Ciak, si gira! – Spider-man: Homecoming

Il figliol prodigo è tornato, signori!

Spider-Man: Homecoming

COSA NON E’ FIGA LA INTRO CON IL TEMA DI SPIDER-MAN?

Scusatemi, torno seria. Ma dovete capirmi, non si può essere un minimo nerd e guardare questa intro senza farsi salire l’hype. Non si può proprio.
Come avrete sicuramente capito, sabato sera sono andata a vedere il nuovo Spider-man, sottotitolo Homecoming, che vuole sottolineare chiaramente il ritorno a casa (cioè nelle mani di mamma Marvel) del nostro amichevole ragno.
Vedo già molti di voi lanciare le sedie al grido di “Ma era proprio necessario un altro Spider-Man?”. Stavolta dò ragione alle logiche di mercato: mentre i precedenti Spider-Man (sia la trilogia con Tobey Maguire, sia The Amazing Spider-Man) erano prodotti dalla Columbia Pictures (che è parte integrante della Sony), in questo caso particolare la casa di produzione ha raggiunto un accordo con i Marvel Studios, casa produttrice del Marvel Cinematic Universe, che unisce i film degli Avengers (Doctor Strange fa parte di quella serie, tra gli altri).
Tradotto in termini semplici: hic sunt Avengers.

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Ve lo dico da subito: se non avete visto i precedenti film della serie (in particolare The Avengers e Captain America: Civil War) dubito che apprezzereste a fondo questo film, perchè non solo fa parte dello stesso universo, ma la storia prende le mosse dagli eventi raccontati nelle pellicole precedenti, in particolare le due sopracitate.

Detto ciò, passiamo all’analisi del film.
La storia racconta del quindicenne Peter Parker, un ragazzo di New York, che ha acquisito, in circostanze per il momento ignote, dei poteri “da ragno”: superforza, riflessi rapidi, la capacità di camminare sulle pareti. Sempre per motivi ancora ignoti, il ragazzo ha deciso di usare questi poteri per aiutare le persone ed è per questo che Tony Stark, alias Iron Man, lo contatta per farsi dare una mano durante la battaglia contro Captain America (vedi Civil War). Dopo un flashback risalente all’epoca della battaglia di New York (vedi The Avengers), e un piccolo spezzone con Peter che fa il vlog degli eventi della Civil War dal suo punto di vista (è pur sempre un teenager), la storia prende le mosse dal povero Peter che, due mesi dopo, sta ancora aspettando di venire convocato alla Avengers Tower per “la prossima missione”. Intanto si destreggia tra scuola e compiti da supereroe di quartiere, come salvare i gatti, fermare i ladri di bici e aiutare le signore dominicane che si sono perse.
Immaginatevi un attimo la scena: un quindicenne, con poteri incredibili, sotto l’assalto degli ormoni, tenuto in panchina dai grandi. Cosa vi potreste aspettare da uno così? Guai, punto.
Infatti il nostro Spidey scopre un giro di armi aliene nel suo quartiere e, ovviamente, decide di indagare più a fondo.

Analizzando la trama, ci sono alcuni punti da considerare: innanzitutto, anche se si inserisce in pieno nel solco dei film degli Avengers, ha un taglio decisamente diverso. Stiamo parlando di un quindicenne tutto sommato normale, con i normali problemi di ogni quindicenne, quindi i compiti, i bulli, le ragazze, la famiglia che si preoccupa, a cui si vanno a sommare i compiti da supereroe. Ma a differenza degli altri Avengers, l’ambito di azione di Spider-Man è molto più piccolo è limitato: è un ragazzo normale, che non ha le risorse di Iron Man, non è una leggenda della nazione come Captain America, non è un Dio come Thor, eccetera. E’, semplicemente, un “amichevole Spider-Man di quartiere”. Anche il villain della situazione, quindi, è regolato di conseguenza: Vulture non è un Signore del Male o altro, è un trafficante di armi come ce ne sono molti nel mondo, oltretutto di basso livello. Non è neanche particolarmente malvagio come personaggio, è un padre che cerca di fare del suo meglio per far star bene la sua famiglia (sbagliando).
Oltre a un respiro decisamente più limitato, questo film, a differenza degli altri, è molto più pop, adolescenziale, mostrando un adolescente normale (non smetterò mai di ripetere quanto questo ragazzo sia normale, perchè è importante) con il suo carattere acerbo, il suo entusiasmo e la sua impazienza.
In particolare ho amato il rapporto tra Peter e Tony Stark: Tony si presenta come un mentore, una specie di figura paterna, che fa del suo meglio per non tarpare le ali a Peter, ma contemporaneamente cerca di tenerlo al sicuro, perchè sa molto bene quanto possa essere pericoloso essere un Avengers. Per chi ha conosciuto Tony Stark negli altri film, vederlo in queste vesti stringe il cuore (a me in particolare, che mi ritrovo molto nel personaggio di Tony e ho per lui un occhio particolare).
Un altro aspetto che ho molto apprezzato è stato l’aver saltato a piè pari gli inizi di Peter come supereroe: vedere un altro film con lui che viene morso da sto caspita di ragno, scopre i poteri, muore suo zio e tutta la pappardella mi avrebbe fatto venire il latte alle ginocchia. Cara grazia, mamma Marvel ha deciso di dare per scontato che tutti in sala conoscessero già, o avessero almeno una vaga idea, come Peter è diventato un supereroe: d’altro canto, penso che una cosa del genere possano permettersela solo con Spider-Man, che è praticamente un’icona.

Riassumendo: un film molto allegro, pop, con momenti comunque seri e intensi, che garantisce una serata piacevole e un po’ di sano hype che non fa mai male. Decisamente consigliato.

Voto: 4/5

 

La Soffitta di Bastiano – Cuore d’Asino (di Rolly Stardust)

Allora,  mi hanno appena comunicato la data della discussione, quindi sto più o meno iperventilando. Detto ciò, vi avevo già avvisato che sarebbero iniziato esperimenti di varia natura. Il primo esperimento lo faccio oggi: l’avevo già fatto qualche tempo fa, ma poi l’ho cancellato per mancanza di entusiasmo. Ripropongo oggi sotto forma di rubrica: ecco a voi La Soffitta di Bastiano!

