Fantàsia – Il Circo della Notte

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Titolo: Il Circo della Notte
Autore: Erin Morgenstern
Data di pubblicazione: 2011
Pagine: 458
Editore: Rizzoli
Trama: Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l’insegna in bianco e nero che dice: “Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all’aurora”. È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l’umana fantasia dispiega l’infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all’unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l’uno dall’altra: l’amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza.

Immaginate le cose più magiche, poetiche, meravigliose che vi possano venire in mente. E moltiplicatele per sei mille. Ecco, ora avete un’idea di come mi sono sentita io leggendo questo libro.
La storia di Marco e Celia, allievi di due maghi avversari e destinati ad affrontarsi a loro volta, è romantica e magica, così come magico è il circo intorno a quale ruotano le loro esistenze e quelle di altri magnifici personaggi. Giardini di ghiaccio, dedali di nuvole, magie, illusioni, fantasmi, bottiglie che raccontano storie e tanto altro. Questo libro è una meraviglia continua.
La trama è uno svolgersi  di meraviglie, come un labirinto di curve che piano piano conducono a un centro con uno sfolgorante falò, che è di fatto il Circo stesso. Il libro è una rappresentazione del Circo, il vero protagonista della storia: dalla sua genesi in poi, non è solo una serie di tende semoventi, è un incantesimo ambulante. Letteralmente.
I personaggi sono tutti belli e particolari, pieni di sfumature, ognuno con la sua storia: dai gemmeli Poppet e Widget, al signor Barris, a Herr Thiessen, Tsukiko, Prospero e ovviamente Marco e Celia.
Lo stile è perfettamente equilibrato ed evocativo, pieno di poesia e meraviglia.

Insomma, non so se si è capito, ma ho amato ogni istante di questo libro e ve lo consiglio vivamente. Sono sicura che vi renderà pieni di meraviglia.

Voto: 5/5

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Prossime letture – Luglio 2015

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Rubrica! Le letture in programma per il prossimo mese, seguendo le varie sfide a tema di Goodreads:

Goodreads Italia:

La parola del mese: STREGA
Libro scelto:

9710565

Strega. Cronache dal Regno di Oz in rivolta (Gregory Maguire)

Il tema del mese: Madri e figlie
Libro scelto:

Paula (Isabel Allende)

Reading Challenges:

Sfida a tema: Religione
Libro scelto:

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Northern Tradition for the Solitary Pratictioner (Galina Krasskova e Raven Kaldera)

Consigli di lettura:

La fattoria degli animali (George Orwell)

Catena di Luglio:

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La morte nel villaggio (Agatha Christie)

Il Circolo della Lettura:

Sfida a Catena: Protagonisti non umani
Libro scelto:

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Il ritorno nella foresta (Erin Hunter)

E voi? Quali sono le vostre prossime letture?

Ice Cream Book Tag

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Book tag sull’altro blog!

Alla Strega che Ride

https://sefossiunastrega.files.wordpress.com/2015/06/strawberry-ice-cream-wallpaper-6.jpg

Mi hanno taggata in un book tag! Oh gioia *saltella senza motivo* Io adoro i tag, vi sommergerò e questo mi sembra l’ideale per battezzarvi in attesa di trovarne altri (muahah). Peccato che il blog taggato sia questo e non quello letterario ma fa niente, lo riposterò lì ^^ (per chi non lo sapesse, è La Biblioteca di Amarganta)

Ringrazio Se fossi una strega per avermi taggato. Il tag appartiene a Lettere d’Inchiostro.

Per partecipare, ecco le regole

– Usare l’immagine qui sopra per indicare la partecipazione;
– Menzionare chi ha creato il Book Tag e chi vi ha taggati (per quanto mi riguarda potete anche non essere taggati da nessuno, scatenatevi)
– Nominare qualche altro blog.

Partiamo subito!

MELONE: un libro che hai già deciso di leggere durante l’estate

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Storia del magico incontro tra una ragazza e un cucciolo di balena che ha perso la…

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La Biblioteca della Strega – Il sentiero della Dea

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Titolo: Il sentiero della Dea
Autore: Phyllis Currott
Prezzo: 22,00 euro
Data di pubblicazione: 2012
Pagine: 381
Editore: Venexia
Trama: In questo libro l’autrice racconta il viaggio spirituale che l’ha portata sulle tracce della Dea, alla riscoperta del sacro dentro di noi, in un connubio inviolabile con le energie della NaturaIl suo Libro delle ombre traccia le tappe della sua scoperta della Wicca, e di un’arte tanto antica quanto contemporanea, racchiusa tra i segreti delle piante, i fenomeni atmosferici, le parole e gli spiriti invisibili. L’incontro con donne di saggezza e con i miti perpetuati dalla storia le ha svelato la bellezza e potenza di una divinità immanente, che tutti possiamo conoscere tramite i simboli, i sogni, le tecniche divinatorie e i rituali, espressioni del sacro in ogni aspetto della vita.

