Brividi di terrore – Il figlio del cimitero

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Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Data di pubblicazione: 2008
Pagine: 344 pp
Editore: Mondadori
Trama: Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni della signorina Lupescu. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. La signorina Lupescu una belva dai canini affilati. E la signora Owens è morta secoli fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all’omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l’hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Signora sul cavallo grigio sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l’amicizia dei suoi simili, ma anche l’impazienza di un coltello che lo aspetta da quattordici lunghissimi anni…

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OMMIODDIO. Questo libro è bellissimo. Punto.
Sono tentata di scrivere la recensione più corta della storia. Conterebbe solo tre parole: LEGGETE. QUESTO. LIBRO. In caps lock e con i punti.
Chi mi conosce sa che io non amo Gaiman: io lo venero. Ho il suo santino sul mio personale altare dedicato agli scrittori a cui un giorno vorrei stringere la mano (o tenere la borsa, è uguale). Ed è tipo in cima, uno, massimo due gradini sotto il Professore (sempre sia lodato). Ciononostante, non mi aspettava che questo libro mi avrebbe avviluppato così tanto. In questo momento mi sento come una che ha avuto la notte più fantastica della sua vita con un perfetto/a sconosciuto/a e si fosse appena svegliata da sola nel letto. No wait, torna qua! Dobbiamo passare al secondo round!

Questo libro è magistrale. Sì lo so, è un libro per ragazzi, quindi vi direte “Cosa ci sarà mai da sbraitare? Bello quanto vuoi, è pur sempre per ragazzi”. E INVECE NO. E’ allo stesso livello di alcuni dei migliori romanzi per adulti. Ha toccato praticamente ogni fibra del mio corpo, cosa che non mi capitava da un po’, oltretutto, e sono ancora nel vortice.
Lo stile è perfetto, non saprei in che altro modo definirlo: l’esatto numero di parole, non una di più, non una di meno, tutte quelle giuste al posto giusto. Gaiman è capace di tenere il mistero, la suspance e il terrore senza essere ridondante (cosa che vedo accadere un po’ troppo spesso) e nello stesso tempo di mostrare il sentire dei suoi personaggi in modo preciso, che ti colpisce al cuore.
I personaggi sono strepitosi: in particolare Silas, il misterioso tutore, e incredibilmente il piccolo protagonista Nobody. Silas è un vampiro (sì? No? Non è mai detto esplicitamente) ma è misterioso senza essere una macchietta, affascinante e stoico. E Bod crescendo è sull’onda per essere come lui, quindi wow. Anche gli altri personaggi sono belli, mostrati a sprazzi ma chiari e precisi. Forse i signori Owens potevano avere una parte maggiore, un po’ assenti per essere i genitori di Bod.
La struttura del romanzo è un po’ particolare: praticamente è una raccolti di racconti incentrati su Bod, ma comunque collegati tra loro a creare un vero e proprio romanzo. C’è un filo di fondo, ma si vede che non è un’opera totalmente organica. Comunque personalmente non l’ho trovato un difetto, anzi: tutto ruota intorno alla crescita di Nobody e agli strani personaggi del cimitero.
Il finale l’ho trovato commovente: giuro che stavo per mettermi a piangere. Una degna conclusione dell’intera storia.
Insomma, che state a fare ancora lì? Andate a leggerlo! Ora!

Voto: 5/5

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Giallo come zia Agatha – A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.

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Titolo: A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n.
Autore: Guido Sgardoli
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 333 pp
Editore: Rizzoli
Trama: Londra, fine Ottocento. David Pip e il suo amico Calum Traddles fuggono dall’orrido orfanotrofio in cui sono rinchiusi per svelare il mistero della scomparsa in Svizzera di Sherlock Holmes: David è convinto di essere suo figlio ed è deciso a dimostrarlo ritrovando l’elusivo genitore. In un rocambolesco, improbabile, divertente viaggio per l’Europa degno di Jules Verne, fra treni di lusso e mongolfiere, incontrano svariati personaggi sbucati da romanzi famosi: il perfido Fagin, i Tre uomini in barca con tanto di cane, Dracula, Monsieur Poirot… Un piccolo albergo sulle cascate cela il segreto della presunta morte di Holmes, e i due ragazzini avranno una parte importante nel chiarire le cose una volta per tutte. Età di lettura: da 12 anni.

