Fantàsia – Gabbia del re

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Titolo: Gabbia del re
Autore: Victoria Aveyard
Data di pubblicazione: Febbraio 2017
Pagine: 480
Editore: Mondadori
Trama: Ora che la scintilla della ragazza che controlla i fulmini si è spenta, chi illuminerà la strada verso la ribellione? Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera e in balia di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo continua a tessere la tela ordita dalla madre morta per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Mentre, a Palazzo, Mare cerca di resistere all’effetto della pietra silente, il suo improvvisato esercito di novisangue e rossi continua imperterrito a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi. Impaziente di uscire dall’ombra, infatti, si sta preparando a combattere. Dal canto suo, Cal, il principe esiliato che reclama il cuore di Mare, è pronto a tutto pur di riaverla con sé. In questo terzo e straordinario capitolo della serie “Regina rossa”, le alleanze di un tempo sono messe in discussione e – Mare lo sa bene – quando il sangue si rivolta contro il sangue potrebbe non rimanere nessuno a spegnere il fuoco che minaccia di distruggere completamente Norda.

 

Mmm. Qua non ci siamo proprio.
Presentazione veloce: La Gabbia del Re, terzo della saga di Regina Rossa, di cui abbiamo già parlato (qui il primo, qui il secondo).
Ovviamente, una volta ripresami dalla saga del possente Darrow il Marziano, mi sono rivolta a questo libro che attendeva sul mobile da un po’ (tra l’altro, privandolo a una catalogatrice ansiosa).

Ora. Sarà che Darrow il Magnifico praticamente non ha paragoni o quasi. Sarà che in questo periodo c’ho altro per la testa e sono un po’ scorbutica. Sarà che le stelle non erano in posizione…ma a me questo volume lascia molto, molto, molto perplessa.

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Ma andiamo con ordine.
Mare è stata presa prigioniera da Maven (oh, ma un po’ di fantasia coi nomi no?) e deve passare mesi e mesi con i suoi sbalzi d’umore. Nel frattempo, tra le fila della Guardia Scarlatta non si sta a guardare, ma si procede con il piano di uccidere il Re e rimettere il mondo nelle mani dei Rossi. A un certo punto Mare si libera della sua prigionia, c’è una mega battaglia finale con tanto di assedio, i vincitori si riuniscono e Mare piange. I perchè e i percome ve li lascio a voi.

Ora, per chi ha già letto le recensioni dei due volumi precedenti, sa che io ero partita con un grande entusiasmo per questa serie, che ha cominciato a calare nel secondo volume. Qui, la discesa continua.
Non vi so dire con precisione se mi è piaciuto o no: amavo i momenti tra Mare e Maven, il rapporto malatissimo che li lega (non provateci a casa), perchè sì, senti la tensione sessuale irrisolta e l’enorme carico di amore/odio che lega quei due. Erano i momenti che mi tenevano più sulle spine. Il resto, però, è tutta un’altra storia.

Tanto per cominciare, odio Mare Barrow. All’inizio mi piaceva, poi ho cominciato a sopportarla, in questo volume volevo immergermi nel libro per ammazzarla personalmente. Perchè è una piattola, ok? E’ insopportabile e piagnona come una drama queen, e si comporta così per tutto il libro. Io capisco tutto, la situazione difficile e tutto, ma davvero non provavo empatia per lei. Ma proprio zero.

Poi, Victorina bella ha cominciato a inserire nuovi punti di vista nei capitoli: uno di una novisangue, per seguire le vicende della Guardia Scarlatta durante la prigionia di Mare, e uno di un’argentea. Perchè? Non ne ho idea, visto e considerato che ne facevamo volentieri a meno. Sono puramente filler, e per di più controproducenti, perchè mostrano benissimo che la nostra bella fanciulla dalla guance di pesca non sa approfondire i personaggi: Mare, Cameron e Evangeline, le tre personaggie che ci forniscono il loro punto di vista, sono tutte uguali. Identiche, giuro che non ho colto differenze. In generale, direi che tutti i personaggi hanno uno sviluppo pari al nulla assoluto o quasi.

