Giallo come zia Agatha – La verità sul caso Harry Quebert

 

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Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore:  Joel Dicker
Prezzo: 19,50 euro
Data di pubblicazione: Settembre 2012
Pagine: 775 pagine
Editore: Bompiani
Trama: Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo. La verità sul caso Harry Quebert è un fiume in piena, travolge il lettore e lo calamita dalla prima all’ultima pagina. è il giallo salutato come l’evento editoriale degli ultimi anni: geniale, divertente, appassionante, capace di stregare prima la Francia, poi il mondo intero.

Innanzitutto vi annuncio che il titolo è diventato (grazie alla Sister) da Harry CHEBER a Harry CHIUBERT. Quindi io ho passato praticamente tutto il libro a immaginarmi il professore come una pallina arancione con la proboscide. Potenza degli accenti.

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Harry Qbert

Dunque. Questo è un bel librozzo. E’ lungo (sono più di 700 pagine) ma si legge molto velocemente, io l’ho letto in due/tre giorni circa.
Sarò diretta: è un colpo di scena continuo. Sul serio, è praticamente uno a pagina. Nelle prime 300 pagine questo ci sta anche…alla 700entesima giusto un po’ di voglia di lanciare il libro in testa a Dicker ti viene.
Cioè, sinceramente, non capisco perchè tutti sti premi: è un bel libro, si legge piacevolmente, per carità, c’è il mistero, i colpi di scena che ti tengono lì per settecento pagine…ma personalmente ho letto libri molto più meritevoli di un premio, a dirla tutta.
Voglio dire: la trama. La trama è di un intricato da far paura, ma non di quell’intricato che tu dici “Ah! Era tutto lì dall’inizio, solo che non ce ne siamo accorti!” come vuole la regola del giallo classico (io credo che sia più giallo che thriller, ma non leggendo thriller non ve lo so dire). No, qua saltano fuori cose random, che a un certo punto sembrano quasi assurde. Cioè, sembrano quasi costruite ad arte. La cosa trascina, perchè comunque tu vuoi sapere alla fine che caspita è successo a sta ragazza, ma ragionandoci in post-lettura ti rendi conto che alcuni passaggi sembrano sul nonsense andante.
Comunque io l’ho trovato una lettura piuttosto piacevole, intrigante e trascinante, Dicker scrive indubbiamente bene. Se mi evitasse i dialoghi alla Twilight sarebbe anche meglio (giuro, c’è un dialogo alla fine che sembra scritto dalla Meyer:
“Addio Marcus”
“No, non mi abbandonare!”
“Ti penserò sempre”
“Non andare via!”
“Ti ho voluto bene”
Giuro, la levatura è questa. Mah. Eppure il resto è scritto bene.)
I personaggi sono un po’ poco approfonditi secondo me, specialmente Harry Quebert che risulta quasi una macchietta, e di conseguenza anche il protagonista, Marcus. Inoltre non c’è una donna (UNA!) che si salvi, sembrano tutte delle pazze isteriche o delle imbecilli senza neuroni. Dicker deve essere un misogino che odia i gatti (è risaputo che le due cose sono collegate).
Dulcis in fundo, non c’è una grande attenzione alle decsrizioni. Io ho passato 500 (giuro) pagine a immaginare un personaggio con la pelle nera, per poi rendermi conto che era bianchissimo. Le opzioni sono due: o io sono scema, o qualcuno ha saltato un passaggio. e i paesaggi del New Hampshire…cioè, per quanto ne sapevo io di paesaggi americani, potevamo anche essere nel Bayou, per quello che la mia mente aveva creato.
Insomma, in sostanza, se si ignorano tutti questi dettagli secondari, è bello. Lo stile è veramente trascinante, e ti lacera la curiosità di scoprire la verità definitiva. Se vi capita tra le mani leggetevelo (magari prendetelo in biblioteca invece di comprarlo, ecco.)

Voto: 3/5

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