Galaxy Quest – Red Rising. Il canto proibito

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Titolo: Red Rising
Autore: Pierce Brown
Data di pubblicazione: Aprile 2016
Pagine: 402 pp
Editore: Mondadori
Trama: Darrow ha sedici anni, vive su Marte ed è uno dei Rossi. La casta più bassa, minatori condannati a scavare nelle profondità del pianeta a temperature intollerabili, rischiando ogni giorno la propria vita. Ma Darrow sa di farlo per rendere abitabile la superficie di Marte, per dare una terra alle nuove generazioni. E a ripagarlo dei sacrifici c’è l’amore per Eo, bellissima e idealista. Finché un giorno i due innamorati sono sorpresi a baciarsi in un luogo dove non avrebbero dovuto, sono processati e condannati da un giudice appartenente alla casta degli Oro, la classe dominante. E mentre Eo riceve le frustate di punizione, la sua voce si scioglie in un canto dolcissimo, un canto proibito di rivolta e speranza, lo stesso canto che era costato la vita al padre di Darrow. E ora costerà la vita a Eo.

 

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OH MY GOD.

Sto fangirlando tantissimo.

Voi sapete che io difficilmente apprezzo i libri di fantascienza pura, quindi quando ho visto che il libro era ambientato su Marte ho storto un po’ il naso. Ho cominciato a leggerlo su consiglio della Madre (che, di nuovo, è tornata a casa e me l’ha tipo lanciato in braccio, urlandomi E’ BELLISSIMO!) (Ciao mamma), ma ammetto che ero leggermente scettica. Sono felice di annunciarvi che sono stata smentita e QUESTO LIBRO E’ BELLISSIMO.

Red Rising narra dell’ascesa (non potrei usare una parola migliore per descriverla) del giovane Darrow, un sedicenne, la cui dura vita da Rosso, la bassa manovalanza della Società, ha reso un uomo prima del tempo.
Darrow è duro, cocciuto, pieno di energia repressa e di realismo. Vive nella profondità di Marte, dove, insieme agli altri Rossi, scava per portare alla luce l’helius-3, il prezioso minerale necessario alla terraformazione di Marte. Darrow scava, giorno dopo giorno, convinto che, anche se la sua è un’esistenza dura e miserabile, il suo lavoro servirà a salvare l’umanità da una Terra morente, e a riscattare i Rossi, considerati l’ultima ruota del carro in quella Società di Colori.
Darrow vive relativamente tranquillo, con la sua famiglia, sua moglie Eo, i suoi fratelli, fino al giorno in cui lui e Eo vengono sorpresi in un luogo riservato alle caste più alte.
Per tale disobbedienza, i due vengono condannati alla frusta, ma, quando è il turno di Eo, la voce della ragazza si alza in un canto dolcissimo e proibito. Un canto che per lei significa morte.
Comincia così l’odissea di Darrow per vendicarla, un lungo processo che lo porterà a indicibili sofferenze, a una guerra per il potere e, soprattutto, alla scoperta delle menzogne che gli sono state tenute nascoste per tutta la vita…

Quando la Sister mi ha chiesto di cosa parlasse questo romanzo, ho risposto lapidariamente: “Hunger Games su Marte”. E di fatto è così: non posso spiegarvene il motivo senza fare spoiler, quindi dovrete fidarvi e basta.
La trama è un colpo di scena dietro l’altro: la verità sul mondo di Darrow, il piano della resistenza, i colpi di genio del ragazzo all’interno della guerra delle Case, i continui tradimenti e voltafaccia…non c’è niente di scontato. Chi mi conosce bene sa che ormai è difficile che una trama riesca a sorprendermi davvero: Red Rising c’è riuscito, e questo è il complimento migliore che posso fargli.
I personaggi sono un po’ così: Darrow è eccezionale, magnificamente sfacciato e arrogante, forse un po’ poco credibile per un sedicenne, mentre gli altri difficilmente lasciano qualcosa. E’ un peccato, considerato che in molti ci sono dei guizzi che avrebbero potuto renderli memorabili.
Lo stile è fantastico: non è semplice e lineare, è a volute, un po’ spezzato, quasi grezzo, ecco. E’ la sensazione che mi ha dato mentre leggevo, come un sospiro che si interrompe bruscamente. Ma tiene avvinti alle pagine, e fa immergere nella storia magnificamente.
L’ambientazione è particolare, anche se suono un po’ di già visto: si para di una società divisa in caste, dove ogni casta è contrassegnata da un Colore specifico. Manco a dirlo, i capi di tutto sono gli Oro.
Per concludere brevemente, trovo che sia un ottimo distopico, con uno stile di scrittura un po’ d’altri tempi (mi veniva da pensare ai romanzi degli anni Settanta o giù di lì, ma potrei sbagliarmi), con una trama mozzafiato e un protagonista carismatico e complesso che ho adorato dall’inizio alla fine.
Manco a dirlo, non vedo l’ora di leggere il seguito.