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Innazitutto mi scuso: quando ho creato gli scaffali per la Biblioteca, non ho pensato alla letteratura per ragazzi. Rifletterò se creare uno scaffale ad hoc in futuro o no. Intanto chiedo venia.

Allora, parliamo di questo libro, vi va?
Mi sono auto-intimata di leggerlo per colpa di una sfida di lettura che dovrò dirigere in biblioteca con la mia responsabile. Siccome i libri in gara erano questo e Coraline, e Coraline l’avevo già letto, minimo minimo dovevo essere pronta!
Detto ciò, sarò sincera: non l’ho amato particolarmente. Sì, l’idea è carina, e sì, Sherlino mio è sempre un valido motivo per leggere un libro, quindi alla fin fine non è così malvagio…ma dovevi mettere tutta sta gente da altri romanzi?
Perchè i romanzi che Sgardoli prende dentro in questo libro sono davvero tanti, e alcuni personaggi sembrano messi lì giusto giusto per fare numero (tipo Dupin o Heathcliff e compagna). Personalmente avrei preferito meno personaggi ma con una parte più importante (voglio dire, quei tre cretini in barca era gestiti abbastanza bene, hanno avuto il loro significato). Ma così sembra quasi che il nostro signor Sgardoli di San Donà di Piave (ma davvero è nato lì? E’ a un passo dal paesino di mio papà!) abbia semplicemente voluto farci vedere quanto era bravo a conoscere tutti questi classici. O, a voler essere ottimisti, a voler fare nascere la curiosità dei ragazzi per più classici possibili: in entrambi i casi siamo felici per lui, però secondo me il troppo stroppia.
Anche l’idea dell’A.s.s.a.s.s.i.n.a.t.i.o.n. non l’ho amata particolarmente: non vi faccio spoiler, ma per come è stata presentata mi sembra un po’ raffazzonata e campata per aria. Secondo me non è stata sviluppata bene, anzi: preferivo qualcosa di meno meta-letterario, anche se capisco perchè l’abbia fatto. Quindi gnì.
In ogni caso lo stile è carino: il modo di scrivere ricorda un po’ i romanzi di Conan Doyle (giusto un po’) ed è piacevole e ironico, perfetto per i ragazzi.
I personaggi non sono trattati malissimo, ma secondo me quelli che emergono sono inevitabilmente David e Calum, che sono tutta farina del suo sacco e si vede: interessanti e coerenti, in particolare David ha mostrato una certa profondità che mi ha fatto stringere il cuore. E poi Sherlock, ma Sherlock per quanto mi riguarda viene bene in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi sono decisamente di parte.
L’unica pecca di questa libro, personaggi letterari a parte, è un po’ lo sviluppo non particolarmente vivo: ci sono dei pezzi che ho letto molto a fatica, nonostante tutta l’azione. Diciamo che non c’era grande verve.

Detto ciò, non è malvagio: è piacevole per passarsi un paio d’ore, ma secondo me lo apprezzerete di più se a) avete letto tutti i romanzi citati, b) non ne avete letto nessuno. Almeno la mia teoria è questa. Quindi se siete curiosi cercatelo in biblioteca (credo abbia vinto un premio, quindi dovrebbe esserci) e buttateci un occhio, male non può fare.

Voto: 3/5

Prossime letture – Febbraio 2016

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Nuovo mese, nuove letture! Anche se non ho ancora finito quelle di gennaio…ma va beh!
Questo mese tocca a:

Goodreads Italia:

La parola del mese: DIARIO
Libro scelto:

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Diario – Anna Frank

Il “Diario” della ragazzina ebrea che a tredici anni racconta gli orrori del Nazismo torna in una nuova edizione integrale, curata da Otto Frank e Mirjam Pressler, e nella versione italiana da Frediano Sessi, con la traduzione di Laura Pignatti e la prefazione dell’edizione del 1964 di Natalia Ginzburg. Frediano Sessi ricostruisce in appendice gli ultimi mesi della vita di Anna e della sorella Margot, sulla base delle testimonianze e documenti raccolti in questi anni.

