Brividi di terrore – Il figlio del cimitero

 

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Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: 2008
Pagine: 344 pp
Editore: Mondadori
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni della signorina Lupescu. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. La signorina Lupescu una belva dai canini affilati. E la signora Owens è morta secoli fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all’omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l’hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Signora sul cavallo grigio sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l’amicizia dei suoi simili, ma anche l’impazienza di un coltello che lo aspetta da quattordici lunghissimi anni…

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OMMIODDIO. Questo libro è bellissimo. Punto.
Sono tentata di scrivere la recensione più corta della storia. Conterebbe solo tre parole: LEGGETE. QUESTO. LIBRO. In caps lock e con i punti.
Chi mi conosce sa che io non amo Gaiman: io lo venero. Ho il suo santino sul mio personale altare dedicato agli scrittori a cui un giorno vorrei stringere la mano (o tenere la borsa, è uguale). Ed è tipo in cima, uno, massimo due gradini sotto il Professore (sempre sia lodato). Ciononostante, non mi aspettava che questo libro mi avrebbe avviluppato così tanto. In questo momento mi sento come una che ha avuto la notte più fantastica della sua vita con un perfetto/a sconosciuto/a e si fosse appena svegliata da sola nel letto. No wait, torna qua! Dobbiamo passare al secondo round!

Questo libro è magistrale. Sì lo so, è un libro per ragazzi, quindi vi direte “Cosa ci sarà mai da sbraitare? Bello quanto vuoi, è pur sempre per ragazzi”. E INVECE NO. E’ allo stesso livello di alcuni dei migliori romanzi per adulti. Ha toccato praticamente ogni fibra del mio corpo, cosa che non mi capitava da un po’, oltretutto, e sono ancora nel vortice.
Lo stile è perfetto, non saprei in che altro modo definirlo: l’esatto numero di parole, non una di più, non una di meno, tutte quelle giuste al posto giusto. Gaiman è capace di tenere il mistero, la suspance e il terrore senza essere ridondante (cosa che vedo accadere un po’ troppo spesso) e nello stesso tempo di mostrare il sentire dei suoi personaggi in modo preciso, che ti colpisce al cuore.
I personaggi sono strepitosi: in particolare Silas, il misterioso tutore, e incredibilmente il piccolo protagonista Nobody. Silas è un vampiro (sì? No? Non è mai detto esplicitamente) ma è misterioso senza essere una macchietta, affascinante e stoico. E Bod crescendo è sull’onda per essere come lui, quindi wow. Anche gli altri personaggi sono belli, mostrati a sprazzi ma chiari e precisi. Forse i signori Owens potevano avere una parte maggiore, un po’ assenti per essere i genitori di Bod.
La struttura del romanzo è un po’ particolare: praticamente è una raccolti di racconti incentrati su Bod, ma comunque collegati tra loro a creare un vero e proprio romanzo. C’è un filo di fondo, ma si vede che non è un’opera totalmente organica. Comunque personalmente non l’ho trovato un difetto, anzi: tutto ruota intorno alla crescita di Nobody e agli strani personaggi del cimitero.
Il finale l’ho trovato commovente: giuro che stavo per mettermi a piangere. Una degna conclusione dell’intera storia.
Insomma, che state a fare ancora lì? Andate a leggerlo! Ora!

Voto: 5/5

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Giallo come zia Agatha – A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.

 

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Titolo: A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.
Autore: Guido Sgardoli
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 333 pp
Editore: Rizzoli
Trama: Londra, fine Ottocento. David Pip e il suo amico Calum Traddles fuggono dall’orrido orfanotrofio in cui sono rinchiusi per svelare il mistero della scomparsa in Svizzera di Sherlock Holmes: David è convinto di essere suo figlio ed è deciso a dimostrarlo ritrovando l’elusivo genitore. In un rocambolesco, improbabile, divertente viaggio per l’Europa degno di Jules Verne, fra treni di lusso e mongolfiere, incontrano svariati personaggi sbucati da romanzi famosi: il perfido Fagin, i Tre uomini in barca con tanto di cane, Dracula, Monsieur Poirot… Un piccolo albergo sulle cascate cela il segreto della presunta morte di Holmes, e i due ragazzini avranno una parte importante nel chiarire le cose una volta per tutte. Età di lettura: da 12 anni.

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Innazitutto mi scuso: quando ho creato gli scaffali per la Biblioteca, non ho pensato alla letteratura per ragazzi. Rifletterò se creare uno scaffale ad hoc in futuro o no. Intanto chiedo venia.