Voto: 5/5

Galaxy Quest – Cress

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Titolo: Cress
Autore: Marissa Meyer
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
Pagine: 446
Editore: Mondadori
Trama: Cress ha solo sedici anni e per gran parte della sua vita ha vissuto prigioniera o, come preferisce dire lei, “damigella in difficoltà” su un satellite in orbita nello spazio, dove gli unici contatti con l’esterno sono avvenuti tramite Internet. Ed è proprio attraverso la Rete che viene contattata dalla Rampion, la nave spaziale del capitano Carswell Thorne, sulla quale viaggiano anche Cinder, Scarlet e Wolf. Cress, infatti, negli anni di isolamento forzato è diventata una hacker eccezionale, e proprio per questo motivo pare l’unica speranza per mettere in atto il piano di Cinder e sconfiggere una volta per tutte la regina Levana e il suo terribile esercito prima che invadano la Terra. Per farlo, però, Cinder e i suoi devono prima di tutto liberare Cress. Peccato che, una volta approdati sul satellite in cui è imprigionata, il piano non vada esattamente come previsto. Dopo Cinder e Scarlet, Marissa Meyer ci regala un altro romanzo avvincente, il terzo della saga delle Cronache lunari, dove i colpi di scena si succedono in un mix perfetto di azione, humour e romanticismo. Ma soprattutto, ancora una volta, dà vita a un’eroina che i lettori difficilmente potranno dimenticare.

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Terzo capitolo delle Cronache Lunari, per ora l’ultimo pubblicato in italiano.
Che dire? Penso che morirò d’inedia, nell’attesa di scoprire come andrà a finire questa saga. Intanto faccio un applauso a Marissa Meyer, era da tanto che non leggevo una saga in grado di tenermi nell’ansia tra un libro e l’altro. Chapeau!

Avevamo lasciato Cinder e i suoi alleati a bordo della Rampion: quattro allegri ragazzi in cerca di un modo per detronizzare Levana e salvare la Terra. Nel tentativo di ottenere qualche informazioni in più, Cinder contatta nuovamente l’hacker della regina (ve la ricordate? La ragazza che nel primo libro avverte Cinder che la matrigna cattiva di Biancaneve vuole ammazzare Kai) e la nostra povera novella Raperonzolo li prega di salvarla dalla sua prigionia su un torre satellite. I nostri eroi non si fanno certo pregare e si avviano a recuperare la donzella informatica. Da qui in poi cominciano i guai: non vi farò spoiler, mi limito semplicemente a dirvi che il gruppo verrà diviso.
Anche in questo libro i punti di vista saranno diversi, atti a descrivere le varie situazioni in cui vengono a trovarsi i nostri eroi, compreso il povero Kai alle prese con le nozze. Avremo in più il punto di vista di Raperonzolo aka Cress, la giovane hacker prigioniera di Levana. Rispetto alle altre due protagoniste, comunque molto simili nel carattere combattivo, Cress è decisamente differente: è una ragazza ingenua, gentile, romantica, un po’ svagata e sempre pronta a meravigliarsi, caratteristica dovuta al fatto di non essere mai stata fuori dalla sua prigione per sette lunghi anni. Anche lei, però, subisce un’evoluzione: mentre all’inizio è molto più paurosa, con il passare degli eventi riesce a dominare questa paura, che, pur presente, non le impedisce di aiutare i suoi nuovi amici. Inoltre, è evidente il suo cambiamento nel modo in cui considera Thorne: mentre all’inizio i suoi sentimenti sono dettati dalle fantasie romantiche di una ragazzina, alla fine del romanzo ha preso consapevolezza che la persona su cui ha tanto fantasticato è molto diversa da come la immaginava, e i suoi sentimenti sono evoluti di conseguenza.
Anche gli altri personaggi, chi più chi meno, subiscono dei cambiamenti, ma il più notevole è senza dubbio quello di Cinder: anche se è sempre stata piuttosto “calcolatrice”, nel senso letterale del termine, la Cinder del primo romanzo non avrebbe mai, neanche per un secondo, pensato di abbandonare delle persone care, mentre ora, anche se continuerebbe a non farlo, Cinder mette in conto quella via. La Cinder di questo romanzo è una ragazza che si è data un obiettivo e farà di tutto per raggiungerlo, cosciente che il resto del gruppo guarda a lei per una guida forte.
La trama è sempre un piacere: nonostante la divisione dei personaggi, non risente troppo e prosegue, mostrandoceli nelle loro interazioni, con i loro pregi e difetti, soprattutto facendo vedere il loro sviluppo. Il tutto senza dimenticare la suspance, l’azione, l’humor e un po’ di sana romance.
Lo stile è altrettanto piacevole: scorrevole, pulito, insomma, all’altezza dei libri precedenti. Interessante il cambio di ambientazione, che ha dato un tocco un po’ più “selvaggio” alla vicenda, con un piccolo miglioramento quanto ad atmosfera.
Per concludere, trovo che questa saga sia sempre più bella a ogni pagina, e non vedo l’ora di poter leggere la conclusione.

