Telefilm che passione – Black Sails

SONO IN LACRIME.

E’ LA COSA PIU’ BELLA CHE ABBIA MAI VISTO.

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Seriamente. Io ho già sbandierato da qualche parte il mio amore per i pirati, quindi non dovrebbe sorprendere più di tanto che io abbia amato questa serie, ma qui siamo OLTRE. Qui non abbiamo solo pirati, avventura, battaglie e spargimenti di sangue: qui ci sono i Sentimenti. Quelli veri, che toccano le corde più profonde dei nostri cuoricini di spettatori, quelli che ti uccidono da dentro e fanno colazione con il tuo intestino, annaffiato da litri delle tue lacrime amare. Signori, questa è più di una serie televisiva, è una LEGGENDA.Black Sails GIF - Find & Share on GIPHY

Ma cerchiamo di andare con ordine.
Black Sails è una serie composta da quattro stagioni in totale (sì, è conclusa), prodotta da Starz, la stessa che sta producendo anche Outlander, altro telefilm di buona qualità (mai quanto Black Sails, anche se mia madre non sarebbe d’accordo).
La storia che si propone di raccontare è, fondamentalmente, un prequel del romanzo di Robert Louis Stevenson, L’Isola del Tesoro (di cui vi ho fatto una recensione qui), ambientato circa venti anni prima degli eventi del romanzo e che spiega la genesi di quel benedetto tesoro e, soprattutto, come diavolo sia finito sepolto in quella benedetta isola.
I due protagonisti principali (lo so che è una ripetizione, ma poi capirete perchè uso questa espressione) sono quindi i due pirati che più sono coinvolti nella storia di questo ricco forziere, ossia il famigerato Capitano Flint e Long John Silver, all’inizio della serie solo John Silver. Si parla del loro incontro, del loro rapporto, delle avventure che vivono insieme, dei vicendevoli tradimenti e salvataggi, in un modo sempre più profondo coinvolgente.

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Ma non è solo questo: attorno a loro si avvicendano altre storie, altri protagonisti, altrettanto profondi e leggendari. Parlo di Jack Rackham, Charles Vane, Anne Bonny, Edward Teach alias Barbanera: i grandi che hanno fatto la storia della pirateria, quella reale. E’ incredibile come siano stati mescolati personaggi di fantasia (Silver, Flint), personaggi storici (Rackham, Teach) e nuovi personaggi originali, come Eleanor Guthrie o la prostituta Max, giusto per dirne due.
Prima ho detto che la storia ruota intorno a Silver, Flint e il tesoro, ma non è del tutto corretto. La storia narra di eventi legati alle loro vicende, ma è soprattutto incentrata su Nassau, l’isola covo dei pirati, sui personaggi che le gravitano intorno e sulla lotta per il controllo dell’isola, prima tra pirati e poi contro il cosiddetto mondo civilizzato. E’ una storia che narra della lotta di uomini e donne che non si sentono compresi (nel senso più letterale del termine) nel mondo civilizzato e lottano per cambiarlo o distruggerlo, a seconda dei casi. E’ una storia di esseri umani, ciascuno con le sue peculiarità e il suo intero universo personale, che si intrecciano e si scontrano in un ritmo che ricorda le onde dell’oceano.

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Una delle cose più belle di questa serie è la sua coerenza: a vederla sembra (e probabilmente è vero) che le quattro stagioni siano state scritte insieme, come un’unica grande storia che ha i suoi tempi e le sue svolte, e nessun successo o insuccesso di pubblico avrebbe potuto distogliere i narratori dal portarla avanti come intendevano fare fin dall’inizio. E questo hanno fatto: dritti per la loro strada, senza timore di perdere pubblico facendo scelte forse impopolari, tipo uccidendo alcuni dei personaggi più amati (e non farò spoiler qua).
Quindi più che una serie tv è una specie di romanzo a puntate, che prosegue coerente nella trama e nello sviluppo dei personaggi.
Che a proposito di personaggi: abbiamo un bel campionario, pure qua. Da personaggi di qualsiasi orientamento sessuale o quasi, a relazioni non-monogame, a schiavi neri, gente con disabilità, sono state toccate parecchie categorie di personaggi normalmente un po’ bistrattati. Ma questo fatto è solo un surplus, un’aggiunta al profondo lavoro che attori e sceneggiatori hanno fatto nel rendere i personaggi incredibilmente umani e reali: lungi da essere mostri assetati di sangue, questi pirati sono veri esseri umani, che amano e odiano con un’intensità a volte sconvolgente, e ci trascinano nel vortice delle loro emozioni (di nuovo, siamo sempre qui).
Tutte le parti tecniche sono rese in modo incredibile: i costumi, le ambientazioni, gli effetti speciali (pochi, per un’opera storica, ma ben utilizzati), la musica, Dei che musica!, sono tutti curati al dettaglio per creare un’opera che fosse la più coinvolgente possibile.

