Galaxy Quest – Golden Son. Il segreto di Darrow

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Titolo: Golden Son
Autore: Pierce Brown
Data di pubblicazione: Febbraio 2017
Pagine: 456 pp
Editore: Mondadori
Trama: Come la sua gente, i Rossi, Darrow è stato un minatore costretto a scavare nelle profondità del pianeta Marte a temperature intollerabili. Per dare una nuova terra alle future generazioni, credeva lui. Ma la Società che serviva l’ha tradito, nella maniera più crudele. Gli ha portato via la sua innamorata, Eo, e si è rivelata per quello che è, una casta di privilegiati che vivono di bugie e sopraffazioni. La decisione più difficile e pericolosa è ora alla sua portata: infiltrarsi tra gli Oro e diventare uno di loro, per riscattare il sacrificio di Eo e dei suoi, per portare il proprio popolo alla liberazione. “Golden Son” è il secondo volume della saga.

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May It Never Change, allthehomo: brodinsons: Guys. Seriously,...

Oh mio Dio. Oh cielo. Cosa diavolo…cosa diavolo è appena successo?

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Voi dovete capirmi. Io ho finito di leggere questo libro ieri sera e ancora sto cercando di capire cosa diavolo è successo. Cioè, cosa diav…implodo. Punto.

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Parto dall’inizio, che è meglio.
Per chi non lo sapesse, Golden Son è il secondo volume della saga iniziata con Red Rising, che narra la storia di una società fantascientifica divisa in caste (ogni casta ha un colore). Il protagonista è Darrow, un giovane Rosso, la feccia della Società, che per una serie di circostanze porta avanti un progetto di ribellione.

Ok, da qui in avanti la recensione è SPOILER per chi non ha letto il primo volume.

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Voi mi conoscete, io odio fare spoiler nelle recensioni, ma in questo caso è necessario, altrimenti non capireste davvero un tubo. Cercherò di limitarmi il più possibile.

Tornando a noi. Nel primo libro abbiamo visto Darrow trasformarsi in un Oro, vincere la competizione dell’Istituto ed entrare (letteralmente direi) nella tana del leone, diventando lanciere di Augustus, ArciGovernatore di Marte e responsabile della morte di Eo. E fin qua ok.
I problemi cominciano, però, praticamente subito: senza stare a entrare nei dettagli, Darrow subisce sconfitte inaspettate, voltafaccia, guerre civili, incredibili rivelazioni e riunioni commoventi. Il tutto condito da astuti piani e momenti di miticità.

La trama è incalzante, complessa e sorprendente: ogni due pagine c’è un colpo di scena, ma di quelli belli, non di quelli completamente senza senso alla Beautiful, per intenderci. Il ritmo è serrato, eppure c’è comunque spazio per le riflessioni di Darrow, per i suoi “flussi di coscienza”, che creano una sempre maggiore empatia con il personaggio.

Come nel primo volume, lo stile è complesso e accurato, c’è un registro piuttosto alto che garantisce epicità a tutta la saga, pur senza evitare espressioni più basse e colloquiali, quando non volgari.
I personaggi sono resi molto meglio rispetto al volume precedente, mi sembrano più approfonditi e vividi. L’ambientazione si allarga all’intero Sistema Solare, così come la ribellione si trasforma (o meglio, parte con) una vera e propria guerra civile che coinvolge l’intera Società.
Darrow si rivela, sempre di più, un protagonista estremamente machiavellico, con un asso nella manica per ogni occasione, ma nonostante ciò anche lui è preso dalla piega degli eventi, che manda all’aria molti dei suoi piani.

Questa potrebbe essere la recensione più corta della storia, ma non ho nulla di più da dirvi se non: leggete questo libro. Si mostra decisamente a livello del precedente, quindi non potete non andare avanti.

Voto: 5/5

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Telefilm che passione – Black Sails

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SONO IN LACRIME.

E’ LA COSA PIU’ BELLA CHE ABBIA MAI VISTO.

COMICS: First Look At ACTION COMICS #17 - Grant Morrison's Penultimate ...