Voto: 4/5

 

Galaxy Quest – Scarlet

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Titolo: Scarlet
Autore: Marissa Meyer
Data di pubblicazione: Febbraio 2013
Pagine: 432
Editore: Mondadori
Trama: Androidi ed esseri umani popolano le strade di Nuova Pechino, sotto lo sguardo implacabile degli abitanti della Luna… Mentre Cinder tenta in ogni modo di scappare dal carcere in cui è rinchiusa, dall’altra parte del mondo Scarlet Benoit cerca disperatamente la persona a lei più cara, sua nonna, scomparsa senza lasciare traccia. Nella ricerca arriva ad aiutarla Wolf, esperto di combattimenti clandestini, e insieme partono per Parigi. Qui incontrano, per caso, proprio Cinder. Con lei dovranno battere sul tempo la malvagia Regina lunare Levana, disposta a fare qualsiasi cosa per indurre il bel principe Kai a sposarla. Qualsiasi cosa: anche scatenare la guerra più distruttiva di tutti i tempi.

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E siamo a due. Vi tormenterò finchè non avrò finito la saga (la parte pubblicata in italiano, perlomeno).

Ho trovato questo libro all’altezza del precedente, se non addirittura meglio: questo ha in più gente che si picchia. Azione, sangue e squartamenti, yay!
Ma andiamo con ordine: avevamo lasciato la nostra Cinder in una situazione alquanto spinosa, con la Regina Lunare che la vuole morta per noi sappiamo bene quale motivo, incarcerata e costretta a fare i conti con una sconvolgente rivelazione. Una situazione da cui la nostra cyborg uscirà a fatica, con un nuovo idiotissimo alleato.
Ma non è l’unica nei guai: anche un’altra giovine fanciulla, tale Scarlet come-i-suoi-capelli Benoit, è alle prese con una spinosa situazione, nello specifico la scomparsa dell’adorata nonna dal minuscolo paesino francese dove abitano, gestendo una fattoria.
La ragazza, fiera e combattiva come solo una ginger francese può essere, si imbatte in un lottatore, un ragazzo piuttosto bizzarro, contemporaneamente impacciato e letale, che risponde al nome di Wolf (e non mi dite che non li state shippando già dai nomi). I due partono, insieme, alla ricerca della suddetta nonna, tra mille pericoli, avversità e oscuri segreti.
Come forse avete già potuto intuire, questa volta la storia parla di Cappuccetto Rosso. Anche in questo libro la Meyer prende elementi classici della trama e li reinterpreta a modo proprio, continuando a creare quell’universo coerente e sfaccettato a cui aveva già dato vita in Cinder.
La trama si snoda tra Cinder e il suo nuovo compagno di bevute, Carswell Thorne, Scarlet e Wolf, e l’occasionale comparsa di capitoli dedicati al neo-imperatore Kai alle prese con la matrigna di Biancaneve (la Regina Levana. Si capiva già nel primo libro, dai. Non ditemi di no). Alla già approvata formula del primo libro (humor, fantascienza e romance) l’autrice aggiunge una buona dose di azione in più, tra combattimenti all’ultimo sangue e trucchi lunari di ogni genere, cosa che, devo ammettere, non mi dispiace affatto.
Lo stile è sempre all’altezza delle aspettative: lineare, scorrevole e senza inutili fronzoli. Mi piace molto il modo in cui sviluppa le interazioni tra personaggi, e il fatto che le due protagoniste, per quanto simili, abbiano comunque dei modi diversi di porsi: laddove Cinder è più ritrosa, quasi fredda, Scarlet è impulsiva e anche un po’ violenta. Simili ma non troppo, quindi.
Carswell Thorne ha aggiunto ancora più umorismo e leggerezza in una trama che poteva essere molto più pesante, con l’aggiunta di misteri da risolvere.
L’atmosfera fantascientifica si respira a ogni passo, anche se la collocazione geografica è rimasta ai livelli del primo libro, nonostante il cambio di continente: è sfumata, quasi ai margini, è difficile sentire l’appartenenza di un luogo a un determinato contesto culturale e geografico, ma tutto sommato è un difetto minore, che non toglie il piacere della lettura.
Per concludere, trovo che questo libro sia ai livelli del precedente, se non addirittura superiore, e sono estremamente curiosa di sapere come andrà avanti la saga.

