Telefilm che passione – Shadowhunters

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Iniziamo le recensioni per Storie Infinite con un telefilm poco pauroso ma molto demoniaco (o quasi): Shadowhunters.

Quel rosso è naturale?

C’era una volta una cara signora, di nome Cassandra. Questa signora aveva la testa piena di storie di demoni, angeli e vampiri, e un bel giorno le sue storie diventarono una saga di libri letti in tutto il mondo. Un altro bel giorno dei signori un po’ matti decisero di trasformare questi libri in una serie tv. E così ci siamo ritrovati un dramma adolescenziale tra Nephilim su Netflix. Santo cielo.

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Shadowhunters è una serie urban fantasy ambientata nella New York dei giorni nostri. La protagonista è Clary, una normale diciottenne che scopre un intero mondo sotterraneo fatto di demoni, vampiri, licantropi e, soprattutto, Shadowhunters, cioè esseri in parte umani e in parte angeli incaricati di difendere l’umanità dalla minaccia demoniaca. In aggiunta a tutto ciò, Clary scopre di essere una Shadowhunter, sua madre viene rapita e la sua stanza data alle fiamme, mentre degli Shadowhunter cattivi le danno la caccia. Dulcis in fundo, incontra si scontra con il biondissimo Shadowhunter Jace, e da lì saran scintille.

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Poi Mirko finita la pioggia si incontra e si scontra con Licia e cosìììììììì

La serie è trasmessa dal canale Freeform (nuovo nome di ABC Family) e la prima stagione riunisce gli avvenimenti dei primi due libri della serie, Città di Ossa e Città di Cenere. Per il momento è l’unica disponibile, ma è già stato rilasciato il trailer della seconda stagione, che verrà rilasciata il 2 Gennaio 2017. Per inciso, due giorni prima del mio compleanno.

Va detto: come serie è molto da teenager. Dopo aver visto la prima puntata io e mia sorella ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: “E’ una cagata pazzesca.” “Significa che la continuiamo?” “Sì.”
Non brilla per la profondità della trama, nè per la recitazione dei protagonisti, anzi: Jace e Clary ti fanno venire voglia di tirargli un pugno ogni volta che aprono bocca, specialmente lei (Jace ogni tanto fa delle facce idiote, quindi un po’ si salva, ma lei è stupida proprio). Il resto del cast è nella media, senza nessuno in particolare che spicchi sopra gli altri. I personaggi in sè non sono male, Jace e Clary a parte: in particolare, ho apprezzato moltissimo Alec (che ho trovato molto più figo di Jace, va detto) e la sua evoluzione psicologica, dai suoi sentimenti repressi verso il suo migliore amico, a una migliore conoscenza di sè (passando per un nuovo amore e un quasi matrimonio -ooooops!).

Quant’è figo sto ragazzo..

Nel suo complesso…no, ragazzi, è una cagata pazzesca. Ci sono scene ai limiti dell’assurdo, giri di trama semi-incomprensibili, Clary che passa metà del tempo senza capire cosa sta succedendo (non è l’unica, per quanto mi riguarda), gente che si spoglia a random, effetti speciali imbarazzanti, cose che voi umani non potete neanche immaginare, per non parlare dei parabatai! Voi non potete capire, quanto possa essere ridicolo sentire ogni due per tre Alec e Jace che si chiamano con quello che sembra il nome di un Pokemon, e che invece sottintende un legame che sembra tanto quello di due persone sposate.

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Parabatai, scelgo te!

Qui siamo nel regno del Trash, puro e semplice. Io continuerò a seguirlo per questo, ogni tanto ci vuole qualcosa di leggero e nonsense nella vita.
La seconda stagione ha un budget un po’ più alto, quindi confido in una migliore qualità, perlomeno negli effetti speciali e nella recitazione di Clary dei ragazzi più giovani.
Detto ciò, vi invito a guardarvi almeno la prima puntata e a farmi sapere cosa ne pensate. Se amate il trash, amerete il telefilm. Se amate gli addominali scolpiti pure. Per il resto…ditemi voi.

Voto: 3/5

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Brividi di terrore – Frostbite

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Titolo: Frostbite
Autore: David Wellington
Data di pubblicazione: Gennaio 2009
Pagine: 319
Editore: Rizzoli
Trama: L’ultimo suono che vorrebbe udire una donna sola in una foresta è l’ululato di un lupo. Quando capisce che sta per essere attaccata, Cheyenne Clark si rifugia su un albero, ma un lupo grosso, con occhi verdi e lunghe zanne affilate, la morde a un polpaccio. Quella ferita trasforma Chey nel mostro che da anni popola i suoi incubi. E l’unica persona che può svelarle i segreti della sua nuova condizione è proprio l’uomo – il lupo – che l’ha aggredita, e che adesso vuole ucciderla perché non diffonda il contagio. Nei territori artici del Canada, dove le notti si fanno sempre più lunghe e la luna non tramonta, è difficile capire chi è il cacciatore e chi la preda, e chi è più feroce: gli uomini che imbracciano armi caricate con pallottole d’argento o i licantropi tormentati da un implacabile istinto di morte.

No ragazzi. Non ci siamo proprio.
Questo libro è praticamente una fanfiction. (In effetti è nato da un racconto online, ma la tecnica di scrittura è la stessa, quindi diremo fanfiction per comodità.) E anche se io non ho niente contro la categoria, anzi, ho letto fanfiction che erano scritte meglio di molti libri e molto più avvincenti, questo in particolare non lo è. Anzi, rientra nell’ampio gruppo di fanfiction pessime che ti fanno venire voglia di prendere l’autore a sassate sui denti. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto, la trama. E’ semplice, lineare ai limiti del banale: lei va nella foresta dove viene morsa da un licantropo. Apriti cielo: da questo inizio banale si scatena una sequela di azioni una dietro l’altra, anche con una certa idiozia, che dovrebbero tenere il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga. Cosa che però non succede: chiunque (e intendo proprio chiunque) abbia mai visto un film dell’orrore di serie Z (tipo Chernobyl Diaries) potrà dire come si evolverà la vicenda leggendo solo i primi cinque capitoli. Chiaramente, David Wellington è un fan di questo genere di film, quindi se non vi piacciono scappate il più lontano possibile, o in alternativa seppellite questo libro insieme alla scatola di Jumanji.
Lo stile è idiota: non saprei usare un altro termine. A parte frasi tipo “doveva togliersi di dosso due milioni di anni di civilizzazzione”, che indicano o una perfetta ignoranza della storia umana da parte di Wellington o un errore del traduttore, lo stile non cattura. E’ a livello da ficcyna online (anche se la grammatica la conosce, non dico di no), con le parole che si ripetono venti volte e le frasi lapidarie scritte a capo per dare suspence. No, davvero, no. E’ pesante e basta.
I personaggi mi sembrano una manica di idioti, nessuno brilla per introspezione o per caratterizzazione e non ti viene neanche da tifare per la protagonista, non attirano simpatie! Sono piatti e assolutamente privi di attrattive.
Insomma, non mi dilungherò oltre perchè devo fare la valigia, ma per dirla in parole povere: se vi piacciono i lupi mannari non leggete questo libro.