Brividi di terrore – Il seme del male

Il seme del male

Titolo: Il seme del male
Autore: Joanne Harris
Prezzo: 18,60 euro
Data di pubblicazione: 1992
Pagine: 340
Editore: Garzanti
Trama: “Qualcosa in me ricorda e non vuol dimenticare”
Cimitero di Grantchester, Cambridge. L’iscrizione è nascosta dai rami uniti di un biancospino e di un tasso. È la tomba di una donna: Rosemary Virginia Ashley. Alice Farrell, giovane pittrice in cerca di ispirazione, non sa perché è finita davanti a questa lapide che la mette profondamente a disagio. Una sensazione strana, simile a quella che prova quando conosce Ginny, la nuova fidanzata del suo ex, Joe. Forse si tratta solo di gelosia. Eppure c’è qualcosa di oscuro in quella ragazza dalla bellezza eterea, con i capelli rossi e una passione per i quadri preraffaelliti che ritraggono donne uguali a lei. Cosa si nasconde dietro quegli occhi enigmatici? E perché Ginny di notte fa visita alla tomba di Rosemary, seppellita cinquant’anni prima, ma lungi dall’essere dimenticata?

Joe sei un coglione. Gesù, Giuseppe e Maria.
Ecco, sono più o meno le reazioni che ho avuto alla fine della lettura di questo libro. Per essere un romanzo d’esordio è veramente scritto bene, ma mi è stato sul culo il finale in una maniera atroce che voi non potete capire.
Questo libro mette ansia. Più nella prima parte che nella seconda. Metafore messe in giro che facevo un po’ fatica a seguire, come briciole di pane nel bosco (ahia, ora mi ci metto anch’io).
E’ un bel romanzo horror, quel genere di horror che non è splatter ma un po’ di strizza te la mette: è inquietante.
L’alternanza dei due punti di visto, di Daniel e Alice, aggiunge ritmo alla narrazione, con colpi di scena da una parte e dall’altra, ma devo dire che a un certo punto faceva degli stacchi che non mi spiegavo (o forse sono solo io che sono scema) tra due capitoli dello stesso punto di vista (esempio: Alice è a casa. Capitolo di Daniel. Alice è al lunapark e non è dato sapere il motivo). Insomma, nella seconda metà la qualità cala un po’, ma rimane comunque una bella storia (con un finale che mi sta sul culo, ma oh, non si può avere tutto dalla vita). Un inquietante finale. E non faccio altri spoiler.
Lo stile è bello, se non fosse per quelle metafore ricorrenti di cui a un certo punto ho perso il filo. Comunque è piacevolmente poetico.
Di tutti i personaggi il mio preferito è Daniel, in assoluto, mentre Alice non mi ha entusiasmato particolarmente (ma è sempre meglio di Joe: prego, rileggere frase all’inizio). Comunque sono piuttosto ben costruiti: Lei è inquietante e avrei tanto voluto ammazzarla con le mie mani.
Insomma. Mi è piaciuto, e la Harris si sta rivelando una delle autrici che più mi piacciono, in grado di lavorare egregiamente su generi diversi. Lo consiglio a tutti quelli che amano le atmosfere inquietanti e le fanciulle spiritiche.

Voto: 4/5

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