Fantàsia – Gabbia del re

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Titolo: Gabbia del re
Autore: Victoria Aveyard
Data di pubblicazione: Febbraio 2017
Pagine: 480
Editore: Mondadori
Trama: Ora che la scintilla della ragazza che controlla i fulmini si è spenta, chi illuminerà la strada verso la ribellione? Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera e in balia di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo continua a tessere la tela ordita dalla madre morta per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Mentre, a Palazzo, Mare cerca di resistere all’effetto della pietra silente, il suo improvvisato esercito di novisangue e rossi continua imperterrito a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi. Impaziente di uscire dall’ombra, infatti, si sta preparando a combattere. Dal canto suo, Cal, il principe esiliato che reclama il cuore di Mare, è pronto a tutto pur di riaverla con sé. In questo terzo e straordinario capitolo della serie “Regina rossa”, le alleanze di un tempo sono messe in discussione e – Mare lo sa bene – quando il sangue si rivolta contro il sangue potrebbe non rimanere nessuno a spegnere il fuoco che minaccia di distruggere completamente Norda.

 

Mmm. Qua non ci siamo proprio.
Presentazione veloce: La Gabbia del Re, terzo della saga di Regina Rossa, di cui abbiamo già parlato (qui il primo, qui il secondo).
Ovviamente, una volta ripresami dalla saga del possente Darrow il Marziano, mi sono rivolta a questo libro che attendeva sul mobile da un po’ (tra l’altro, privandolo a una catalogatrice ansiosa).

Ora. Sarà che Darrow il Magnifico praticamente non ha paragoni o quasi. Sarà che in questo periodo c’ho altro per la testa e sono un po’ scorbutica. Sarà che le stelle non erano in posizione…ma a me questo volume lascia molto, molto, molto perplessa.

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Ma andiamo con ordine.
Mare è stata presa prigioniera da Maven (oh, ma un po’ di fantasia coi nomi no?) e deve passare mesi e mesi con i suoi sbalzi d’umore. Nel frattempo, tra le fila della Guardia Scarlatta non si sta a guardare, ma si procede con il piano di uccidere il Re e rimettere il mondo nelle mani dei Rossi. A un certo punto Mare si libera della sua prigionia, c’è una mega battaglia finale con tanto di assedio, i vincitori si riuniscono e Mare piange. I perchè e i percome ve li lascio a voi.

Ora, per chi ha già letto le recensioni dei due volumi precedenti, sa che io ero partita con un grande entusiasmo per questa serie, che ha cominciato a calare nel secondo volume. Qui, la discesa continua.
Non vi so dire con precisione se mi è piaciuto o no: amavo i momenti tra Mare e Maven, il rapporto malatissimo che li lega (non provateci a casa), perchè sì, senti la tensione sessuale irrisolta e l’enorme carico di amore/odio che lega quei due. Erano i momenti che mi tenevano più sulle spine. Il resto, però, è tutta un’altra storia.

Tanto per cominciare, odio Mare Barrow. All’inizio mi piaceva, poi ho cominciato a sopportarla, in questo volume volevo immergermi nel libro per ammazzarla personalmente. Perchè è una piattola, ok? E’ insopportabile e piagnona come una drama queen, e si comporta così per tutto il libro. Io capisco tutto, la situazione difficile e tutto, ma davvero non provavo empatia per lei. Ma proprio zero.

Poi, Victorina bella ha cominciato a inserire nuovi punti di vista nei capitoli: uno di una novisangue, per seguire le vicende della Guardia Scarlatta durante la prigionia di Mare, e uno di un’argentea. Perchè? Non ne ho idea, visto e considerato che ne facevamo volentieri a meno. Sono puramente filler, e per di più controproducenti, perchè mostrano benissimo che la nostra bella fanciulla dalla guance di pesca non sa approfondire i personaggi: Mare, Cameron e Evangeline, le tre personaggie che ci forniscono il loro punto di vista, sono tutte uguali. Identiche, giuro che non ho colto differenze. In generale, direi che tutti i personaggi hanno uno sviluppo pari al nulla assoluto o quasi.

E Cal. Benedetto Cal. Si è rivelato essere un idiota senza spina dorsale. Doveva essere il figo di turno, e invece è un lumacone.

sad #disappointed #disappointment #dammit #let down #i cant even # ...

