Brividi di terrore – Il Demone Amante

Il romanzo più occulto di Dion Fortune, in cui si mescolano logge potenti,rituali mortali e un mago diventato vampiro contro la volontà di chi lo ama…

Titolo: Il demone amante
Autore: Dion Fortune
Prezzo: 17,00 euro
Data di pubblicazione: 1995
Pagine: 300
Editore: Venexia
Trama: In questo thriller occulto, Veronica, la giovane protagonista, viene a sua insaputa reclutata come medium da Lucas, un mago che desidera ottenere dalla sua Fratellanza i massimi gradi di iniziazione che gli sono stati negati. La Fratellanza lo scopre e lo condanna a morte. Rifiutandosi di morire del tutto si aggrappa alla protagonista in uno stato di semi-vita,vampirizzando la sua energia e quella di altri, fino a una serie di drammatici colpi di scena che lo porteranno a scegliere tra le vie del Potere e quelle dell’Amore.

Allora, voglio parlarne seriamente.

Avevo letto solo lodi sperticate riguardo a questo romanzo, un grandissimo romanzo occulto, Dion Fortune svela ancora una volta la sua bravura eccetera.

A me non è piaciuto. Fino a metà circa del libro la storia era sicuramente bella, romantica, con loro due che si conoscono, il loro rapporto atipico che si sviluppa, lei tenera e semplice e lui un figo paura e l’amore che si fa strada nel cuore malvagio di lui…fantastico. Mi ha davvero commosso. Peccato che tutta la seconda parte l’ho letta a forza. Una palla che davvero non finiva più.

Il problema, secondo me, è l’aspettativa con cui si legge il romanzo: se ci si aspetta una storia d’amore, un romanzo d’azione, o anche qualcosa di esoterico ma alle “Nebbie di Avalon”, per intenderci, si resta molto delusi. Tanto più che nella seconda parte di azione non c’è quasi (e in più a un certo punto compare un personaggio così, dal nulla…mi sarò persa un pezzo? O_O).

Invece, se si cerca qualcosa di esoterico ai massimi livelli, questo romanzo può sicuramente venire apprezzato: parla molto di questo aspetto (ho detto esoterismo, non paganesimo) e fa anche dei discorsi abbastanza interessanti, per chi è interessato a questo aspetto della magia (io no, quindi io mi stavo addormentando sul libro. L’ho finito solo per voi, sappiatelo).

Insomma, lo consiglio soprattutto a loro, gli appassionati di magia cerimoniale e occultismo, non certo a chi cerca il prossimo Twilight (anche perchè qui il termine vampiro non è usato nel modo più conosciuto…niente Edwrad Cullen e succhiasangue sbrilluccicosi).

Che comunque, rimane una storia d’amore più bella di Twilight.

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Letteratura con classe – La lettera scarlatta

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Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Data di pubblicazione: 1850
Pagine: 280
Editore: Einaudi
Trama: Ambientato nel New England puritano nel XVII secolo, il romanzo racconta la storia di Hester Prynne, una donna che, dopo aver dato alla luce una bimba, frutto di una relazione adulterina, rifiuta di rivelare chi è il padre e lotta per crearsi una nuova vita di pentimento e dignità. La lettera scarlatta è la A che per punizione ogni adultera deve portare cucita sul petto e che “marchia” in modo indelebile le azioni e la coscienza della protagonista, stretta in un patologico triangolo con il marito e con l’antico seduttore in un crescendo di tensione, sofferenza, angoscia.

Allora. Questo è un classico, è noto. Uno di quei libri che è meglio leggere se vuoi farti una cultura. Quindi l’ho letto (anche per completare sfide varie su Goodreads).
Non l’ho amato particolarmente. Ma proprio no. Lo stile è molto aulico, poetico e arzigogolato: all’inizio è anche bello, ma dopo un po’ mi ha stufato e non poco.
Mi è piaciuta l’introspezione dei personaggi, che costituisce da sola il novanta per cento del libro: azione zero, che era ovvio già dalla trama. Ma non è questo il problema.
Il problema, e mi dispiace dirlo, è l’idea che c’è dietro: una volta che pecchi, sei perduto per sempre. Vi lascio immaginare quanto la cosa mi abbia fatto girare. Mi rendo conto che all’epoca pensavano così, quindi non gli tolgo più di tanto, ma a me davvero mi sta qua.

C’è da dire che, nonostante questo, Hawthorne prova una grande empatia per i suoi personaggi, uno più perduto dell’altro, e in particolare per Hester, la protagonista, personaggio che a me è piaciuto molto.

Insomma, mi rendo conto che questa recensione è un po’ così, ma parlare dei classici è piuttosto ostico! In ogni caso potrebbe piacere a chi piace il genere introspettivo e i classici dell’ottocento.

Voto: 3/5