Galaxy Quest – L’ombra del torturatore

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Titolo: L’ombra del torturatore
Autore: Gene Wolfe
Data di pubblicazione: Marzo 2012
Pagine: 293 pp
Editore: Fanucci
Trama: Come la ruvida cartolina olografica in grado di restituire con una sensibile inclinazione lo sviluppo tridimensionale dell’immagine, le vicende di Severian, apprendista artigiano della corporazione dei Torturatori, si muovono tra paesaggi medievali e architetture avveniristiche. Sullo sfondo la Torre di Matachin, luogo d’iniziazione ai segreti della casta che ammette come unici adepti i figli delle proprie vittime; in primo piano, l’amore per la condannata Thecla, motore propulsore della storia, che condurrà il protagonista lontano da Nessus, la Città Immortale; ed è in cammino sulle vie dell’esilio, con la spada del Maestro come unica compagna, che Severian tenterà la riscossa contro l’imperscrutabile potere dell’Autarca…

fantascienza

Cosa. Diavolo. E’. Questa. Roba.

Per colpa di un destino avverso ho dovuto leggere questa…cosa, questa pustola infetta, per la gara a squadre di Reading Challenges. Ce l’avevo lì da un po’, ci serviva un lavoro con la T e ho detto “Ma sì, sono 300 pagine, quanto male potrà fare?” Tanto, Rolly. Tanto male. Sento proprio l’odio profondo per libro e autore anche adesso che scrivo.

A me è già capitato di incontrare libri brutti, ma di solito non arrivano a pagina 40 con me. Se non mi ispira mi fermo e lo lancio dalla finestra, e pace. Ma siccome questa volta sono stata costretta a finirlo vi beccate tutto il mio astio.

Andiamo con ordine: lo stile. E’ un guazzabuglio: è pieno di figure retoriche, a volte usate anche bene, ma che si perdono nel mare di digressioni, speculazioni filosofiche, parole inventate senza uno straccio di spiegazione, descrizioni inutili e passate completamente inosservate e misoginia dilagante. Forse è un bello stile, per qualcuno, per me è inutilmente complicato e basta.

I personaggi fanno schifo: sono inespressivi, inutili, senza empatia, delle specie di sagome di cartone che fanno cose a caso, senza profondità (se c’è, io non la vedo) e senza attrattive, e il protagonista è il peggiore di tutti, visto che dovrebbe essere il più figo e invece risulta il più antipatico, il più misogino e di sicuro il più inutile.

L’ambientazione sarebbe anche bella e interessante, se si capisse. Ma non si capisce assolutamente niente, è un bailamme di nomi in finto latino a caso, di posti a caso con personaggi a caso che fanno cose…a caso. E’ tutto a caso.

Ma il peggio del peggio è la trama: non. si. capisce. niente. Giuro. Ha un vago inizio, un vago motivo che porta il nostro protagonista a cominciare il suo viaggio, succedono un sacco di cose inutili e poi si interrompe di colpo. Così, perchè gli andava. La cosa sconvolgente è che questo tizio ha anche vinto dei premi. Ma come si fa.

In sostanza: stile brutto più personaggi brutti più trama brutta uguale libro brutto. Non dite che non vi avevo avvertito.

VOTO: 1/5

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