Ma soprattutto, ho trovato questo libro sostanzialmente inutile. Messo un po’ ad allungare il brodo. La trama, senza tutti quei benedetti filler in mezzo, poteva essere riassunta in un libro lungo la metà. O un quarto. Ve l’ho riassunta prima in quattro righe scarse.

Anche lo stile…sembra sempre più melodrammatico. Sempre più pesante. Io non so, davvero, non so.
E la cosa che più mi fa rabbia è che era partita bene: l’idea di base, l’ambientazione, erano belle. Il primo volume era fatto anche bene. E invece no.

Per concludere…a sto punto non so se vi conviene prendere in mano la saga. Non so se nel prossimo e (si spera) ultimo volume la storia si risolleverà e avremo una conclusione coi fuochi d’artificio. Ora come ora, vi consiglio di aspettare a fiondarvi in libreria per questi volumi, potrebbero non valerne la pena.

 

Voto: 2/5

Letteratura con classe – Occhio di gatto

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Titolo: Occhio di gatto
Autore: Margaret Atwood
Data di pubblicazione: Gennaio 1988
Pagine: 468
Editore: Ponte alle Grazie
Trama: Elaine Risley, una pittrice, ritorna a Toronto per ritrovare se stessa, sopraffatta dal suo passato. I ricordi dell’infanzia – insopportabili tradimenti e crudeltà – vengono a galla implacabilmente, forzandola ad affrontare lo spettro di Cordelia, una delle sue migliori amiche, che la tormenta da 40 anni. Ma le ferite di un tempo sanguinano ancora: e odori, sapori, musiche, piccole superstizioni e sordidezze nella Toronto degli anni Quaranta.

No ragazzi, voi non potete capire. E’ stato un parto.

Ho letto questo libro per due motivi: uno, mi era stato consigliato da un ragazza su Goodreads in uno di qui giochini in cui consigli a quello che viene dopo di te. E due, era il libro che dovevo leggere per la sfida a square di Reading Challenges. Sono gli unici due motivi per cui sono andata oltre a tutto (la stanchezza, la poca voglia e soprattutto il fatto che mi stava annoiando a morte) e l’ho finito. Perchè se fosse stato per me l’avrei rimandato a tutto un altro momento, magari uno in cui non ero così oberata di lavoro e cose da fare.

Questo libro è complicato. Letteralmente: ci sono dei salti temporali non indifferenti, ma anche tutta una serie di cose che succedono così, in fila, quasi senza un perchè, seguiti da momenti raccontati particolare per particolare. Sembra un giro su un ottovolante, ma più che il Blue Tornado, io direi un Sequoia Adventure: lento e disorientante.
Lo stile è l’unica cosa che posso giudicare in maniera obiettiva: è magistrale. Margaret Atwood è una signora scrittrice, e con la mente un po’ più libera forse ne avrei goduto di più: scrive, descrive in un modo tale per cui ti sembra quasi di vedere e sentire le cose di cui parla.
La storia, invece: da un lato mi ha annoiato pesantemente, dall’altro ha toccato corde personali sepolte in profondità, e l’ha fatto bene. E in certi momenti mi ha coinvolto pure, ma non ho mai avuto l’ansia tipo “devo assolutamente sapere come va avanti”. Ma proprio no! L’unica ansia che avevo era “devo finire prima del 29 o perdiamo i punti”. E stop.
I personaggi erano…oddio, erano veri, e si sentiva, ma non li ho mai sentiti vivi. Cioè, mi sembrava di poterli toccare, ma più che persone erano pupazzi di carne. Non so se mi spiego.

Insomma, non l’ho apprezzato molto: forse l’ho letto nel momento sbagliato, sta di fatto che mi ha annoiato e che avrei voluto metterlo via non so quante volte. Riproverò sicuramente con la Atwood, ma penso che mi butterò sui libri più fantascientifici. Vi farò sapere.

Voto: 2/5

Ciak, si gira! – Il Settimo Figlio

Cominciamo una rubrichina, và. Esuliamo un po’ da tutte le recensioni librarie che sto trasportando dall’altro blog e facciamo qualcosa di fresco e nuovo: recensioni filmiche. Questa settimana vi parlo di “Il Settimo Figlio”, diretto da Sergej Bodrov.