Seriamente. Io ho già sbandierato da qualche parte il mio amore per i pirati, quindi non dovrebbe sorprendere più di tanto che io abbia amato questa serie, ma qui siamo OLTRE. Qui non abbiamo solo pirati, avventura, battaglie e spargimenti di sangue: qui ci sono i Sentimenti. Quelli veri, che toccano le corde più profonde dei nostri cuoricini di spettatori, quelli che ti uccidono da dentro e fanno colazione con il tuo intestino, annaffiato da litri delle tue lacrime amare. Signori, questa è più di una serie televisiva, è una LEGGENDA.Black Sails GIF - Find & Share on GIPHY

Ma cerchiamo di andare con ordine.
Black Sails è una serie composta da quattro stagioni in totale (sì, è conclusa), prodotta da Starz, la stessa che sta producendo anche Outlander, altro telefilm di buona qualità (mai quanto Black Sails, anche se mia madre non sarebbe d’accordo).
La storia che si propone di raccontare è, fondamentalmente, un prequel del romanzo di Robert Louis Stevenson, L’Isola del Tesoro (di cui vi ho fatto una recensione qui), ambientato circa venti anni prima degli eventi del romanzo e che spiega la genesi di quel benedetto tesoro e, soprattutto, come diavolo sia finito sepolto in quella benedetta isola.
I due protagonisti principali (lo so che è una ripetizione, ma poi capirete perchè uso questa espressione) sono quindi i due pirati che più sono coinvolti nella storia di questo ricco forziere, ossia il famigerato Capitano Flint e Long John Silver, all’inizio della serie solo John Silver. Si parla del loro incontro, del loro rapporto, delle avventure che vivono insieme, dei vicendevoli tradimenti e salvataggi, in un modo sempre più profondo coinvolgente.

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Ma non è solo questo: attorno a loro si avvicendano altre storie, altri protagonisti, altrettanto profondi e leggendari. Parlo di Jack Rackham, Charles Vane, Anne Bonny, Edward Teach alias Barbanera: i grandi che hanno fatto la storia della pirateria, quella reale. E’ incredibile come siano stati mescolati personaggi di fantasia (Silver, Flint), personaggi storici (Rackham, Teach) e nuovi personaggi originali, come Eleanor Guthrie o la prostituta Max, giusto per dirne due.
Prima ho detto che la storia ruota intorno a Silver, Flint e il tesoro, ma non è del tutto corretto. La storia narra di eventi legati alle loro vicende, ma è soprattutto incentrata su Nassau, l’isola covo dei pirati, sui personaggi che le gravitano intorno e sulla lotta per il controllo dell’isola, prima tra pirati e poi contro il cosiddetto mondo civilizzato. E’ una storia che narra della lotta di uomini e donne che non si sentono compresi (nel senso più letterale del termine) nel mondo civilizzato e lottano per cambiarlo o distruggerlo, a seconda dei casi. E’ una storia di esseri umani, ciascuno con le sue peculiarità e il suo intero universo personale, che si intrecciano e si scontrano in un ritmo che ricorda le onde dell’oceano.

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Una delle cose più belle di questa serie è la sua coerenza: a vederla sembra (e probabilmente è vero) che le quattro stagioni siano state scritte insieme, come un’unica grande storia che ha i suoi tempi e le sue svolte, e nessun successo o insuccesso di pubblico avrebbe potuto distogliere i narratori dal portarla avanti come intendevano fare fin dall’inizio. E questo hanno fatto: dritti per la loro strada, senza timore di perdere pubblico facendo scelte forse impopolari, tipo uccidendo alcuni dei personaggi più amati (e non farò spoiler qua).
Quindi più che una serie tv è una specie di romanzo a puntate, che prosegue coerente nella trama e nello sviluppo dei personaggi.
Che a proposito di personaggi: abbiamo un bel campionario, pure qua. Da personaggi di qualsiasi orientamento sessuale o quasi, a relazioni non-monogame, a schiavi neri, gente con disabilità, sono state toccate parecchie categorie di personaggi normalmente un po’ bistrattati. Ma questo fatto è solo un surplus, un’aggiunta al profondo lavoro che attori e sceneggiatori hanno fatto nel rendere i personaggi incredibilmente umani e reali: lungi da essere mostri assetati di sangue, questi pirati sono veri esseri umani, che amano e odiano con un’intensità a volte sconvolgente, e ci trascinano nel vortice delle loro emozioni (di nuovo, siamo sempre qui).
Tutte le parti tecniche sono rese in modo incredibile: i costumi, le ambientazioni, gli effetti speciali (pochi, per un’opera storica, ma ben utilizzati), la musica, Dei che musica!, sono tutti curati al dettaglio per creare un’opera che fosse la più coinvolgente possibile.

