Fantàsia – Rebel. Il deserto in fiamme

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Titolo: Rebel – Il deserto in fiamme
Autore: Alwyn Hamilton
Data di pubblicazione: Ottobre 2015
Pagine: 270 pp
Editore: Giunti
Trama: Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento.
Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

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Tanto per cominciare, vi dico che sto scrivendo dal passato.

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Questo libro l’ho letto per il GdL degli Sniffa-Inchiostro, ma ho bruciato le tappe (mea culpa ç_ç) e l’ho finito prima del 30 (che dovrebbe essere oggi. O ieri. C’è un problema di Tardis, qui). Indi per cui, ho scritto la recensione e l’ho messa in stand-by fino a oggi (che non so più che giorno è).

Detto ciò, passiamo al libro.

Amani è una ragazza del deserto. Sabbia, afa e omaccioni misogini le fanno un baffo. Spara come un cow-boy professionista, non saprebbe stare zitta neanche se ne andasse della sua vita e picchia malvagissimo. E’ praticamente la mia donna ideale.

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La nostra donna del deserto non ne può più di questa vita grama. Vuole fuggire, andarsene dal suo misero villaggetto ai confini del Niente più totale, verso la capitale del Sultanato, la zia ricca e una nuova vita. Nel tentativo di fuga incontra Jin, un misterioso aitante straniero. Ed è subito amore associazione a delinquere.
Jin, però, è legato a doppio filo alla ribellione del Principe Ahmed, figlio del Sultano, e trascina Amani in una avventura fatta di inseguimenti, magie, esseri straordinari e soprattutto tanta sabbia.
Per essere un romanzo d’esordio, Rebel è straordinariamente ben fatto. Ha le classiche dinamiche romantiche degli Young Adult: lei è forte e coraggiosa, lui è misterioso (lui è sempre misterioso, fateci caso), insieme fanno scintille e scorrono brividi nelle parti basse (e non di freddo, siori e siore!).

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Se per quanto riguarda i personaggi non siamo di fronte alle figure più originali di sempre, per quanto fatti bene, è l’ambientazione a farla da padrona: il deserto di Miraji è un luogo ostile, con creature pericolose e individui ancora più pericolosi, ma nasconde luoghi di una bellezza rara. Tutto il mondo sembra studiato con cura, e anche se tutta la vicenda si svolge nel Miraji vengono nominati altri luoghi, lontani ed esotici, ricordati nell’accento di qualcuno, evocati nei ricordi di Jin, nel passaggio di stranieri e mercenari in una terra già difficile in cui vivere.
La trama è piena di azione: dinamiche romantiche a parte, si susseguono avvenimenti, fughe rocambolesche, combattimenti audaci e rivelazioni inattese, il tutto praticamente senza un attimo di respiro. E’ un libro breve, ma talmente ricco che ti gira ancora in testa dopo giorni.
Anche lo stile aiuta: è semplice, diretto, scorrevole e piacevole, senza troppi giri di parole. Di quelli che piacciono a me.
Che altro dire? Mi è piaciuto moltissimo e non vedo l’ora di leggere il seguito. Andate e leggetelo!

Voto: 4/5

Fantàsia – Il sangue dell’Olimpo

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Titolo: Il Sangue dell’Olimpo
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Pagine: 484  pp
Editore: Mondadori
Trama: L’equipaggio della Argo II, la nave volante guidata dai semidei greci e romani, non è ancora riuscito a sconfiggere la minaccia più temibile: la divina Gea e il suo esercito di giganti. Ad Atene la Festa della Speranza è alle porte, e la perfida dea della Terra ha intenzione di celebrarla in grande stile: sacrificando due semidei per tornare in vita. Percy Jackson e i suoi amici devono fermarla, ma hanno visioni sempre più frequenti di una cruenta battaglia che minerà la pace tra il Campo Mezzosangue e il Campo Giove. Solo se i semidei riusciranno a condurre la statua di Athena Parthenos al Campo Mezzosangue potranno evitare la guerra

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Mmm…gnè. Eh. Mh. Bah. Nì.

Traduco:
avete presente quei libri che da un lato vi hanno entusiasmato da impazzire, livelli da fangirl selvaggia proprio, e dall’altra vi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca? Ecco, è più o meno questo il caso.

