Telefilm che passione – Death Note

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Nuova recensione telefilmica! Questa volta tocca a una serie anime che non ha bisogno di presentazioni: Death Note!

 

Se scrivi il nome di una persona sul quaderno, essa muore.
Se ci pensate è agghiacciante: un povero ragazzo sta passeggiando, trova un quaderno, magari ci scrive sopra il nome della ragazza che gli piace…e lei muore. Cioè, aiuto!

Per fortuna (o per sfortuna, direi) questo Death Note, o quaderno della morte, ha un bel titolo scritto sopra e tante belle regole chiare scritte in prima pagina. Vedendo cotanta malvagità, il povero ragazzo di prima girerebbe al largo.

Light Yagami invece no (1). Light è un ragazzo normale, uno studente modello di Tokio, dove vive con la sua famiglia. Studia, va a casa, va ai corsi preparatori, ritorna a casa. Finchè un giorno trova un certo quaderno, e invece di fare come tutti gli esseri umani e lasciarlo lì, lo prende e decide di usarlo per uccidere i criminali e diventare il Dio di un Nuovo Mondo (le maiuscole sono d’obbligo).
Ovviamente la cosa non passa inosservata, e non passa molto tempo che subito si palesa un temibile avversario, che darà non pochi problemi a Light e al suo piano malvagio: L, il più grande detective del mondo, di cui nessuno conosce il vero nome!

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Comincia così una lotta senza esclusione di colpi, fatta di ragionamenti cervellotici, mosse strategiche e colpi di scena inaspettati, fino all’epica battaglia finale.

Ora. Chiariamo subito che: io ho letto il manga. Svariate volte, oltretutto. Adoro questa serie, adoro L, detesto Light dal più profondo del mio cuoricino, e in generale sono una grande fan degli Shinigami. Detto ciò.
Di questa serie mi è piaciuta solo la prima parte, fino al famigerato episodio 25 (che nel manga sarebbe il capitolo 58): da lì in poi, è stata una discesa nell’abisso.
Il punto di questo anime è che, a parte tre scene contate che sono state aggiunte, è identico al manga. Ma uguale uguale proprio. L’unica cosa che cambia è il finale, in peggio in questo caso: voglio dire, il finale del manga era perfetto, praticamente ineccepibile, perfettamente in linea con la storia. Quello dell’anime, invece, è una roba di cui non capisco proprio il senso. Per inciso, il succo di quello che succede è identico: è il modo in cui lo mostrano che mi lascia basita.
A parte questo (anzi, forse proprio grazie a questo), questa è una serie molto bella: la trama è intricata e densa, senza spazi per divagazioni varie (a parte una scena aggiunta tra L e Light che, giuro, sembra l’inizio di un porno); L e Light sono resi in maniera superba, insieme a una manciata di altri comprimari; i disegni sono belli, l’animazione è fatta bene. Direi che ci sono tutti gli ingredienti per una buona serie.

Vi dico una cosa, però: se doveste scegliere se seguire l’anime o il manga, scegliete il manga. E’ la stessa identica cosa, ma il finale è molto meglio. Se avete già letto il manga, lasciate perdere, per lo stesso identico motivo.

Voto: 4/5

(1) perchè è un demente.

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Letteratura con classe – Trigger Warning

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Titolo: Trigger Warning
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: Febbraio 2015
Pagine: 384 pp
Editore: Mondadori
Trama: Trigger Warning è un’espressione che si incontra a volte navigando in Internet e che segnala la presenza di un contenuto difficile da maneggiare, immagini o concetti che potrebbero turbare i visitatori. Da qualche parte nel mondo, alcune università stanno valutando l’ipotesi di mettere un trigger warning anche su opere letterarie e artistiche che potrebbero spaventare o inquietare gli studenti.

Ma le storie, ci suggerisce Neil Gaiman, non avrebbero forse sempre bisogno di questa avvertenza? Attenzione, c’è un grilletto ed è pronto a sparare! Le storie infatti molto spesso turbano le nostre certezze, aprono porte che volevamo sigillate, ci tolgono il terreno sotto i piedi e ci scaraventano in luoghi oscuri e poco accoglienti. Il cuore inizia a battere più forte, manca il respiro, il passato ritorna con tutti i suoi mostri chiusi nell’armadio.