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Cos’è questa nuova rubrica/categoria/cosa indefinita? Semplicemente, la Soffitta di Bastiano (Baldassarre Bucci) è il posto dove finiranno i racconti miei personali e degli utenti che vorranno mandarmeli e farli pubblicare. Basta che siano racconti originali scritti da voi e scritti in italiano corretto (se mi mandate roba scritta in smsese vi banno dall’esistenza, vi avviso). Metterò comunque tutte le info nella pagina del blog relativa.
Ordunque, inauguriamo questa nuova sezione con un racconto della sottoscritta: via con la storia!

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Nick dell’autore: Rolly Stardust
Titolo: Cuore d’Asino
Tipologia: One-Shot
Lunghezza: 3070 parole (secondo word)
Genere: fantasy, comico, avventura
Avvertimenti: AU (rispetto al mondo reale in realtà…), Linguaggio colorito (non pesantissimo però…)
Rating: giallo
Credits: Calibano è il nome di un personaggio di un’opera di Shakespeare, “La Tempesta” (che non c’entra niente). Mustang è il nome di una razza di cavalli americani. E il ginocchio da montone esiste veramente, ma non so se si può curare e se basta un minimo inciampo per rendere zoppo l’animale.
Note dell’autrice: questa storia l’ho scritta per amore di Mustang e Calibano (sì, i personaggi di questa storia). Mi piacevano e mi dispiaceva lasciarli nel dimenticatoio, solo perché ho dimenticato come si scrive una storia. In ogni caso la storia sarebbe ambientata nel 1600 circa, ma potrebbe essere ambientata in qualsiasi epoca, bene o male. Ah, e il titolo c’entra poco o niente, ma ormai non è una novità per me!
Introduzione alla storia: due animali, un sogno, e la dura realtà del deserto arabo.

 

Cuore d’Asino

“Non abbiamo acqua”
“Lo so”
La sabbia rovente gli entrava negli zoccoli facendo un male d’inferno. Il sole gli batteva sulla schiena, già abbastanza gravata dal peso del suo amico.
“Non abbiamo cibo”
“Lo so”
Continuava a camminare, mettendo una zampa davanti all’altra. Le gambe gli tremavano visibilmente.
“Non abbiamo vestiti”
“Lo s… Mustang. Perché ti servono dei vestiti?”
“Per coprirmi durante la notte, ovviamente”.
Calibano guardò il compare sotto di lui: ”Mustang…sei un cavallo. Sei pieno di peli. Sei già coperto.”
“Tu hai dei vestiti”
“Ma io sono un intellettuale, non posso certo andare in giro, come si suol dire, vestito di cielo” spiegò Calibano, sistemandosi la tunica.
“E allora? Sei un asino. Sei pieno di peli anche tu. Dividi quei vestiti con me!”
“Sia mai! Se qualcuno mi vedesse in tale stato, non sopravvivrei alla vergogna” esclamò Calibano.
“Ma se siamo in pieno deserto! Chi cazzo vuoi che passi? Maometto?” fece Mustang, sconvolto dalle obiezioni dell’asino.
“Non si può mai sapere. Piuttosto, rallenta il passo, non vorrei rischiare di cadere” fece Calibano compito.
“Se rallento ancora un po’vado all’indietro. Non puoi scendere e fartela a piedi? Almeno non rischi di sporcare i tuoi preziosi vestiti” rispose sarcastico il cavallo, sempre più stanco e affaticato.
Calibano diede una leggera zoccolata in testa al suo amico: “Sciocco! Come potrei apparire degno di rispetto, se essendo in possesso di cavalcatura non l’adoperassi a dovere? E poi sai che non posso camminare” disse.
“Perché non puoi, scusa?” chiese il cavallo, sinceramente interessato.
“Ho una malformazione al ginocchio anteriore destro, che potrebbe rendermi zoppo per tutta la vita” rispose Calibano, la voce carica di melodramma.
“Fammi vedere” fece Mustang, fermandosi e voltando la testa verso il compagno.
L’asino mostrò l’arto incriminato, la cui parte inferiore era leggermente protesa in avanti, con uno sguardo che sembrava dire sì, è una grande sofferenza la mia, ma la sopporto stoicamente.
“Hai il ginocchio da montone. E allora?” fece il cavallo.
“E allora? E’questa la tua reazione? Una minima frattura potrebbe rendermi zoppo per sempre, non hai sentito?” esclamò Calibano, colmo di disappunto per la reazione fredda dell’amico.
“Ripeto, e allora? Anche se non puoi fare lavori pesanti, non eri mica un intellettuale, tu?” disse, rivolgendo lo sguardo avanti e riprendendo a camminare.
“Il minimo inciampo potrebbe costarmi caro” fece Calibano, con una voce che pareva quasi un pigolio.
“Ma non dire minchiate, camminare per un po’ non ti renderà zoppo” disse il cavallo.
Calibano non rispose, e Mustang preferì non insistere. Continuarono così per un po’, passo dopo passo, inoltrandosi sempre di più nel deserto.