Vado a spiegarmi.
Il libro riprende dalla fine della Casa di Ade: di nuovo, i nostri eroi si sono divisi in due. Da una parte i Sette, diretti ad Atene facendo il giro lungo, dall’altra Nico, Reyna ed Hedge diretti al Campo Mezzosangue con l’Athena Parthenos.
I punti di vista sono Jason, Piper, Leo, Reyna e Nico (sì. finalmente Nico ha avuto il suo punto di vista, dopo tipo dieci libri ma va beh), e ci permettono di seguire le vicissitudini dei due gruppi, fino allo scontro finale.
Sinceramente, su questo punto avrei un po’ da ridire: ho amato tantissimo i capitoli di Nico, che è tipo l’essere più puccioso e pericoloso esistente sulla faccia della Terra, però io avrei apprezzato molto di più dei capitoli su Percy. Capisco la scelta di voler dare spazio ad altri eroi, ma per me Percy è quello che da più pepe alla saga: è, tra tutti i personaggi, forse quello meglio caratterizzato (tranne forse Nico, per i motivi già visti nel libro precedente). Quindi la cosa mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Non ho apprezzato particolarmente neanche la battaglia finale: per come la vedo io, poteva essere fatta molto meglio, più epica, più sentimentale, più…più!

Detto ciò, è comunque un bel libro, simile in qualità ai precedenti, ed è possibile che il fatto che fosse l’ultimo mi abbia fatto sperare in qualcosa di diverso. Ma oh, comunque non è male.
Lo stile è sempre quello di Riordan: è fresco, ironico, spassoso. L’ambientazione si arricchisce di nuovi personaggi, nuovi elementi, nuovi modi di vedere le stesse cose. L’esca però è già lanciata, e ci sono già diversi elementi che, a quanto so, verranno sviluppati nella nuova saga, Le sfighde di Apollo. Rimane quindi la voglia di rimanere immersi in questo universo, di vedere cosa può succedere ancora (di vedere anche se Riordan imparerà a svilluppare meglio la psicologia dei personaggi, per dirne una).

Chiudo qui la recensione perchè molto di quello che direi l’ho già detto per i libri precedenti (e anche perchè ho finito il libro una settimana fa e non mi ricordo quasi più niente…un giorno imparerò a prendere appunti quando leggo).
Comcludo dicendo che il libro è sicuramente bello, ma trattandosi di un volume conclusivo poteva essere fatto molto meglio.

Voto: 3/5

Fantàsia – La casa di Ade

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Titolo: La casa di Ade
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Pagine: 560 pp
Editore: Mondadori
Trama: Annabeth e Percy sono precipitati in un baratro profondissimo, tanto da ritrovarsi nelle viscere del Tartaro. I semidei non hanno un istante da perdere: Jason, Leo, Piper, Frank, Hazel e Nico dovranno trovare al più presto la Casa di Ade e sigillare le Porte della Morte, imprigionando le creature infernali che premono per oltrepassarle. Solo così potranno liberare i due eroi e impedire il ritorno di Gea, la dea della terra, che vuole distruggere il mondo con le sue armate di giganti. Senza trascurare un piccolo dettaglio: dovranno essere dalla parte giusta, quando le porte saranno chiuse, altrimenti non potranno più uscirne! La posta in gioco è più alta che mai in questa nuova avventura, in cui i semidei si misureranno con i mostri spaventosi che dimorano lungo le sponde ribollenti del Flegetonte e negli abissi infuocati del Tartaro.

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E’ pressapoco quello che ho provato durante tutta la lettura.
CVD, nonostante il tesizzamento selvaggio (che avanza, tra parentesi), ho letto questo libro in un lampo.
Ciancio alle bande, vediamo un po’ di che si tratta.

Nello scorso volume, Il Marchio di Atena, eravamo rimasti con il cliffhanger peggiore della storia: i nostri eroi hanno recuperato l’Athena Partenos, ma nel mentre Annabeth e Percy precipitavano nelle oscurità del Tartaro.
Dramma.