In questa raccolta di racconti c’è il meglio di Neil Gaiman, e quindi ci sono storie che potrebbero turbarvi. “In questo libro, come nella vita, ci sono morte e dolore, lacrime e disagio, violenza di tutti i tipi. C’è anche bontà, qualche volta. Persino qualche lieto fine. Ci sono mostri, in queste pagine, e dove c’è un mostro c’è anche un miracolo.” Ci sono racconti lunghi e altri brevi, qualche poesia. Ma una cosa è sicura: ogni pagina di questo libro è un piccolo grilletto, e ogni volta che viene premuto nel buio, noi impariamo qualcosa di noi stessi e delle nostre vite.

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Innanzitutto parto scusandomi profondamente con Gaiman per la classificazione in Letteratura Generale, ma io davvero non sapevo più dove andare a ficcare ‘sto libro.

Questo perchè si tratta di una raccolta di racconti: le care amate/odiate raccolte. Io con loro ho un rapporto catulliano: amo i racconti, odio le raccolte. Come ciò sia possibile non lo so, ma ne soffro. Scherzavo, lo so eccome, ma ne parlerò in un altro momento.

Ordunque, torniamo a noi: Trigger Warning. Raccolta di racconti del Majestic, Neil Gaiman in persona, l’uomo che riesce a spaziare dal fantasy all’horror alla fantascienza al gotico alla fanfiction in uno schiocco di dita. E i suoi racconti lo seguono: vanno dal fantasy all’horror, alla fantascienza, al gotico, alla fanfiction (giuro, non sto scherzando), addirittura alla poesia. In questa raccolta c’è davvero di tutto.
E’ difficile giudicare una raccolta così disomogenea (è difficile giudicare una raccolta, punto), ma farò un tentativo, per voi, solo per voi, oh miei ventisette lettori (oggi mi sento molto acculturata).
Partiamo dal presupposto che Gaiman è un Autore con la A maiuscola: ha uno stile di scrittura che a me fa semplicemente scivolare giù dalla sedia, per poi trovarmi col culo per terra senza neanche sapere come ci sono arrivata. E’ così, non saprei in quale altro modo spiegarmi. E’ evocativo, elegante ma cupo, ironico ma tagliente. Non lo so, so solo che a ogni suo libro io vado in visibilio.
I racconti in sè sono belli: alcuni di più, altri un po’ di meno. Ho apprezzato, tra gli altri, L’addormentata e il fuso, in cui abbiamo una rivisitazione delle favole di Biancaneve e la Bella Addormentata (molto cupa, molto gotica, molto sorprendente), Il labirinto lunare, che è in puro stile Halloween, e Arancione, storia di una ragazzina che diventa arancione, raccontata però sotto la forma, molto particolare, di un questionario.
Ma in particolare, da brava amante delle fanfiction e fanwriter incallita, ho amato Le niente in punto, Il caso della morte e del miele Cane nero. Il primo è un racconto su Doctor Who, Eleven in questo caso, che ho trovato superbo e che mi sarebbe piaciuto vedere in una puntata (Gaiman ha sceneggiato qualche episodio del Dottore, tra cui il mio preferito di tutta la serie); il secondo è un racconto su Sherlock Holmes (cazzo sì), che indaga per quale arcano motivo il nostro (ok, il mio) investigatore preferito decide di darsi all’apicoltura a fine carriera, altro racconto superbo (amo Sherlock tanto quanto amo il Dottore, c’è poco da fare); il terzo non è una fanfiction, perchè è un racconto su Shadow, il protagonista di America Gods, romanzo di Gaiman stesso, ed è all’altezza dell’opera principale.
Ecco, se proprio devo trovare un difetto a Gaimanino, sono i personaggi, sempre molto sfuggenti, difficili da definire. A parte questo, l’unico altro difetto di questa raccolta di racconti è essere una raccolta di racconti: per quanto belli, una raccolta non sarà mai all’altezza dell’omogeneità e coerenza strutturale di un romanzo, almeno per me. Quindi niente punteggio pieno per te, Gaimanino, non stavolta.
Che dire? Concludo dicendo (sì, di già) che se vi piace Gaiman e il suo stile, se vi piacciono le storie particolari, se siete amanti del fantasy, del sci-fi o dell’horror, ovviamente dovete leggerlo: io personalmente sono tutte queste cose e l’ho apprezzato molto. Piccola ciliegina finale, leggetevi l’introduzione, soprattutto la parte dedicata alla genesi di ogni racconto, rende molto meglio l’idea alla base.