“Buonasera, buon uomo. Posso disturbarvi?”
Dahario si girò verso la voce, e si stupì non poco: di fronte a lui stava fiero un asino grigio, il cui corpo era coperto per la maggior parte da una tunica rossa con frange dorate, che scintillavano alla luce del tramonto.
“Hai bisogno di qualcosa, ciuchino?” disse all’animale. Osservandolo, notò che l’indumento nascondeva un corpo troppo gracile per un animale da tiro.
“Asino, per favore. E vorrei sapere se la vostra carovana è diretta a Damasco” fece l’animale con sussiego.
Il mercante rimase interdetto dalla risposta dell’asino, ma si riprese in fretta: ”In realtà no, ci fermiamo a Seleucia. Ma nessuna carovana va diretta a Damasco da qui. Perché?”
“Desidero attraversare il deserto. Una vanità personale, si può dire. Posso viaggiare con voi?” chiese l’asino.
“Se paghi…” disse Dahario.
“Vi darò il denaro che vi spetta. E gradirei che mi deste del voi” fece l’asino.
Dahario rimase ancora più sbigottito: ne aveva accompagnata di gente, ma questo qui non era tanto normale, pensava.
“Va bene, messere, come volete” disse, avvicinandosi al carro e tirando fuori il suo registro.
“Trasportate beni di qualche genere, signor…” disse, guardandolo da sopra il libro.
“Dottore, prego. Dottor Calibano. E no, porto solo la mia persona e quel poco che basta per sopravvivere” rispose affabile l’asino.
Il mercante fece un verso leggermente scettico, ma scrisse sul registro il nome di Calibano.
“Partiamo domattina alle sei, dottore. Avete bisogno di un posto dove trascorrere la notte?” chiese, per dimostrarsi gentile.
“No, vi ringrazio, ho già provveduto” disse Calibano “Però c’è una cosa che vorrei che mi procuraste”
“Che cosa?” chiese il mercante, un po’ sgarbato.
Calibano lo guardò da sotto in su e disse, semplicemente: ”Mi serve un cavallo”.

 

“Mi spieghi una cosa?”
Erano passate all’incirca due ore dall’ultima volta che Calibano aveva aperto il muso per parlare, e quella domanda improvvisa stupì Mustang. Era quasi mezzogiorno, per quanto in quel luogo miserabile le ore del giorno fossero tutte ugualmente calde e soffocanti. Il cavallo teneva la lingua penzoloni, da tanto aveva sete. Quanto tempo era che avevano finito l’acqua? Un giorno? Due? Non sapeva quanto avrebbe resistito in quella condizione. Cercò di non pensarci.
“Che cosa?” chiese invece.
“Tu sei un purosangue da battaglia: si vede subito dal modo in cui ti muovi. Come è possibile che un simile destriero, di razza nobile, sia finito a tirare carri per una carovana?” chiese Calibano, curioso.
Mustang nitrì leggermente: “Come fai a sapere che non lo faccio da una vita?”
“Non insultare la mia intelligenza, per cortesia” rispose Calibano “E’ assolutamente evidente”.
Mustang nitrì di nuovo: ”Hai l’occhio lungo, piccoletto” disse, con una certa ironia nella voce.
Stette a lungo in silenzio, tanto che Calibano pensò che non volesse rispondergli, quando il cavallo parlò: ”Il mio ex padrone era il suocero dello Shah”
Calibano fece un verso di ammirazione: ”Addirittura? Non immaginavo” disse.
“Non è niente di che” rispose Mustang.
Calibano aspettò che l’amico continuasse, ma, vedendo che taceva, insistè: ”Come mai non lo è più?”
Mustang diede una leggera scrollata alla criniera: ”Non la pensavamo allo stesso modo su alcune cose”.
L’asino rimase perplesso da quella risposta, ma decise di non insistere, intuendo che di qualsiasi cosa si trattasse, il suo amico preferiva di gran lunga non parlarne.
“E tu, invece?”
Calibano si riscosse: ”Io?”
“No, la duna che abbiamo sorpassato due ore fa. Certo che parlo con te, vedi qualcun altro, qui?” disse Mustang, continuando a camminare, gli zoccoli che affondavano un po’ di più nella sabbia.
Calibano fece un gemito angosciato: ”Non essere in collera” disse.
“Non sono in collera, sei tu che mi tiri fuori queste risposte con il tuo atteggiamento da babbaleo” fece Mustang.
Calibano, per una volta, decise di ingoiarsi la risposta acida che gli era venuta in mente, e invece chiese: ”Cosa vuoi sapere?”
“Com’è che un asino è diventato un intellettuale?” chiese il cavallo.
Calibano sbuffò piano: ”E’ una lunga storia”.
“Beh, il tempo non ci manca, che ne dici?” ribattè Mustang.
L’asino assentì piano e cominciò a raccontare: ”Per farla breve…quando ero piccolo, abitavo in una vecchia cascina malandata con mia madre. Eravamo selvatici, senza nessuno che badasse a noi, quindi lei tutti i giorni usciva per procurarci il cibo e io restavo sempre solo. Un giorno, mentre mi divertivo a esaminare quello che gli umani avevano lasciato, trovai un vecchio libro un po’ malconcio. Era la prima volta che ne vedevo uno, e ne rimasi affascinato. Pagine e pagine piene di quelli che per me erano solo segni sconosciuti, a quell’epoca, ma se solo fossi stato in grado di farli parlare…mille e mille storie ne sarebbero uscite. Per giorni il pensiero di quel libro occupò la mia mente, finchè…beh, degli umani ci presero. Fummo fortunati: venimmo venduti a un feudatario con una strana concezione della forza animale” ridacchiò al pensiero del suo vecchio padrone.
“Vi trattava bene?” chiese Mustang.
“Molto bene. Riuscì a farsi benvolere persino da mia madre, che non aveva mai avuto grande amore per la stirpe umana. Fu lui il primo a notare la mia malformazione, cercò personalmente un modo per curarla, ma non ebbe molta fortuna. Per arrivare al dunque, costui possedeva una biblioteca molto ben fornita: il giorno in cui ci entrai per la prima volta…non lo scorderò mai. Mi sembrava di stare in paradiso. In ogni caso, notando il mio interesse, il vecchio feudatario decise di insegnarmi a leggere: come hai detto tu, ero totalmente inadatto ai lavori pesanti, ma lui voleva comunque che io avessi un modo per sopravvivere. Man mano che diventavo più bravo a leggere, divorai uno dopo l’altro i libri della sua biblioteca: le storie che raccontavano, le verità che ho scoperto in quei libri, Mustang…tu non puoi immaginare. E poi un giorno il padrone prese una decisione che cambiò la mia vita per sempre” disse Calibano.
“Ti ha buttato fuori di casa?” fece Mustang, con un certo sarcasmo.
Calibano rise “Hai quasi indovinato: mi mandò a studiare all’Accademia Regia di Samarcanda”
Mustang girò la testa così velocemente che si fece male al collo: ”Sei laureato?” chiese con sommo sbalordimento.
Calibano gonfiò il petto e annuì solennemente: ”Hai di fronte a te Calibano della stirpe degli Onagri, dottore a pieni voti in Antiche Lettere” dichiarò pomposamente, poggiandosi uno zoccolo sul petto come a volersi mettere in posa.
“Non si è mai sentito di un animale laureato!” disse Mustang.
“Di tutta la bassa Asia, io sono il primo” continuò Calibano con somma soddisfazione.
Mustang continuò a guardarlo come se fosse uno strano esperimento degli umani. Alla fine girò la testa borbottando e riprese a camminare sotto il sole.
“Hai detto qualcosa?” chiese Calibano.
“Ho detto che è incredibile che l’unico animale laureato della bassa Asia sia un cretino” rispose caustico il cavallo “Che poi mi spieghi perché diavolo devi attraversare il dannato deserto? Non potevi restartene in Accademia?”
“Purtroppo no. Sono sorte delle complicazioni” disse Calibano.
“Quali complicazioni? Gli hai mangiato la biblioteca?”
“No, in effetti no. Per dirla semplicemente, il mio padrone è morto e il suo erede non ha ritenuto necessario continuare a spendere soldi per un animale. E l’Accademia mi ha congedato” disse Calibano, con voce neutra.
Mustang continuò per un po’ in silenzio.
“Mi dispiace” disse alla fine.
“Apprezzo ma non serve: io ne sono ben contento” fece Calibano “Ho avuto un buon motivo per partire, verso una città che volevo visitare sin da cucciolo”.
“E quale accidenti sarebbe? Damasco?” chiese il cavallo, ricordando che l’asino era diretto lì.
“No, Damasco è solo una tappa del mio viaggio. La mia meta è ben più importante” disse Calibano, con gli occhi che rilucevano.
“Più importante di Damasco? Che razza di città è?”
Calibano sorrise: ”Hai mai sentito parlare di Roma?”