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La trama si divide in due: da un lato abbiamo la coppia del secolo Percy e Annabeth nel Tartaro alle prese con i molteplici pericoli del luogo, dall’altro abbiamo gli altri cinque semidei della profezia più Nico più una statua di Athena alta sei metri in viaggio verso la Casa di Ade, un tempio dedicato al dio degli inferi nell’Epiro (che vuol dire Grecia, per chi non lo sapesse). Meta di entrambi i gruppi, le Porte della Morte.
Credo di poter affermare che questo sia il libro più bello di questa pentalogia (lo so perchè ho finito anche quello dopo ahahha): è cupo ma anche ironico, abbiamo l’azione, l’epicità (Frank a Venezia ha guadagnato tanti di quei punti che non vi dico), i sentimenti (Nico. Di. Angelo. E non dico altro)…insomma, non ci facciamo mancare niente.
La scelta di dividere la trama in due è stata intelligente: ha aggiunto tensione e suspance alla formula dei libri precedenti (formula che, mi spiace dirlo, sta diventando piuttosto ripetitiva).
I ragazzi sono tutti adorabili: è bello che siano così diversi l’uno dall’altro, sia esteriormente, per provenienza, colore della pelle e tutti, sia interiormente, e riescano comunque ad essere, ognuno di loro  e a suo modo, un vero eroe/eroina. Va detto, però, che secondo me ci vorrebbe un po’ di differenziazione tra di loro, perchè, nel modo in cui Riordan ne scrive, cominciano ad assomigliarsi un po’ tutti, ed è un vero peccato.
L’ambientazione è la vera perla di diamante: già in altri momenti della serie si è potuto apprezzare il lavoro che Riordan ha fatto con la mitologia greca, trasportandola in un mondo moderno e reinterpretandola, lasciando comunque intatto il suo spirito. In questo volume, in particolare, il modo in cui il Tartaro viene descritto è veramente bello: è terrificante e senza speranza al punto giusto, pur con delle punte di ironia (è ambientata nel Tartaro la seconda scena più esilarante della serie).

Ricapitolando (che qua devo passare a recensire quello dopo): trama avvincente, scene spettacolari, personaggi adorabili, ambientazione greca da paura. Che volete di più?

Voto: 4/5

Fantàsia – Il marchio di Atena

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Titolo: Il Marchio di Atena
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 528 pp
Editore: Mondadori
Trama: Percy Jackson si è risvegliato alla Casa del Lupo, nel Campo dei semidei Romani, senza alcun ricordo a parte il nome di Annabeth. Proprio mentre sta andando a salvarlo, la ragazza scopre che tra Greci e Romani si sta scatenando la guerra, e a bordo della Argo II, la nave volante creata da Leo, cerca di raggiungere il Campo Giove insieme a Jason e Piper. Certo il natante, che ospita a bordo un drago di bronzo sputafiamme, non ha un’aria amichevole: i Romani capiranno che la loro è una missione di pace? E la pace, quanto durerà? Atena, infatti, ha affidato ad Annabeth, sua figlia, una terribile missione: «Segui il marchio di Atena. Vendicami.» Percy si ricorderà dei suoi vecchi amici, o sarà passato dalla parte dei Romani? Il gruppo di semidei dovrà scoprirlo in un viaggio per terra e per mare alla volta della splendida e terribile Roma.

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E che vi avevo detto? Non riesco a stare troppo senza leggere, mi viene la tristezza. Quindi eccoci qui.
Finalmente ho ripreso in mano la saga di Percy Jackson e non ne sono rimasta assolutamente delusa: questo libro è una forza della natura!

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Facciamo il punto della situazione: abbiamo lasciato Percy nel Campo Giove, dopo una scappata in Alaska dove ha liberato Thanatos, sconfitto un gigante e fatto amicizia con due semidei romani (Hazel e Frank). Annabeth, Leo, Jason e Piper sono partiti, a bordo dell’Argo II, con destinazione il campo romano, per recuperare Percy e dare seguito a una profezia (quante, quante, quante profezie ci sono in questa saga? Ormai ho perso il conto)

Il libro si apre proprio con la nave che atterra a Campo Giove, dove c’è un piacevole momento di riunione tra i semidei, tra Annabeth, che prima bacia il suo ragazzo e poi lo mena, e Reyna, che vorrebbe fare a Jason sia l’una che l’altra cosa (la capisca. Pora donna, si merita una vita felice).

In ogni caso, mentre principalmente le cose sembrano andare bene, tra i ragazzi che parlano, si conoscono, fanno amicizia e tutto, ecco che all’improvviso succede il patatrack: un avvenimento imperdonabile aizza i semidei romani contro i greci. I nostri sette sono costretti a fuggire a bordo dell’Argo II, volando via in un vortice di fumo.