Voto: 4/5

 

 

Galaxy Quest – Cinder

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Titolo: Cinder
Autore: Marissa Meyer
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 395
Editore: Mondadori
Trama: Una cyborg non può piangere, non può sperare né sognare: può innamorarsi?
In un futuro lontano la Terra è divisa in sei grandi regni. Cinder è una ragazza metà umana e metà cyborg. Non ha ricordi della sua infanzia mentre il suo futuro sembra scritto: il lavoro da meccanico al mercato, una matrigna e delle sorellastre da sopportare, qualsiasi sogno da soffocare. Eppure quando per caso incontra il principe Kaito, erede al trono del regno, qualcosa in lei si
accende. Ma può una cyborg sognare una vita normale?
Intanto il mondo è invaso da un’epidemia e l’unica ad avere l’antidoto è la splendida ma malefica Regina di Luna: con il suo sguardo magico e letale riesce a controllare le menti. Ma il prezzo da pagare per la salvezza del mondo è troppo alto.

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Rivisitare una fiaba, un mito, un romanzo classico è un’operazione complicata e affascinante: la tentazione di buttarcisi è forte, ma è difficile riuscire a realizzare qualcosa di pregevole, soprattutto perchè ci sarà sempre un confronto con l’opera originale.
Marissa Meyer ci si è cimentata e, per quanto mi riguarda, ci è riuscita egregiamente: Cinder è veramente un bel libro, che mi ha tenuta incollata alle pagine quasi al punto di rinunciare al mio amato sushi (tranquilli, quasi).
La storia è, tutto sommato, semplice: una povera ma buona ragazza, costretta dalla matrigna e dalle sorellastre ad eseguire i lavori di casa e a portare a casa il pane, incontra per caso un affascinante principe, che ignaro della sua condizione ma estasiato dalla sua bellezza la invita a un ballo, dove andrà a bordo di una carrozza a forma di zucca, per poi fuggire lasciandosi dietro un pezzo…
Vi dice niente?

