Orient Express – Le figlie perdute della Cina

 

Titolo: Le figlie perdute della Cina
Autore: Xinran
Prezzo: 17,60 euro
Data di pubblicazione: 2010
Pagine: 252
Editore: Longanesi
Trama: «Hai mai sistemato una bambina?» Siamo in un villaggio di contadini nel cuore di una regione poverissima lungo il Fiume Giallo, in Cina. Siamo ai giorni nostri, ma in quella zona remota il tempo sembra essere immobile da secoli. «Hai mai sistemato una bambina?» chiede insistente una contadina del villaggio alla giornalista Xinran, durante un’intervista. La giovane sposa di campagna sa bene che è suo dovere dare alla luce un maschio, ed è convinta che ogni donna, come lei, quando mette al mondo una femmina sappia altrettanto bene cosa fare: deve trovare il modo di «sistemare» la bambina, di sbarazzarsi di lei. Deve, suo malgrado, abbandonarla.
L’abbandono delle bambine appena nate era, ed è tuttora, una pratica tristemente diffusa in Cina, e non solo nelle zone rurali, complici le ristrettezze economiche e una legge sulla pianificazione delle nascite che per anni ha imposto a ogni famiglia un figlio solo. Alle bambine più fortunate il destino ha riservato l’amorevole accoglienza di una famiglia adottiva in un paese occidentale. Per molte altre nascere femmina ha significato essere brutalmente uccise appena venute al mondo.
Grazie a un lavoro di ricerca e di inchiesta durato anni, Xinran dà finalmente voce al silenzioso dolore delle donne cinesi – contadine, studentesse, impiegate – che hanno abbandonato le proprie neonate sulla via di una città, fuori da un ospedale o da un orfanotrofio o sulla banchina di una stazione, offrendoci uno spaccato della Cina odierna per molti aspetti inedito, e al tempo stesso narrandoci una storia fatta di drammi e di speranze ritrovate, una storia capace di lasciare il segno.


E’ nel giorno di Santa Lucia che mi accingo a scrivere questa recensione. Per qualche motivo mi sembra appropriato.
Ho pensato a lungo a questo libro, e a come scrivere questa recensione. Tuttora non so bene cosa dire o come impostarla.
Vi so solo dire che io non ho pianto: mai, dall’inizio alla fine, ho versato una sola lacrima. Non so se è perchè non sono madre, non sono adottata, non sono cinese o non sono umana, ma non ho pianto. Ma non ho smesso di pensarci da quando ho letto l’ultima lettera.
Questo libro mi ha lasciato con un peso nel cuore e tante domande senza risposta. O più che altro, tante risposte senza domande. O ancora meglio, senza nè le une nè le altre.
C’è un sacco di dolore in questo libro, insieme ad amarezza, rabbia e sgomento. Soprattutto dolore.
Qualcuno, leggendolo, potrebbe pensare: “Che fortuna essere nata in Occidente!”. Io ho provato la stessa sensazione di quando penso alla mia religione pagana e penso “Che fortuna essere nata nel 2000”. Perchè non siamo morte. Non abbiamo corso più rischi di un maschio, in questo. Quando siamo nate, solo la natura o il destino potevano porre fine alla nostra vita, di sicuro non il nostro sesso. Non qui e non ora. Da adulte è un’altra questione.
Non riesco a fare una recensione normale di questo libro. Sì, è scritto bene. Sì, è molto bello. Sì, trasmette molto. Questa sarebbe la mia recensione se mi attenessi allo schema normale. Ma stavolta ho bisogno di andare oltre. Ho il bisogno quasi fisico di farvi capire come mi sono sentita leggendolo e sopratutto quando l’ho risposto.
Ho bisogno di farvi capire che la mia fede nell’umanità non è sparita, che la speranza ce l’ho ancora, e che parte di essa viene da questo libro (sì, anche da questo), ma che in qualche modo non sono più così allegra come prima di aprirlo. Che io sapevo che nel mondo succedevano cose terribili come queste, ma che in qualche modo adesso mi hanno toccato seriamente.
Mi sento come se non avessi voglia di farci qualcosa, come se non volessi combattere queste ingiustizie. E’ così, naturalmente, ma ora come ora mi sento come se fossi rassegnata. Perchè una come me cosa può fare per aiutare bambine che in un altro Paese subiscono crudeli destini?
Ecco perchè ho scritto la recensione: se là fuori qualcuno, chiunque, ha il potere, decisionale o altro, di fare qualcosa, se il destino di qualcuno è di aiutare queste bambine, forse quello che dico adesso potrebbe farglielo incontrare. Quindi voi, là fuori, che mi leggete, se ancora non avete letto questo libro: fatelo.
Vi capiterà la stessa cosa che è successa a me: non guarderete più la Cina con gli stessi occhi.

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