Il tema del mese: Le fiabe
Libro scelto:

https://i0.wp.com/giotto.ibs.it/cop/cop.aspx

La danza della vita – Roberta Borsani

Qualche volta la nostra vita sembra un oscuro sentiero, dove procediamo a tentoni temendo trappole e pericoli ignoti. Solo quando il percorso è conosciuto il passo diventa cadenzato e sicuro, come in una danza. È possibile delineare una mappa della vita? Un modello che derivi dall’esperienza remota del genere umano? Una tale sapienza esiste, ed è quella perennemente vitale delle fiabe. Senza assumere teorie aprioristiche o dissolvere l’incanto poetico della narrazione, l’autrice esamina, attraverso questo fecondo patrimonio tradizionale, le opportunità e i rischi che si presentano all’esistenza femminile. Ci sono ragioni profonde che spingono Biancaneve a cadere nelle insidie della strega, sprofondano Rosaspina nel sonno e destinano Gretel a svelare l’inganno della casetta di marzapane. Le fiabe gettano una luce viva sulle sofferenze delle donne: disturbi alimentari e affettivi, disamore di sé, naufragio delle relazioni e, non meno che in passato, violenza. Chi la subisce senza reagire può rivelare una personalità poco consapevole del proprio valore e incapace di rinnovarsi. Gravata delle qualità dell’archetipo, la donna si vede negare la complessa realtà della sua persona e un ruolo sociale da protagonista, con ripercussioni avvilenti. Le fiabe la aiutano a ricongiungersi con la parte emozionale e sognante della sua anima, a comprendere i drammi con cui si misura ogni giorno, a trovare la strada di una più autentica e intima emancipazione.

Reading Challenges:

Sfida a tema: XIX Secolo
Libro scelto:

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Ragione e sentimento – Jane Austen

Ragione e Sentimento è uno dei più grandi saggi narrativi sul mondo romantico. Come una abilissima matematica che gioca una partita a scacchi, la Austen oppone i personaggi e i valori: Marianne, la passione, l’ardore giovanile, la vivacità intellettuale; Elinor, il decoro, la moderazione, il riserbo, i valori sociali, la discrezione, l’understatement.

Consigli di lettura:

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Paula – Isabel Allende

Paula, nata il 22 ottobre 1963, è una ragazza felice, innamorata di suo marito, appassionata del suo lavoro.La sua è una vita semplice, e non ha niente a che vedere con quella di sua madre Isabel.Due donne, due destini diversi. Improvvisamente, a ventott’anni, Paula si ammala di una malattia gravissima, la porfiria, che la trascina in un coma da cui non c’è ritorno. Isabel accorre al suo capezzale per cercare di trattenerla in vita o, forse, per accompagnarla dolcemente veso la fine… Grazie alla magia della scrittura, cerca di “distrarre la morte”, cerca di trovare un senso a una tale tragedia evocando la sua esuberante e bizzarra famiglia perché circondi Paula e la aiuti a superare, senza perdersi, il confine della vita. Un’autobiografia, una storia esemplare di dolore e di speranza, una straordinaria confessione sulla genesi delle sue opere, i suoi viaggi, gli amori: Isabel Allende, mescolando con franchezza e umanità il riso al pianto, dice addio a Paula come donna per darle il benvenuto come ‘spirito’. Perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.

Catena di Febbraio:

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Il mezzo Re – Joe Abercrombie

Yarvi non aveva mai pensato che sarebbe potuto salire al trono. Nato con una mano deforme è inadatto al combattimento e, nel disprezzo del padre, il re del Gettland, il suo destino è diventare uno dei “ministranti”, l’ordine di potenti sacerdoti consiglieri della corona. Ma, proprio la notte che precede l’ultimo esame, Yarvi e la sua maestra, Madre Gundring, sono raggiunti dalla notizia: il padre e il fratello di Yarvi sono morti, uccisi in un agguato ordito da Grom-gil-Gorm, sovrano del Vansterland, regno confinante e nemico. Adesso il re è lui. O mezzo re, per lo meno. Ma la sua vendetta dovrà essere intera.
Spinto anche dal volere della madre, la bella e inflessibile Laithlin, Yarvi giura che farà giustizia contro gli assassini di padre e fratello e parte per Vansterland, pronto a dare battaglia. Ma subito cade vittima di un’imboscata e, salvatosi miracolosamente in mare, viene portato al mercato degli schiavi. Qui viene venduto per prestare servizio sulla nave capitanata da Shadikshirram, mercantessa dal cuore nero e la lingua affilata. Solo, nel mare ghiacciato, spogliato del suo lignaggio e incapace di reggere un’ascia o uno scudo, Yarvi potrà contare su una squadra di compagni improbabili e su un’unica vera arma: la sua mente. Basterà per ritornare a casa e portare a compimento la sua vendetta?