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Da lì in poi i ragazzi vivranno un’avventura dopo l’altra, tra incontri divini, mostri, mortali vanitosi, eroi presuntuosi, pirati trasformati in delfini pazzi, fino ad approdare alla Madre di tutte le metropoli: Roma, grande, meravigliosa ed eterna. Là, i nostri sette dovranno mettersi all’opera per sanare un’antico torto, salvare un amico intrappolato e impedire la distruzione del mondo. Niente di nuovo, in pratica.

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Parlando del libro in sè, secondo me è all’altezza dei precedenti. Devo essere sincera, è passato un po’ di tempo da quando ho letto i primi due della saga (è Gli eroi dell’Olimpo, nel caso non lo sapeste), quindi temevo di non riuscire a riprendere le fila del discorso: invece non ho avuto grossi problemi, considerati i numerosi riferimenti che Riordan lascia qua e là per il lettore distratto.
Come dicevo, il libro è del tutto simile agli altri due nello stile: è allegro, ironico, scanzonato, pur affrontando comunque temi di una certa importanza. Si riconferma essere una saga, per così dire, al passo coi tempi.
La trama è bella: è avvincente, ma abbastanza lineare perchè si riesca a seguirla senza troppi problemi. Anche i numerosi cambi di punto di vista sono omogenei, poichè raccontano lo stesso viaggio, visto da parti leggermente diverse, quindi seguire gli avvenimenti è facile.
I personaggi hanno avuto più o meno tutti lo stesso spazio, anche se non ci sono stati capitoli di Frank, Hazel o Jason, che hanno comunque avuto il loro spazio (forse Jason un po’ meno) grazie alle interazioni con gli altri quattro. E tutti e sette si rivelano essere adorabili e complessi, ciascuno a modo loro: non ce n’è uno che spicca sugli altri, e le relazioni tra di loro si fanno sempre più approfondite e interessanti.
Il mio preferito, a parte Nico di Angelo, che è sempre il mio spuccino, è ovviamente Percy: perchè come si fa a non amare uno che riesce a far scappare dei pirati mezzi-delfini minacciandoli come una Diet Coke (La. Scena. Migliore. Di. Sempre.)? Dai. E’ uno spuccino.
Il finale…è terribile. Cioè, no. Ma come? Come hai potuto farmi questo, Rick? Perchè?

Il cliffhanger peggiore della storia. Ma seriamente.
Quindi, ricapitolando un secondo: ottima storia, ottimi personaggi, ottimo stile, risate a crepapelle, avventure e azione. Che chiedete di più?

 

Voto: 4/5

Letteratura con classe – Trigger Warning

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Titolo: Trigger Warning
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: Febbraio 2015
Pagine: 384 pp
Editore: Mondadori
Trama: Trigger Warning è un’espressione che si incontra a volte navigando in Internet e che segnala la presenza di un contenuto difficile da maneggiare, immagini o concetti che potrebbero turbare i visitatori. Da qualche parte nel mondo, alcune università stanno valutando l’ipotesi di mettere un trigger warning anche su opere letterarie e artistiche che potrebbero spaventare o inquietare gli studenti.

Ma le storie, ci suggerisce Neil Gaiman, non avrebbero forse sempre bisogno di questa avvertenza? Attenzione, c’è un grilletto ed è pronto a sparare! Le storie infatti molto spesso turbano le nostre certezze, aprono porte che volevamo sigillate, ci tolgono il terreno sotto i piedi e ci scaraventano in luoghi oscuri e poco accoglienti. Il cuore inizia a battere più forte, manca il respiro, il passato ritorna con tutti i suoi mostri chiusi nell’armadio.

In questa raccolta di racconti c’è il meglio di Neil Gaiman, e quindi ci sono storie che potrebbero turbarvi. “In questo libro, come nella vita, ci sono morte e dolore, lacrime e disagio, violenza di tutti i tipi. C’è anche bontà, qualche volta. Persino qualche lieto fine. Ci sono mostri, in queste pagine, e dove c’è un mostro c’è anche un miracolo.” Ci sono racconti lunghi e altri brevi, qualche poesia. Ma una cosa è sicura: ogni pagina di questo libro è un piccolo grilletto, e ogni volta che viene premuto nel buio, noi impariamo qualcosa di noi stessi e delle nostre vite.

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Innanzitutto parto scusandomi profondamente con Gaiman per la classificazione in Letteratura Generale, ma io davvero non sapevo più dove andare a ficcare ‘sto libro.