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E per finire questo sproloquio (anche se andrei avanti ore a parlare di questo telefilm), IL FINALE. Il finale è qualcosa di spettacolare, che mi ha ucciso interiormente per la quantità di lacrime che ho versato, frutto di una tensione e di un pathos che raramente ho riscontrato in una storia di qualsiasi formato, sia esso telefilm, film o addirittura libro.
Ogni fotogramma di questo telefilm è emozionante, ma l’episodio finale e quello precedente sono tra quelli che mi hanno sconvolto di più.

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Ci sarebbe ancora molto da dire su questa serie, ma concluderò dicendovi questo: guardatela. Non ha ricevuto abbastanza amore per quello che merita, per essere uno dei capolavori più incredibili del nostro tempo, per essere così piena di azione ma anche piena di poesia, per i giri incredibili che fa fare ai cuori di chiunque la guardi.
Guardatela, e cambierà per sempre il vostro modo di vedere le serie tv.

Voto: 200/5

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Telefilm che passione – Death Note

Nuova recensione telefilmica! Questa volta tocca a una serie anime che non ha bisogno di presentazioni: Death Note!

 

Se scrivi il nome di una persona sul quaderno, essa muore.
Se ci pensate è agghiacciante: un povero ragazzo sta passeggiando, trova un quaderno, magari ci scrive sopra il nome della ragazza che gli piace…e lei muore. Cioè, aiuto!

Per fortuna (o per sfortuna, direi) questo Death Note, o quaderno della morte, ha un bel titolo scritto sopra e tante belle regole chiare scritte in prima pagina. Vedendo cotanta malvagità, il povero ragazzo di prima girerebbe al largo.

Light Yagami invece no (1). Light è un ragazzo normale, uno studente modello di Tokio, dove vive con la sua famiglia. Studia, va a casa, va ai corsi preparatori, ritorna a casa. Finchè un giorno trova un certo quaderno, e invece di fare come tutti gli esseri umani e lasciarlo lì, lo prende e decide di usarlo per uccidere i criminali e diventare il Dio di un Nuovo Mondo (le maiuscole sono d’obbligo).
Ovviamente la cosa non passa inosservata, e non passa molto tempo che subito si palesa un temibile avversario, che darà non pochi problemi a Light e al suo piano malvagio: L, il più grande detective del mondo, di cui nessuno conosce il vero nome!

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Comincia così una lotta senza esclusione di colpi, fatta di ragionamenti cervellotici, mosse strategiche e colpi di scena inaspettati, fino all’epica battaglia finale.

Ora. Chiariamo subito che: io ho letto il manga. Svariate volte, oltretutto. Adoro questa serie, adoro L, detesto Light dal più profondo del mio cuoricino, e in generale sono una grande fan degli Shinigami. Detto ciò.
Di questa serie mi è piaciuta solo la prima parte, fino al famigerato episodio 25 (che nel manga sarebbe il capitolo 58): da lì in poi, è stata una discesa nell’abisso.
Il punto di questo anime è che, a parte tre scene contate che sono state aggiunte, è identico al manga. Ma uguale uguale proprio. L’unica cosa che cambia è il finale, in peggio in questo caso: voglio dire, il finale del manga era perfetto, praticamente ineccepibile, perfettamente in linea con la storia. Quello dell’anime, invece, è una roba di cui non capisco proprio il senso. Per inciso, il succo di quello che succede è identico: è il modo in cui lo mostrano che mi lascia basita.
A parte questo (anzi, forse proprio grazie a questo), questa è una serie molto bella: la trama è intricata e densa, senza spazi per divagazioni varie (a parte una scena aggiunta tra L e Light che, giuro, sembra l’inizio di un porno); L e Light sono resi in maniera superba, insieme a una manciata di altri comprimari; i disegni sono belli, l’animazione è fatta bene. Direi che ci sono tutti gli ingredienti per una buona serie.

