Letteratura con classe – La scuola degli ingredienti segreti

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Titolo: La scuola degli ingredienti segreti
Autore: Erica Bauermeister
Data di pubblicazione: Maggio 2009
Pagine: 216
Editore: Garzanti
Trama: È lunedì, nel ristorante di Lillian è giorno di chiusura, e come ogni settimana si tengono le lezioni del corso di cucina. Circondata dagli allievi, Lillian muove delicatamente le mani, sta per aggiungere l’ultimo tocco, l’ingrediente segreto, e poi la torta sarà pronta. Nessuno meglio di Lillian conosce la magia degli ingredienti, nessuno meglio di lei sa che a volte basta una tazza di cioccolata per cambiare un po’ la vita. Era solo una bambina quando, grazie a una misteriosa ricetta donatale da Abuelita, la donna della bottega delle spezie, ha salvato sua madre. Sono passati anni da allora, anni in cui ha combattuto, ha sofferto, si è ribellata, a volte ha perso ogni certezza, tranne una: la fiducia nella magica alchimia del cibo. È per questo che il suo ristorante è un luogo speciale, dove si ritrovano ricordi perduti, si stringono promesse d’amore o nasce un’amicizia. Lo sanno bene gli allievi del corso di cucina, tutti alla ricerca dell’ingrediente segreto che ancora manca alla loro vita. Come Claire, giovane madre insicura, o Tom, che ha appena perso la moglie; Chloe, ragazza maldestra e vitale; Isabelle, che non ricorda nulla tranne le ricette. Per tutti loro Lillian ha la soluzione: sa che le tortillas restituiscono il gusto piccante dell’avventura, che una soffice glassa può far dimenticare un tradimento e che un ragù schiude le porte di un nuovo amore. Quello che non sa è la ricetta giusta per lei. Potrà trovarla solo se accetterà di mettersi alla prova, almeno una volta.

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Mi sono ritrovata a leggere questo libro dopo un lungo periodo di blocco del lettore. La tesi, il fidanzato, le mille idee che mi ronzano nella testa non lasciavano spazio per molto altro. Ma la lettura è una specie di peccato capitale a cui non posso rinunciare facilmente. Così, una sera, girovagando tra gli scaffali della mia libreria appena riordinata (tutta pulita e profumata <3), alla ricerca di qualcosa di leggero, fresco e con una punta di magia, mi è caduto lo sguardo su un libretto che avevo prelevato l’anno scorso sul tavolo del book crossing nella biblioteca dove lavoravo: “La scuola degli ingredienti segreti“.

La storia è, in realtà, una specie di raccolta di racconti, racchiusi nella cornice del corso di cucina di Lillian. Iniziando proprio da lei, uno dopo l’altro si scoprono le storie e le vicende dei suoi alunni, lezione dopo lezione, e ovviamente cibo dopo cibo. Oserei dire che il vero, sublime protagonista del libro è proprio il senso del gusto: descrizioni di sapori, odori, sensazioni che ti lasciano con l’acquolina in bocca. Voi sapete già che io ho un debole per le storie che parlano di cibo, ma qui siamo oltre: qui è il cibo che racconta la storia.
In questo senso, parlare di trama è un po’ fuorviante: la trama in sè è banale, un gruppo di persone qualsiasi che fanno un corso di cucina. Meglio, a questo punto, parlare direttamente dei personaggi.
Si tratta, in tutti i casi, di persone ordinarie: c’è la mamma indaffarata, la coppia anziana, la ragazza insicura, l’ingegnere informatico, l’emigrata italiana (ebbene sì!), il vedovo rattristato…i loro racconti, le loro vicende, girano intorno al piccolo ruolo che gli è stato preparato, quindi non è che spicchino per la loro originalità o profondità. Tuttavia, in loro c’è qualcosa di umano, una scintilla di vita che permette al lettore di identificarcisi facilmente e di parteggiare per loro nei loro piccoli drammi, che spaziano dall’amore, alla morte, alla famiglia, alla sicurezza in se stessi.
Lo stile, è, sicuramente, il pezzo da novanta: abbondante, voluttuoso, sensuale, rende perfettamente l’idea che l’autrice ha del cibo, un rituale fatto di sensazioni e voluttà, capace di trasformare i sentimenti del più indurito degli uomini.
Non ho molto altro da dire, in realtà: trovo che sia un libro che, più che letto, vada gustato. E’ piccolo, leggero e piacevole. E vi farà venire voglia di mettervi ai fornelli.
Piccola curiosità finale: l’idea per questa storia è venuta all’autrice durante un soggiorno di due anni in quel di Bergamo. E, diciamocelo, dove, se non in Italia, poteva nascere un romanzo sul cibo così ben scritto?