E Cal. Benedetto Cal. Si è rivelato essere un idiota senza spina dorsale. Doveva essere il figo di turno, e invece è un lumacone.

sad #disappointed #disappointment #dammit #let down #i cant even # ...

Ma soprattutto, ho trovato questo libro sostanzialmente inutile. Messo un po’ ad allungare il brodo. La trama, senza tutti quei benedetti filler in mezzo, poteva essere riassunta in un libro lungo la metà. O un quarto. Ve l’ho riassunta prima in quattro righe scarse.

Anche lo stile…sembra sempre più melodrammatico. Sempre più pesante. Io non so, davvero, non so.
E la cosa che più mi fa rabbia è che era partita bene: l’idea di base, l’ambientazione, erano belle. Il primo volume era fatto anche bene. E invece no.

Per concludere…a sto punto non so se vi conviene prendere in mano la saga. Non so se nel prossimo e (si spera) ultimo volume la storia si risolleverà e avremo una conclusione coi fuochi d’artificio. Ora come ora, vi consiglio di aspettare a fiondarvi in libreria per questi volumi, potrebbero non valerne la pena.

 

Voto: 2/5

Fantàsia – Rebel. Il deserto in fiamme

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Titolo: Rebel – Il deserto in fiamme
Autore: Alwyn Hamilton
Data di pubblicazione: Ottobre 2015
Pagine: 270 pp
Editore: Giunti
Trama: Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento.
Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l’ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell’acqua… Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.

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Tanto per cominciare, vi dico che sto scrivendo dal passato.

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Questo libro l’ho letto per il GdL degli Sniffa-Inchiostro, ma ho bruciato le tappe (mea culpa ç_ç) e l’ho finito prima del 30 (che dovrebbe essere oggi. O ieri. C’è un problema di Tardis, qui). Indi per cui, ho scritto la recensione e l’ho messa in stand-by fino a oggi (che non so più che giorno è).

Detto ciò, passiamo al libro.

Amani è una ragazza del deserto. Sabbia, afa e omaccioni misogini le fanno un baffo. Spara come un cow-boy professionista, non saprebbe stare zitta neanche se ne andasse della sua vita e picchia malvagissimo. E’ praticamente la mia donna ideale.

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La nostra donna del deserto non ne può più di questa vita grama. Vuole fuggire, andarsene dal suo misero villaggetto ai confini del Niente più totale, verso la capitale del Sultanato, la zia ricca e una nuova vita. Nel tentativo di fuga incontra Jin, un misterioso aitante straniero. Ed è subito amore associazione a delinquere.
Jin, però, è legato a doppio filo alla ribellione del Principe Ahmed, figlio del Sultano, e trascina Amani in una avventura fatta di inseguimenti, magie, esseri straordinari e soprattutto tanta sabbia.
Per essere un romanzo d’esordio, Rebel è straordinariamente ben fatto. Ha le classiche dinamiche romantiche degli Young Adult: lei è forte e coraggiosa, lui è misterioso (lui è sempre misterioso, fateci caso), insieme fanno scintille e scorrono brividi nelle parti basse (e non di freddo, siori e siore!).

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Se per quanto riguarda i personaggi non siamo di fronte alle figure più originali di sempre, per quanto fatti bene, è l’ambientazione a farla da padrona: il deserto di Miraji è un luogo ostile, con creature pericolose e individui ancora più pericolosi, ma nasconde luoghi di una bellezza rara. Tutto il mondo sembra studiato con cura, e anche se tutta la vicenda si svolge nel Miraji vengono nominati altri luoghi, lontani ed esotici, ricordati nell’accento di qualcuno, evocati nei ricordi di Jin, nel passaggio di stranieri e mercenari in una terra già difficile in cui vivere.
La trama è piena di azione: dinamiche romantiche a parte, si susseguono avvenimenti, fughe rocambolesche, combattimenti audaci e rivelazioni inattese, il tutto praticamente senza un attimo di respiro. E’ un libro breve, ma talmente ricco che ti gira ancora in testa dopo giorni.
Anche lo stile aiuta: è semplice, diretto, scorrevole e piacevole, senza troppi giri di parole. Di quelli che piacciono a me.
Che altro dire? Mi è piaciuto moltissimo e non vedo l’ora di leggere il seguito. Andate e leggetelo!