Vi dico una cosa, però: se doveste scegliere se seguire l’anime o il manga, scegliete il manga. E’ la stessa identica cosa, ma il finale è molto meglio. Se avete già letto il manga, lasciate perdere, per lo stesso identico motivo.

Voto: 4/5

(1) perchè è un demente.

Telefilm che passione – Shadowhunters

Iniziamo le recensioni per Storie Infinite con un telefilm poco pauroso ma molto demoniaco (o quasi): Shadowhunters.

Quel rosso è naturale?

C’era una volta una cara signora, di nome Cassandra. Questa signora aveva la testa piena di storie di demoni, angeli e vampiri, e un bel giorno le sue storie diventarono una saga di libri letti in tutto il mondo. Un altro bel giorno dei signori un po’ matti decisero di trasformare questi libri in una serie tv. E così ci siamo ritrovati un dramma adolescenziale tra Nephilim su Netflix. Santo cielo.

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Shadowhunters è una serie urban fantasy ambientata nella New York dei giorni nostri. La protagonista è Clary, una normale diciottenne che scopre un intero mondo sotterraneo fatto di demoni, vampiri, licantropi e, soprattutto, Shadowhunters, cioè esseri in parte umani e in parte angeli incaricati di difendere l’umanità dalla minaccia demoniaca. In aggiunta a tutto ciò, Clary scopre di essere una Shadowhunter, sua madre viene rapita e la sua stanza data alle fiamme, mentre degli Shadowhunter cattivi le danno la caccia. Dulcis in fundo, incontra si scontra con il biondissimo Shadowhunter Jace, e da lì saran scintille.

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Poi Mirko finita la pioggia si incontra e si scontra con Licia e cosìììììììì

La serie è trasmessa dal canale Freeform (nuovo nome di ABC Family) e la prima stagione riunisce gli avvenimenti dei primi due libri della serie, Città di Ossa e Città di Cenere. Per il momento è l’unica disponibile, ma è già stato rilasciato il trailer della seconda stagione, che verrà rilasciata il 2 Gennaio 2017. Per inciso, due giorni prima del mio compleanno.

Va detto: come serie è molto da teenager. Dopo aver visto la prima puntata io e mia sorella ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: “E’ una cagata pazzesca.” “Significa che la continuiamo?” “Sì.”
Non brilla per la profondità della trama, nè per la recitazione dei protagonisti, anzi: Jace e Clary ti fanno venire voglia di tirargli un pugno ogni volta che aprono bocca, specialmente lei (Jace ogni tanto fa delle facce idiote, quindi un po’ si salva, ma lei è stupida proprio). Il resto del cast è nella media, senza nessuno in particolare che spicchi sopra gli altri. I personaggi in sè non sono male, Jace e Clary a parte: in particolare, ho apprezzato moltissimo Alec (che ho trovato molto più figo di Jace, va detto) e la sua evoluzione psicologica, dai suoi sentimenti repressi verso il suo migliore amico, a una migliore conoscenza di sè (passando per un nuovo amore e un quasi matrimonio -ooooops!).

Quant’è figo sto ragazzo..

Nel suo complesso…no, ragazzi, è una cagata pazzesca. Ci sono scene ai limiti dell’assurdo, giri di trama semi-incomprensibili, Clary che passa metà del tempo senza capire cosa sta succedendo (non è l’unica, per quanto mi riguarda), gente che si spoglia a random, effetti speciali imbarazzanti, cose che voi umani non potete neanche immaginare, per non parlare dei parabatai! Voi non potete capire, quanto possa essere ridicolo sentire ogni due per tre Alec e Jace che si chiamano con quello che sembra il nome di un Pokemon, e che invece sottintende un legame che sembra tanto quello di due persone sposate.

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Parabatai, scelgo te!

Qui siamo nel regno del Trash, puro e semplice. Io continuerò a seguirlo per questo, ogni tanto ci vuole qualcosa di leggero e nonsense nella vita.
La seconda stagione ha un budget un po’ più alto, quindi confido in una migliore qualità, perlomeno negli effetti speciali e nella recitazione di Clary dei ragazzi più giovani.
Detto ciò, vi invito a guardarvi almeno la prima puntata e a farmi sapere cosa ne pensate. Se amate il trash, amerete il telefilm. Se amate gli addominali scolpiti pure. Per il resto…ditemi voi.