Tornando seri: la storia è una rivisitazione di Cenerentola, ma con diverse modifiche alla trama e al cucuzzaro generale. La protagonista, Cinder, è in parte cyborg: nata umana, dopo un incidente gravissimo è stata “riparata” usando parti meccaniche, che le hanno permesso di continuare a vivere e avere una vita normale. Morto il padre adottivo, la ragazza si è ritrovata in casa della di lui moglie e delle due figlie, Pearl e Peony. Essendo sul lastrico, la perfida matrigna costringe Cinder a farsi carico di guadagnare dei soldi, e la ragazza comincia a lavorare come meccanico. La sua vita continua così, fino al giorno in cui l’affascinante principe Kaito si presenta alla sua bancarella per chiederle di aggiustare un androide…
La cosa interessante di questo libro è che, nonostante prenda spunto dalla fiaba classica, si sviluppa in maniera completamente diversa, pur mantenendo diversi elementi dell’opera originale. Mi è piaciuta in particolare l’idea di ambientare la storia in Cina, considerato che la fiaba di Cenerentola è originaria di quel paese, anche se gli elementi caratterizzanti sono un po’ pochi. In ogni caso l’atmosfera da grande e moderna metropoli tentacolare asiatica c’è e si sente.
I personaggi sono piacevoli e ben caratterizzati: la protagonista è piuttosto “cazzuta” per essere Cenerentola, una ragazza sì buona, ma anche testarda, combattiva e sarcastica, con qualche insicurezza per il fatto di essere quello che è. Il principe Kai non è di sicuro un maschio alpha, ma a me è piaciuto proprio per questo: è onesto, un po’ ingenuo, gentile, il tipico principe azzurro. Entrambi i protagonisti non sono perfetti, ma di sicuro sono godibili, così come il resto dei personaggi.
La trama è avvincente: anche se il colpo di scena finale si capisce già al secondo capitolo, è bello vedere il percorso che si snoda per arrivarci, rivelazione dopo rivelazione, e adesso sono molto curiosa di vedere come continuerà nei prossimi libri.
Sullo stile nulla da ridire: è diretto, pulito, scorrevole e piacevole, l’ideale per una lettura piacevole e non impegnativa. L’unico tasto dolente è la scena del ballo, dove tutto si è velocizzato troppo e si confonde un po’.
Che altro dire? Nulla, se non che si tratta di un’ottima lettura, assolutamente consigliata a chiunque ami le favole, la fantascienza e un piacevole miscuglio delle due cose.

Voto: 4/5

 

Galaxy Quest – The 100

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Titolo: The 100
Autore: Kass Morgan
Data di pubblicazione: Gennaio 2016
Pagine: 340 pp
Editore: Rizzoli
Trama: A seguito di una devastante guerra nucleare, l’umanità vive su stazioni spaziali al sicuro dalla superficie radioattiva della Terra. Cento delinquenti minorenni, che la società considera sacrificabili, vengono scelti per un compito molto rischioso: ricolonizzare il pianeta. Per loro potrebbe essere una seconda chance…o una missione suicida.

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IO SONO SCONVOLTA. Dire che questo libro è osceno è poco.

Ultimamente devo avere una sorta di maledizione addosso, perchè è il secondo libro di seguito che leggo e che vorrei lanciare dalla finestra. Ma perchè.

Parto dicendo che ho preso questo libro perchè sono una fan della serie tv. La adoro, è uno dei pochi telefilm che guardiamo tutti in famiglia, gatto compreso. Quindi quando è uscito il libro tradotto ho convinto (leggi: obbligato) la mia capa a metterlo nell’elenco degli acquisti. Quando è arrivato ero tutta contenta e felice perchè “Oh, magari è la volta buona che mi becco un po’ di sano Bellarke”.

E INVECE NO.

L’idea di fondo del libro è bella: cento delinquenti minorenni vengono mandati sulla Terra per sopravvivere. Aveva tutte le carte in regola per essere un libro con il botto, con avventura, azione, intrighi, pericoli, e un po’ di sana romance perchè sì, alla fin fine parliamo di adolescenti. Poteva essere un buon young adult distopico. Infatti, se ci fate caso, la serie tv è venuta bene proprio per questo motivo, perchè era una buona idea.

Peccato che nel libro non ci sia niente di tutto ciò. E’ una sfilza di patemi d’animo di un gruppo di adolescenti idioti, egoisti, superficiali, fatti con lo stampino che fanno le stesse cose che farebbero se la storia fosse stata ambientata in un liceo di Palermo: cioè cazzate. E ancora peggio, cazzate di portata astronomica, visto e considerato il contesto in cui si muovono.

Ma non è colpa loro se sono così deficienti: fossero stati pensati così, potevo accettarlo, esistono degli adolescenti con queste caratteristiche (anche degli adulti eh!). Ma è proprio il modo di scrivere dell’autrice che fa pena, e non può mostrarli che così: perchè la verità, signori miei, è che questo libro è scritto male. Ma proprio malissimo.