Voto: 4/5

Fantàsia – Il sangue dell’Olimpo

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Titolo: Il Sangue dell’Olimpo
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Pagine: 484  pp
Editore: Mondadori
Trama: L’equipaggio della Argo II, la nave volante guidata dai semidei greci e romani, non è ancora riuscito a sconfiggere la minaccia più temibile: la divina Gea e il suo esercito di giganti. Ad Atene la Festa della Speranza è alle porte, e la perfida dea della Terra ha intenzione di celebrarla in grande stile: sacrificando due semidei per tornare in vita. Percy Jackson e i suoi amici devono fermarla, ma hanno visioni sempre più frequenti di una cruenta battaglia che minerà la pace tra il Campo Mezzosangue e il Campo Giove. Solo se i semidei riusciranno a condurre la statua di Athena Parthenos al Campo Mezzosangue potranno evitare la guerra

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Mmm…gnè. Eh. Mh. Bah. Nì.

Traduco:
avete presente quei libri che da un lato vi hanno entusiasmato da impazzire, livelli da fangirl selvaggia proprio, e dall’altra vi hanno lasciato un po’ con l’amaro in bocca? Ecco, è più o meno questo il caso.

Vado a spiegarmi.
Il libro riprende dalla fine della Casa di Ade: di nuovo, i nostri eroi si sono divisi in due. Da una parte i Sette, diretti ad Atene facendo il giro lungo, dall’altra Nico, Reyna ed Hedge diretti al Campo Mezzosangue con l’Athena Parthenos.
I punti di vista sono Jason, Piper, Leo, Reyna e Nico (sì. finalmente Nico ha avuto il suo punto di vista, dopo tipo dieci libri ma va beh), e ci permettono di seguire le vicissitudini dei due gruppi, fino allo scontro finale.
Sinceramente, su questo punto avrei un po’ da ridire: ho amato tantissimo i capitoli di Nico, che è tipo l’essere più puccioso e pericoloso esistente sulla faccia della Terra, però io avrei apprezzato molto di più dei capitoli su Percy. Capisco la scelta di voler dare spazio ad altri eroi, ma per me Percy è quello che da più pepe alla saga: è, tra tutti i personaggi, forse quello meglio caratterizzato (tranne forse Nico, per i motivi già visti nel libro precedente). Quindi la cosa mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Non ho apprezzato particolarmente neanche la battaglia finale: per come la vedo io, poteva essere fatta molto meglio, più epica, più sentimentale, più…più!

Detto ciò, è comunque un bel libro, simile in qualità ai precedenti, ed è possibile che il fatto che fosse l’ultimo mi abbia fatto sperare in qualcosa di diverso. Ma oh, comunque non è male.
Lo stile è sempre quello di Riordan: è fresco, ironico, spassoso. L’ambientazione si arricchisce di nuovi personaggi, nuovi elementi, nuovi modi di vedere le stesse cose. L’esca però è già lanciata, e ci sono già diversi elementi che, a quanto so, verranno sviluppati nella nuova saga, Le sfighde di Apollo. Rimane quindi la voglia di rimanere immersi in questo universo, di vedere cosa può succedere ancora (di vedere anche se Riordan imparerà a svilluppare meglio la psicologia dei personaggi, per dirne una).

Chiudo qui la recensione perchè molto di quello che direi l’ho già detto per i libri precedenti (e anche perchè ho finito il libro una settimana fa e non mi ricordo quasi più niente…un giorno imparerò a prendere appunti quando leggo).
Comcludo dicendo che il libro è sicuramente bello, ma trattandosi di un volume conclusivo poteva essere fatto molto meglio.

Voto: 3/5

Fantàsia – La casa di Ade

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Titolo: La casa di Ade
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Pagine: 560 pp
Editore: Mondadori
Trama: Annabeth e Percy sono precipitati in un baratro profondissimo, tanto da ritrovarsi nelle viscere del Tartaro. I semidei non hanno un istante da perdere: Jason, Leo, Piper, Frank, Hazel e Nico dovranno trovare al più presto la Casa di Ade e sigillare le Porte della Morte, imprigionando le creature infernali che premono per oltrepassarle. Solo così potranno liberare i due eroi e impedire il ritorno di Gea, la dea della terra, che vuole distruggere il mondo con le sue armate di giganti. Senza trascurare un piccolo dettaglio: dovranno essere dalla parte giusta, quando le porte saranno chiuse, altrimenti non potranno più uscirne! La posta in gioco è più alta che mai in questa nuova avventura, in cui i semidei si misureranno con i mostri spaventosi che dimorano lungo le sponde ribollenti del Flegetonte e negli abissi infuocati del Tartaro.