Voto: 4/5

Donne Ribelli – Donne che corrono coi lupi (2.0)

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Titolo: Donne che corrono coi Lupi
Autore: Clarissa Pinkola Estés
Data di pubblicazione: 1992
Pagine: 503
Editore: Frassinelli
Trama: Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana nonché maestra indiscussa nella ricerca della felicità per milioni di donne, ripropone in una versione ampliata, aggiornata e ricca di approfondimenti l’intramontabile capolavoro di arte, poesia, psicologia e spiritualità che, dagli anni Novanta, continua ad affascinare e influenzare intere generazioni. La Donna Selvaggia, intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi è la straordinaria intuizione che ha fondato una psicanalisi del femminile. E ha cambiato la vita di moltissime persone. Non meno originale è il metodo utilizzato dalla studiosa che, attraverso un lavoro di ricerca ventennale, ha attinto alle fiabe e ai miti presenti nelle più diverse tradizioni culturali, per aiutare il lettore a scoprire chi è veramente, a liberarsi dalle catene di un’esistenza non conforme ai bisogni più autentici e a “correre” con il proprio Sé. Barbablù, La Piccola Fiammiferaia, Vassilissa, Il Brutto Anatroccolo… Fiabe udite durante l’infanzia e trasformate, in questo testo unico e ora ancora più chiaro e completo, in magiche suggestioni per crescere interiormente.

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E’ la seconda volta che leggo questo libro e la seconda volta che ne faccio la recensione. Ho deciso di rifarla per tre ragioni: uno, mi serve per una challenge; due, ho capito molto di più da questa rilettura di quanto avessi capito qualche anno fa; tre, la vecchia recensione mi fa schifo. Ve la lascio comunque a disposizione qui, sia mai che qualcuno volesse fare un confronto.

Ho convinto il moroso a regalarmi questo libro per Yule, perchè volevo tantissimo avere una copia mia da leggere e rileggere quando avessi voluto. Ovviamente appena ottenuto non ho potuto fare a meno di rituffarmici a capofitto appena ottenuto.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un saggio (quindi non un romanzo) che si potrebbe catalogare come psicologia, ma non è solo questo: è un testo profondamente poetico sulla psiche umana, in particolare quella femminile, e su una parte di essa che l’autrice definisce La Donna Selvaggia.
Chi è questa Donna Selvaggia? Cosa ci fa nelle nostre teste e nei nostri cuori? Cosa vuole, come agisce?
E’ presto detto: la Donna Selvaggia è la parte più vicina all’anima che c’è in ogni donna. E’ quella parte che ci fa alzare in piedi invece di strisciare per terra, quella che ci aiuta a gridare la verità invece di rimanere in silenzio, quella che ci fa andare nei boschi a piedi scalzi, che ci fa tuffare le mani nella terra nuda, invece di rimanere sedute composte e sorridenti. E’ la parte più vera dell’anima di una donna.
In questo libro, la Estès ci parla di lei, e a lei, tramite una serie di fiabe e storie, che vengono poi sviscerate e analizzate dal punto di vista psicologico: ci porta a conoscere tutta una serie di personaggi della psiche, alcuni saggi e meravigliosi, come La Loba, la Donna-Scheletro, Baubo, e altri spaventosi, come il predatore naturale, il Diavolo.
Tramite fiabe popolari come Barbablu, Il Brutto Anatroccolo, La Piccola Fiammiferaia, l’autrice ci porta in un viaggio nei meandri più oscuri e misteriosi della psiche, alla ricerca della nostra parte più vera, dei modi per comunicarci e per non lasciarla andare una volta trovata.
Questo libro è ricco di intuizioni, di poesia, di magia, ma attenzione: non leggetelo tutto d’un fiato. A parte il fatto che non ce la fareste (come libro è estremamente denso), non è neanche consigliabile: per assimilare a dovere ogni concetto, ogni strada, ci vuole tempo e pazienza. Non stupisce che sia diventato oggetto di studio: ogni volta che lo si rilegge si capisce qualcosa in più.
Ma è un libro che possono leggere solo le donne? Assolutamente no: a parte il fatto che determinati aspetti della psiche sono universali, e quindi anche gli uomini possono trarre un grande beneficio da questa lettura, una maggiore comprensione dell’universo Femminile, al di là di trucchi e merletti, può aiutare molto i nostri amici non solo nel saperci meglio prendere, ma anche nella propria comprensione. Inoltre, è presente un capitolo dedicato proprio all’Uomo Selvaggio che consiglio a qualsiasi uomo di leggere.
Questo libro si fonda soprattutto s un concetto, che io ho fatto mio e che mi ha influenzato notevolmente da quando l’ho capito, come se fosse qualcosa che già sapevo: le storie cambiano le persone. Sono una specie di medicina per l’anima, e la storia giusta al momento giusto può fare miracoli. Non solo, ma ogni storia racchiude in sè un tesoro profondo, celato agli sguardi distratti. Vale sempre la pena scavare un po’ per trovarlo.
Per concludere, questo è uno dei libri più belli che abbia mai letto in vita mia, con contenuti che ritengo universali e preziosi, e pertanto che consiglio vivamente la lettura (e la rilettura) a chiunque.