Le descrizioni, praticamente, non esistono: potremmo essere nella giungla del Borneo come a Quartoggiaro, per quello che ne so. Cioè, c’è l’albero, c’è il bosco, c’è un corridoio. Fine dell’ambientazione. I personaggi sono tutti uguali (giuro, se non ci fosse il nome all’inizio del capitolo non avrei capito di chi si stava parlando). Approfondimento psicologico manco a parlarne. Trama: mah, non so, c’è una trama? Sul serio? Perchè io non l’ho vista. Non parliamo poi del finale: doveva essere sconvolgente, qualcosa che ti fa venire voglia di leggere il seguito, un cliffhanger da paura. Sì, ma senza la paura: non c’è brivido o tensione, niente. L’unica cosa che sentivo era “ma chi me l’ha fatto fare di perdere tempo con questa qui?”

Potrei andare avanti per ore a dirvi quanto sono rimasta delusa da questo libro: forse avevo aspettative alte proprio per colpa della serie, ma fidatevi, aspettative alte o no, so riconoscere se un libro è oggettivamente bello o no. E questo non lo è. Fatevi Netflix e cominciate a guardarvi le puntate, ma per l’amore di tutto ciò che è sacro, non perdete tempo a leggere questo libro.

VOTO: 1/5

Galaxy Quest – L’ombra del torturatore

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Titolo: L’ombra del torturatore
Autore: Gene Wolfe
Data di pubblicazione: Marzo 2012
Pagine: 293 pp
Editore: Fanucci
Trama: Come la ruvida cartolina olografica in grado di restituire con una sensibile inclinazione lo sviluppo tridimensionale dell’immagine, le vicende di Severian, apprendista artigiano della corporazione dei Torturatori, si muovono tra paesaggi medievali e architetture avveniristiche. Sullo sfondo la Torre di Matachin, luogo d’iniziazione ai segreti della casta che ammette come unici adepti i figli delle proprie vittime; in primo piano, l’amore per la condannata Thecla, motore propulsore della storia, che condurrà il protagonista lontano da Nessus, la Città Immortale; ed è in cammino sulle vie dell’esilio, con la spada del Maestro come unica compagna, che Severian tenterà la riscossa contro l’imperscrutabile potere dell’Autarca…

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Cosa. Diavolo. E’. Questa. Roba.

Per colpa di un destino avverso ho dovuto leggere questa…cosa, questa pustola infetta, per la gara a squadre di Reading Challenges. Ce l’avevo lì da un po’, ci serviva un lavoro con la T e ho detto “Ma sì, sono 300 pagine, quanto male potrà fare?” Tanto, Rolly. Tanto male. Sento proprio l’odio profondo per libro e autore anche adesso che scrivo.

A me è già capitato di incontrare libri brutti, ma di solito non arrivano a pagina 40 con me. Se non mi ispira mi fermo e lo lancio dalla finestra, e pace. Ma siccome questa volta sono stata costretta a finirlo vi beccate tutto il mio astio.

Andiamo con ordine: lo stile. E’ un guazzabuglio: è pieno di figure retoriche, a volte usate anche bene, ma che si perdono nel mare di digressioni, speculazioni filosofiche, parole inventate senza uno straccio di spiegazione, descrizioni inutili e passate completamente inosservate e misoginia dilagante. Forse è un bello stile, per qualcuno, per me è inutilmente complicato e basta.

I personaggi fanno schifo: sono inespressivi, inutili, senza empatia, delle specie di sagome di cartone che fanno cose a caso, senza profondità (se c’è, io non la vedo) e senza attrattive, e il protagonista è il peggiore di tutti, visto che dovrebbe essere il più figo e invece risulta il più antipatico, il più misogino e di sicuro il più inutile.

L’ambientazione sarebbe anche bella e interessante, se si capisse. Ma non si capisce assolutamente niente, è un bailamme di nomi in finto latino a caso, di posti a caso con personaggi a caso che fanno cose…a caso. E’ tutto a caso.

Ma il peggio del peggio è la trama: non. si. capisce. niente. Giuro. Ha un vago inizio, un vago motivo che porta il nostro protagonista a cominciare il suo viaggio, succedono un sacco di cose inutili e poi si interrompe di colpo. Così, perchè gli andava. La cosa sconvolgente è che questo tizio ha anche vinto dei premi. Ma come si fa.