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E’ pressapoco quello che ho provato durante tutta la lettura.
CVD, nonostante il tesizzamento selvaggio (che avanza, tra parentesi), ho letto questo libro in un lampo.
Ciancio alle bande, vediamo un po’ di che si tratta.

Nello scorso volume, Il Marchio di Atena, eravamo rimasti con il cliffhanger peggiore della storia: i nostri eroi hanno recuperato l’Athena Partenos, ma nel mentre Annabeth e Percy precipitavano nelle oscurità del Tartaro.
Dramma.

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La trama si divide in due: da un lato abbiamo la coppia del secolo Percy e Annabeth nel Tartaro alle prese con i molteplici pericoli del luogo, dall’altro abbiamo gli altri cinque semidei della profezia più Nico più una statua di Athena alta sei metri in viaggio verso la Casa di Ade, un tempio dedicato al dio degli inferi nell’Epiro (che vuol dire Grecia, per chi non lo sapesse). Meta di entrambi i gruppi, le Porte della Morte.
Credo di poter affermare che questo sia il libro più bello di questa pentalogia (lo so perchè ho finito anche quello dopo ahahha): è cupo ma anche ironico, abbiamo l’azione, l’epicità (Frank a Venezia ha guadagnato tanti di quei punti che non vi dico), i sentimenti (Nico. Di. Angelo. E non dico altro)…insomma, non ci facciamo mancare niente.
La scelta di dividere la trama in due è stata intelligente: ha aggiunto tensione e suspance alla formula dei libri precedenti (formula che, mi spiace dirlo, sta diventando piuttosto ripetitiva).
I ragazzi sono tutti adorabili: è bello che siano così diversi l’uno dall’altro, sia esteriormente, per provenienza, colore della pelle e tutti, sia interiormente, e riescano comunque ad essere, ognuno di loro  e a suo modo, un vero eroe/eroina. Va detto, però, che secondo me ci vorrebbe un po’ di differenziazione tra di loro, perchè, nel modo in cui Riordan ne scrive, cominciano ad assomigliarsi un po’ tutti, ed è un vero peccato.
L’ambientazione è la vera perla di diamante: già in altri momenti della serie si è potuto apprezzare il lavoro che Riordan ha fatto con la mitologia greca, trasportandola in un mondo moderno e reinterpretandola, lasciando comunque intatto il suo spirito. In questo volume, in particolare, il modo in cui il Tartaro viene descritto è veramente bello: è terrificante e senza speranza al punto giusto, pur con delle punte di ironia (è ambientata nel Tartaro la seconda scena più esilarante della serie).

Ricapitolando (che qua devo passare a recensire quello dopo): trama avvincente, scene spettacolari, personaggi adorabili, ambientazione greca da paura. Che volete di più?

Voto: 4/5

Fantàsia – Il marchio di Atena

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Titolo: Il Marchio di Atena
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 528 pp
Editore: Mondadori
Trama: Percy Jackson si è risvegliato alla Casa del Lupo, nel Campo dei semidei Romani, senza alcun ricordo a parte il nome di Annabeth. Proprio mentre sta andando a salvarlo, la ragazza scopre che tra Greci e Romani si sta scatenando la guerra, e a bordo della Argo II, la nave volante creata da Leo, cerca di raggiungere il Campo Giove insieme a Jason e Piper. Certo il natante, che ospita a bordo un drago di bronzo sputafiamme, non ha un’aria amichevole: i Romani capiranno che la loro è una missione di pace? E la pace, quanto durerà? Atena, infatti, ha affidato ad Annabeth, sua figlia, una terribile missione: «Segui il marchio di Atena. Vendicami.» Percy si ricorderà dei suoi vecchi amici, o sarà passato dalla parte dei Romani? Il gruppo di semidei dovrà scoprirlo in un viaggio per terra e per mare alla volta della splendida e terribile Roma.