Allora, parliamo di questo libro, vi va?
Mi sono auto-intimata di leggerlo per colpa di una sfida di lettura che dovrò dirigere in biblioteca con la mia responsabile. Siccome i libri in gara erano questo e Coraline, e Coraline l’avevo già letto, minimo minimo dovevo essere pronta!
Detto ciò, sarò sincera: non l’ho amato particolarmente. Sì, l’idea è carina, e sì, Sherlino mio è sempre un valido motivo per leggere un libro, quindi alla fin fine non è così malvagio…ma dovevi mettere tutta sta gente da altri romanzi?
Perchè i romanzi che Sgardoli prende dentro in questo libro sono davvero tanti, e alcuni personaggi sembrano messi lì giusto giusto per fare numero (tipo Dupin o Heathcliff e compagna). Personalmente avrei preferito meno personaggi ma con una parte più importante (voglio dire, quei tre cretini in barca era gestiti abbastanza bene, hanno avuto il loro significato). Ma così sembra quasi che il nostro signor Sgardoli di San Donà di Piave (ma davvero è nato lì? E’ a un passo dal paesino di mio papà!) abbia semplicemente voluto farci vedere quanto era bravo a conoscere tutti questi classici. O, a voler essere ottimisti, a voler fare nascere la curiosità dei ragazzi per più classici possibili: in entrambi i casi siamo felici per lui, però secondo me il troppo stroppia.
Anche l’idea dell’A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n. non l’ho amata particolarmente: non vi faccio spoiler, ma per come è stata presentata mi sembra un po’ raffazzonata e campata per aria. Secondo me non è stata sviluppata bene, anzi: preferivo qualcosa di meno meta-letterario, anche se capisco perchè l’abbia fatto. Quindi gnì.
In ogni caso lo stile è carino: il modo di scrivere ricorda un po’ i romanzi di Conan Doyle (giusto un po’) ed è piacevole e ironico, perfetto per i ragazzi.
I personaggi non sono trattati malissimo, ma secondo me quelli che emergono sono inevitabilmente David e Calum, che sono tutta farina del suo sacco e si vede: interessanti e coerenti, in particolare David ha mostrato una certa profondità che mi ha fatto stringere il cuore. E poi Sherlock, ma Sherlock per quanto mi riguarda viene bene in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi sono decisamente di parte.
L’unica pecca di questa libro, personaggi letterari a parte, è un po’ lo sviluppo non particolarmente vivo: ci sono dei pezzi che ho letto molto a fatica, nonostante tutta l’azione. Diciamo che non c’era grande verve.

Detto ciò, non è malvagio: è piacevole per passarsi un paio d’ore, ma secondo me lo apprezzerete di più se a) avete letto tutti i romanzi citati, b) non ne avete letto nessuno. Almeno la mia teoria è questa. Quindi se siete curiosi cercatelo in biblioteca (credo abbia vinto un premio, quindi dovrebbe esserci) e buttateci un occhio, male non può fare.

Voto: 3/5

Adolescenti impazziti – George

 

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Titolo: George
Autore: Alex Gino
Data di pubblicazione: settembre 2015
Pagine: 149
Editore: Mondadori
Quarta di copertina: George ha un segreto, un segreto tutto suo che non ha ancora svelato a nessuno: anche se gli altri quando lo guardano vedono un bambino, da tempo George sente di essere una bambina, Melissa. Quando a scuola iniziano i preparativi per la recita di fine anno tratta da “La tela di Carlotta”, George decide di fare il provino per la parte della protagonista, la sua eroina. La maestra, però, pensa si tratti di uno scherzo di cattivo gusto e cosi George si ritrova a lavorare dietro le quinte… ma il giorno dello spettacolo la sua migliore amica Kelly ha un’idea semplice e astuta, che permetterà a George di realizzare il suo sogno e di mostrare a tutti chi è davvero.

 

Ho molto apprezzato questo libricino. Si legge velocemente e con gusto, e anche sembra affrontare la cosa un po’ sottotono, secondo me non è così buonista e “disneyano” come potrebbe sembrare.
Ma andiamo con ordine.
Abbiamo di fronte a noi un bambino: George. George che però non si sente affatto un bambino: si sente una bambina. Non perchè ha le idee confuse o perchè le piacciono i maschi: ha dieci anni, ma sa benissimo cos’è un maschietto e cosa una femminuccia (anche se non ha ancora capito cosa preferisce).
George si sente una bambina, anzi è una bambina: ma questo è un terribile segreto, e se qualcun altro lo venisse a sapere la prenderebbe in giro fino alla morte. Così George va avanti a fare finta di essere un bambino normale, nascondendo riviste per ragazze nell’armadio e osservando le sue compagne spettegolare di trucchi e ragazzi. Neanche la sua migliore amica sa del suo segreto. Finchè non viene organizzata una recita a scuola sulla base di “La tela di Carlotta”, e George decide che vuole essere proprio lei, la saggia Carlotta. E così comincia…
Allora, come ho detto lo stile è molto scorrevole: dice tutto in pochissime parole, e questo è sempre un grande pregio. Rende bene la solitudine, lo sconforto che prova la piccola George (io non so più che genere usare in questa recensione, abbiate pietà) pur senza essere pesante o al limite delle pare mentali.
E’ bella la trama: semplice, lineare, precisa come un fuso. George vuole fare Carlotta. Anzi, George ama e rispetta Carlotta, vuole essere Carlotta. Mi ha fatto venire voglia di leggere il libro.
I personaggi sono giusto degli accenni alla fine, delle pennellate di colore, ma comunque veri: Kelly in particolar modo ci sorprende e ci fa sorridere per la sua esuberanza e la sua prova d’amicizia. Lascia leggermente perplesso il fratello di George, Scott, e la mamma, di fronte alla “rivelazione”, ma tutto sommato possono starci. Gli altri sono giusto accennati, fanno il loro dovere e nulla di più, anche un applauso a Rick glielo farei.
Il finale va bene: rimane un po’ aperto, un po’ “Adesso bisognerà vedere come va”, che rende tutta la faccenda, per quanto un po’ “disneyana”, anche abbastanza realistica, o perlomeno possibile.
Per conludere, trovo che sia una bella lettura, interessante soprattutto per chi si interessa alle tematiche transgender ma anche per chi ama leggere le storie di bambini, diversi dagli altri, che riescono, alla fine, a essere se stessi.

Voto: 4/5