Allora, specifico innanzitutto, per chi non l’avesse capito, che questo non è un saggio o un manuale: è un racconto. Autobiografico, cero, ma è un racconto, quindi non vi aspettate il manuale degli incantesimi, quello è “L’arte della magia”. Qui c’è sì un piccolo appendice con incantesimini e robine varie, ma tutto è incentrato sulla narrazione.

Detto questo, io la trovo una lettura per certi versi illuminante. Si tratta in realtà di una storia semplice, autobiografica, scritta in maniera tranquilla, scorrevole, ma con delle punte dove, giustamente peraltro, la narrazione dei fatti quotidiani si trasforma in una piccola lezione di storia dai toni un po’ più poetici (giusto un po’).  E’ un bel racconto, senza una grande pretesa di lirismo, ma che comunque dà un’idea della magia che vive questa donna.

E’ illuminante, per certi versi, per il modo semplice in cui descrive la vita di una wiccan o aspirante tale (come è lei nel libro), dando risposta a domande a volte “stupide” ma che se si fa una pratica solitaria possono sorgere abbondanti.

Io personalmente lo consiglio a chi vuole inoltrarsi in questo mondo, o a chi ha appena cominciato, e ancora non sa bene cosa aspettarsi.

Sex is the law – Doppio sogno

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Titolo: Doppio sogno
Autore: Arthur Schnitzler
Data di pubblicazione: 1926
Pagine: 131
Editore: Adelphi
Trama: Un ballo in maschera, due misteriose figure in domino rosso, uno straniero insolente, qualche parola incomprensibile e allusiva: queste apparizioni gettano, una sera, «un’ombra di avventura, di libertà e di pericolo» nella vita di un medico e di sua moglie, giovani, belli e chiusi in un’ovattata felicità domestica. Da quel momento essi entrano, senza saperlo, in un intreccio speculare di peripezie notturne tanto inverosimili da sembrare oniriche e di sogni tanto invadenti da sembrare fatti reali: e, per tutti e due, i desideri segreti occuperanno la scena, per una notte, con una violenza e una fascinazione tali che li trascineranno inermi con sé, tra la voluttà e l’angoscia. Come in un film di von Stroheim, dalla Vienna borghese e tranquilla emergono inquietanti personaggi, le maschere dilagano, si aprono porte segrete, si svelano esseri equivoci, incombono giudici oscuri e feroci. Alla fine, un fascio di fredda luce clinica illuminerà il corpo bianco ed esanime di una sconosciuta, e in essa il protagonista riconoscerà «il cadavere pallido della notte passata, destinato irrevocabilmente alla decomposizione». Non senza, però, aver anche irrevocabilmente mutato la vita del giovane medico e della sua compagna. Insieme al Ritorno di Casanova e alla Signorina Else, il Doppio sogno (1926), racconto chiaroveggente e immerso in un incanto surreale, è una delle riuscite supreme di Schnitzler, ormai sempre più spesso riconosciuto, in questi ultimi anni, come uno dei grandi narratori psicologici della letteratura moderna, per il sorprendente spessore e la temibile lucidità delle sue storie, che sembrano aver dato fin dall’inizio per sottintese le scoperte della psicoanalisi.

 

Allora, intanto vi avviso fin da ora: questa recensione sarà piena di spoiler. Di solito cerco di evitarli, ma stavolta il libro è talmente corto che non credo proprio di poter evitare. Insomma, non fai in tempo a entrare nel vivo che già è finito. Quindi io vi ho avvisato.

