che fanno cose a caso, senza profondità (se c’è, io non la vedo) e senza attrattive, e il protagonista è il peggiore di tutti, visto che dovrebbe essere il più figo e invece risulta il più antipatico, il più misogino e di sicuro il più inutile.

L’ambientazione sarebbe anche bella e interessante, se si capisse. Ma non si capisce assolutamente niente, è un bailamme di nomi in finto latino a caso, di posti a caso con personaggi a caso che fanno cose…a caso. E’ tutto a caso.

Ma il peggio del peggio è la trama: non. si. capisce. niente. Giuro. Ha un vago inizio, un vago motivo che porta il nostro protagonista a cominciare il suo viaggio, succedono un sacco di cose inutili e poi si interrompe di colpo. Così, perchè gli andava. La cosa sconvolgente è che questo tizio ha anche vinto dei premi. Ma come si fa.

In sostanza: stile brutto più personaggi brutti più trama brutta uguale libro brutto. Non dite che non vi avevo avvertito.

VOTO: 1/5