Fantàsia – La casa di Ade

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Titolo: La casa di Ade
Autore: Rick Riordan
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Pagine: 560 pp
Editore: Mondadori
Trama: Annabeth e Percy sono precipitati in un baratro profondissimo, tanto da ritrovarsi nelle viscere del Tartaro. I semidei non hanno un istante da perdere: Jason, Leo, Piper, Frank, Hazel e Nico dovranno trovare al più presto la Casa di Ade e sigillare le Porte della Morte, imprigionando le creature infernali che premono per oltrepassarle. Solo così potranno liberare i due eroi e impedire il ritorno di Gea, la dea della terra, che vuole distruggere il mondo con le sue armate di giganti. Senza trascurare un piccolo dettaglio: dovranno essere dalla parte giusta, quando le porte saranno chiuse, altrimenti non potranno più uscirne! La posta in gioco è più alta che mai in questa nuova avventura, in cui i semidei si misureranno con i mostri spaventosi che dimorano lungo le sponde ribollenti del Flegetonte e negli abissi infuocati del Tartaro.

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E’ pressapoco quello che ho provato durante tutta la lettura.
CVD, nonostante il tesizzamento selvaggio (che avanza, tra parentesi), ho letto questo libro in un lampo.
Ciancio alle bande, vediamo un po’ di che si tratta.

Nello scorso volume, Il Marchio di Atena, eravamo rimasti con il cliffhanger peggiore della storia: i nostri eroi hanno recuperato l’Athena Partenos, ma nel mentre Annabeth e Percy precipitavano nelle oscurità del Tartaro.
Dramma.

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La trama si divide in due: da un lato abbiamo la coppia del secolo Percy e Annabeth nel Tartaro alle prese con i molteplici pericoli del luogo, dall’altro abbiamo gli altri cinque semidei della profezia più Nico più una statua di Athena alta sei metri in viaggio verso la Casa di Ade, un tempio dedicato al dio degli inferi nell’Epiro (che vuol dire Grecia, per chi non lo sapesse). Meta di entrambi i gruppi, le Porte della Morte.
Credo di poter affermare che questo sia il libro più bello di questa pentalogia (lo so perchè ho finito anche quello dopo ahahha): è cupo ma anche ironico, abbiamo l’azione, l’epicità (Frank a Venezia ha guadagnato tanti di quei punti che non vi dico), i sentimenti (Nico. Di. Angelo. E non dico altro)…insomma, non ci facciamo mancare niente.
La scelta di dividere la trama in due è stata intelligente: ha aggiunto tensione e suspance alla formula dei libri precedenti (formula che, mi spiace dirlo, sta diventando piuttosto ripetitiva).
I ragazzi sono tutti adorabili: è bello che siano così diversi l’uno dall’altro, sia esteriormente, per provenienza, colore della pelle e tutti, sia interiormente, e riescano comunque ad essere, ognuno di loro  e a suo modo, un vero eroe/eroina. Va detto, però, che secondo me ci vorrebbe un po’ di differenziazione tra di loro, perchè, nel modo in cui Riordan ne scrive, cominciano ad assomigliarsi un po’ tutti, ed è un vero peccato.
L’ambientazione è la vera perla di diamante: già in altri momenti della serie si è potuto apprezzare il lavoro che Riordan ha fatto con la mitologia greca, trasportandola in un mondo moderno e reinterpretandola, lasciando comunque intatto il suo spirito. In questo volume, in particolare, il modo in cui il Tartaro viene descritto è veramente bello: è terrificante e senza speranza al punto giusto, pur con delle punte di ironia (è ambientata nel Tartaro la seconda scena più esilarante della serie).

Ricapitolando (che qua devo passare a recensire quello dopo): trama avvincente, scene spettacolari, personaggi adorabili, ambientazione greca da paura. Che volete di più?

Voto: 4/5

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