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E per finire questo sproloquio (anche se andrei avanti ore a parlare di questo telefilm), IL FINALE. Il finale è qualcosa di spettacolare, che mi ha ucciso interiormente per la quantità di lacrime che ho versato, frutto di una tensione e di un pathos che raramente ho riscontrato in una storia di qualsiasi formato, sia esso telefilm, film o addirittura libro.
Ogni fotogramma di questo telefilm è emozionante, ma l’episodio finale e quello precedente sono tra quelli che mi hanno sconvolto di più.

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Ci sarebbe ancora molto da dire su questa serie, ma concluderò dicendovi questo: guardatela. Non ha ricevuto abbastanza amore per quello che merita, per essere uno dei capolavori più incredibili del nostro tempo, per essere così piena di azione ma anche piena di poesia, per i giri incredibili che fa fare ai cuori di chiunque la guardi.
Guardatela, e cambierà per sempre il vostro modo di vedere le serie tv.

Voto: 200/5

Donne Ribelli – Donne che corrono coi lupi (2.0)

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Titolo: Donne che corrono coi Lupi
Autore: Clarissa Pinkola Estés
Data di pubblicazione: 1992
Pagine: 503
Editore: Frassinelli
Trama: Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana nonché maestra indiscussa nella ricerca della felicità per milioni di donne, ripropone in una versione ampliata, aggiornata e ricca di approfondimenti l’intramontabile capolavoro di arte, poesia, psicologia e spiritualità che, dagli anni Novanta, continua ad affascinare e influenzare intere generazioni. La Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi è la straordinaria intuizione che ha fondato una psicanalisi del femminile. E ha cambiato la vita di moltissime persone. Non meno originale è il metodo utilizzato dalla studiosa che, attraverso un lavoro di ricerca ventennale, ha attinto alle fiabe e ai miti presenti nelle più diverse tradizioni culturali, per aiutare il lettore a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un’esistenza non conforme ai bisogni più autentici e a “correre” con il proprio Sé. Barbablù, La Piccola Fiammiferaia, Vassilissa, Il Brutto Anatroccolo… Fiabe udite durante l’infanzia e trasformate, in questo testo unico e ora ancora più chiaro e completo, in magiche suggestioni per crescere interiormente.

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E’ la seconda volta che leggo questo libro e la seconda volta che ne faccio la recensione. Ho deciso di rifarla per tre ragioni: uno, mi serve per una challenge; due, ho capito molto di più da questa rilettura di quanto avessi capito qualche anno fa; tre, la vecchia recensione mi fa schifo. Ve la lascio comunque a disposizione qui, sia mai che qualcuno volesse fare un confronto.

Ho convinto il moroso a regalarmi questo libro per Yule, perchè volevo tantissimo avere una copia mia da leggere e rileggere quando avessi voluto. Ovviamente appena ottenuto non ho potuto fare a meno di rituffarmici a capofitto appena ottenuto.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un saggio (quindi non un romanzo) che si potrebbe catalogare come psicologia, ma non è solo questo: è un testo profondamente poetico sulla psiche umana, in particolare quella femminile, e su una parte di essa che l’autrice definisce La Donna Selvaggia.
Chi è questa Donna Selvaggia? Cosa ci fa nelle nostre teste e nei nostri cuori? Cosa vuole, come agisce?
E’ presto detto: la Donna Selvaggia è la parte più vicina all’anima che c’è in ogni donna. E’ quella parte che ci fa alzare in piedi invece di strisciare per terra, quella che ci aiuta a gridare la verità invece di rimanere in silenzio, quella che ci fa andare nei boschi a piedi scalzi, che ci fa tuffare le mani nella terra nuda, invece di rimanere sedute composte e sorridenti. E’ la parte più vera dell’anima di una donna.
In questo libro, la Estès ci parla di lei, e a lei, tramite una serie di fiabe e storie, che vengono poi sviscerate e analizzate dal punto di vista psicologico: ci porta a conoscere tutta una serie di personaggi della psiche, alcuni saggi e meravigliosi, come La Loba, la Donna-Scheletro, Baubo, e altri spaventosi, come il predatore naturale, il Diavolo.
Tramite fiabe popolari come Barbablu, Il Brutto Anatroccolo, La Piccola Fiammiferaia, l’autrice ci porta in un viaggio nei meandri più oscuri e misteriosi della psiche, alla ricerca della nostra parte più vera, dei modi per comunicarci e per non lasciarla andare una volta trovata.
Questo libro è ricco di intuizioni, di poesia, di magia, ma attenzione: non leggetelo tutto d’un fiato. A parte il fatto che non ce la fareste (come libro è estremamente denso), non è neanche consigliabile: per assimilare a dovere ogni concetto, ogni strada, ci vuole tempo e pazienza. Non stupisce che sia diventato oggetto di studio: ogni volta che lo si rilegge si capisce qualcosa in più.
Ma è un libro che possono leggere solo le donne? Assolutamente no: a parte il fatto che determinati aspetti della psiche sono universali, e quindi anche gli uomini possono trarre un grande beneficio da questa lettura, una maggiore comprensione dell’universo Femminile, al di là di trucchi e merletti, può aiutare molto i nostri amici non solo nel saperci meglio prendere, ma anche nella propria comprensione. Inoltre, è presente un capitolo dedicato proprio all’Uomo Selvaggio che consiglio a qualsiasi uomo di leggere.
Questo libro si fonda soprattutto s un concetto, che io ho fatto mio e che mi ha influenzato notevolmente da quando l’ho capito, come se fosse qualcosa che già sapevo: le storie cambiano le persone. Sono una specie di medicina per l’anima, e la storia giusta al momento giusto può fare miracoli. Non solo, ma ogni storia racchiude in sè un tesoro profondo, celato agli sguardi distratti. Vale sempre la pena scavare un po’ per trovarlo.
Per concludere, questo è uno dei libri più belli che abbia mai letto in vita mia, con contenuti che ritengo universali e preziosi, e pertanto che consiglio vivamente la lettura (e la rilettura) a chiunque.