Voto: 3/5

Telefilm che passione – Gravity Falls

Ed eccoci di nuovo qui, a Telefilm che passione! Quest’oggi non parleremo di un telefilm vero e proprio, bensì di una serie animata che oserei definire eccelsa: Gravity Falls.

 

Non è una sigla bellissima?

Gravity Falls è una serie animata di Disney Channel, e si compone di due sole stagioni di venti episodi l’una. Non vi lasciate ingannare dall’emittente: personalmente l’ho trovata di altissimo livello, pur essendo rivolta a dei bambini barra ragazzini. A parte per la qualità in sè dei disegni e del montaggio, che personalmente trovo fantastica, è soprattutto la trama a colpire.
I protagonisti sono Mabel e Dipper Pines, due fratelli gemelli di dodici anni: lui è curioso, testardo, impacciato, serio e affascinato dai misteri, mentre lei è esuberante, ottimista, sempre colorata, allegra e completamente fuori di testa. I due vengono mandati dai genitori a trovare il loro prozio nella cittadina di Gravity Falls, nell’Oregon, luogo dove accadono spesso e volentieri avvenimenti inspiegabili e a volte ai limiti dell’assurdo. Le puntate sono all’apparenza slegate, ma man mano che si procede nella serie si vede come tutto sia legato da un filo conduttore che ogni tanto esplode in modi che definirei senza dubbio epici o quasi.

La trama, poi, riserva sempre qualche sorpresa che non ti saresti mai aspettato, ed è incredibile come sia curata nei dettagli. E’ bellissimo anche lo spazio riservato ai vari personaggi: Dipper e Mabel con il loro rapporto, ma anche il prozio Stan e i suoi misteriosi segreti, Soos, Wendy e il suo rapporto con Dipper, per non parlare di tutti gli altri straordinari personaggi che popolano la valle, alcuni veramente assurdi.

Sono due in particolare, però, che ho trovato particolarmente bene fatti, posto che comunque sono tutti straordinari e ben poco stereotipati: mi riferisco a Mabel Pines e all’antagonista principale della serie, Bill Cipher.

Parlando di Bill, è un cattivo con i controcosì: malvagio, pazzo, sarcastico, manipolatore, imprevedibile e senza scrupoli. E’ il più Cattivo di tutti i Cattivi che mi sia mai capitato di vedere. E poi è un triangolo.

Come cattivo Bill è straordinariamente ben fatto: è spaventoso (perchè lo è, fidatevi) nonostante il suo aspetto tutto sommato tranquillo: voglio dire, è un triangolo giallo, santo cielo! Chi è che ha paura di un triangolo giallo? E invece dopo aver visto la serie penso che sarete fortunati se non lo sognate di notte. Tra parentesi, io lo shippo tantissimo con Dipper (umanizzati e adultizzati, chiaramente) perchè si vede bene che, nonostante si odino profondamente, Bill ha comunque per Dipper un certo rispetto, nonostante tutto.

Mabel, invece, è un altro discorso. Generalmente le ragazze rispondono a determinati stereotipi nei cartoni animati: c’è la figa, la timida, la guerriera, la solare, ecc. Ecco, Mabel non si riesce a ricondurre a nessuno stereotipo: tutti i personaggi di Gravity Falls, per quanto profondi e originali, rispondono a un qualche archetipo di fondo, ma lei sfugge a quasi tutti. E’ solare, sì, ma in un modo totalmente fuori dagli schemi: è semplicemente, assurdamente se stessa, sia che stia giocando con il suo maialino Waddles (Waddles, non Dondolo, per l’amor del cielo, sembra l’ottavo nano), che stia aiutando suo fratello nello scoprire qualche mistero, organizzando qualche festa pazza o provandoci con l’ennesima cotta. A questo proposito, credo che tutte le ragazze dovrebbero imparare da Mabel nell’approccio ai ragazzi: è strano, ma se non altro rimarrete impresse nella mente di chiunque per molto tempo, e poi è divertente.

In sostanza: si tratta di una serie dedicata ai ragazzini, ma che anche gli adulti possono amare alla follia. Oltretutto, mi dicono che se siete fan di Twin Peaks e simili, questo cartone non ve lo potete perdere.

