Sex is the law – Doppio sogno

 

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Titolo: Doppio sogno
Autore: Arthur Schnitzler
Data di pubblicazione: 1926
Pagine: 131
Editore: Adelphi
Trama: Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna. Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi.

 

Allora, intanto vi avviso fin da ora: questa recensione sarà piena di spoiler. Di solito cerco di evitarli, ma stavolta il libro è talmente corto che non credo proprio di poter evitare. Insomma, non fai in tempo a entrare nel vivo che già è finito. Quindi io vi ho avvisato.

Personalmente non mi è piaciuto per niente. E’ insulso, stupido, banale e senza senso. Cioè, cos’è che stava cercando di dimostrare? Che nonostante le tentazioni l’amore vince su tutto? Che i sogni non hanno un vero effetto sulla vita reale? Che i desideri corporali sono una cosa brutta e malvagia? Giuro che non l’ho capito.
La storia gira tutta su Fridolin, il marito, personaggio che per quanto mi riguardo è appena entrato nella top five dei personaggi che detesto di più al mondo direttamente al terzo posto (i primi due rimangono Joffrey e la Umbridge). Ciè, non solo il bastardo si mette a cercare mille modi di tradire sua moglie (tra l’altro non riuscendoci: oltre che stronzo è pure sfigato), ma nel momento in cui una donna si sacrifica per salvarlo, facendosi uccidere, a lui importa solo sapere se quel cadavere che vede è la donna che voleva trombarsi, e siccome lei è morta e non è più bella, allora chissenefrega. E si permette pure di incazzarsi per il sogno della moglie. Sogno, attività onirica, mica come lui che è andato barbineggiando fino alle quattro del mattino. Fossi stata io altro che sogno. E quando potrebbe coronare la testa di sua moglie con la povera Marianne…la molla lì: Fridolin fai pace col cervello. Quest’uomo incarna tutto ciò che non sopporto nelle persone: è stronzo, egoista e pusillanime.
Per il resto: lo stile è bello, ma la trama non ha nè capo nè coda. Poi io non conosco la letteratura austriaca, nè Schnitzler, quindi magari per un appassionato questo è romanzo interessantissimo e fondamentale. Cioè, è un classico, quindi se siete interessati leggetelo, ma se dovete prenderlo come lettura da spiaggia evitate (anche se ci starebbe bene in borsa, visto quanto è corto).

Voto: 1/5

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