Avventure nei sette mari – Gli avventurieri delle Indie

Un’antica pergamena. Un tesoro inestimabile. Un’avventura che mette in gioco il destino di uomo e forse di un’intera nazione.

Titolo: Gli avventurieri delle Indie
Autore: Mark Keating
Prezzo: 18,60 euro
Data di pubblicazione: aprile 2011
Pagine: 368
Editore: Longanesi
Trama:  Un’infanzia trascorsa in compagnia dei topi, in un paesino irlandese dove ha imparato a bestemmiare prima che a pregare. Un padre che lo vende, a soli otto anni, in cambio di quattro ghinee. Già da bambino Patrick Devlin ha capito che la vita di un uomo può valere pochissimo. Ora che è cresciuto, però, non ha nessuna intenzione di svendere la propria. Dopo anni trascorsi fra Irlanda, Francia e Inghilterra, accumulando guai con la giustizia e non avendo mai nulla da perdere, Devlin si imbarca sulla Nobledel comandante John Coxon e, non molto tempo dopo, si trova a fronteggiare l’arrembaggio di una nave pirata lungo le coste dell’Africa settentrionale.
Mentre la Noble affonda, Devlin viene fatto prigioniero dei pirati sulla loro nave. È lì che decide di accettare le loro clausole d’ingaggio in attesa dell’occasione giusta per scappare. E l’occasione giusta arriva presto, ma non è per scappare, bensì per restare: nel vano tentativo di salvarsi da morte certa, un prigioniero francese confessa a Devlin di possedere la mappa di un tesoro favoloso. Un segreto che il novello pirata conserva gelosamente insieme alla mappa, finché non riesce a convincere i nuovi compagni a tentare la sorte insieme a lui. Così, mentre le grandi potenze europee del XVIII secolo combattono le loro guerre per il controllo dei mari e delle rotte, Patrick Devlin diventa l’uomo più astuto e più temuto dell’età d’oro della pirateria…

A parte che ci ho messo un po’ a finire questo libro, ma più per una slandra generale che per un problema con la trama o altro. Spero di riprendermi perchè ho un sacco da leggere.
Ordunque. Questo libro mi è molto piaciuto, e la cosa un po’ mi stupisce perchè è un po’ diverso dai miei canoni.
Mi spiego: a me piacciono molto i libri che approfondiscono le psicologie dei personaggi, che parlano dei sentimenti, anche senza essere necessariamente romantici. Questo libro, invece, è pura azione. E’ un avvenimento dietro l’altro. C’è approfondimento psicologico? Sì, ma non viene mostrato: l’autore ha chiaro in testa che genere di personaggi sta muovendo, ma invece di raccontarci tutto quello che pensano, li fa muovere e basta.
Lo stile è incalzante, pieno di termini tecnici navali che un po’ ti fanno perdere il filo, ma la trama prende molto: pirati, un tesoro, una nave della marina che gli dà la caccia. Semplice, lineare, ma pieno di colpi di scena. Dovrebbero farci un film, verrebbe spettacolare.
Mi è piaciuto il riferimento alla storia della pirateria e l’entrata in scena (strasupersecondaria) di pirati storicamente esistiti, come Rackham, Vane e il famigerato Blackbeard. per un appassionato di quel periodo questo libro è una manna.
Ho apprezzato anche che, nonostante sia il primo di una saga (e penso sia stato concepito così) finisce. Nel senso, non finisce con un cliffhanger da paura, di quelli che ti fanno girare i marshmallows, ma con un piccolo colpo di scena che ti fa venire la curiosità di sapere come continua. Ma se non vuoi puoi anche fermarti. Insomma, come deve essere un libro.
Mi sono piaciuti i personaggi, smargiassi al punto giusto, e mi sono affezionata al protagonista e a Dandon il medico, fantastici nei loro dialoghi e movimenti.
Insomma, decisamente una lettura consigliata.

Voto: 4/5

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