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E che vi avevo detto? Non riesco a stare troppo senza leggere, mi viene la tristezza. Quindi eccoci qui.
Finalmente ho ripreso in mano la saga di Percy Jackson e non ne sono rimasta assolutamente delusa: questo libro è una forza della natura!

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Facciamo il punto della situazione: abbiamo lasciato Percy nel Campo Giove, dopo una scappata in Alaska dove ha liberato Thanatos, sconfitto un gigante e fatto amicizia con due semidei romani (Hazel e Frank). Annabeth, Leo, Jason e Piper sono partiti, a bordo dell’Argo II, con destinazione il campo romano, per recuperare Percy e dare seguito a una profezia (quante, quante, quante profezie ci sono in questa saga? Ormai ho perso il conto)

Il libro si apre proprio con la nave che atterra a Campo Giove, dove c’è un piacevole momento di riunione tra i semidei, tra Annabeth, che prima bacia il suo ragazzo e poi lo mena, e Reyna, che vorrebbe fare a Jason sia l’una che l’altra cosa (la capisca. Pora donna, si merita una vita felice).

In ogni caso, mentre principalmente le cose sembrano andare bene, tra i ragazzi che parlano, si conoscono, fanno amicizia e tutto, ecco che all’improvviso succede il patatrack: un avvenimento imperdonabile aizza i semidei romani contro i greci. I nostri sette sono costretti a fuggire a bordo dell’Argo II, volando via in un vortice di fumo.

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Da lì in poi i ragazzi vivranno un’avventura dopo l’altra, tra incontri divini, mostri, mortali vanitosi, eroi presuntuosi, pirati trasformati in delfini pazzi, fino ad approdare alla Madre di tutte le metropoli: Roma, grande, meravigliosa ed eterna. Là, i nostri sette dovranno mettersi all’opera per sanare un’antico torto, salvare un amico intrappolato e impedire la distruzione del mondo. Niente di nuovo, in pratica.

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Parlando del libro in sè, secondo me è all’altezza dei precedenti. Devo essere sincera, è passato un po’ di tempo da quando ho letto i primi due della saga (è Gli eroi dell’Olimpo, nel caso non lo sapeste), quindi temevo di non riuscire a riprendere le fila del discorso: invece non ho avuto grossi problemi, considerati i numerosi riferimenti che Riordan lascia qua e là per il lettore distratto.
Come dicevo, il libro è del tutto simile agli altri due nello stile: è allegro, ironico, scanzonato, pur affrontando comunque temi di una certa importanza. Si riconferma essere una saga, per così dire, al passo coi tempi.
La trama è bella: è avvincente, ma abbastanza lineare perchè si riesca a seguirla senza troppi problemi. Anche i numerosi cambi di punto di vista sono omogenei, poichè raccontano lo stesso viaggio, visto da parti leggermente diverse, quindi seguire gli avvenimenti è facile.
I personaggi hanno avuto più o meno tutti lo stesso spazio, anche se non ci sono stati capitoli di Frank, Hazel o Jason, che hanno comunque avuto il loro spazio (forse Jason un po’ meno) grazie alle interazioni con gli altri quattro. E tutti e sette si rivelano essere adorabili e complessi, ciascuno a modo loro: non ce n’è uno che spicca sugli altri, e le relazioni tra di loro si fanno sempre più approfondite e interessanti.
Il mio preferito, a parte Nico di Angelo, che è sempre il mio spuccino, è ovviamente Percy: perchè come si fa a non amare uno che riesce a far scappare dei pirati mezzi-delfini minacciandoli come una Diet Coke (La. Scena. Migliore. Di. Sempre.)? Dai. E’ uno spuccino.
Il finale…è terribile. Cioè, no. Ma come? Come hai potuto farmi questo, Rick? Perchè?

Il cliffhanger peggiore della storia. Ma seriamente.
Quindi, ricapitolando un secondo: ottima storia, ottimi personaggi, ottimo stile, risate a crepapelle, avventure e azione. Che chiedete di più?