Questo perchè si tratta di una raccolta di racconti: le care amate/odiate raccolte. Io con loro ho un rapporto catulliano: amo i racconti, odio le raccolte. Come ciò sia possibile non lo so, ma ne soffro. Scherzavo, lo so eccome, ma ne parlerò in un altro momento.

Ordunque, torniamo a noi: Trigger Warning. Raccolta di racconti del Majestic, Neil Gaiman in persona, l’uomo che riesce a spaziare dal fantasy all’horror alla fantascienza al gotico alla fanfiction in uno schiocco di dita. E i suoi racconti lo seguono: vanno dal fantasy all’horror, alla fantascienza, al gotico, alla fanfiction (giuro, non sto scherzando), addirittura alla poesia. In questa raccolta c’è davvero di tutto.
E’ difficile giudicare una raccolta così disomogenea (è difficile giudicare una raccolta, punto), ma farò un tentativo, per voi, solo per voi, oh miei ventisette lettori (oggi mi sento molto acculturata).
Partiamo dal presupposto che Gaiman è un Autore con la A maiuscola: ha uno stile di scrittura che a me fa semplicemente scivolare giù dalla sedia, per poi trovarmi col culo per terra senza neanche sapere come ci sono arrivata. E’ così, non saprei in quale altro modo spiegarmi. E’ evocativo, elegante ma cupo, ironico ma tagliente. Non lo so, so solo che a ogni suo libro io vado in visibilio.
I racconti in sè sono belli: alcuni di più, altri un po’ di meno. Ho apprezzato, tra gli altri, L’addormentata e il fuso, in cui abbiamo una rivisitazione delle favole di Biancaneve e la Bella Addormentata (molto cupa, molto gotica, molto sorprendente), Il labirinto lunare, che è in puro stile Halloween, e Arancione, storia di una ragazzina che diventa arancione, raccontata però sotto la forma, molto particolare, di un questionario.
Ma in particolare, da brava amante delle fanfiction e fanwriter incallita, ho amato Le niente in punto, Il caso della morte e del miele Cane nero. Il primo è un racconto su Doctor Who, Eleven in questo caso, che ho trovato superbo e che mi sarebbe piaciuto vedere in una puntata (Gaiman ha sceneggiato qualche episodio del Dottore, tra cui il mio preferito di tutta la serie); il secondo è un racconto su Sherlock Holmes (cazzo sì), che indaga per quale arcano motivo il nostro (ok, il mio) investigatore preferito decide di darsi all’apicoltura a fine carriera, altro racconto superbo (amo Sherlock tanto quanto amo il Dottore, c’è poco da fare); il terzo non è una fanfiction, perchè è un racconto su Shadow, il protagonista di America Gods, romanzo di Gaiman stesso, ed è all’altezza dell’opera principale.
Ecco, se proprio devo trovare un difetto a Gaimanino, sono i personaggi, sempre molto sfuggenti, difficili da definire. A parte questo, l’unico altro difetto di questa raccolta di racconti è essere una raccolta di racconti: per quanto belli, una raccolta non sarà mai all’altezza dell’omogeneità e coerenza strutturale di un romanzo, almeno per me. Quindi niente punteggio pieno per te, Gaimanino, non stavolta.
Che dire? Concludo dicendo (sì, di già) che se vi piace Gaiman e il suo stile, se vi piacciono le storie particolari, se siete amanti del fantasy, del sci-fi o dell’horror, ovviamente dovete leggerlo: io personalmente sono tutte queste cose e l’ho apprezzato molto. Piccola ciliegina finale, leggetevi l’introduzione, soprattutto la parte dedicata alla genesi di ogni racconto, rende molto meglio l’idea alla base.