Voto: 4/5

Sacerdotesse di Avalon

Teaser Tuesday #2

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Rieccoci con il  Teaser Tuesday, la rubrica creata dal blog Should be Reading che consiste nel condividere uno spezzone del libro che si sta leggendo. Stavolta tocca a una raccolta di racconti a tema horror di Edith Warton, una scrittrice che mi sta piacendo sempre di più. Il brano in questione viene dal secondo racconto della raccolta, intitolato Gli occhi. Dopo una serata tra amici, un uomo racconta di quella volta che, preso da un impulso caritatevole, si fidanza con una cugina giovane e ingenua, e di come, quella stessa notte, avesse ricevuto una visita inaspettata…
Enjoy the teaser!
Regole del teaser tuesdays:
  • Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso; 
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina
  • Ocio agli spoiler!
  • Riporta anche il titolo e l’autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall’estratto.

Storie di fantasmi – Edith Warton – pag. 49 – Newton Compton

“Chiusi gli occhi con questa immagine, e quando li riaprii doveva essere passato diverso tempo, perchè la stanza era diventata fredda e immobile. Venni svegliato da quella strana sensazione che conosciamo tutti…la sensazione che in camera fosse entrato qualcuno che prima non c’era. Mi alzai sul letto e scrutai nel buio. Nella stanza era buio pesto, e all’inizio non vidi nulla; lentamente, però un debole luccichio ai piedi del letto si tramutò in due occhi che mi fissavano. Non riuscivo a distinguere il resto della faccia, ma mentre li guardavo, gli occhi diventavano sempre più distinti: emettevano una luce.
La sensazione di essere osservato a quel modo era tutt’altro che piacevole, e supporrete che il mio primo impulso fu quello di balzare dal letto e scagliarmi contro la figura invisibile cui appartenevano gli occhi. Invece non fu così… il mio impulso fu quello di restare immobile dentro il letto. Non so dire se ciò fosse dovuto alla percezione immediata della natura misteriosa dell’apparizione – alla certezza che, balzando fuori dal letto, mi sarei ritrovato contro il nulla – o semplicemente all’effetto ipnotico di quegli occhi. Erano gli occhi più malvagi che avessi mai visto.”

E voi? Quali sono le vostre letture attuali?

Sacerdotesse di Avalon

Telefilm che passione – Shadowhunters

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Iniziamo le recensioni per Storie Infinite con un telefilm poco pauroso ma molto demoniaco (o quasi): Shadowhunters.

Quel rosso è naturale?

C’era una volta una cara signora, di nome Cassandra. Questa signora aveva la testa piena di storie di demoni, angeli e vampiri, e un bel giorno le sue storie diventarono una saga di libri letti in tutto il mondo. Un altro bel giorno dei signori un po’ matti decisero di trasformare questi libri in una serie tv. E così ci siamo ritrovati un dramma adolescenziale tra Nephilim su Netflix. Santo cielo.

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Shadowhunters è una serie urban fantasy ambientata nella New York dei giorni nostri. La protagonista è Clary, una normale diciottenne che scopre un intero mondo sotterraneo fatto di demoni, vampiri, licantropi e, soprattutto, Shadowhunters, cioè esseri in parte umani e in parte angeli incaricati di difendere l’umanità dalla minaccia demoniaca. In aggiunta a tutto ciò, Clary scopre di essere una Shadowhunter, sua madre viene rapita e la sua stanza data alle fiamme, mentre degli Shadowhunter cattivi le danno la caccia. Dulcis in fundo, incontra si scontra con il biondissimo Shadowhunter Jace, e da lì saran scintille.

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Poi Mirko finita la pioggia si incontra e si scontra con Licia e cosìììììììì

La serie è trasmessa dal canale Freeform (nuovo nome di ABC Family) e la prima stagione riunisce gli avvenimenti dei primi due libri della serie, Città di Ossa e Città di Cenere. Per il momento è l’unica disponibile, ma è già stato rilasciato il trailer della seconda stagione, che verrà rilasciata il 2 Gennaio 2017. Per inciso, due giorni prima del mio compleanno.

Va detto: come serie è molto da teenager. Dopo aver visto la prima puntata io e mia sorella ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: “E’ una cagata pazzesca.” “Significa che la continuiamo?” “Sì.”
Non brilla per la profondità della trama, nè per la recitazione dei protagonisti, anzi: Jace e Clary ti fanno venire voglia di tirargli un pugno ogni volta che aprono bocca, specialmente lei (Jace ogni tanto fa delle facce idiote, quindi un po’ si salva, ma lei è stupida proprio). Il resto del cast è nella media, senza nessuno in particolare che spicchi sopra gli altri. I personaggi in sè non sono male, Jace e Clary a parte: in particolare, ho apprezzato moltissimo Alec (che ho trovato molto più figo di Jace, va detto) e la sua evoluzione psicologica, dai suoi sentimenti repressi verso il suo migliore amico, a una migliore conoscenza di sè (passando per un nuovo amore e un quasi matrimonio -ooooops!).