Il film comincia con la vista mozzafiato sulla tomba di Brom  su un crinale dove c’è una specie di tombino rotondo e un tizio che si affanna a inchiodarlo al terreno, mentre dal basso una voce disperata urla Baggins  “Gregory!”. Il tizio-Gregory se la tela, fregandosene beatamente della povera donna che continua a gridare come una voiara. Cambio scena, panoramica sulla valle e sul tempo che passa, fino a una notte illuminata da una luna rossa: la tizia sotto il tombino borbotta qualcosa sulle tenebre che avanzano (certo, è notte) e poi sfonda il tombino e vola via sotto forma di drago sputafuoco. Subito dopo compare il titolo Maleficent Il Settimo Figlio.

Ora. Io già da queste prime immagini dovevo capire che non avevo a che fare con sta grande produzione cinematografica, ma abbagliata dallo splendore del drago ho detto “Figo!” e sono andata avanti con la visione. Mi sa che me lo potevo anche evitare.

La storia si incentra su un signor Mago-Cavaliere-Non si è ben capito (il tizio-Gregory) e sulla sua lotta contro le forze delle tenebre, incarnate nella fattispecie in demoni, mostri di vario tipo e streghe (e ti pareva), affiancato in principio da Jon Snow recuperato dalla Barriera, e, dopo il decesso del detto Snow nei primi dieci minuti di film (momento straziante, potevo mettermi anche a piangere) dal principe Caspian, ora settimo figlio di un settimo figlio di contadini (dalle stelle alle stalle, insomma) e quindi un mago. Poi, non si capisce bene che mago sia questo Gregory, visto che non si è visto fare mezza magia per tutto il film, ma oh. Sorvoliamo.
Le forze delle tenebre sono incarnate da una fighissima Angelina Jolie Julianne Moore con un bel collare di piume di corvo e il vestito nero d’ordinanza, dalla sua degna compare con le tettone (no, giuro, in certe inquadrature sembrano davvero enormi) e da tutto il suo bravo esercito di scagnozzi. Tutti capaci di trasformarsi in draghi o qualcos’altro. Sticazzi.
Ovviamente c’è anche la femmina che si va a slinguazzare il protagonista Tom-Caspian, personaggio che ha lo stesso spessore del suo fidanzatino.

Ora. Il cast è di tutto rispetto: Ben Barnes ce lo ricordiamo tutti da Narnia, quindi non è proprio nuovo a questo genere di film. Ok, il suo personaggio era un po’ moscio, ma tutto sommato poteva andare. Julianne Moore era ok, pure lei, probabilmente era l’unico personaggio degno. Anche Kit Harington in quei dieci minuti di film non è stato male. Jeff Bridges probabilmente è stato il migliore perchè il suo personaggio era insopportabile. Lui (e probabilmente anche l’autore del libro e il regista) sono di quelli del partito che L’unica strega buona è una strega morta. La prima cosa che io e la Sorella abbiamo notato è stato che: “Ehi, quello è un mago! E quello è un’apprendista mago! E la gente li rispetta e li ascolta! Allora com’è che la povera ragazza lì viene portata a bruciare come strega? Che è sto sessismo?”. Ecco, quindi il dilemma: fobia per la magia (visto e considerato che il Mago non fa magie) o sessismo verso le streghe? Ai posteri l’ardua sentenza.

In ogni caso, non mi è piaciuto particolarmente: è uno dei pochi film in cui ho veramente tifato di più per i cattivi perchè pensavo che avessero ragione. Caspita, se vi perseguitassero e vi bruciassero appena vi vedono non sareste un po’ incazzati anche voi? Insomma, mi hanno fatto una pena immensa, Malkin-Julianne Moore in primis, la più incazzata e probabilmente anche per un buon motivo (tu, coso Gregory: sei stato un infame. Sappilo.) Belli gli effetti speciali, carine le scene d’azione, fotografia ok, personaggi ciccia, trama scontata (io speravo che coso-Gregory si rivelasse essere il cattivo. Manco quello! Mai una gioia).

Voto: 2/5