 

Voto: 4/5

Fantàsia – Harry Potter e la Maledizione dell’Erede

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Titolo: Harry Potter e la Maledizione dell’Erede
Autore: J.K.Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
Data di pubblicazione: Luglio 2016
Pagine: 368 pp
Editore: Salani
Trama: L’ottava storia.
Diciannove anni dopo…
È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora, da impiegato al Ministero della Magia, oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare.
Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, Albus, suo secondogenito, deve lottare con il peso di un’eredità famigliare che non ha mai voluto. Quando passato e presente si fondono in un’oscura minaccia, padre e figlio apprendono una scomoda verità: il pericolo proviene a volte da luoghi inaspettati.
Basato su una storia originale di J.K. Rowling, John Tiffany e Jack Thorne, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è un nuovo spettacolo di Jack Thorne. È l’ottava storia della serie di Harry Potter e la prima a essere rappresentata a teatro. Questa Edizione Speciale Scriptbook del testo teatrale porta la nuova avventura di Harry Potter, dei suoi amici e della sua famiglia ai lettori di tutto il mondo, in seguito alla première che si è tenuta nel West End di Londra il 30 luglio 2016.
Lo spettacolo Harry Potter e la Maledizione dell’Erede è prodotto da Sonia Friedman Productions, Colin Callender e la Harry Potter Theatrical Productions.

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STO PIANGENDO.

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Mia mamma mi ha portato questo libro sei ore fa scarse e l’ho già finito. L’ho. Già. Finito.
Non mi sentivo particolarmente ansiosa di leggere questo nuovo capitolo targato Harry POtter, perchè avevo già letto la trama, avevo sentito plotoni di gente dire le peggio cose su di esso…insomma, ero solo moderatamente curiosa.
E allora perchè quando ho avuto il libro in mano piangevo? Perchè?

Harry Potter mi è mancato da morire. Leggere le prime battute di questo script è stato un colpo al cuore, un ritorno alla cara vecchia Hogwarts, alla magia, al binario 9 e 3/4, a tutte quelle belle cose con cui sono praticamente cresciuta. E ho pianto viscido.

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Prima di procedere con la recensione, vorrei ricompormi fare presente una cosa: sarò assolutamente di parte. C’è sempre molta passione nelle mie recensioni, e lo sapete, ma bene o male cerco di giudicare le opere con occhio più critico possibile. Con questo libro non ci riesco. Non è possibile, è più forte di me, e voi avete il diritto di sapere che state per leggere il commento di una che stava piangendo solo a guardare la copertina solo perchè c’era scritto Harry Potter. Detto ciò.

La storia comincia esattamente dove si era interrotto I Doni della Morte. Famiglia Potter Weasley Granger sul binario, a salutare la prole in partenza verso il collegio. In particolare, ci vengono mostrati Rose Granger Weasley e Albus Severus Potter, figli del Golden Trio e al loro primo anno a Hogwarts. Dopo piagnistei che ben conosciamo (no, papà, Serpeverde no!) i due pargoli vengono spediti sul treno in partenza, dove Albus si incontra e si scontra con Scorpius Malfoy. Mentre Rose pretende di passare oltre, Albus decide di fare amicizia con questo ragazzino un po’ nerd e pieno di dolcetti. E così comincia la storia.