Voto: 5/5

Fantàsia – Rebel. Il deserto in fiamme

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Titolo: Rebel – Il deserto in fiamme
Autore: Alwyn Hamilton
Data di pubblicazione: Ottobre 2015
Pagine: 270 pp
Editore: Giunti
Trama: Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento.
Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

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Tanto per cominciare, vi dico che sto scrivendo dal passato.

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Questo libro l’ho letto per il GdL degli Sniffa-Inchiostro, ma ho bruciato le tappe (mea culpa ç_ç) e l’ho finito prima del 30 (che dovrebbe essere oggi. O ieri. C’è un problema di Tardis, qui). Indi per cui, ho scritto la recensione e l’ho messa in stand-by fino a oggi (che non so più che giorno è).

Detto ciò, passiamo al libro.

Amani è una ragazza del deserto. Sabbia, afa e omaccioni misogini le fanno un baffo. Spara come un cow-boy professionista, non saprebbe stare zitta neanche se ne andasse della sua vita e picchia malvagissimo. E’ praticamente la mia donna ideale.

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La nostra donna del deserto non ne può più di questa vita grama. Vuole fuggire, andarsene dal suo misero villaggetto ai confini del Niente più totale, verso la capitale del Sultanato, la zia ricca e una nuova vita. Nel tentativo di fuga incontra Jin, un misterioso aitante straniero. Ed è subito amore associazione a delinquere.
Jin, però, è legato a doppio filo alla ribellione del Principe Ahmed, figlio del Sultano, e trascina Amani in una avventura fatta di inseguimenti, magie, esseri straordinari e soprattutto tanta sabbia.
Per essere un romanzo d’esordio, Rebel è straordinariamente ben fatto. Ha le classiche dinamiche romantiche degli Young Adult: lei è forte e coraggiosa, lui è misterioso (lui è sempre misterioso, fateci caso), insieme fanno scintille e scorrono brividi nelle parti basse (e non di freddo, siori e siore!).

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Se per quanto riguarda i personaggi non siamo di fronte alle figure più originali di sempre, per quanto fatti bene, è l’ambientazione a farla da padrona: il deserto di Miraji è un luogo ostile, con creature pericolose e individui ancora più pericolosi, ma nasconde luoghi di una bellezza rara. Tutto il mondo sembra studiato con cura, e anche se tutta la vicenda si svolge nel Miraji vengono nominati altri luoghi, lontani ed esotici, ricordati nell’accento di qualcuno, evocati nei ricordi di Jin, nel passaggio di stranieri e mercenari in una terra già difficile in cui vivere.
La trama è piena di azione: dinamiche romantiche a parte, si susseguono avvenimenti, fughe rocambolesche, combattimenti audaci e rivelazioni inattese, il tutto praticamente senza un attimo di respiro. E’ un libro breve, ma talmente ricco che ti gira ancora in testa dopo giorni.
Anche lo stile aiuta: è semplice, diretto, scorrevole e piacevole, senza troppi giri di parole. Di quelli che piacciono a me.
Che altro dire? Mi è piaciuto moltissimo e non vedo l’ora di leggere il seguito. Andate e leggetelo!