Mustang era nella stalla e mangiava. Mangiava perché non aveva nient’altro da fare. Mangiava per non ricordare la sua vita passata. Per non ricordare le mille esercitazioni, quei modi di fare da re del mondo che anche lui aveva avuto. Per non ricordare il sangue, la carica, le urla degli uomini che morivano, i nitriti dei suoi simili che imploravano aiuto. Per non ricordare come il suo cavaliere l’aveva spronato, a gettarsi contro quelle palizzate, e come lui invece aveva sgroppato, l’aveva fatto cadere ed era fuggito via, lontano dall’odore di morte e dal suono della guerra.
Cercava di non ricordare, ma era difficile, Soprattutto quando ogni singolo giorno ripensava al suo vecchio cavaliere, alle corse e al vento che gli fischiava intorno, quando credeva di essere il padrone del mondo. E forse lo era.
Cercava di non ricordare gli anni che erano passati a trasportare carri da una città all’altra, da una parte all’altra del deserto, quello stesso deserto che lo attirava e lo terrorizzava al tempo stesso, in cui avrebbe voluto mettersi a correre libero di nuovo, come una volta, a costo di perdersi tra le dune e morire.
Mangiava perché sapeva che ormai erano solo sogni passati. Mangiava perché sapeva che probabilmente quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio.
Mangiava, e a mala pena si accorse che il suo padrone gli si era avvicinato, per dargli una bella notizia: niente carri questa volta. Avrebbe avuto un cavaliere.
Mustang sentì che lo avrebbe odiato fino alla fine del viaggio.

 

Due ore dopo, Mustang si bloccò all’improvviso, la sabbia che scendeva a rivoli intorno ai suoi zoccoli, il sole rovente a incorniciarli come fossero stati uno dei Re Magi e il suo nobile destriero- guerrieri di tempi andati.
“Scendi”
Calibano strabuzzò gli occhi: “Eh?”
“Ho detto scendi, sei pesante e sono stanco morto e odio questo deserto di merda. Scendi e continua da solo, e lasciami morire in pace”
“Suvvia Mustang, quanto sei melodrammatico! Tempo una giornata o due e saremo di nuovo in mezzo alla civiltà, a bere succo ghiacciato e…”
“Lo dici da una settimana e siamo ancora in mezzo a questo cazzo di deserto. Ormai piscio sabbia. Scendi!”
“Ma che razza di linguaggio! Mustang, smettila di fare il catastrofico e prosegui lungo la via”
“Ti ho detto di scendere, fottuto asino! Scendi!”
“Non scendo! Quando mai si è sentito di un destriero che lascia a piedi il proprio cavaliere, Mustang? Comportati come si confà alla tua stirpe!”
“Quando mai si è sentito di un asino su un cavallo? Anche tu hai gli zoccoli, quindi scendi da lì e fattela a piedi come tutti i cavallidi di questo mondo”
“Si dice equini, signorino, e comunque…” Mustang cominciò a dare sgroppate così forti che Calibano, già in precario equilibrio per via della sua natura asinina, cadde tra la sabbia e rotolò per un bel pezzo.
“Potevi uccidermi!” gridò l’asino, visibilmente sconvolto.
“Che peccato” fece Mustang, con tono sarcastico.
“Non usare quel tono con me, caro il mio destriero! Sono laureato io, sai? Un po’ di rispetto!”
“Sarai anche laureato, ma sei riuscito a farci perdere, tutti e due” disse Mustang.
Calibano si grattò la testa con lo zoccolo: “Non era a me che era stata affidata la guida della carovana. Come potevo mai immaginare che saremmo stati attaccati dai banditi e che avremmo dovuto contare solo su noi stessi per uscire dal deserto?”
“Trasportavamo seta, idiota. Sai quanto vale la seta in Europa? E tu saresti laureato?” esclamò Mustang, le cui gambe tremavano così forte da produrre un sonoro schiocco ogni volta che le ginocchia si scontravano.
“Sono un letterato, un uomo di studi, non un mercante! E comunque…Mustang?”
Mustang si era accasciato a terra. Calibano cominciò a spaventarsi: sapeva abbastanza sulle abitudini equine da sapere che quando un cavallo è a terra è perché difficilmente si rialzerà.
L’asino si rialzò a fatica e trotterellò vicino al compagno. ”Amico” disse, cercando di mantenere la calma “Non te ne andare, eh? Non puoi lasciarmi qui da solo. Non puoi mollare così, rialzati. Dai…”
Calibano cercò di scrollare l’amico col muso, dandogli dei colpetti sulla schiena e sul muso. Mustang aveva il respiro affannoso e gli occhi chiusi, mentre perline di sudore gli ricoprivano la criniera nera, ormai stopposa e piena di nodi.
“Non morire, Mustang, non morire…non puoi abbandonarmi, devo ancora darti metà della paga…” ragliò Calibano, disperato.
“E come pensi…di pagarmi…se non hai…più niente…” cercò di dire il cavallo, la voce che si abbassava sempre di più.
“Posso trovare un modo, ho sempre un cervello prodigioso, no? Ma tu devi restare sveglio, amico mio” disse Calibano.
Mustang fece un suono a metà tra una risata e un colpo di tosse. Aprì gli occhi e si volse leggermente verso il compare: “Addio, asino.” La sua testa ricadde pesantemente sulla sabbia e i suoi occhi si chiusero.
“No, Mustang, no…Svegliati! Svegliati! Mustang! Hi-ho! Hi-ho!” Calibano ragliò e ragliò, ma il suo amico rimase immobile, sordo a qualsiasi richiamo. Calibano non riusciva a crederci.
“Non è possibile, no…Aiuto! Qualcuno mi aiuti!” Ragliò e ragliò disperatamente al cielo, al deserto, nella speranza che qualcuno lo udisse. Ragliò e ragliò fino a perdere la voce, mentre il suo grido di aiuto si disperdeva, udito solo dalla sabbia e dal vento.