Personalmente non mi è piaciuto per niente. E’ insulso, stupido, banale e senza senso. Cioè, cos’è che stava cercando di dimostrare? Che nonostante le tentazioni l’amore vince su tutto? Che i sogni non hanno un vero effetto sulla vita reale? Che i desideri corporali sono una cosa brutta e malvagia? Giuro che non l’ho capito.
La storia gira tutta su Fridolin, il marito, personaggio che per quanto mi riguardo è appena entrato nella top five dei personaggi che detesto di più al mondo direttamente al terzo posto (i primi due rimangono Joffrey e la Umbridge). Ciè, non solo il bastardo si mette a cercare mille modi di tradire sua moglie (tra l’altro non riuscendoci: oltre che stronzo è pure sfigato), ma nel momento in cui una donna si sacrifica per salvarlo, facendosi uccidere, a lui importa solo sapere se quel cadavere che vede è la donna che voleva trombarsi, e siccome lei è morta e non è più bella, allora chissenefrega. E si permette pure di incazzarsi per il sogno della moglie. Sogno, attività onirica, mica come lui che è andato barbineggiando fino alle quattro del mattino. Fossi stata io altro che sogno. E quando potrebbe coronare la testa di sua moglie con la povera Marianne…la molla lì: Fridolin fai pace col cervello. Quest’uomo incarna tutto ciò che non sopporto nelle persone: è stronzo, egoista e pusillanime.
Per il resto: lo stile è bello, ma la trama non ha nè capo nè coda. Poi io non conosco la letteratura austriaca, nè Schnitzler, quindi magari per un appassionato questo è romanzo interessantissimo e fondamentale. Cioè, è un classico, quindi se siete interessati leggetelo, ma se dovete prenderlo come lettura da spiaggia evitate (anche se ci starebbe bene in borsa, visto quanto è corto).

Voto: 1/5

Fantàsia – Il clan della lupa

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Una ragazza. Una profezia. Una guerra millenaria.
Dai Pirenei alla Sicilia, le streghe sono tornate.

Titolo: Il clan della lupa
Autore: Maite Carranza
Data di pubblicazione: Aprile 2007
Pagine: 320
Editore: Salani
Trama: Le cose non sono sempre quel che sembrano. Questa amara verità è ben nota ad Anaïd Tsinoulis, che ha quattordici anni ma è talmente piccola e magra da dimostrarne dieci; e quel che è peggio, sua madre Selene è una vera bellezza, sensuale e provocante. Certo, Anaïd è intelligente, ma a che cosa serve essere intelligenti quando nessuno ti vuole? Ma ecco che all’improvviso Selene scompare. Forse una fuga d’amore? Sconvolta e angosciata, Anaïd si ritrova sola, accudita dalla maldestra zia Criselda, sorella di sua nonna materna. Ancora una volta, le cose non sono quelle che sembrano: zia Criselda e le amiche di Selene – Elena, Gaia e Karen – parlano di cose sinistre e pericolose, di profezie e tradimento, e in una notte indimenticabile rivelano ad Anaïd la verità: che è una strega, come tutte loro; che la stirpe a cui appartengono è in guerra da millenni con una stirpe di streghe malefiche e vampiresche; che Selene era l’eletta, indicata da un’antica profezia come colei che avrebbe deciso le sorti dello scontro; e che avrebbe tradito, mettendo a repentaglio l’esistenza di tutte. Turbata dalla rivelazione, impressionata dai nuovi poteri che emanano da lei con incredibile energia, Anaïd comincia un difficile viaggio dentro se stessa e dentro la magia più oscura, nel tentativo di strappare sua madre alle forze del male e di compiere la propria iniziazione di strega…

Questo libro mi ha lasciata non poco perplessa. Non è brutto, ma non è neanche bellissimo. Proverò a spiegarmi.

La storia, in teoria, è un po’ un clichè: la giovane ragazza timida che in realtà ha grandi poteri che nessuno ha eccetera. Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Il fatto che però sia la madre a essere la prescelta di turno e non lei poteva creare un po’ di novità sulla trama. Di certo, a parte un minuscolo particolare che sarà ovvio a tutti appena si comincia a leggere il libro, la situazione è piuttosto nuova per questo genere di romanzi. Di sicuro, la situazione è totalmente confusa: Selene è buona? E’ cattiva? E’ davvero una Omar? Anaid è davvero sua figlia? Chi è la Odish con cui ha avuto una relazione (relazione? Les be honest)? E un sacco di altre domande che ti tengono incollata alle pagine perchè tu devi sapere, mannaggia la pupazza.
La storia è anche avvolta in una bella atmosfera di magia e mistero, con le streghe a metà tra Harry Potter e il paganesimo moderno (queste usano l’atam, un coltello magico a doppio taglio. Streghe, vi dice niente?).

Però. I personaggi mi sembrano un po’…ubriachi: si comportano come delle figurine di carta, non come delle persone. Specialmente Anaid, si intuisce vagamente il suo percorso, ma non viene mostrato bene. Anzi, tutta la vicenda è raccontata con uno stile un po’ nebuloso: i personaggi fanno cose e non si capisce bene perchè, ci sono descrizioni mancanti (Maite, amore mio, non puoi parlare del cielo stellato facendo dire ai tuoi personaggi “Ah, guarda, c’è la congiunzione dei pianeti” e stop. Descrivila sta congiunzione!), Anaid sembra sballottata qua e di là, non c’è sta gran profondità. POi anche il finale è un po’ tirato per i capelli.