Voto: 4/5

Fantàsia – Il sangue dell’Olimpo

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Titolo: Il Sangue dell’Olimpo
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Pagine: 484  pp
Editore: Mondadori
Trama: L’equipaggio della Argo II, la nave volante guidata dai semidei greci e romani, non è ancora riuscito a sconfiggere la minaccia più temibile: la divina Gea e il suo esercito di giganti. Ad Atene la Festa della Speranza è alle porte, e la perfida dea della Terra ha intenzione di celebrarla in grande stile: sacrificando due semidei per tornare in vita. Percy Jackson e i suoi amici devono fermarla, ma hanno visioni sempre più frequenti di una cruenta battaglia che minerà la pace tra il Campo Mezzosangue e il Campo Giove. Solo se i semidei riusciranno a condurre la statua di Athena Parthenos al Campo Mezzosangue potranno evitare la guerra

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Mmm…gnè. Eh. Mh. Bah. Nì.

Traduco:
avete presente quei libri che da un lato vi hanno entusiasmato da impazzire, livelli da fangirl selvaggia proprio, e dall’altra vi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca? Ecco, è più o meno questo il caso.

Vado a spiegarmi.
Il libro riprende dalla fine della Casa di Ade: di nuovo, i nostri eroi si sono divisi in due. Da una parte i Sette, diretti ad Atene facendo il giro lungo, dall’altra Nico, Reyna ed Hedge diretti al Campo Mezzosangue con l’Athena Parthenos.
I punti di vista sono Jason, Piper, Leo, Reyna e Nico (sì. finalmente Nico ha avuto il suo punto di vista, dopo tipo dieci libri ma va beh), e ci permettono di seguire le vicissitudini dei due gruppi, fino allo scontro finale.
Sinceramente, su questo punto avrei un po’ da ridire: ho amato tantissimo i capitoli di Nico, che è tipo l’essere più puccioso e pericoloso esistente sulla faccia della Terra, però io avrei apprezzato molto di più dei capitoli su Percy. Capisco la scelta di voler dare spazio ad altri eroi, ma per me Percy è quello che da più pepe alla saga: è, tra tutti i personaggi, forse quello meglio caratterizzato (tranne forse Nico, per i motivi già visti nel libro precedente). Quindi la cosa mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Non ho apprezzato particolarmente neanche la battaglia finale: per come la vedo io, poteva essere fatta molto meglio, più epica, più sentimentale, più…più!

Detto ciò, è comunque un bel libro, simile in qualità ai precedenti, ed è possibile che il fatto che fosse l’ultimo mi abbia fatto sperare in qualcosa di diverso. Ma oh, comunque non è male.
Lo stile è sempre quello di Riordan: è fresco, ironico, spassoso. L’ambientazione si arricchisce di nuovi personaggi, nuovi elementi, nuovi modi di vedere le stesse cose. L’esca però è già lanciata, e ci sono già diversi elementi che, a quanto so, verranno sviluppati nella nuova saga, Le sfighde di Apollo. Rimane quindi la voglia di rimanere immersi in questo universo, di vedere cosa può succedere ancora (di vedere anche se Riordan imparerà a svilluppare meglio la psicologia dei personaggi, per dirne una).

Chiudo qui la recensione perchè molto di quello che direi l’ho già detto per i libri precedenti (e anche perchè ho finito il libro una settimana fa e non mi ricordo quasi più niente…un giorno imparerò a prendere appunti quando leggo).
Comcludo dicendo che il libro è sicuramente bello, ma trattandosi di un volume conclusivo poteva essere fatto molto meglio.

Voto: 3/5

Fantàsia – La casa di Ade

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Titolo: La casa di Ade
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Pagine: 560 pp
Editore: Mondadori
Trama: Annabeth e Percy sono precipitati in un baratro profondissimo, tanto da ritrovarsi nelle viscere del Tartaro. I semidei non hanno un istante da perdere: Jason, Leo, Piper, Frank, Hazel e Nico dovranno trovare al più presto la Casa di Ade e sigillare le Porte della Morte, imprigionando le creature infernali che premono per oltrepassarle. Solo così potranno liberare i due eroi e impedire il ritorno di Gea, la dea della terra, che vuole distruggere il mondo con le sue armate di giganti. Senza trascurare un piccolo dettaglio: dovranno essere dalla parte giusta, quando le porte saranno chiuse, altrimenti non potranno più uscirne! La posta in gioco è più alta che mai in questa nuova avventura, in cui i semidei si misureranno con i mostri spaventosi che dimorano lungo le sponde ribollenti del Flegetonte e negli abissi infuocati del Tartaro.

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E’ pressapoco quello che ho provato durante tutta la lettura.
CVD, nonostante il tesizzamento selvaggio (che avanza, tra parentesi), ho letto questo libro in un lampo.
Ciancio alle bande, vediamo un po’ di che si tratta.