Calibano stava facendo una cosa che non considerava molto consona: stava bevendo l’acqua della fontana di fronte alla basilica di San Pietro. Considerato il viaggio che aveva compiuto, però, si sentiva più che giustificato.
“Hai finito di bere come un cammello?”
Calibano si girò verso l’amico, che lo stava guardando con aria di disappunto.
“Mi stavo solo rinfrescando la gola” disse, trotterellando verso di lui.
Mustang guardava la fontana che scintillava al sole del mattino: “Non voglio più vedere dell’acqua in vita mia” sentenziò.
“Suvvia, se non avessi bevuto acqua, nel deserto, saresti morto” rispose Calibano, con tono ilare.
“Ah, intendi quella volta che ti sei messo a ragliare come un pazzo e ti sei fatto sentire dagli stessi banditi che ci avevano assalito la prima volta? Preferivo restare ad agonizzare” fece Mustang, caustico.
“Siamo comunque riusciti a fuggire alle loro grinfie, se ben ricordo” puntualizzò l’asino.
“ Resta comunque il fatto che non voglio più vedere dell’acqua in vita mia: è l’ultima volta che ti seguo su una nave” ribattè il cavallo.
Calibano sorrise, al ricordo del loro viaggio attraverso il Mediterraneo: Mustang aveva passato tutto il tempo con la testa fuori dalla murata, al punto che aveva rischiato di finire in acqua una volta o due.
“Bene, siamo a Roma, il tuo sogno si è avverato. E adesso?” chiese il cavallo all’amico.
“Adesso non saprei: credo che per un po’ mi godrò la città. Ci sono così tante cose da scoprire…” disse, guardandosi intorno con aria sognante.
“E poi?” incalzò Mustang.
“E poi non lo so…Carpe diem, Mustang!” rispose tranquillo il compare.
Il cavallo scosse la testa, rinunciando a capire il linguaggio astruso dell’amico.
“In ogni caso…io ho ancora bisogno di un destriero” disse Calibano, con aria vaga.
Mustang lo guardò: ”Se vuoi che rimanga con te, basta chiedermelo” disse con sguardo penetrante.
“E comunque camminare un po’ non ti farà male”.
Calibano lo guardò supplichevole: ”Rimani con me, amico mio?” chiese, con una vocina sottile sottile.
Mustang sbuffò: ”Solo se mi aumenti la paga” disse alla fine.
“Ti ricordo che non ho ancora un modo per guadagnarmi da vivere” fece Calibano.
“Non avevi detto che avresti usato il tuo cervello prodigioso? Allora usalo” disse il cavallo.
“Infatti, infatti…ho un’idea. Farò lo scriba” decise, allegro.
“Perché, riesci a scrivere con quegli zoccoli?” disse Mustang, caustico.
“Mio caro amico quadrupede, il fatto che io non abbia i pollici opponibili, non significa che non sappia sfruttare quelli degli altri” disse l’asino.
“Allora perché fare lo scriba?” chiese l’altro.
“Per Maometto, Mustang, uno scriba è un letterato! Un poeta! Un maestro nell’uso delle parole!” esclamò Calibano, scandalizzato.
“Ah. Pensavo che scrivesse e basta”
“No, non scrive e basta”
Continuarono a discutere, il cavallo che portava in groppa l’asino, mentre si allontanavano in cerca di nuove avventure tra i vicoli della Città Eterna.

Sei mesi dopo
“Come sarebbe a dire che vuoi attraversare l’Atlantico?”

 

Racconto di Rolly Stardust.
Non copiare senza il permesso dell’autrice.
I trasgressori saranno perseguiti a norma di legge.

Animali Fantastici Book Tag

Sta per finire il mese, non ho fatto nessuno dei post che mi ero ripromessa di fare e con Reckless sono a un punto morto. Meglio che mi consoli con un bel book tag, va!
Questo in particolare l’ho trovato su The BooksCatcher e mi ha ispirato subito (vi ricordate che il tema del mese è proprio Animali Fantastici, sì?)
Quindi sotto con le domande!