Va ricordato che non è un romanzo: è uno script. Una sceneggiatura, un copione, chiamatelo come vi pare, è comunque un testo teatrale, concepito per essere portato a teatro. Romeo e Giulietta, per intenderci. Mancano le descrizioni, quello stile immaginifico per cui la Rowling è tanto famosa, mancano le magnifiche invenzioni che lei metteva, qualcosa di nuovo a ogni libro che usciva. Più che un ulteriore capitolo, questo script è una cosa a metà tra una fyccina e un omaggio alla saga.
La trama, in sè e per sè, mi ha emozionato: anche se bene o male già la conoscevo, ero curiosa di vedere cosa sarebbe successo, come si sarebbe arrivati alla Grande Rivelazione, quante cazzate avrebbe fatto Harry prima di concludere: in quest’ultima parte non sono stata delusa. C’è da dire che è una trama tipica da fanfiction, con i viaggi nel tempo, l’aggirare (ma proprio tanto!) le regole dell’opera originale, la Mary Sue (Delphini, con i suoi capelli argento e blu. Argento e blu! Ma ci rendiamo conto?). Quindi se siete di quelli che odiano le fanfiction, a questo libro vorrete dare fuoco. Ve lo assicuro.
I personaggi sono, bene o male, quelli che già conosciamo: Harry è sempre un cazzone, Hermione è una tosta fatta e finita, Ginny è un po’ più materna, Ron un po’ più scemo, Draco…io vorrei sapere cos’è successo a Draco in questi diciannove anni. Qual è la sua storia. Perchè sappiamo che alla fine i Malfoy avevano fatto dietrofront e Fuck this shit, I’m out. Ma comunque il Malfoy della Maledizione dell’Erede è più simile a Piton che a Lucius. Fa pensare.
I due protagonisti sono adorabili: specialmente Scorpius, che, lungi dall’essere la fotocopia del padre, è adorabilmente nerd, pasticcione, intelligente e spiritoso. E’ un cucciolino. Albus invece è un cazzone come suo papà. Infine Rose è da prendere a sassate sui denti, capisco perchè Albus la snobba all’inizio del libro.
Sono molto curiosa di vedere come è stato trasposto a teatro: c’è azione, incantesimi a ogni piè sospinto con gli effetti più assurdi, e sarebbe interessante vedere come hanno trasposto questi effetti speciali su un palcoscenico.
Che dire di più? Ho trovato belle le dinamiche, il rapporto tra Scorpius e Albus (che è a tanto così dallo slash, per restare in gergo fanfiction), quello tra i ragazzi e i loro padri, le realtà alternative che si trovano a vivere per aver usato la Giratempo, il ritorno di tanti vecchi personaggi…insomma, io mi sono emozionata a ogni parola.
Concludo dicendo questo: non è un capolavoro. Non è neanche ai livelli della saga originale. Ma ti riporta a Hogwarts, e a me, che sono entrata in quel mondo diciannove anni fa (anno più, anno meno), sinceramente tanto basta.

Voto: non ce la posso fare.

 

Fantàsia – Spada di vetro

 

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Titolo: Spada di Vetro
Autore: Victoria Aveyard
Data di pubblicazione: Febbraio 2016
Pagine: 432 pp
Editore: Mondadori
Trama: Il suo sangue è rosso – come quello della gente comune – ma lo straordinario potere di controllare i fulmini, che nessun Argenteo possiede, rende Mare Barrow un’arma sulla quale il Palazzo vorrebbe riuscire a mettere le mani. Tutta la corte la considera un’eccezione, ma non appena Mare riesce a sfuggire a Maven, il principe – e prima ancora l’amico – che l’ha tradita, scopre una verità sconvolgente: lei non è affatto un’eccezione. Perché di giovani Rossi e Argentei ne esistono molti altri.

Inseguita da Maven, diventato un sovrano crudele e vendicativo, Mare fa di tutto per trovare e reclutare altri guerrieri Novisangue che si uniscano alla lotta dei ribelli contro il re oppressore. Nel farlo, però, entra in un territorio molto pericoloso, dove rischia di diventare proprio come i mostri che sta cercando di sconfiggere.

Riuscirà a sopportare il peso delle vite che dovranno essere spezzate durante la ribellione? O la slealtà e il tradimento subiti l’avranno indurita per sempre?

Nel secondo elettrizzante romanzo di Victoria Aveyard, la lotta dell’esercito ribelle contro un mondo ingiusto, dove è considerato normale segregare le persone in base al colore del loro sangue, costringerà Mare ad affrontare il lato oscuro che piano piano si è fatto largo nel suo animo.

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Eh. Mh. Oh. Ah. Mbah. Gneh. Ahhhhhh…òh!