Nello scorso volume, Il Marchio di Atena, eravamo rimasti con il cliffhanger peggiore della storia: i nostri eroi hanno recuperato l’Athena Partenos, ma nel mentre Annabeth e Percy precipitavano nelle oscurità del Tartaro.
Dramma.

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La trama si divide in due: da un lato abbiamo la coppia del secolo Percy e Annabeth nel Tartaro alle prese con i molteplici pericoli del luogo, dall’altro abbiamo gli altri cinque semidei della profezia più Nico più una statua di Athena alta sei metri in viaggio verso la Casa di Ade, un tempio dedicato al dio degli inferi nell’Epiro (che vuol dire Grecia, per chi non lo sapesse). Meta di entrambi i gruppi, le Porte della Morte.
Credo di poter affermare che questo sia il libro più bello di questa pentalogia (lo so perchè ho finito anche quello dopo ahahha): è cupo ma anche ironico, abbiamo l’azione, l’epicità (Frank a Venezia ha guadagnato tanti di quei punti che non vi dico), i sentimenti (Nico. Di. Angelo. E non dico altro)…insomma, non ci facciamo mancare niente.
La scelta di dividere la trama in due è stata intelligente: ha aggiunto tensione e suspance alla formula dei libri precedenti (formula che, mi spiace dirlo, sta diventando piuttosto ripetitiva).
I ragazzi sono tutti adorabili: è bello che siano così diversi l’uno dall’altro, sia esteriormente, per provenienza, colore della pelle e tutti, sia interiormente, e riescano comunque ad essere, ognuno di loro  e a suo modo, un vero eroe/eroina. Va detto, però, che secondo me ci vorrebbe un po’ di differenziazione tra di loro, perchè, nel modo in cui Riordan ne scrive, cominciano ad assomigliarsi un po’ tutti, ed è un vero peccato.
L’ambientazione è la vera perla di diamante: già in altri momenti della serie si è potuto apprezzare il lavoro che Riordan ha fatto con la mitologia greca, trasportandola in un mondo moderno e reinterpretandola, lasciando comunque intatto il suo spirito. In questo volume, in particolare, il modo in cui il Tartaro viene descritto è veramente bello: è terrificante e senza speranza al punto giusto, pur con delle punte di ironia (è ambientata nel Tartaro la seconda scena più esilarante della serie).

Ricapitolando (che qua devo passare a recensire quello dopo): trama avvincente, scene spettacolari, personaggi adorabili, ambientazione greca da paura. Che volete di più?

Voto: 4/5

Fantàsia – Il marchio di Atena

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Titolo: Il Marchio di Atena
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 528 pp
Editore: Mondadori
Trama: Percy Jackson si è risvegliato alla Casa del Lupo, nel Campo dei semidei Romani, senza alcun ricordo a parte il nome di Annabeth. Proprio mentre sta andando a salvarlo, la ragazza scopre che tra Greci e Romani si sta scatenando la guerra, e a bordo della Argo II, la nave volante creata da Leo, cerca di raggiungere il Campo Giove insieme a Jason e Piper. Certo il natante, che ospita a bordo un drago di bronzo sputafiamme, non ha un’aria amichevole: i Romani capiranno che la loro è una missione di pace? E la pace, quanto durerà? Atena, infatti, ha affidato ad Annabeth, sua figlia, una terribile missione: «Segui il marchio di Atena. Vendicami.» Percy si ricorderà dei suoi vecchi amici, o sarà passato dalla parte dei Romani? Il gruppo di semidei dovrà scoprirlo in un viaggio per terra e per mare alla volta della splendida e terribile Roma.

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E che vi avevo detto? Non riesco a stare troppo senza leggere, mi viene la tristezza. Quindi eccoci qui.
Finalmente ho ripreso in mano la saga di Percy Jackson e non ne sono rimasta assolutamente delusa: questo libro è una forza della natura!

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Facciamo il punto della situazione: abbiamo lasciato Percy nel Campo Giove, dopo una scappata in Alaska dove ha liberato Thanatos, sconfitto un gigante e fatto amicizia con due semidei romani (Hazel e Frank). Annabeth, Leo, Jason e Piper sono partiti, a bordo dell’Argo II, con destinazione il campo romano, per recuperare Percy e dare seguito a una profezia (quante, quante, quante profezie ci sono in questa saga? Ormai ho perso il conto)

Il libro si apre proprio con la nave che atterra a Campo Giove, dove c’è un piacevole momento di riunione tra i semidei, tra Annabeth, che prima bacia il suo ragazzo e poi lo mena, e Reyna, che vorrebbe fare a Jason sia l’una che l’altra cosa (la capisca. Pora donna, si merita una vita felice).