Però non è un brutto libro…non so come spiegare, ha un’atmosfera magica, ma è tutto confuso. Non so, proverò a leggere il seguito, magari è migliorata.

Voto: 3/5

Historia mon amour – Ayla figlia della Terra

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Nel sangue di questa donna scorre il futuro dell’umanità
(e sti cazzi)

Titolo: Ayla figlia della Terra
Autore: Jean M. Auel
Data di pubblicazione: Luglio 1992
Pagine: 452
Editore: Tea edizioni
Trama: Un tremendo terremoto ha lasciato la giovane Ayla sola, ferita e sperduta in una terra selvaggia e popolata da animali ostili. Raccolta e cresciuta dal clan dell’Orso delle Caverne, ben presto Ayla si distingue per la sua diversità: è alta, bionda, con gli occhi azzurri e, sopratutto, intelligente e assetata di conoscenza. Lo scontro con i paurosi e retrogradi Testapiatta del Clan è inevitabile. Ma in Ayla gli altri riconosceranno la donna prescelta dal destino, l’eroina che li guiderà nella lotta per la sopravvivenza, perché nel suo sangue scorre il futuro dell’umanità. I paesaggi, le lotte e i sentimenti primordiali all’inizio del tempo. Un emozionante romanzo della preistoria.

Oh gesù.
Ho iniziato questo libro complice una sfida su Goodreads e una madre che insisteva affinchè colmassi questa lacuna, lei, che ha letto tutta la saga e mi ha portato La Valle dei Cavalli quando avevo dodici anni scarsi (vi dico solo che quel libro era un tripudio di peni. Ma va beh).

Allora. Io già conosceva Ayla e già avevo una vaga idea di cosa la aspettava e cosa doveva succederle, quindi non ho avuto una grande sorpresa sul finale. In ogni caso.
Questo libro ha dei punti forti: ha una bella trama, con colpi di scena sparsi, uno stile piuttosto piacevole e scorrevole, e dei comprimari molto ben costruiti e molto affascinanti. IN pratica, il libro merita anche solo per la divina triade Iza, Creb e Brun, tre fratelli porcellini che si vogliono tanto bene e che hanno tutti e tre la stessa aura di rispetto e saggezza. E, diciamocelo, per le descrizioni dei vari espedienti di sopravvivenza e delle usanze del Clan. Se si trattasse solo di questo, direi WOW.

No. Non dico WOW. Dico porcami dioca mavaffa grazie agli Dei ho finito. Sostanzialmente per due motivi. Il primo, purtroppo piuttosto rilevante, è che la Auel, che benedetta donna si è fatta i suoi bravi studi ma ormai purtroppo sono superati, si dilunga troppo nelle descrizioni dei paesaggi, dell’ambiente naturale e tutto il resto, che sembra un catalogo della vita dell’Homo Neanderthaliensis. E’ un elenco di nomi di piante. Ora, Jean, ho capito che hai studiato, non c’è proprio bisogno che mi ripeti ogni due pagine del boschetto di nocciole o dell’infuso per curare il mal di denti. Per carità, tutte cose utili, ma è un romanzo, non archeologia sperimentale. Salvatemi dalla caparbietà dei nani dal catalogo di preistoria, c’ho già dato de esami e mi è bastato.

Il secondo sono Ayla e Brud. Questo romanzo ha uno sviluppo sorprendente: all’inizio ami Ayla e odi Brud dal più profondo del cuore. Alla fine Brud ti fa quasi pena e Ayla ti sta sul cazzo: a parte il fatto che lui ti deve stare antipatico, è costruito apposta, e la cosa mi fa girare, ma poi lei sembra scamparla sempre. E’ il ritratto sputato della Mary Sue: dicasi Mary Sue il personaggio femminile perfetto che la scampa sempre e sa sempre tutto più degli altri, è più speciale di tutti gli altri e tutti la amano tranne lo stronzo di turno. Che in questo caso, letteralmente, non è cattivo, è che lo disegnano così: Brud è uno stronzo costruito ad arte per fare risaltare lei ancora di più. Ed è una cosa insopportabile.
Alla fine dò un voto piuttosto alto perchè comunque come romanzo non è male, se riesci a farti piacere Ayla e salti i cataloghi da villaggio del Neolitico. Preferisco comunque La Valle dei Cavalli, lì almeno ci sono membri a ogni piè sospinto.

Voto: 3/5