Giallo come zia Agatha – A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.

 

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Titolo: A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.
Autore: Guido Sgardoli
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 333 pp
Editore: Rizzoli
Trama: Londra, fine Ottocento. David Pip e il suo amico Calum Traddles fuggono dall’orrido orfanotrofio in cui sono rinchiusi per svelare il mistero della scomparsa in Svizzera di Sherlock Holmes: David è convinto di essere suo figlio ed è deciso a dimostrarlo ritrovando l’elusivo genitore. In un rocambolesco, improbabile, divertente viaggio per l’Europa degno di Jules Verne, fra treni di lusso e mongolfiere, incontrano svariati personaggi sbucati da romanzi famosi: il perfido Fagin, i Tre uomini in barca con tanto di cane, Dracula, Monsieur Poirot… Un piccolo albergo sulle cascate cela il segreto della presunta morte di Holmes, e i due ragazzini avranno una parte importante nel chiarire le cose una volta per tutte. Età di lettura: da 12 anni.

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Innazitutto mi scuso: quando ho creato gli scaffali per la Biblioteca, non ho pensato alla letteratura per ragazzi. Rifletterò se creare uno scaffale ad hoc in futuro o no. Intanto chiedo venia.

Allora, parliamo di questo libro, vi va?
Mi sono auto-intimata di leggerlo per colpa di una sfida di lettura che dovrò dirigere in biblioteca con la mia responsabile. Siccome i libri in gara erano questo e Coraline, e Coraline l’avevo già letto, minimo minimo dovevo essere pronta!
Detto ciò, sarò sincera: non l’ho amato particolarmente. Sì, l’idea è carina, e sì, Sherlino mio è sempre un valido motivo per leggere un libro, quindi alla fin fine non è così malvagio…ma dovevi mettere tutta sta gente da altri romanzi?
Perchè i romanzi che Sgardoli prende dentro in questo libro sono davvero tanti, e alcuni personaggi sembrano messi lì giusto giusto per fare numero (tipo Dupin o Heathcliff e compagna). Personalmente avrei preferito meno personaggi ma con una parte più importante (voglio dire, quei tre cretini in barca era gestiti abbastanza bene, hanno avuto il loro significato). Ma così sembra quasi che il nostro signor Sgardoli di San Donà di Piave (ma davvero è nato lì? E’ a un passo dal paesino di mio papà!) abbia semplicemente voluto farci vedere quanto era bravo a conoscere tutti questi classici. O, a voler essere ottimisti, a voler fare nascere la curiosità dei ragazzi per più classici possibili: in entrambi i casi siamo felici per lui, però secondo me il troppo stroppia.
Anche l’idea dell’A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n. non l’ho amata particolarmente: non vi faccio spoiler, ma per come è stata presentata mi sembra un po’ raffazzonata e campata per aria. Secondo me non è stata sviluppata bene, anzi: preferivo qualcosa di meno meta-letterario, anche se capisco perchè l’abbia fatto. Quindi gnì.
In ogni caso lo stile è carino: il modo di scrivere ricorda un po’ i romanzi di Conan Doyle (giusto un po’) ed è piacevole e ironico, perfetto per i ragazzi.
I personaggi non sono trattati malissimo, ma secondo me quelli che emergono sono inevitabilmente David e Calum, che sono tutta farina del suo sacco e si vede: interessanti e coerenti, in particolare David ha mostrato una certa profondità che mi ha fatto stringere il cuore. E poi Sherlock, ma Sherlock per quanto mi riguarda viene bene in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi sono decisamente di parte.
L’unica pecca di questa libro, personaggi letterari a parte, è un po’ lo sviluppo non particolarmente vivo: ci sono dei pezzi che ho letto molto a fatica, nonostante tutta l’azione. Diciamo che non c’era grande verve.

Detto ciò, non è malvagio: è piacevole per passarsi un paio d’ore, ma secondo me lo apprezzerete di più se a) avete letto tutti i romanzi citati, b) non ne avete letto nessuno. Almeno la mia teoria è questa. Quindi se siete curiosi cercatelo in biblioteca (credo abbia vinto un premio, quindi dovrebbe esserci) e buttateci un occhio, male non può fare.

Voto: 3/5

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Giallo come zia Agatha – La verità sul caso Harry Quebert

 

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Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore:  Joel Dicker
Prezzo: 19,50 euro
Data di pubblicazione: Settembre 2012
Pagine: 775 pagine
Editore: Bompiani
Trama: Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo. La verità sul caso Harry Quebert è un fiume in piena, travolge il lettore e lo calamita dalla prima all’ultima pagina. è il giallo salutato come l’evento editoriale degli ultimi anni: geniale, divertente, appassionante, capace di stregare prima la Francia, poi il mondo intero.

Innanzitutto vi annuncio che il titolo è diventato (grazie alla Sister) da Harry CHEBER a Harry CHIUBERT. Quindi io ho passato praticamente tutto il libro a immaginarmi il professore come una pallina arancione con la proboscide. Potenza degli accenti.