In ogni caso, mentre principalmente le cose sembrano andare bene, tra i ragazzi che parlano, si conoscono, fanno amicizia e tutto, ecco che all’improvviso succede il patatrack: un avvenimento imperdonabile aizza i semidei romani contro i greci. I nostri sette sono costretti a fuggire a bordo dell’Argo II, volando via in un vortice di fumo.

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Da lì in poi i ragazzi vivranno un’avventura dopo l’altra, tra incontri divini, mostri, mortali vanitosi, eroi presuntuosi, pirati trasformati in delfini pazzi, fino ad approdare alla Madre di tutte le metropoli: Roma, grande, meravigliosa ed eterna. Là, i nostri sette dovranno mettersi all’opera per sanare un’antico torto, salvare un amico intrappolato e impedire la distruzione del mondo. Niente di nuovo, in pratica.

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Parlando del libro in sè, secondo me è all’altezza dei precedenti. Devo essere sincera, è passato un po’ di tempo da quando ho letto i primi due della saga (è Gli eroi dell’Olimpo, nel caso non lo sapeste), quindi temevo di non riuscire a riprendere le fila del discorso: invece non ho avuto grossi problemi, considerati i numerosi riferimenti che Riordan lascia qua e là per il lettore distratto.
Come dicevo, il libro è del tutto simile agli altri due nello stile: è allegro, ironico, scanzonato, pur affrontando comunque temi di una certa importanza. Si riconferma essere una saga, per così dire, al passo coi tempi.
La trama è bella: è avvincente, ma abbastanza lineare perchè si riesca a seguirla senza troppi problemi. Anche i numerosi cambi di punto di vista sono omogenei, poichè raccontano lo stesso viaggio, visto da parti leggermente diverse, quindi seguire gli avvenimenti è facile.
I personaggi hanno avuto più o meno tutti lo stesso spazio, anche se non ci sono stati capitoli di Frank, Hazel o Jason, che hanno comunque avuto il loro spazio (forse Jason un po’ meno) grazie alle interazioni con gli altri quattro. E tutti e sette si rivelano essere adorabili e complessi, ciascuno a modo loro: non ce n’è uno che spicca sugli altri, e le relazioni tra di loro si fanno sempre più approfondite e interessanti.
Il mio preferito, a parte Nico di Angelo, che è sempre il mio spuccino, è ovviamente Percy: perchè come si fa a non amare uno che riesce a far scappare dei pirati mezzi-delfini minacciandoli come una Diet Coke (La. Scena. Migliore. Di. Sempre.)? Dai. E’ uno spuccino.
Il finale…è terribile. Cioè, no. Ma come? Come hai potuto farmi questo, Rick? Perchè?

Il cliffhanger peggiore della storia. Ma seriamente.
Quindi, ricapitolando un secondo: ottima storia, ottimi personaggi, ottimo stile, risate a crepapelle, avventure e azione. Che chiedete di più?

 

Voto: 4/5

Comunicazione di servizio

Eh niente, prima o poi doveva arrivare ç_ç
Devo annunciarvi che La Biblioteca di Amarganta ridurrà le attività al minimo per i prossimi mesi.

Per quale motivo, vi chiederete.
Come forse ho accennato da qualche parte, mi sto laureando. Cioè, ci sto provando, e sono in fase tesi selvaggia. Siccome la scadenza per la consegna è a marzo, fino ad allora concentrerò tutte le mie attenzioni su quel lavoro, lasciando indietro praticamente tutto il resto.

Cosa significa per la Biblioteca? Che fino a marzo (forse addirittura aprile) non avrete le rubriche. Proprio no. Zero. Nisba. Recensioni? Forse, o forse no: non riesco neanche a immaginare di arrivare fino ad aprile senza guardarmi qualche film o leggere almeno un libro, ma non so se avrò anche la forza e il tempo di scriverci sopra. Vedremo.

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Mi spiace darvi questa notizia proprio adesso, ci tenevo a fare tutta una serie di cose per Natale ç_ç Sarà per l’anno prossimo.

Voi intanto godetevi la grafica nuova (molto natalizia <3) e i forse post a tema dei prossimi mesi (sempre forse). Dopo la laurea riprenderò a pieno regime, quindi stay tuned!

Ossequi librosi,

Rolly la Bibliotecaria in crisi