Queste sono, in sequenza, le reazioni che ho avuto dopo aver messo giù il secondo volume della saga Regina Rossa della Aveyard. Posso immaginare le vostre facce perplesse mentre scrivo.
Mi esprimerò meglio: mi è piaciuto, ma ho trovato delle cose che mi hanno lasciato un po’ così.
Ricapitoliamo un attimo la situazione: avevamo lasciato Mare e Cal scampati alla morte per un soffio, grazie all’intervento della Guardia Scarlatta, tra cui milita nientemeno che Shade, il fratello di Mare dato per morto, in un colpo di scena che non ha stupito nessuno (non me, almeno). Il secondo libro riprende dallo stesso momento in cui si era interrotto il precedente, con Mare, Cal, Shade, Farley e Kilorn che cercano di sfuggire a Maven e i suoi malvagi scagnozzi prima su un treno sotterraneo, poi tra delle rovine, fino alla salvezza finale.
Da lì in poi è un bordello: Mare e i suoi merryman arrivano in un avamposto della Guardia Scarlatta, fanno qualche conoscenza non molto simpatica, gente che pugnala a tradimento altra gente, nuova fuga verso la libertà e una nuova missione, trovare i novisangue e salvarli da Maven. Parte un reclutamento selvaggio che ricorda tanto gli X-men:

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Pressapoco.
Succedono poi cose, che porteranno ad altre cose, fino alla cosa finale. Un finale che a me ha lasciato una grande curiosità mista a preoccupazione selvaggia su quello che capiterà a sta povera crista in futuro.

Detto ciò, vi dirò cosa penso di tutto questo.
La trama è bella: era bella nel primo libro (che sinceramente ricordo solo a grandi linee, e la cosa all’inizio mi ha scombussolata), ma in questo ho trovato molta più azione (si nota che mi piace l’azione?) e molta meno politica. Tanta in meno, che la frase che campeggia sulla copertina del libro, Chiunque può tradire chiunque, non la trovo granchè rappresentata. Mi aspettavo pugnalate nella schiena a Mare a ogni piè sospinto, invece ciccia.
L’ho trovato comunque un pochino confusionale, per i migliaia di nomi che si ripetevano qua e là, e a cui non riuscivo a stare dietro: suggerisco un appendice delle Casate come per Game of Thrones, dovrebbe facilitare la vita ai lettori (a me in particolare!).
Lo stile, invece, non l’ho apprezzato particolarmente: ci sono molte ripetizioni di fatti già noti (esempio: Pinco Pallo odia Cal perchè le sue figlie sono morte a causa sua. Cinquanta pagine dopo il fatto viene ribadito). Credo sia stato un modo della Aveyard di rimediare al bordello di nomi e poteri che campeggia in tutto il libro, ma non lo trovo molto azzeccato, visto che appesantisce la lettura: quindi meno nomi, più appendici.
Inoltre, lo trovo troppo concentrato su Mare: va bene che è la protagonista, e la storia è narrata da lei in prima persona, ma mi sembra un po’ esagerato! E’ un piagnisteo continuo quella ragazza, tra sanguinare da sola in silenzionon fidarsi di nessuno, famiglia compresa, a Cal-ti-prego-non-lasciarmibuaaaahhhhMaven e giù lacrime interiori. E se non fa il piagnisteo, si eleva sul suo personale piedistallo a ventitre metri da terra.
Ora: io capisco tutto. Capisco che è la protagonista, che ha un certa importanza nella vicenda e tutto il resto, ma non stiamo un po’ esagerando? C’erano dei momenti che, giuro, la volevo ammazzare.
E tutto questo piagnucolare dietro a Mare toglie spazio ad altri personaggi, potenzialmente molto interessanti, ma che non vengono mostrati a fondo. Compreso Cal, che è comunque quello con più spazio nella vicenda. Rendetevi conto che Cal è il corrispettivo argenteo di Zuko in Avatar The Last Airbender o quasi.

Questo ragazzo non ha avuto assolutamente giustizia, e non solo lui. Anche molti altri personaggi potevano essere trattati molto meglio, in primis Jon, che ha il potenziale per essere un figo assurdo (anche se il suo intervento all’inizio mi ha fatto storcere il naso, a dirla tutta, mi sembrava troppa comoda da parte della Aveyard).

In sostanza, che dire? Alla fine non mi è dispiaciuto, ma non mi ha soddisfatta del tutto: poteva venire infinitamente meglio. Comunque se avete letto il primo leggete anche questo, a sto punto.

Voto: 3/5