Voto: 5/5

Galaxy Quest – Red Rising. Il canto proibito

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Titolo: Red Rising
Autore: Pierce Brown
Data di pubblicazione: Aprile 2016
Pagine: 402 pp
Editore: Mondadori
Trama: Darrow ha sedici anni, vive su Marte ed è uno dei Rossi. La casta più bassa, minatori condannati a scavare nelle profondità del pianeta a temperature intollerabili, rischiando ogni giorno la propria vita. Ma Darrow sa di farlo per rendere abitabile la superficie di Marte, per dare una terra alle nuove generazioni. E a ripagarlo dei sacrifici c’è l’amore per Eo, bellissima e idealista. Finché un giorno i due innamorati sono sorpresi a baciarsi in un luogo dove non avrebbero dovuto, sono processati e condannati da un giudice appartenente alla casta degli Oro, la classe dominante. E mentre Eo riceve le frustate di punizione, la sua voce si scioglie in un canto dolcissimo, un canto proibito di rivolta e speranza, lo stesso canto che era costato la vita al padre di Darrow. E ora costerà la vita a Eo.

 

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OH MY GOD.

Sto fangirlando tantissimo.

Voi sapete che io difficilmente apprezzo i libri di fantascienza pura, quindi quando ho visto che il libro era ambientato su Marte ho storto un po’ il naso. Ho cominciato a leggerlo su consiglio della Madre (che, di nuovo, è tornata a casa e me l’ha tipo lanciato in braccio, urlandomi E’ BELLISSIMO!) (Ciao mamma), ma ammetto che ero leggermente scettica. Sono felice di annunciarvi che sono stata smentita e QUESTO LIBRO E’ BELLISSIMO.

Red Rising narra dell’ascesa (non potrei usare una parola migliore per descriverla) del giovane Darrow, un sedicenne, la cui dura vita da Rosso, la bassa manovalanza della Società, ha reso un uomo prima del tempo.
Darrow è duro, cocciuto, pieno di energia repressa e di realismo. Vive nella profondità di Marte, dove, insieme agli altri Rossi, scava per portare alla luce l’helius-3, il prezioso minerale necessario alla terraformazione di Marte. Darrow scava, giorno dopo giorno, convinto che, anche se la sua è un’esistenza dura e miserabile, il suo lavoro servirà a salvare l’umanità da una Terra morente, e a riscattare i Rossi, considerati l’ultima ruota del carro in quella Società di Colori.
Darrow vive relativamente tranquillo, con la sua famiglia, sua moglie Eo, i suoi fratelli, fino al giorno in cui lui e Eo vengono sorpresi in un luogo riservato alle caste più alte.
Per tale disobbedienza, i due vengono condannati alla frusta, ma, quando è il turno di Eo, la voce della ragazza si alza in un canto dolcissimo e proibito. Un canto che per lei significa morte.
Comincia così l’odissea di Darrow per vendicarla, un lungo processo che lo porterà a indicibili sofferenze, a una guerra per il potere e, soprattutto, alla scoperta delle menzogne che gli sono state tenute nascoste per tutta la vita…