Voto: 4/5

Sacerdotesse di Avalon

Galaxy Quest – Cress

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Titolo: Cress
Autore: Marissa Meyer
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
Pagine: 446
Editore: Mondadori
Trama: Cress ha solo sedici anni e per gran parte della sua vita ha vissuto prigioniera o, come preferisce dire lei, “damigella in difficoltà” su un satellite in orbita nello spazio, dove gli unici contatti con l’esterno sono avvenuti tramite Internet. Ed è proprio attraverso la Rete che viene contattata dalla Rampion, la nave spaziale del capitano Carswell Thorne, sulla quale viaggiano anche Cinder, Scarlet e Wolf. Cress, infatti, negli anni di isolamento forzato è diventata una hacker eccezionale, e proprio per questo motivo pare l’unica speranza per mettere in atto il piano di Cinder e sconfiggere una volta per tutte la regina Levana e il suo terribile esercito prima che invadano la Terra. Per farlo, però, Cinder e i suoi devono prima di tutto liberare Cress. Peccato che, una volta approdati sul satellite in cui è imprigionata, il piano non vada esattamente come previsto. Dopo Cinder e Scarlet, Marissa Meyer ci regala un altro romanzo avvincente, il terzo della saga delle Cronache lunari, dove i colpi di scena si succedono in un mix perfetto di azione, humour e romanticismo. Ma soprattutto, ancora una volta, dà vita a un’eroina che i lettori difficilmente potranno dimenticare.

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Terzo capitolo delle Cronache Lunari, per ora l’ultimo pubblicato in italiano.
Che dire? Penso che morirò d’inedia, nell’attesa di scoprire come andrà a finire questa saga. Intanto faccio un applauso a Marissa Meyer, era da tanto che non leggevo una saga in grado di tenermi nell’ansia tra un libro e l’altro. Chapeau!

Avevamo lasciato Cinder e i suoi alleati a bordo della Rampion: quattro allegri ragazzi in cerca di un modo per detronizzare Levana e salvare la Terra. Nel tentativo di ottenere qualche informazioni in più, Cinder contatta nuovamente l’hacker della regina (ve la ricordate? La ragazza che nel primo libro avverte Cinder che la matrigna cattiva di Biancaneve vuole ammazzare Kai) e la nostra povera novella Raperonzolo li prega di salvarla dalla sua prigionia su un torre satellite. I nostri eroi non si fanno certo pregare e si avviano a recuperare la donzella informatica. Da qui in poi cominciano i guai: non vi farò spoiler, mi limito semplicemente a dirvi che il gruppo verrà diviso.
Anche in questo libro i punti di vista saranno diversi, atti a descrivere le varie situazioni in cui vengono a trovarsi i nostri eroi, compreso il povero Kai alle prese con le nozze. Avremo in più il punto di vista di Raperonzolo aka Cress, la giovane hacker prigioniera di Levana. Rispetto alle altre due protagoniste, comunque molto simili nel carattere combattivo, Cress è decisamente differente: è una ragazza ingenua, gentile, romantica, un po’ svagata e sempre pronta a meravigliarsi, caratteristica dovuta al fatto di non essere mai stata fuori dalla sua prigione per sette lunghi anni. Anche lei, però, subisce un’evoluzione: mentre all’inizio è molto più paurosa, con il passare degli eventi riesce a dominare questa paura, che, pur presente, non le impedisce di aiutare i suoi nuovi amici. Inoltre, è evidente il suo cambiamento nel modo in cui considera Thorne: mentre all’inizio i suoi sentimenti sono dettati dalle fantasie romantiche di una ragazzina, alla fine del romanzo ha preso consapevolezza che la persona su cui ha tanto fantasticato è molto diversa da come la immaginava, e i suoi sentimenti sono evoluti di conseguenza.
Anche gli altri personaggi, chi più chi meno, subiscono dei cambiamenti, ma il più notevole è senza dubbio quello di Cinder: anche se è sempre stata piuttosto “calcolatrice”, nel senso letterale del termine, la Cinder del primo romanzo non avrebbe mai, neanche per un secondo, pensato di abbandonare delle persone care, mentre ora, anche se continuerebbe a non farlo, Cinder mette in conto quella via. La Cinder di questo romanzo è una ragazza che si è data un obiettivo e farà di tutto per raggiungerlo, cosciente che il resto del gruppo guarda a lei per una guida forte.
La trama è sempre un piacere: nonostante la divisione dei personaggi, non risente troppo e prosegue, mostrandoceli nelle loro interazioni, con i loro pregi e difetti, soprattutto facendo vedere il loro sviluppo. Il tutto senza dimenticare la suspance, l’azione, l’humor e un po’ di sana romance.
Lo stile è altrettanto piacevole: scorrevole, pulito, insomma, all’altezza dei libri precedenti. Interessante il cambio di ambientazione, che ha dato un tocco un po’ più “selvaggio” alla vicenda, con un piccolo miglioramento quanto ad atmosfera.
Per concludere, trovo che questa saga sia sempre più bella a ogni pagina, e non vedo l’ora di poter leggere la conclusione.