Voto: 5/5

Telefilm che passione – Dominion

Ok, ecco i fatti: io sono una drogata di serie tv. Ecco, l’ho detto. Passo spesso e volentieri delle belle serate accoccolata sul divano a guardare episodi su episodi in compagnia di familiari vari, tra genitori, fidanzato, sorella e gatto (prima che chiediate, no, non c’è una serie che riusciamo a guardare tutti insieme, perchè il mio fidanzato non abita con noi e noi odiamo la scadenza settimanale, perchè mio padre ha dei gusti di cacca e perchè il mio gatto a volte è sopraffatto dal disprezzo che prova per la nostra idiozia e si ritira nella nostra stanza a contemplare il suicidio.)

Detto questo, mi sono detta: perchè non cominciare a recensire serie sul blog? Diamo un po’ di vita a questo angolo di web!
Intendiamoci: non ho intenzione di recensire un episodio alla volta. Non ne ho sbatta e non ne sono capace, finirei per ripetere le stesse cose seimila volte. Quindi mi limiterò a recensire serie concluse o che hanno appena finito la stagione (esempio: Flash sta finendo la seconda stagione. Quando finisco di vederla tutta, prima della terza, zac! recensione).

Questa volta tocca a una serie che ho finito da pochissimo e che mi ha toccata nel profondo: Dominion.

Dominion è una serie del 2014, edita da Syfy, emittente nota per quel mostro sacro della fantascienza che è Battlestar Galactica (sempre sia lodata). Per il momento consta di due stagioni sole, raminghe e solitarie, e la Syfy ha fatto sapere che non andrà avanti, notizia che mi ha gettata nel più profondo sconforto. Stiamo ancora sperando che Netflix la salvi e gli dia una conclusione degna di questo nome, ci sono anche le petizioni su internet. Vedremo.

La storia prende spunto da un film con Paul Bettany, Legion. Non era sto grandissimo film ma si lasciava guardare: detta in parole povere, il film parlava di come Dio avesse inviato i suoi angeli a uccidere l’umanità perchè gli aveva scassato le balle e di come Michael, il più grande di tutti gli arcangeli, avesse deciso di disobbedire agli ordini del Padre e di scendere sulla Terra a proteggere una ragazza incinta, che avrebbe dato alla luce il Salvatore Gesù. Nella pratica il film era un’apocalisse zombie ma con gli angeli. Come ho già detto, nulla di eccezionale, anche se Paul Bettany nei panni di Michael era un gran belvedere. Questo film passò alla mia storia personale come l’unica opera sugli angeli in cui preferisco Michael a Gabriel. Fine.

Michael e Gabriel in tutta la loro gnoccaggine

Qualche anno dopo salta fuori il telefilm, che si propone come un sequel ispirato. Gli attori sono diversi (ovviamente), sono diversi alcuni dettagli, ma l’idea di fondo è uguale: apocalisse angeli, Michael dalla parte degli umani che salva un bambino Prescelto, Gabriel angelo cattivo che vuole farci tutti fuori.
La storia comincia 25 anni dopo: l’umanità è stata praticamente sterminata, e i sopravvissuti si sono organizzati in città-stato governate ognuna a suo modo. In particolare, la prima serie si svolge a Vega (che sarebbe Las Vegas), città retta da un Signore della Città, due Consoli e un Consiglio di cui non ho ancora capito l’utilità, e protetta nientemeno che dall’arcangelo Michael in persona, che ha anche creato un suo plotone.

Ecco, di questa Armata dell’Arcangelo fa parte il protagonista, Alex Lannon, ragazzo sui venticinque anni, indisciplinato, testardo, passionale e testa di cazzo, che si scoprirà  essere (nella prima puntata, tranquilli) il Prescelto che dovrà salvare il mondo.

“Tu sei l’eletto!”

La storia gira tra Alex, che in un modo o nell’altro cerca di venire a patti con questa scioccante scoperta, un po’ fuggendo, un po’ scontrandosi con Michael che l’ha preso sotto la sua ala (letteralmente), con il fatto che la donna che ama deve sposare un altro, con i poteri che scopre di avere ecc., e le vite degli altri personaggi che cercano ognuno di portare avanti il governo della città un po’ aiutandosi un po’ facendosi le scarpe a vicenda. Mi rendo conto che detta così sembra un teen drama, non lo è.