Quando la Sister mi ha chiesto di cosa parlasse questo romanzo, ho risposto lapidariamente: “Hunger Games su Marte”. E di fatto è così: non posso spiegarvene il motivo senza fare spoiler, quindi dovrete fidarvi e basta.
La trama è un colpo di scena dietro l’altro: la verità sul mondo di Darrow, il piano della resistenza, i colpi di genio del ragazzo all’interno della guerra delle Case, i continui tradimenti e voltafaccia…non c’è niente di scontato. Chi mi conosce bene sa che ormai è difficile che una trama riesca a sorprendermi davvero: Red Rising c’è riuscito, e questo è il complimento migliore che posso fargli.
I personaggi sono un po’ così: Darrow è eccezionale, magnificamente sfacciato e arrogante, forse un po’ poco credibile per un sedicenne, mentre gli altri difficilmente lasciano qualcosa. E’ un peccato, considerato che in molti ci sono dei guizzi che avrebbero potuto renderli memorabili.
Lo stile è fantastico: non è semplice e lineare, è a volute, un po’ spezzato, quasi grezzo, ecco. E’ la sensazione che mi ha dato mentre leggevo, come un sospiro che si interrompe bruscamente. Ma tiene avvinti alle pagine, e fa immergere nella storia magnificamente.
L’ambientazione è particolare, anche se suono un po’ di già visto: si para di una società divisa in caste, dove ogni casta è contrassegnata da un Colore specifico. Manco a dirlo, i capi di tutto sono gli Oro.
Per concludere brevemente, trovo che sia un ottimo distopico, con uno stile di scrittura un po’ d’altri tempi (mi veniva da pensare ai romanzi degli anni Settanta o giù di lì, ma potrei sbagliarmi), con una trama mozzafiato e un protagonista carismatico e complesso che ho adorato dall’inizio alla fine.
Manco a dirlo, non vedo l’ora di leggere il seguito.

Voto: 5/5

Telefilm che passione – Gravity Falls

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Ed eccoci di nuovo qui, a Telefilm che passione! Quest’oggi non parleremo di un telefilm vero e proprio, bensì di una serie animata che oserei definire eccelsa: Gravity Falls.

 

Non è una sigla bellissima?

Gravity Falls è una serie animata di Disney Channel, e si compone di due sole stagioni di venti episodi l’una. Non vi lasciate ingannare dall’emittente: personalmente l’ho trovata di altissimo livello, pur essendo rivolta a dei bambini barra ragazzini. A parte per la qualità in sè dei disegni e del montaggio, che personalmente trovo fantastica, è soprattutto la trama a colpire.
I protagonisti sono Mabel e Dipper Pines, due fratelli gemelli di dodici anni: lui è curioso, testardo, impacciato, serio e affascinato dai misteri, mentre lei è esuberante, ottimista, sempre colorata, allegra e completamente fuori di testa. I due vengono mandati dai genitori a trovare il loro prozio nella cittadina di Gravity Falls, nell’Oregon, luogo dove accadono spesso e volentieri avvenimenti inspiegabili e a volte ai limiti dell’assurdo. Le puntate sono all’apparenza slegate, ma man mano che si procede nella serie si vede come tutto sia legato da un filo conduttore che ogni tanto esplode in modi che definirei senza dubbio epici o quasi.

La trama, poi, riserva sempre qualche sorpresa che non ti saresti mai aspettato, ed è incredibile come sia curata nei dettagli. E’ bellissimo anche lo spazio riservato ai vari personaggi: Dipper e Mabel con il loro rapporto, ma anche il prozio Stan e i suoi misteriosi segreti, Soos, Wendy e il suo rapporto con Dipper, per non parlare di tutti gli altri straordinari personaggi che popolano la valle, alcuni veramente assurdi.

Sono due in particolare, però, che ho trovato particolarmente bene fatti, posto che comunque sono tutti straordinari e ben poco stereotipati: mi riferisco a Mabel Pines e all’antagonista principale della serie, Bill Cipher.