 

 

Asticello (Bowtruckle)

Creatura custode degli alberi, è immensamente difficile da riconoscere, essendo piccolo (l’altezza massima è di venti centimetri), ed è apparentemente fatto di corteccia e legnetti, con due piccoli occhi marroni.9706741

Il libro più piccolo che possiedi.

Ho una gatta sulle gambe, quindi non mi va di andare a controllare: a memoria, direi Odd e il Gigante di Ghiaccio di Neil Gaiman, un centinaio di pagine scarse, ma una delle letture più belle di Gaiman!

Celestino (Billywig)

È un insetto originario dell’Australia, è lungo circa 1,2 centimetri e di un vivace blu zaffiro; le sue ali sono fissate in cima alla testa e girano molto in fretta e all’estremità del corpo reca un lungo pungiglione sottile. Chi è punto da un Celestino soffre di vertigini seguite da levitazione.8732822

Qual è, secondo te, una lettura “leggera”?

Ti dico Il Re dei Ladri di Cornelia Funke, un libro per ragazzi che mi ha appassionato moltissimo, tra ladruncoli, una giostra magica e i canali della più bella città del mondo.

Demiguise

Vive in Estremo Oriente, ma è molto difficile da trovare, perché è in grado di rendersi invisibile quando minacciato. Riesce a prevedere ciò che avverrà entro breve tempo e, quindi, per catturarlo si consiglia di non essere prevedibili.29512337

 

Quale libro ti ha colpito, perché gli avvenimenti presenti nella storia ti hanno colto di sorpresa?

Non ho dubbi su questo: Red Rising di Pierce Brown. Generalmente sono piuttosto brava a indovinare dove andrà a parare l’intreccio e anche il genere di avvenimenti che mi devo aspettare da un dato libro, ma questo mi ha spiazzato dall’inizio alla fine. Assolutamente geniale.

Erumpent

L’Erumpent è una grossa bestia grigia africana di grande potenza. Il suo corno può perforare qualsiasi materiale e contiene un fluido mortale che provoca l’esplosione di qualsiasi cosa venga trafitta.18188880

Qual è un libro che ti ha segnato profondamente (positivamente o negativamente)?

Ce ne sono un po’, ma uno di quelli che mi ha segnato di più, e che da bambina era uno dei miei preferiti è Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda. L’ho riletto non so quante volte, piangendo irrimediabilmente sul finale.

Graphorn

Grosso, di un viola grigiastro, con la gobba, ha due corna molto lunghe e affilate, cammina su grosse zampe dotate di quattro dita ed è d
i natura estremamente aggressiva. È un animale molto raro.9707201


Hai un’edizione che non si trova più in giro?

A parte tutta la saga di Harry Potter nella prima edizione, ho una vecchissima edizione di La Storia Infinita di Michael Ende, di quelle che avevano il testo in due colori diversi, rosso e verde. E’ talmente vecchia (e talmente riletta), che tra un po’ cade a pezzi!

 

 

 

 

Occamy

L’Occamy è una bestia piuttosto schiva, ma diventa aggressiva nei confronti di tutti coloro che gli si avvicinano, soprattutto in difesa delle sue uova, dal guscio fatto dell’argento più puro e liscio; inoltre, è in grado di occupare qualsiasi tipo di spazio.1482132

Un libro che leggeresti in qualunque situazione.

Eh. Harry Potter, banalmente. Ogni momento è buono per ricominciare la saga!

 

 

 

Purvincolo (Murtlap)

Questa creatura è simile a un topo ed è abbastanza aggressivo. Anche se non è molto bello, le appendici che ha sulla schiena – simili a un anemone di mare -, se messe in salamoia e mangiate, accrescono la resistenza a incantesimi e maledizioni.9646927

Qual è un libro che hai imparato ad apprezzare durante la lettura?

Incredibilmente, direi Hyperversum di Cecilia Randall. Le prime cinquanta pagine o giù di lì sono un specie di sofferenza, ma dopo l’ho amato alla follia e non vedo l’ora di leggere il nuovo capitolo della saga!

 

 

Snaso (Niffler)

Soffice, nera e dotata di un lungo muso, questa creatura sotterranea ha una predilezione per tutte le cose luccicanti.

L’edizione più appariscente che possiedi.

Di nuovo, vado a memoria e dico Tutto Sherlock Holmes, il mammuttone dei racconti di Conan Doyle sul mio investigatore preferito: è enorme, è giallo ed è morbido. Più appariscente di così!

 

 

 

Tuono alato (Thunderbird)

Il Tuono alato è un grande uccello, nativo dell’Arizona, che grazie a un battito d’ali riesce a provocare una tempesta e che riesce a percepire il pericolo. Una delle case di Ilvermorny porta il nome di questa creatura fantastica. (E’ la mia casa <3)13612830

Un libro che sconsiglieresti, da cui vorresti mettere in guardia i lettori.

L’ombra del torturatore di Gene Wolfe. Io davvero non capisco come faccia a piacere un libro del genere, ed è anche stato premiato! Ed è piaciuto a Gaiman! Ma come diamine è possibile?

 

 

Velenottero (Swooping Evil)

Un po’ farfalla un po’ rettile, il Velenottero vive nel suo verde bozzolo, ma quando dispiega le ali diventa irresistibile. Risulta imbattibile per cancellare i brutti ricordi.10305165

Qual è il libro di cui non ti ricordi il finale o alcuni passaggi?

Mea culpa, ho dei vuoti su praticamente tutta la saga di A Song of Ice and Fire (mi rifiuto di chiamarla Game of Thrones, cavolo!). La ricomincio periodicamente sperando di ricordarmi qualcosa, ma mi fermo sempre ai primi due tre, con il risultato che da La regina dei Draghi in poi è tutto un enorme buco nero ç_ç

Finito! Vi ispira questo tag? Naturalmente siete tutti taggati e liberi di farlo se volete! Fatemi sapere le vostre risposte! 

Sacerdotesse di Avalon

Ciak, si gira! – Animali Fantastici e dove trovarli

Tan tan tanananan, tan tan…tan!