Il Circolo della Lettura:

Sfida a Catena: Letteratura afroamericana
Libro scelto:

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The Help – Kathryn Stockett

È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all’amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. 

E voi? Quali sono le vostre prossime letture?

Avventure nei sette mari – Cannella e polvere da sparo

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Titolo: Cannella e polvere da sparo
Autore: Eli Brown
Data di pubblicazione: Giugno 2013
Pagine: 448
Editore: Bompiani
Trama: Owen Wedgwood è un cuoco molto rinomato, che lavora per il ricchissimo e potentissimo lord Ramsey. Un giorno – siamo nel 1819 – fa irruzione nel palazzo una banda di pirati, comandati dalla rossa Hannah Mabbot, che uccide Ramsey e tutti i suoi ospiti e rapisce il cuoco Wedgwood. Hannah, che tutti ritengono pazza e che proprio per questo ha un enorme ascendente sui suoi uomini, poche ore dopo gli impone un patto: ogni domenica preparerà per lei un pranzo delizioso, in cambio resterà vivo. Owen accetta e resta quindi a bordo della Flying Rose. Accanto a lui, lo sguattero Joshua, a cui insegna a leggere e a scrivere; il gigantesco Apples, comandante in seconda, e due gemelli cinesi, Feng e Bai, esperti di arti marziali. Mentre si affanna a creare deliziose portate dai miseri ingredienti della dispensa e dal pesce pescato dai marinai, Wedgwood impara che Hannah non è solo una spietata piratessa, capace di far divorare vivo un traditore dai gabbiani, ma anche una donna forte che si fa strada in un mondo maschile senza perdere il fascino della femminilità. Una storia di avventura, ma anche una favola anarchica dove si mescolano amore e gusto.

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Ok, ragazzi, voi dovete sapere una cosa. Ci sono due cose che amo in modo particolare (più altri sette milioni, ma non è questo il punto): una sono le storie di pirati. L’altra è il cibo. Con un titolo del genere, volete che non mi sia precipitata a leggerlo? E poi guardate che bella copertina: ti chiama proprio dal profondo del tuo essere.

Devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita da questo libro: è proprio bello, ben fatto, con una trama avvincente ebei personaggi. E ti fa venire fame.
Innanzitutto, la storia è piuttosto bizzarra: una piratessa rapisce un rinomato chef per farlo cucinare per lei sulla sua nave. Suona effettivamente come qualcosa di bizzarro: ma Mabbot ha le sue buone ragione, e come si vedrà nel libro è sicuramente una donna fuori dal comune. La storia prosegue poi tra avventure per mare, inseguimenti, arrembaggi, tentativi di fuga da parte dello chef Wedgwood, e le cene settimanali che lui le prepara e che insieme a lei deve consumare. Chiaramente c’è una trama di fondo ben definita, il vagare di Mabbott per i mari non è a caso, e per quanto la storia dia largo spazio allo svilupparsi della relazione tra i due non ne fa l’elemento portante. Il finale è qualcosa di inaspettato, che colpisce e che, personalmente, ho gradito parecchio (non vi dico perchè, vi farei spoiler) perchè dava veramente un senso di conclusione a tutta la vicenda.
I personaggi sono molto belli e particolari, alcuni non particolarmente sviluppati (bisogna ricordare che è Wedge che parla per tutto il libro, quindi siamo costretti a seguire lui) ma comunque sempre precisi, con delle caratteristiche che li fanno ricordare, dai due protagonisti, sapientemente indagati, a Mr Apples, ai gemelli Bai e Feng, a Joshua e a tutti gli altri pirati che bazzicano per questi porti.
Lo stile è bello, piacevole, scorrevole e diretto, ma un plauso particolare va alle descrizioni dell eperizie di Wedge ai fornelli: a me sembrava quasi di sentire il profumo dei piatti e il gusto sulla lingua. Per farvi capire, credo di aver preso sei chili solo leggendo questo libro.
Personalmente l’ho davvero apprezzato: non amo particolarmente le storie d’amore piene di melensaggini, preferisco di gran lunga le avventure per mare di un manipolo di pirati, specialmente quando descritte in modo da non appesantire troppo chi non conosce la terminologia navale, come in questo caso. Insomma, io l’ho amato, ho amato Hannah Mabbott (che sembra uguale sputata a un personaggio che ho creato io, che però non ha mai visto nè la carta nè il web), ho amato Wedge, ho amato le loro cene e la loro storia, e non posso fare altro che ordinarvi di alzarvi dalla sedia e andare a comprare questo libro. Ahr!