Parlando di Bill, è un cattivo con i controcosì: malvagio, pazzo, sarcastico, manipolatore, imprevedibile e senza scrupoli. E’ il più Cattivo di tutti i Cattivi che mi sia mai capitato di vedere. E poi è un triangolo.

Come cattivo Bill è straordinariamente ben fatto: è spaventoso (perchè lo è, fidatevi) nonostante il suo aspetto tutto sommato tranquillo: voglio dire, è un triangolo giallo, santo cielo! Chi è che ha paura di un triangolo giallo? E invece dopo aver visto la serie penso che sarete fortunati se non lo sognate di notte. Tra parentesi, io lo shippo tantissimo con Dipper (umanizzati e adultizzati, chiaramente) perchè si vede bene che, nonostante si odino profondamente, Bill ha comunque per Dipper un certo rispetto, nonostante tutto.

Mabel, invece, è un altro discorso. Generalmente le ragazze rispondono a determinati stereotipi nei cartoni animati: c’è la figa, la timida, la guerriera, la solare, ecc. Ecco, Mabel non si riesce a ricondurre a nessuno stereotipo: tutti i personaggi di Gravity Falls, per quanto profondi e originali, rispondono a un qualche archetipo di fondo, ma lei sfugge a quasi tutti. E’ solare, sì, ma in un modo totalmente fuori dagli schemi: è semplicemente, assurdamente se stessa, sia che stia giocando con il suo maialino Waddles (Waddles, non Dondolo, per l’amor del cielo, sembra l’ottavo nano), che stia aiutando suo fratello nello scoprire qualche mistero, organizzando qualche festa pazza o provandoci con l’ennesima cotta. A questo proposito, credo che tutte le ragazze dovrebbero imparare da Mabel nell’approccio ai ragazzi: è strano, ma se non altro rimarrete impresse nella mente di chiunque per molto tempo, e poi è divertente.

In sostanza: si tratta di una serie dedicata ai ragazzini, ma che anche gli adulti possono amare alla follia. Oltretutto, mi dicono che se siete fan di Twin Peaks e simili, questo cartone non ve lo potete perdere.

Voto: 5/5

Fantàsia – Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu

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Titolo: Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu
Autore: Walter Moers
Data di pubblicazione: Settembre 2000
Pagine: 702 pp
Editore: Salani
Trama: Le avventure del capitano Orso Blu, nato (forse) dalla schiuma di un’onda, in un mondo in cui tutto è possibile, tranne la noia: nel continente di Zamonia, dove l’intelligenza è una malattia contagiosa e le tempeste di sabbia sono quadrate, dove in ogni situazione idilliaca è in agguato un pericolo, dove abitano tutti quegli esseri solitamente banditi dalla vita d’ogni giorno. E dove il prof. dott. Abdul Noctambulotti può aprire una scatola di sardine con la sola forza del cervello. Un “fantasy” che fonde immaginazione straripante e ironia demenziale con profondità e raffinatezza di stile.

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Ma lol.

Era da molto che non leggevo un libro così immaginifico! Per certi versi ricorda un po’ “La Storia Infinita”, che è tipo uno dei miei libri preferiti (ma và?), ma più assurdo e ironico.

La storia narra delle tredici vite (e mezzo) di Orso Blu. Che è, guarda caso, un orso blu. E siccome ogni orso blu ha ventisette vite, lui ci narra esattamente la metà. Ma più che la metà sembrano il doppio, per quante gliene capitano!
Devo dire che Orso Blu è un protagonista tutto particolare: è orgoglioso, mangione, sconsiderato, intelligente e ha un dizionario enciclopedico stampato in testa. Già così avete una vaga idea di che tipo avete davanti.

Non si tratta di un capolavoro di alta letteratura, sia chiaro. Se vi aspettate una trama solida, introspezione psicologica approfondita e relazioni tra personaggi ben indagati, cambiate libro. Si tratta pur sempre di un romanzo per ragazzi.
Però se quello che volete è fantasia a volontà, avventura, suspance e anche qualche sghignazzo, è il libro che fa per voi. La storia è un susseguirsi di avventure nei posti più strani, di incontri con strani esseri e di pericoli in luoghi mozzafiato come le Montagne Oscure, il Deserto Dolce e l’Isola dei Ghiottoni. C’è più di un momento dove l’attesa di capire cosa succede al nostro eroe ci lascia letteralmente con il fiato sospeso (la parte più emozionante? Il duello di bugie. Vi dico solo questo: io tremavo.)