In sostanza: stile brutto più personaggi brutti più trama brutta uguale libro brutto. Non dite che non vi avevo avvertito.

VOTO: 1/5

Galaxy Quest – Perdido Street Station

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Romanzo di straripante magia, Perdido Street Station è al di fuori dei generi: un esempio di come la letteratura fantastica contemporanea possa dare la vita a una fantasmagoria colossale e immaginativa, sospesa tra critica sociale e gusto dell’avventura, tra scienza e alchimia, tra l’orrore e la meraviglia.

Titolo: Perdido Street Station
Autore: China Miéville
Prezzo: 18,50 euro
Data di pubblicazione: giugno 2003
Pagine: 744
Editore: Fanucci

Trama: La metropoli di New Crobuzon si estende al centro di un mondo sbalorditivo. Umani, mutanti e razze arcane si accalcano nell’oscurità fra le ciminiere, lungo fiumi indolenti alimentati da rivoli innaturali, tra fabbriche e fonderie che pulsano nella notte. Per più di mille anni il Parlamento e la sua brutale milizia hanno governato su una moltitudine di operai e artisti, spie e maghi, operai e prostitute. Ma uno straniero è giunto con le tasche piene d’oro e ha imposto una richiesta inverosimile, scatenando l’incredibile. La città, l’immensa capitale, la sterminata New Crobuzon cade in preda a un terrore sconosciuto: il destino di milioni dipende da un gruppo di emarginati in fuga da legislatori e signori del crimine. Il paesaggio notturno diviene un territorio di caccia, mentre le battaglie infuriano all’ombra di costruzioni immense e bizzarre. Una resa dei conti è prevista nel cuore della città, nello smisurato edificio che si chiama Perdido Street Station. Ormai, per chiunque viva a New Crobuzon, è troppo tardi per fuggire…(dal risvolto di copertina).

Innanzitutto, gioiamo tutti insieme perchè ho finalmente finito questo libro e domani tornerà in biblioteca per la gioia dei miei compaesani (olè). Non so se si è notato ma in questo periodo sono in preda a una furia letteraria, o semplicemente mi sto decidendo a recensire libri finiti da mò. Non vale per questo (che ho finito stamattina).

Tanto per cominciare, ho preso questo libro non ispirata dalla trama sul risvolto di copertina (che potete leggere là sopra e che è piuttosto criptico) ma conscia che si tratta di qualcosa tipo una pietra miliare dell’urban fantasy. Dopo averlo letto capisco perchè: questo romanzo è eccezionale. Magnifico. Superbo. Spettacolare. Ecc. E’ il tipo il Signore degli Anelli dell’urban fantasy. E’ qualcosa di meraviglioso.

La trama è in principio un po’ complessa, con capitoli dedicati a personaggi legati tra di loro, ma inizialmente senza un filo conduttore. Poi le cose cominciano a complicarsi, a intrecciarsi inesorabilmente. Fino alla seconda metà del libro circa, dove la “misteriosa minaccia” di cui sopra si palesa e agisce: da quel momento in poi, la trama va avanti da sola, sorretta da meravigliose descrizioni che hanno il potere di farti entrare in questo mondo incredibile.

I personaggi sono fantastici: Yagharek, il garuda, l’uomo-uccello privato delle ali, colpevole di furto di libertà di scelta di secondo grado con assoluta mancanza di rispetto, personaggio che ho amato dall’inizio alla fine e vera voce narrante del libro; Isaac lo scienziato e la sua ossessione per la matematica di crisi, e la sua amante, Lin, una khepri, donna-insetto, fuggita dalla sua famiglia per essere un’artista libera; Deerkhan, la giornalista che scrive per un giornale segreto e dissidente; il misterioso e poetico Tessitore; e tutti gli altri, personaggi di sfondo, secondari, alcuni senza nome, ma capaci di tenerti incollato alle pagine. E anche “la misteriosa minaccia”, che più di una volta mi ha suscitato moti di pietà e simpatia (non vi dico cos’è, altrimenti dov’è il bello?).

Un romanzo che sarà amato da tutti gli appassionati del genere per la commistione incredibile e perfetta tra fantasy, steampunk, horror. Un vero capolavoro, consigliatissimo.