 

 

E’ mai possibile che mi stavo mettendo a piangere già al logo della Warner Bros.?

Come forse non avrete mancato di notare, quando si parla di Harry Potter divento emotiva e il mio cervello comincia fare tanti bei crack. Evidentemente ho qualche problema.

In ogni caso, sono andata a vedere il nuovo capitolo della saga sul Mondo Magico (ormai per me è così che si chiama) con la Sister, drappeggiate nelle nostre magliette di Hogwarts (Serpeverde per me, Tassorosso per lei) (la strana coppia). Eravamo eccitatissime, e, devo dire, non siamo rimaste deluse.

Per chi non la sapesse già, breve riassunto del film (senza spoiler): è il 1926. Mentre nel mondo Babbano cominciano a profilarsi le idee che porteranno al potere il partito nazista in Germania, il mondo Magico vive un’atmosfera simile con i vari attacchi di Gellert Grindelwald e dei suoi seguaci, convinti sostenitori della necessità dei maghi di uscire allo scoperto e sbarazzarsi dei Babbani una volta per tutte. Dopo aver causato parecchi problemi in Europa, Grindelwald sparisce, facendo sospettare molti di aver lasciato il Vecchio Continente.

Cambio scena: a bordo di una nave, in avvicinamento al porto di New York, sta un giovane mago dalla zazzera rossa, tale Ron Weasley Newt Scamander. Con lui, una valigia a dir poco sospetta.
Il giovane Newton Artemis Fido Scamander, in giro con il suo cappotto azzurro e la sua sciarpa di Tassorosso, scende dalla nave e comincia a vagolare per New York senza una chiara meta, fino ad arrivare davanti a una banca. A quel punto succedono tre cose, più o meno in quest’ordine:

  1. Assiste a un comizio dell’Inquisizione Spagnola dei Secondi Salemiani
  2. Perde uno Snaso
  3. Scambia la valigia con quella di un aspirante pasticcere Babbano di nome Kowalsky

La Valigia. Che contiene tutti gli animali fantastici che Newt ha raccolto nei suoi viaggi.
Inevitabilmente, il Babbano apre la valigia, e alcuni animali scappano. Comincia così una caccia all’animale per New York degna dei migliori episodi di Pokemon.

Gotta catch’em all!

Sarà mica finita qui? Eccertocheno.
Mentre Newt vagola per la Grande Mela, un’oscuro essere semina il caos tra i Nomag (i Babbani), distruggendo cose e terrorizzando la città. Il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America (MACUSA), nella persona dell’inquietante Auror Percival Graves, indaga…

Che dire di questo film?
Personalmente l’ho trovato molto immaginifico: gli effetti speciali abbondano, soprattutto per mostrarci tanti, bellissimi, nuovi animali Fantastici, tutti teneri e colorati. Ho amato il Thunder Bird, uno splendido uccello gigante che causa tempeste con le ali.
La trama mi è piaciuta: è sia allegra che oscura, con la giusta commistione di momenti ironici e divertenti e di momenti spaventosi degni dei Doni della Morte. Non è neanche così scontata come potrebbe sembrare.
I personaggi mi sono piaciuti: Newt è tenerissimo, ha ancora molto da mostrare, ma già in questo primo capitolo è assolutamente adorabile, con il suo essere palesamente più a suo agio con gli animali che con gli esseri umani. Kowalski mi ha fatto morire, probabilmente il mio preferito, il Babbano sovrappeso che finisce in questo mondo fantastico, ed è impossibile non sentirsi in sintonia con lui quando spalanca gli occhi di fronte a tutte le meraviglie che si ritrova davanti.
Tina e Queenie Goldstein, una ex-Auror impacciata, l’altra svagata Legilimens, non mi sono dispiaciute, soprattutto Queenie. Solo su Tina avrei da dire: è un personaggio che non ha mostrato molto di sè, che non è ancora nè carne nè pesce, quindi non so ancora bene cosa pensare di lei. Spero che nei seguiti sia presente e si apra un po’ di più.
Per quanto riguarda la famosa comparsata di Johnny Depp (sì, c’è anche lui)…no ragazzi, non ci siamo. Non è così che mi aspettavo il suo personaggio, mi è sembrata più una poracciata che altro.
La cosa più bella, secondo me, a parte gli animali, è stata l’ambientazione: New York, anni 20. Il proibizionismo unito alla forte reclusione dei maghi, al punto di non poter neanche fare amicizia con i Babbani. Gli operai, il progresso, la difficoltà per uno straniero di approdare in America (Newt passa da Ellis Island quando arriva), un chiaro segno dell’immigrazione del tempo. Hanno unito la parte storica dei Babbani con nuove informazioni sulla comunità magica internazionale. Una cosa riuscitissima e che mi è piaciuta davvero molto.

Per concludere: mi è piaciuto? Moltissimo. Lo consiglio? Tantissimo. Inizierò un’altra maratona di Harry Potter tanta è stata forte la nostalgia? Subitissimo.

Voto: 4/5

Sacerdotesse di Avalon

Fantàsia – I segreti della foresta

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Titolo: I segreti della foresta
Autore: Erin Hunter
Data di pubblicazione: ottobre 2011
Pagine: 262
Editore: Sonda
Trama: Non c’è pace per CuorediFuoco e i suoi amici: quali mire nasconde ArtigliodiTigre? Sta davvero tramando alle spalle del Clan del Tuono per saziare la sua fame di potere? E non è l’unico a nascondere un segreto: StrisciaGrigia continua a vivere il suo amore clandestino con AcquArgentea. StellaBlu e i membri del Clan hanno dei sospetti? Per CuorediFuoco è arrivato il momento di agire: come dopo il disgelo la piena del fiume sommerge i territori dei Clan, così l’ondata di rivelazioni sta mettendo a dura prova quello in cui crede e per cui ha combattuto.

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Quando sei seduta in una scomoda panchina del pronto soccorso e sei un misero codice bianco in attesa di visita da quattro ore, che fai? Leggi, ovviamente.
Ho divorato questo libro proprio nella suddetta occasione: non avevo niente da fare, non potevo parlare e ce l’avevo in borsa da un sacco. E’ stato il destino.