Lo stile è molto ironico, con un sacco di onomatopee caratteristiche, e molto diretto, pur con qualche divagazione del caso. Interessante la scelta di inserire, come spiegazione, delle simil-voci enciclopediche nel racconto, che all’inizio sembrano essere delle note a sè, ma poi si scoprono essere parte esse stesse del racconto. Ripeto, non aspettatevi introspezioni psicologiche di altissimo livello.

I personaggi sono tutti matti da legare, ma alcuni sono simpatici, altri insopportabili e altri ancora si finisce con l’amarli alla follia: anche in loro l’introspezione psicologica lascia a desiderare, ma sono chiari e con contorni precisi, pur trattandosi di creature tra le più bizzarre (O 16, per farvi un esempio, una cattiva idea che vive nel cervello di un gigante. Sì, avete capito bene).

Per concludere (in breve, che mi sta calando la palpebra): lo trovo un ottimo libro per ragazzi, adatto a chi ama il genere fantasy nel senso più puro del termine.

Voto: 5/5

Brividi di terrore – Il figlio del cimitero

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Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: 2008
Pagine: 344 pp
Editore: Mondadori
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni della signorina Lupescu. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. La signorina Lupescu una belva dai canini affilati. E la signora Owens è morta secoli fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all’omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l’hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Signora sul cavallo grigio sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l’amicizia dei suoi simili, ma anche l’impazienza di un coltello che lo aspetta da quattordici lunghissimi anni…

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OMMIODDIO. Questo libro è bellissimo. Punto.
Sono tentata di scrivere la recensione più corta della storia. Conterebbe solo tre parole: LEGGETE. QUESTO. LIBRO. In caps lock e con i punti.
Chi mi conosce sa che io non amo Gaiman: io lo venero. Ho il suo santino sul mio personale altare dedicato agli scrittori a cui un giorno vorrei stringere la mano (o tenere la borsa, è uguale). Ed è tipo in cima, uno, massimo due gradini sotto il Professore (sempre sia lodato). Ciononostante, non mi aspettava che questo libro mi avrebbe avviluppato così tanto. In questo momento mi sento come una che ha avuto la notte più fantastica della sua vita con un perfetto/a sconosciuto/a e si fosse appena svegliata da sola nel letto. No wait, torna qua! Dobbiamo passare al secondo round!

Questo libro è magistrale. Sì lo so, è un libro per ragazzi, quindi vi direte “Cosa ci sarà mai da sbraitare? Bello quanto vuoi, è pur sempre per ragazzi”. E INVECE NO. E’ allo stesso livello di alcuni dei migliori romanzi per adulti. Ha toccato praticamente ogni fibra del mio corpo, cosa che non mi capitava da un po’, oltretutto, e sono ancora nel vortice.
Lo stile è perfetto, non saprei in che altro modo definirlo: l’esatto numero di parole, non una di più, non una di meno, tutte quelle giuste al posto giusto. Gaiman è capace di tenere il mistero, la suspance e il terrore senza essere ridondante (cosa che vedo accadere un po’ troppo spesso) e nello stesso tempo di mostrare il sentire dei suoi personaggi in modo preciso, che ti colpisce al cuore.
I personaggi sono strepitosi: in particolare Silas, il misterioso tutore, e incredibilmente il piccolo protagonista Nobody. Silas è un vampiro (sì? No? Non è mai detto esplicitamente) ma è misterioso senza essere una macchietta, affascinante e stoico. E Bod crescendo è sull’onda per essere come lui, quindi wow. Anche gli altri personaggi sono belli, mostrati a sprazzi ma chiari e precisi. Forse i signori Owens potevano avere una parte maggiore, un po’ assenti per essere i genitori di Bod.
La struttura del romanzo è un po’ particolare: praticamente è una raccolti di racconti incentrati su Bod, ma comunque collegati tra loro a creare un vero e proprio romanzo. C’è un filo di fondo, ma si vede che non è un’opera totalmente organica. Comunque personalmente non l’ho trovato un difetto, anzi: tutto ruota intorno alla crescita di Nobody e agli strani personaggi del cimitero.
Il finale l’ho trovato commovente: giuro che stavo per mettermi a piangere. Una degna conclusione dell’intera storia.
Insomma, che state a fare ancora lì? Andate a leggerlo! Ora!

Voto: 5/5