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Dunque. Questo è un bel librozzo. E’ lungo (sono più di 700 pagine) ma si legge molto velocemente, io l’ho letto in due/tre giorni circa.
Sarò diretta: è un colpo di scena continuo. Sul serio, è praticamente uno a pagina. Nelle prime 300 pagine questo ci sta anche…alla 700entesima giusto un po’ di voglia di lanciare il libro in testa a Dicker ti viene.
Cioè, sinceramente, non capisco perchè tutti sti premi: è un bel libro, si legge piacevolmente, per carità, c’è il mistero, i colpi di scena che ti tengono lì per settecento pagine…ma personalmente ho letto libri molto più meritevoli di un premio, a dirla tutta.
Voglio dire: la trama. La trama è di un intricato da far paura, ma non di quell’intricato che tu dici “Ah! Era tutto lì dall’inizio, solo che non ce ne siamo accorti!” come vuole la regola del giallo classico (io credo che sia più giallo che thriller, ma non leggendo thriller non ve lo so dire). No, qua saltano fuori cose random, che a un certo punto sembrano quasi assurde. Cioè, sembrano quasi costruite ad arte. La cosa trascina, perchè comunque tu vuoi sapere alla fine che caspita è successo a sta ragazza, ma ragionandoci in post-lettura ti rendi conto che alcuni passaggi sembrano sul nonsense andante.
Comunque io l’ho trovato una lettura piuttosto piacevole, intrigante e trascinante, Dicker scrive indubbiamente bene. Se mi evitasse i dialoghi alla Twilight sarebbe anche meglio (giuro, c’è un dialogo alla fine che sembra scritto dalla Meyer:
“Addio Marcus”
“No, non mi abbandonare!”
“Ti penserò sempre”
“Non andare via!”
“Ti ho voluto bene”
Giuro, la levatura è questa. Mah. Eppure il resto è scritto bene.)
I personaggi sono un po’ poco approfonditi secondo me, specialmente Harry Quebert che risulta quasi una macchietta, e di conseguenza anche il protagonista, Marcus. Inoltre non c’è una donna (UNA!) che si salvi, sembrano tutte delle pazze isteriche o delle imbecilli senza neuroni. Dicker deve essere un misogino che odia i gatti (è risaputo che le due cose sono collegate).
Dulcis in fundo, non c’è una grande attenzione alle decsrizioni. Io ho passato 500 (giuro) pagine a immaginare un personaggio con la pelle nera, per poi rendermi conto che era bianchissimo. Le opzioni sono due: o io sono scema, o qualcuno ha saltato un passaggio. e i paesaggi del New Hampshire…cioè, per quanto ne sapevo io di paesaggi americani, potevamo anche essere nel Bayou, per quello che la mia mente aveva creato.
Insomma, in sostanza, se si ignorano tutti questi dettagli secondari, è bello. Lo stile è veramente trascinante, e ti lacera la curiosità di scoprire la verità definitiva. Se vi capita tra le mani leggetevelo (magari prendetelo in biblioteca invece di comprarlo, ecco.)

Voto: 3/5

Giallo come zia Agatha – Le Lacrime della Giraffa

Titolo: Le lacrime della giraffa
Autore: Alexander McCall Smith
Prezzo: 8,60 euro
Data di pubblicazione: 2004
Pagine: 235 pp
Editore: Tea edizioni
Trama: A Gaborone, capitale del Botswana, la signora Precious Ramotswe è molto rispettata: è la fondatrice della Ladies Detective Agency, la prima e unica agenzia investigativa del piccolo paese dell’Africa meridionale diretta da una donna. Suo padre avrebbe preferito che aprisse una macelleria, ma lei ha poi deciso di fare la detective privata. Gran bevitrice di tè rosso, gentile come tutti i golosi e portata alla riflessione filosofica, la signora Ramotswe ha imparato presto come portare un po’ di ordine nelle vite ingarbugliate dei suoi clienti, usando il suo cervello fino e soprattutto il suo gran cuore. Doti che le saranno indispensabili per affrontare il caso della signora Curtin e di suo figlio Michael, scomparso nel deserto ormai da dieci anni.

Settembre è arrivato (e se ne sta pure andando). La Bibliotecaria ha finito i suoi giri per le Cicladi, conditi di quad e siti archeologici rubati, e ritorna finalmente al lavoro. Che nello specifico significa immergersi nei libri e lasciarvi recensioni. Oggi tocca a un giallo africano, una cosina curiosa.

Allora, ho preso questo libro in biblio, incuriosita dalla copertina e dal fatto che fosse ambientato in Botswana (in Botswana? Neanche sapevo che esisteva tra un po’). L’autore è un simpatico omino dal nome inglese, ma leggo dalla biografia che è nato e cresciuto in Africa, quindi presumo che sappia di cosa sta parlando.

La storia è un giallo classico, con un paio di casi molto molto semplici nella loro risoluzione. Niente sparatorie, niente morti ammazzati, niente inseguimenti. A mala pena c’è la classica ricerca degli indizi alla Sherlock o alla Miss Marple, in quanto i casi presentati sono molto semplici nella loro risoluzione. Quindi non è un libro che mi sento di consigliare a chi ama Agatha Christie.

Però. C’è un però: il personaggio di Precious Ramotswe non è un’investigatrice ai livelli del mio amato Holmes, non ha di sicuro il suo acume, o se ce l’ha lo ostenta molto di meno. E’ però sicuramente molto più umana e gentile: è fantastico il suo modo di fare, così solenne ma anche gentile e umile, così…grasso (non penso sia il termine adatto, ma il concetto è: grassa signora nera che va in giro con un’aura di grande dignità e generosità. Non saprei come altro spiegarlo). Anche gli altri personaggi colpiscono per la loro umanità e gentilezza (o semplicemente umanità, in alcuni casi) e rendono il Botswana un po’ il paese ideale.
Lo stile è leggero, piacevole, a tratti va in giro quasi a spirale, ma ritorna sempre al suo posto, come il vento africano (similitudini che si sprecano.)

Insomma. Si tratta di un libro sicuramente molto piacevole, anche se non particolarmente eccezionale: io lo consiglio anche solo per le atmosfere e i personaggi amabilissimi.

Voto: 3/5