Quant’è figo sto ragazzo..

Nel suo complesso…no, ragazzi, è una cagata pazzesca. Ci sono scene ai limiti dell’assurdo, giri di trama semi-incomprensibili, Clary che passa metà del tempo senza capire cosa sta succedendo (non è l’unica, per quanto mi riguarda), gente che si spoglia a random, effetti speciali imbarazzanti, cose che voi umani non potete neanche immaginare, per non parlare dei parabatai! Voi non potete capire, quanto possa essere ridicolo sentire ogni due per tre Alec e Jace che si chiamano con quello che sembra il nome di un Pokemon, e che invece sottintende un legame che sembra tanto quello di due persone sposate.

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Parabatai, scelgo te!

Qui siamo nel regno del Trash, puro e semplice. Io continuerò a seguirlo per questo, ogni tanto ci vuole qualcosa di leggero e nonsense nella vita.
La seconda stagione ha un budget un po’ più alto, quindi confido in una migliore qualità, perlomeno negli effetti speciali e nella recitazione di Clary dei ragazzi più giovani.
Detto ciò, vi invito a guardarvi almeno la prima puntata e a farmi sapere cosa ne pensate. Se amate il trash, amerete il telefilm. Se amate gli addominali scolpiti pure. Per il resto…ditemi voi.

Voto: 3/5

Ciak, si gira! – Crimson Peak

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Vi dico solo questo: il sedere di Tom Hiddleston in tutta la sua gloria. Ora potete evitarvi la recensione.

Mi avevano detto che questo film è noioso. Mi avevano detto che questo film è orrendo. Mi avevano detto che questo film è inguardabile.
Non mi avevano detto che Tom Hiddleston vale sempre la pena, e che dieci secondi del suo sedere valgono praticamente tutto il film. Ma potevo immaginarlo.

La storia di questo film (che sottotitoleremo il giorno in cui gli Dei ci donarono una tale magnifica visione) è piuttosto comune: una giovane fanciulla, piena di belle speranze, incontra un affascinante visionario e si innamorano. I due si sposano e vanno a vivere nel decrepito maniero di lui, con un buco nel soffitto da cui escono perennemente foglie secche (manco vivessero sotto la foresta pluviale, per aver tutte ste foglie che cadono), con “argilla rossa” che scende dalle pareti come sangue, che più che altro assomiglia a marmellata di lamponi (ecco, io invece di una scavatore l’avrei reso un coltivatore di lamponi, sarebbe stato più credibile), situato nel bel mezzo del nulla, inquietante e infestato di fantasmi. Con la di lui sorella, anche lei inquietante e infestata dai fantasmi.

Potranno mai vivere per sempre felici e contenti? Ma quando mai: la ragazza, che sembra essere uscita dal Sesto Senso, vede i fantasmi, che invece di sembrare persone normali (come tutti i fantasmi per bene) assomigliano a zombie incattiviti immersi nella marmellata di lamponi. E i fantasmi le dicono di andarsene via da lì, subito subito. Addirittura la madre (morta) la mette in guardia da un posto chiamato Crimson Peak. E come si chiama la casa dove vive la di lui famiglia da generazioni?

Esatto. Allerdale Hall.

Ma viene definita Crimson Peak perchè quando nevica la terra, rossa per i lamponi l’argilla, rende la neve rosso cremisi con un effetto molto molto inquietante. Ovviamente lei lo scopre quando ormai è lì da una settimana e sta facendo le uova al tegamino. Che culo.

Indagando indagando, la ragazza si rende conto che i due fratelli nascondono parecchie cose, tra cui: 1) una terribile genitrice, 2) i numerosi matrimoni di lui con donne misteriosamente scomparse, 3) la ricetta segreta per la torta ai lamponi più buona del mondo. E per tenere questi segreti sono disposti a tutto, anche a terribili misfatti! Perchè nessuno deve mangiare la torta di lamponi più buona del mondo a parte loro. Che malvagità.