Ordunque, avevamo lasciato il nostro CuorediFuoco con un amico preso in una relazione clandestina, un vice inquietante e potenzialmente traditore, un nipote combinaguai, un inverno freddissimo e letale e tante occasioni in cui guardarsi intorno e domandarsi ma a me chi me l’ha fatto fare? Insomma, la situazione è piuttosto critica.

La storia prosegue, incalzante come nei volumi scorsi: colpi di scena a non finire, guai come se piovesse, il tutto con il solito stile scorrevole e anche un po’ ironico. La cosa bella (almeno per me) è che ogni tanto vengono ripetuti, in qualche riga, avvenimenti dei libri passati, per permettere al lettore di ricordare il contesto. Visto e considerato i tempi che sono passati tra un libro e l’altro a me ha fatto molto piacere.

Come protagonista, a me CuorediFuoco ogni tanto mi sembra scemo: cose che magari per il lettore sono palesi, lui per arrivarci ci mette il suo tot di capitoli. Questo per me non è un bel segno. A parte ciò, è un gatto adorabile, meno vanitoso dei libri precedenti, più maturo e responsabile, specialmente verso Nuvolino, di cui vede perfettamente i difetti nonostante l’affetto che gli porta. E’ un guerriero, questo bel gatto fulvo, e si comporta come tale, anche se a volte questo lo porta a uno scontro interiore tra la sua lealtà al codice e la sua lealtà al Clan.

Gli altri personaggi sono adorabili, mi dispiace solo che per i cattivi sembra non esserci mai spazio: cioè, si prova a mostrare qualcosa, oltre al loro essere incredibilmente malvagi (esempio: ArtigliodiTigre viene mostrato sempre e solo con astio verso il protagonista, ma lo stesso CuorediFuoco nota quanto sia indispensabile per il Clan e quanto sia valoroso quando si tratta di difenderlo), ma personalmente ho la sensazione che non si dia il giusto spazio a questi motivi. Toh, ArtigliodiTigre un pochino, StellaSpezzata manco quello. Gli altri buoni, invece, sono carinissimi, ZampadiLava su tutti.

Ricapitolando un secondo: stile scorrevole, personaggi fantastici, storia avvincente, ambientazione fantastica (io amo il modo in cui le autrici hanno reso modi di dire umani e li hanno adattati ai gatti: le esclamazioni, la fede, il sistema di misura! Amo queste donne). Direi che è al livello dei due capitoli precedenti della saga.
Quindi, vorrei tanto sapere, cosa diavolo state aspettando! Uscite a comprarvi la saga in blocco, su!

Voto: 4/5

Fantàsia – Il ritorno nella foresta

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Titolo:  Il ritorno nella foresta
Autore: Erin Hunter
Data di pubblicazione: 2003
Pagine: 282
Editore: Sonda
Trama: Per generazioni, quattro Clan di gatti selvatici hanno condiviso la foresta rispettando il codice guerriero dei loro antenati e cacciando ognuno nel proprio territorio. Tuttavia, il feroce Clan della Tenebra minaccia di estendere il proprio dominio, costringendo il Clan del Tuono ad affrontare una battaglia per la sopravvivenza senza esclusione di colpi. Nel frattempo Ruggine, un micio d’appartamento, ha deciso di abbandonare le comodità della vita coi Bipedi, diventando così una recluta del Clan del Tuono col nome di ZampadiFuoco. E proprio un’antica profezia aveva annunciato che “solo il fuoco può salvare il Clan”…

AhaincsbcyweBYVXVha!!!!
Gatti. Foresta. Avventura. Tradimenti. Intrighi. Battaglie. SCLERO.

Ho deciso, all’unanimità, tra me, me stessa e me medesima, che questo libro è bellissimo. Sia lode al Supremo Gatto per questo.

E’ un libro per ragazzi, partiamo da questo. Quindi è semplice, scorrevole, diretto, senza troppe metafore e pensieri filosofici. Quindi qual è, qual è, vi chiederete mai, il punto di forza di questo libro al punto che una polemica e rompiscatole come Rolly possa lanciarsi in lodi sperticate e scrosci di applausi a una mano sola? La risposta -squillo di tamburi,rullo di trombe- è la trama. Ebbene sì.

La trama è, incredibilmente, ricca di colpi di scena, veloce, incalzante e tuttavia non troppo intricata. E’ semplice da seguire (per intenderci, non è Game of Thrones), e tuttavia non è scontata. C’è azione, sopratutto. Sentimenti…nì: amicizia, lealtà, desiderio di libertà, ma giusto un vaghissimo accenno di romance e qualche momento angst. Giusto per non farci mancare niente.

Un’altra cosa molto apprezzabile sono i personaggi e l’ambientazione, che in questo caso vanno di pari passo: nel senso che l’ambientazione, che è semplicemente il mondo dei nostri giorni, è tutta vista attraverso gli occhi dei personaggi, i gatti. La loro organizzazione sociale, il loro sentire, i nomi che danno ai luoghi che li circondano, addirittura il loro sistema di misura, tutto aiuta a farci vedere il mondo coi loro occhi. Ed è spettacolare.
I singoli personaggi sono tratteggiati in maniera piuttosto semplice: c’è il maestro saggio, la regina giusta, il compagno un po’ scalmanato e quello timido e pauroso, e c’è Ruggine, il protagonista, che è il solito giovane protagonista un po’ scalmanato ma buono e nobile e generoso e tutto il resto. La cosa bella è che è piuttosto vanitoso, ma non riesce a darti fastidio, visto che è un gatto!

Insomma, si tratta di una lettura veloce e piacevolissima. L’unica pecca (ebbene sì, c’è anche quella) è il finale: è un finale troppo affrettato, che lascia in sospeso molte cose, nonostante non sia un cliffhanger (cioè, non termina con un colpo di scena). A modo suo, la vicenda è conclusa, ma c’è ampio spazio per un seguito (che andrò a leggermi tipo adesso).

Voto: 4/5