Voto: 5/5

Fantàsia – Le lettere di Babbo Natale

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Titolo: Le lettere di Babbo Natale
Autore: J. R. R. Tolkien
Data di pubblicazione: 1976
Pagine: 112
Editore: Bompiani
Trama: Il 25 dicembre 1920 J.R.R. Tolkien cominciò ad inviare ai propri figli lettere firmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare a casa Tolkien per oltre trent’anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. Una scelta di questi messaggi annuali, trascritti a volte in forma di colorati logogrifi,formano questa fiaba intitolata “Le lettere di Natale”, scritta a puntate da un Tolkien non tanto in vena di paterna e didattica allegria, quanto in groppa all’ippogrifo della sua fantasia filologica e ironica.

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Ecco un altro libro grazioso!
Questo non è un romanzo vero e proprio: è una raccolta di lettere realmente spedite, corredate dei disegni originali.
Dovete sapere che il caro Professore (che sarebbe Tolkien, non chiamatelo mai in nessun altro mdo davanti a me), quel gran mattacchione, ha spedito regolarmente, per trent’anni, lettere scritte “da Babbo Natale” ai suoi figli. Se ci pensate ha senso: com’è che noi scriviamo sempre a Babbo Natale e lui non risponde mai? Non è un po’ maleducato? Questo è proprio il genere di cose che piacciono ai bambini.

La cosa interessante di queste lettere, è che oltre a raccontare le mirabolanti avventure di Babbo Natale, Orso Bianco e tutti gli altri personaggi che abitano al Polo Nord, raccontano anche la storia del Professore, della sua famiglia e del tempo in cui vivevano: le lettere terminano nel 1943, e sono parecchi gli accenni alla guerra, tanto per dirne una. Inoltre è quasi triste vedere che, uno dopo l’altro, i bambini crescevano e smettevano di appendere le calze al camino e di scrivere a Babbo Natale…personalmente mi sono sentita un po’ malinconica, pensando a quello che deve aver sentito lui mentre scriveva quelle lettere, specialmente l’ultima.

Il volume è molto bello, fatto molto bene, e i disegni sono proprio belli. E’ un po’ un peccato che non siano riusciti a inserire tutte le lettere originali, ma anche così è molto interessante vedere come Tolkien cambiava modo di scrivere a seconda del personaggio (e i nomi hanno sempre qualcosa che richiama al Signore degli Anelli: per i fan è una manna.)

Non lo considero un libro eccezionale, semplicemente perchè non è un libro: è una raccolta epistolare, quindi godibile ma fino a un certo punto. Se siete fan del Professore pigliatevelo. Se no…prendete spunto per fare la stessa cosa con i vostri bambini.

Voto: 4/5

Donne Ribelli – La danza delle grandi madri

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Titolo: La danza delle grandi madri
Autore: Clarissa Pinkola Estés
Data di pubblicazione:
Pagine: 117
Editore: Frassinelli
Trama: In tutte le donne, soprattutto quando entrano nell’età matura, alberga una forza sotterranea e invisibile che si esprime attraverso intuizioni improvvise, esplosioni di energia, acute percezioni, slanci appassionati: un impulso travolgente e inesauribile che le spinge ostinatamente verso la salvezza, verso la ricostruzione di qualsiasi integrità spezzata. Come un grande albero che, per quanto minacciato dalle malattie, colpito dalle intemperie, aggredito dalla furia dell’uomo, non muore mai, ma miracolosamente e con pazienza continua a nutrirsi attraverso le proprie radici, si rigenera e rinasce per mantenere il proprio spirito vitale così da poter generare nuovi germogli cui affidare questa eredità inestimabile. Con un linguaggio suggestivo, che attinge alle antiche storie narrate attorno al fuoco, alle leggende, al mito, Clarissa Pinkola Estés riprende e sviluppa i temi che hanno ispirato il suo saggio d’esordio, “Donne che corrono coi lupi”, intonando un poeticissimo inno al femminile.