La torta di lamponi più buona del mondo

Quando si rende conto del manicomio in cui si è trovata, la ragazza, molto giudiziosamente, vuole telarsela. Ma ovviamente non può, e perchè? Perchè è bloccata dal più classico dei clichè: una tormenta di neve. Eccerto. E da lì si scatena l’apocalisse.

Ora, vi dirò cosa penso sinceramente: non fa paura. Neanche un po’ (va beh, sono saltata su un paio di volte, ma è che detesto i rumori forti). Comunque i fantasmi non fanno paura, fanno solo schifo. E inquietudine. Quindi se sperate in un horror vero sciolate.

Ma nonostante ciò, il film mi è piaciuto. Non a livelli stratosferici, ma visivamente è molto bello (con tutto quel rosso che gira), anche se i vestiti della Mia Wasikowska (si scrive così? Mah) mi facevano un po’ tristezza, con tutti quegli sbuffi senza arte nè parte.

Ecco, a proposito della Mia: più la vedo recitare e più mi sembra incapace. E’ il terzo film in cui fa la protagonista, e mi è sembrata uguale in tutti e tre. Qui poi il suo personaggio era particolarmente pirla, quindi non le ha giovato.
Diverso il discorso per Tom (che già sappiamo essere un dono del cielo per tutto gli esseri androfili di questo mondo), un attore sempre più bravo e sempre più figo ogni volta che fa qualcosa, ma anche questo è risaputo. Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire Jessica Chastain, attrice che non avevo mai visto prima e che ho potuto molto apprezzare per il suo ruolo in questo film (fa la sorella di lui. E se non lo capite dai primi cinque minuti in cui compare, ve lo dico io: è pazza. Soffre di astinenza da lamponi, povera).

Il finale personalmente me lo aspettavo: si capiva da un sacco di indizi lasciati qui e là, ma ho sperato di sbagliarmi fino all’ultimo. Invece il mio intuito ci aveva visto giusto per l’ennesima volta.

Per concludere: non è un capolavoro. Non c’è grande azione (infatti il resto della Sacra Famiglia l’ha trovato noiosissimo) ma io personalmente l’ho apprezzato molto, soprattutto per questa atmosfera un po’ immaginifica. Se vi piacciono i film di fantasmi, con atmosfere gotiche che ricordano vagamente Il Labirinto del Fauno, guardatevelo. Se no, andate a mangiarvi una fetta di torta al lampone e andate in pace.

Voto: 3/5

Brividi di terrore – Il figlio del cimitero

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Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: 2008
Pagine: 344 pp
Editore: Mondadori
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni della signorina Lupescu. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. La signorina Lupescu una belva dai canini affilati. E la signora Owens è morta secoli fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all’omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l’hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Signora sul cavallo grigio sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l’amicizia dei suoi simili, ma anche l’impazienza di un coltello che lo aspetta da quattordici lunghissimi anni…

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OMMIODDIO. Questo libro è bellissimo. Punto.
Sono tentata di scrivere la recensione più corta della storia. Conterebbe solo tre parole: LEGGETE. QUESTO. LIBRO. In caps lock e con i punti.
Chi mi conosce sa che io non amo Gaiman: io lo venero. Ho il suo santino sul mio personale altare dedicato agli scrittori a cui un giorno vorrei stringere la mano (o tenere la borsa, è uguale). Ed è tipo in cima, uno, massimo due gradini sotto il Professore (sempre sia lodato). Ciononostante, non mi aspettava che questo libro mi avrebbe avviluppato così tanto. In questo momento mi sento come una che ha avuto la notte più fantastica della sua vita con un perfetto/a sconosciuto/a e si fosse appena svegliata da sola nel letto. No wait, torna qua! Dobbiamo passare al secondo round!

