Historia mon amour – Ayla figlia della Terra

 

Nel sangue di questa donna scorre il futuro dell’umanità
(e sti cazzi)

Titolo: Ayla figlia della Terra
Autore: Jean M. Auel
Data di pubblicazione: Luglio 1992
Pagine: 452
Editore: Tea edizioni
Trama: Un tremendo terremoto ha lasciato la giovane Ayla sola, ferita e sperduta in una terra selvaggia e popolata da animali ostili. Raccolta e cresciuta dal clan dell’Orso delle Caverne, ben presto Ayla si distingue per la sua diversità: è alta, bionda, con gli occhi azzurri e, sopratutto, intelligente e assetata di conoscenza. Lo scontro con i paurosi e retrogradi Testapiatta del Clan è inevitabile. Ma in Ayla gli altri riconosceranno la donna prescelta dal destino, l’eroina che li guiderà nella lotta per la sopravvivenza, perché nel suo sangue scorre il futuro dell’umanità. I paesaggi, le lotte e i sentimenti primordiali all’inizio del tempo. Un emozionante romanzo della preistoria.

Oh gesù.
Ho iniziato questo libro complice una sfida su Goodreads e una madre che insisteva affinchè colmassi questa lacuna, lei, che ha letto tutta la saga e mi ha portato La Valle dei Cavalli quando avevo dodici anni scarsi (vi dico solo che quel libro era un tripudio di peni. Ma va beh).

Allora. Io già conosceva Ayla e già avevo una vaga idea di cosa la aspettava e cosa doveva succederle, quindi non ho avuto una grande sorpresa sul finale. In ogni caso.
Questo libro ha dei punti forti: ha una bella trama, con colpi di scena sparsi, uno stile piuttosto piacevole e scorrevole, e dei comprimari molto ben costruiti e molto affascinanti. IN pratica, il libro merita anche solo per la divina triade Iza, Creb e Brun, tre fratelli porcellini che si vogliono tanto bene e che hanno tutti e tre la stessa aura di rispetto e saggezza. E, diciamocelo, per le descrizioni dei vari espedienti di sopravvivenza e delle usanze del Clan. Se si trattasse solo di questo, direi WOW.

No. Non dico WOW. Dico porcami dioca mavaffa grazie agli Dei ho finito. Sostanzialmente per due motivi. Il primo, purtroppo piuttosto rilevante, è che la Auel, che benedetta donna si è fatta i suoi bravi studi ma ormai purtroppo sono superati, si dilunga troppo nelle descrizioni dei paesaggi, dell’ambiente naturale e tutto il resto, che sembra un catalogo della vita dell’Homo Neanderthaliensis. E’ un elenco di nomi di piante. Ora, Jean, ho capito che hai studiato, non c’è proprio bisogno che mi ripeti ogni due pagine del boschetto di nocciole o dell’infuso per curare il mal di denti. Per carità, tutte cose utili, ma è un romanzo, non archeologia sperimentale. Salvatemi dalla caparbietà dei nani dal catalogo di preistoria, c’ho già dato de esami e mi è bastato.

Il secondo sono Ayla e Brud. Questo romanzo ha uno sviluppo sorprendente: all’inizio ami Ayla e odi Brud dal più profondo del cuore. Alla fine Brud ti fa quasi pena e Ayla ti sta sul cazzo: a parte il fatto che lui ti deve stare antipatico, è costruito apposta, e la cosa mi fa girare, ma poi lei sembra scamparla sempre. E’ il ritratto sputato della Mary Sue: dicasi Mary Sue il personaggio femminile perfetto che la scampa sempre e sa sempre tutto più degli altri, è più speciale di tutti gli altri e tutti la amano tranne lo stronzo di turno. Che in questo caso, letteralmente, non è cattivo, è che lo disegnano così: Brud è uno stronzo costruito ad arte per fare risaltare lei ancora di più. Ed è una cosa insopportabile.
Alla fine dò un voto piuttosto alto perchè comunque come romanzo non è male, se riesci a farti piacere Ayla e salti i cataloghi da villaggio del Neolitico. Preferisco comunque La Valle dei Cavalli, lì almeno ci sono membri a ogni piè sospinto.

Voto: 3/5

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