Voto: 4/5

 

Galaxy Quest – Scarlet

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Titolo: Scarlet
Autore: Marissa Meyer
Data di pubblicazione: Febbraio 2013
Pagine: 432
Editore: Mondadori
Trama: Androidi ed esseri umani popolano le strade di Nuova Pechino, sotto lo sguardo implacabile degli abitanti della Luna… Mentre Cinder tenta in ogni modo di scappare dal carcere in cui è rinchiusa, dall’altra parte del mondo Scarlet Benoit cerca disperatamente la persona a lei più cara, sua nonna, scomparsa senza lasciare traccia. Nella ricerca arriva ad aiutarla Wolf, esperto di combattimenti clandestini, e insieme partono per Parigi. Qui incontrano, per caso, proprio Cinder. Con lei dovranno battere sul tempo la malvagia Regina lunare Levana, disposta a fare qualsiasi cosa per indurre il bel principe Kai a sposarla. Qualsiasi cosa: anche scatenare la guerra più distruttiva di tutti i tempi.

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E siamo a due. Vi tormenterò finchè non avrò finito la saga (la parte pubblicata in italiano, perlomeno).

Ho trovato questo libro all’altezza del precedente, se non addirittura meglio: questo ha in più gente che si picchia. Azione, sangue e squartamenti, yay!
Ma andiamo con ordine: avevamo lasciato la nostra Cinder in una situazione alquanto spinosa, con la Regina Lunare che la vuole morta per noi sappiamo bene quale motivo, incarcerata e costretta a fare i conti con una sconvolgente rivelazione. Una situazione da cui la nostra cyborg uscirà a fatica, con un nuovo idiotissimo alleato.
Ma non è l’unica nei guai: anche un’altra giovine fanciulla, tale Scarlet come-i-suoi-capelli Benoit, è alle prese con una spinosa situazione, nello specifico la scomparsa dell’adorata nonna dal minuscolo paesino francese dove abitano, gestendo una fattoria.
La ragazza, fiera e combattiva come solo una ginger francese può essere, si imbatte in un lottatore, un ragazzo piuttosto bizzarro, contemporaneamente impacciato e letale, che risponde al nome di Wolf (e non mi dite che non li state shippando già dai nomi). I due partono, insieme, alla ricerca della suddetta nonna, tra mille pericoli, avversità e oscuri segreti.
Come forse avete già potuto intuire, questa volta la storia parla di Cappuccetto Rosso. Anche in questo libro la Meyer prende elementi classici della trama e li reinterpreta a modo proprio, continuando a creare quell’universo coerente e sfaccettato a cui aveva già dato vita in Cinder.
La trama si snoda tra Cinder e il suo nuovo compagno di bevute, Carswell Thorne, Scarlet e Wolf, e l’occasionale comparsa di capitoli dedicati al neo-imperatore Kai alle prese con la matrigna di Biancaneve (la Regina Levana. Si capiva già nel primo libro, dai. Non ditemi di no). Alla già approvata formula del primo libro (humor, fantascienza e romance) l’autrice aggiunge una buona dose di azione in più, tra combattimenti all’ultimo sangue e trucchi lunari di ogni genere, cosa che, devo ammettere, non mi dispiace affatto.
Lo stile è sempre all’altezza delle aspettative: lineare, scorrevole e senza inutili fronzoli. Mi piace molto il modo in cui sviluppa le interazioni tra personaggi, e il fatto che le due protagoniste, per quanto simili, abbiano comunque dei modi diversi di porsi: laddove Cinder è più ritrosa, quasi fredda, Scarlet è impulsiva e anche un po’ violenta. Simili ma non troppo, quindi.
Carswell Thorne ha aggiunto ancora più umorismo e leggerezza in una trama che poteva essere molto più pesante, con l’aggiunta di misteri da risolvere.
L’atmosfera fantascientifica si respira a ogni passo, anche se la collocazione geografica è rimasta ai livelli del primo libro, nonostante il cambio di continente: è sfumata, quasi ai margini, è difficile sentire l’appartenenza di un luogo a un determinato contesto culturale e geografico, ma tutto sommato è un difetto minore, che non toglie il piacere della lettura.
Per concludere, trovo che questo libro sia ai livelli del precedente, se non addirittura superiore, e sono estremamente curiosa di sapere come andrà avanti la saga.

Voto: 4/5