Questo libro è magistrale. Sì lo so, è un libro per ragazzi, quindi vi direte “Cosa ci sarà mai da sbraitare? Bello quanto vuoi, è pur sempre per ragazzi”. E INVECE NO. E’ allo stesso livello di alcuni dei migliori romanzi per adulti. Ha toccato praticamente ogni fibra del mio corpo, cosa che non mi capitava da un po’, oltretutto, e sono ancora nel vortice.
Lo stile è perfetto, non saprei in che altro modo definirlo: l’esatto numero di parole, non una di più, non una di meno, tutte quelle giuste al posto giusto. Gaiman è capace di tenere il mistero, la suspance e il terrore senza essere ridondante (cosa che vedo accadere un po’ troppo spesso) e nello stesso tempo di mostrare il sentire dei suoi personaggi in modo preciso, che ti colpisce al cuore.
I personaggi sono strepitosi: in particolare Silas, il misterioso tutore, e incredibilmente il piccolo protagonista Nobody. Silas è un vampiro (sì? No? Non è mai detto esplicitamente) ma è misterioso senza essere una macchietta, affascinante e stoico. E Bod crescendo è sull’onda per essere come lui, quindi wow. Anche gli altri personaggi sono belli, mostrati a sprazzi ma chiari e precisi. Forse i signori Owens potevano avere una parte maggiore, un po’ assenti per essere i genitori di Bod.
La struttura del romanzo è un po’ particolare: praticamente è una raccolti di racconti incentrati su Bod, ma comunque collegati tra loro a creare un vero e proprio romanzo. C’è un filo di fondo, ma si vede che non è un’opera totalmente organica. Comunque personalmente non l’ho trovato un difetto, anzi: tutto ruota intorno alla crescita di Nobody e agli strani personaggi del cimitero.
Il finale l’ho trovato commovente: giuro che stavo per mettermi a piangere. Una degna conclusione dell’intera storia.
Insomma, che state a fare ancora lì? Andate a leggerlo! Ora!

Voto: 5/5

Brividi di terrore – Frostbite

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Titolo: Frostbite
Autore: David Wellington
Data di pubblicazione: Gennaio 2009
Pagine: 319
Editore: Rizzoli
Trama: L’ultimo suono che vorrebbe udire una donna sola in una foresta è l’ululato di un lupo. Quando capisce che sta per essere attaccata, Cheyenne Clark si rifugia su un albero, ma un lupo grosso, con occhi verdi e lunghe zanne affilate, la morde a un polpaccio. Quella ferita trasforma Chey nel mostro che da anni popola i suoi incubi. E l’unica persona che può svelarle i segreti della sua nuova condizione è proprio l’uomo – il lupo – che l’ha aggredita, e che adesso vuole ucciderla perché non diffonda il contagio. Nei territori artici del Canada, dove le notti si fanno sempre più lunghe e la luna non tramonta, è difficile capire chi è il cacciatore e chi la preda, e chi è più feroce: gli uomini che imbracciano armi caricate con pallottole d’argento o i licantropi tormentati da un implacabile istinto di morte.

No ragazzi. Non ci siamo proprio.
Questo libro è praticamente una fanfiction. (In effetti è nato da un racconto online, ma la tecnica di scrittura è la stessa, quindi diremo fanfiction per comodità.) E anche se io non ho niente contro la categoria, anzi, ho letto fanfiction che erano scritte meglio di molti libri e molto più avvincenti, questo in particolare non lo è. Anzi, rientra nell’ampio gruppo di fanfiction pessime che ti fanno venire voglia di prendere l’autore a sassate sui denti. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto, la trama. E’ semplice, lineare ai limiti del banale: lei va nella foresta dove viene morsa da un licantropo. Apriti cielo: da questo inizio banale si scatena una sequela di azioni una dietro l’altra, anche con una certa idiozia, che dovrebbero tenere il lettore incollato alle pagine fino all’ultima riga. Cosa che però non succede: chiunque (e intendo proprio chiunque) abbia mai visto un film dell’orrore di serie Z (tipo Chernobyl Diaries) potrà dire come si evolverà la vicenda leggendo solo i primi cinque capitoli. Chiaramente, David Wellington è un fan di questo genere di film, quindi se non vi piacciono scappate il più lontano possibile, o in alternativa seppellite questo libro insieme alla scatola di Jumanji.
Lo stile è idiota: non saprei usare un altro termine. A parte frasi tipo “doveva togliersi di dosso due milioni di anni di civilizzazzione”, che indicano o una perfetta ignoranza della storia umana da parte di Wellington o un errore del traduttore, lo stile non cattura. E’ a livello da ficcyna online (anche se la grammatica la conosce, non dico di no), con le parole che si ripetono venti volte e le frasi lapidarie scritte a capo per dare suspence. No, davvero, no. E’ pesante e basta.
I personaggi mi sembrano una manica di idioti, nessuno brilla per introspezione o per caratterizzazione e non ti viene neanche da tifare per la protagonista, non attirano simpatie! Sono piatti e assolutamente privi di attrattive.
Insomma, non mi dilungherò oltre perchè devo fare la valigia, ma per dirla in parole povere: se vi piacciono i lupi mannari non leggete questo libro.