Va detto, la prima serie è un po’ sconclusionata, con dei pezzi che sembrano messi lì a caso, ma per quanto mi riguarda ci sono almeno due buone ragioni per continuare la visione: 1) la seconda stagione è molto meglio, 2) Michael è dotato di una figaggine che ti fa dimenticare come si usano i neuroni. E nella seconda stagione diventa ancora meglio, per quanto mi riguarda.

La trama, tutto sommato, è avvincente: è bello che nella seconda stagione si ampia l’ambientazione, a Vega si unisce anche New Delphi, città sotterranea in cui angeli minori e umani convivono tranquillamente, e Mallory, strano luogo in cui avvengono strane faccende. Anche la fotografia non è male, considerato che si tratta di una serie ambientata in pieno deserto o quasi.

Sono interessanti molti personaggi, anche se nella seconda stagione guadagnano molto in profondità e in neuroni. Un esempio fra tutti, Alex: nella prima stagione è insopportabile. Non lo so perchè, sarà la maledizione del protagonista (maledizione di cui soffrono molte persone, tra cui io, che fa odiare ogni protagonista con la passione di mille soli brucianti), ma ogni volta che ne combinava una io e la Sister eravamo a lì a dire in coretto: “Speriamo che muoia!”. Per non parlare della sua dolce metà, costretta a sposare un altro uomo, che aveva lo stesso numero di neuroni: speravamo che finissero come Romeo e Giulietta, morti ammazzati.
Invece nella seconda stagione le cose migliorano: deve essere cambiato qualcosa, lo sceneggiatore, il produttore, il truccatore, sta di fatto che loro due (e anche gli altri) diventano dei personaggi molto più interessanti e, tutto sommato, apprezzabili.

Ma come vi ho detto prima, la vera punta di diamante di questa serie è Michael, l’arcangelo più sexy che sia mai sceso su questa terra (dopo Gabriel di Supernatural).
E’ interpretato da Tom Wisdom, che ha avuto anche una parte in I love Radio Rock, dove interpretava quel cretino di Midnight Mark, quello che non parlava mai ma cuccava sempre.
Rendetevi conto del mio shock quando mi sono resa conto della cosa: passare da un arcangelo algido e distaccato

Posso averlo per Natale?

a un hippie emo senza proprietà di linguaggio

Cosa mi sono persa?

In ogni caso, Michael è spettacolare, e non solo dal punto di vista visivo-ormonale: è probabilmente il miglior personaggio della serie, anche se Gabriel ci si avvicina di brutto (mi dispiace Mick, io ho un kink per Gabriele in tutte le sue versioni). E’ algido, distaccato, elegante, sexy, determinato, impulsivo e letale. E ha una storyline particolarmente bella: il suo rapporto con Alex, il modo in cui si evolve, è bellissimo, e sono bellissime le scene con il suo gemello Gabriel (che nella seconda serie abbandona il gel e ritorna a essere qualcosa di guardabile), il modo in cui passano dal volersi ammazzare a vicenda a rievocare ricordi d’infanzia o altro, è fantastico. E Tom Wisdom è un attore bravissimo, che passa dal robocop della prima stagione a mostrare tutti i lati più vulnerabili dell’arcangelo nella seconda, senza perdere neanche per un secondo la sua aura di maestosità millenaria.

Ragazzi, capitemi, io andrei avanti per ore a parlare di questo telefilm, a dire quanto è figo Michael, quanto è figo Gabriel, quanto è scemo Alex, quanto vorrei ammazzare questo e quell’altro, ma i fatti restano: lo show non ha una conclusione. La seconda stagione si interrompe praticamente sul più bello: stava per saltar fuori Lucifero (sì, proprio lui), e io non vedevo l’ora di sapere cosa sarebbe successo, perchè ne sarebbero successe delle belle, e invece niente! Soffro per questa cosa, cavolo (e poi volevo i demoni. Non puoi far arrivare Lucy senza infilarci qualche demone, e io speravo in qualche notte bollente tra Lilith e Michael, o Lilith e Gabriel, o tutti e tre assieme.)

Insomma, ragazzi, guardatelo. Guardatelo e poi spandete il vostro amore per questa serie per il mondo, magari è la volta buona che qualcuno sente e prosegue la storia, o almeno la finisce. Guardatelo e soffrite con me.

Voto: 4/5 (solo perchè la prima stagione poteva essere fatta meglio)