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Bellissimo libro.
E’ il secondo libro che leggo di questo autrice, e mi è piaciuto moltissimo.
In realtà è un’opera piccola, un libricino, che però può aprirvi un universo. Che siate giovani, vecchie o a metà, questo libro può aprirvi porte sulla vostra anima e la vostra femminilità. Più che un’opera di psicologia, è una poesia in prosa, meraviglioso e poetico e evocativo in maniera semplice e familiare, quasi calda. Sicuramente piacevole, come un the alle cinque mentre fuori piove.

Non c’è molto da dire, in realtà, se non che è da leggere: se siete donne, ma per certi versi anche se siete uomini. Avere un’idea di quello che passa per la testa delle donne non può essere un male.

Voto: 5/5

Fantàsia – Il Drago di Sua Maestà

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Titolo: Il Drago di Sua Maestà
Autore: Naomi Novik
Data di pubblicazione: Marzo 2006
Pagine: 408 pp
Editore: Fanucci
Trama: Anno 1805: infuria la guerra tra inglesi e francesi, e Napoleone è pronto a invadere l’Inghilterra. Al termine di una battaglia, l’equipaggio della Reliant cattura una nave francese il cui carico è un rarissimo uovo di drago cinese, sul punto di schiudersi. L’uovo viene affidato al capitano Laurence, il quale chiamerà il cucciolo Temeraire. Ben presto l’uomo scoprirà che il rapporto con l’animale potrebbe segnare la fine della sua carriera militare insieme a quella della sua vita di mare: viene infatti trasferito nell’esercito aereo, alla guida proprio di Temeraire. I due scopriranno di avere in comune molto più di quanto pensano, e serviranno fianco a fianco l’esercito inglese nel tentativo di sventare i piani più arditi di Napoleone.

 

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Ma che bel libro.
Oddio, sarò sincera, mi sono un po’ persa via a causa di impegni personali, quindi non me lo sono goduto così tanto, ma nonostante questo mi è molto piaciuto.
La trama è bella: in realtà piuttosto lineare, ma almeno è perfettamente comprensibile. C’è il drago, c’è il capitano e c’è una guerra. Lapalissiano.
Niente romance o quasi (lolol), ma non serve: il rapporto tra Temeraire e il suo capitano è più che sufficiente, visto l’affetto che provano l’uno per l’altro. C’erano dei pezzi che erano talmente pucciosi che mi facevano venire da piangere, pur senza essere sdolcinati.
E’ un romanzo in cui c’è più avventura che fantasy: battaglie, voli, addestramenti militari, navi, draghi, combattimenti…insomma, c’è abbastanza azione, anche se le parti di combattimento tra draghi diventano un po’ caotiche (continuo a non figurarmi come fanno sei o sette persone a stare in groppa a un drago, ma penso che basta farci l’abitudine).
I due protagonisti sono fantastici: Laurence è un vero gentiluomo, galante, tutto legato all’onore e all’etichetta, ma è una brava persona. Temeraire è il suo degno compagno: è intelligente, colto, con un’ottima proprietà di linguaggio e idee “rivoluzionarie”, oltre a essere anche lui gentile e di buon cuore. E ama i libri, che è dire tutto. Gli altri personaggi, invece, non spiccano particolarmente, a parte uno o due. Un po’ stereotipati, e forse un po’ troppi, con troppi nomi, difficili da ricordare.
Lo stile è scorrevole e piacevole: non spreca parole, va dritto al sodo e non si perde in sentimentalismi o pare mentali, pur mostrando bene la mentalità di allora.
L’ambientazione è figa: l’idea che i draghi ci siano da sempre, con razze specifiche per ogni etnia, è molto ben sviluppata. Sono molto curiosa di leggere i seguiti, che a quanto ho capito sono ambientati in giro per il mondo.
In sostanza: bel libro di avventura con draghi. Una lettura decisamente piacevole, anche se non di altissima qualità. Lo consiglio per una sana pausa dalla realtà.

Voto: 4/5