Letteratura con classe – La lettera scarlatta

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Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Data di pubblicazione: 1850
Pagine: 280
Editore: Einaudi
Trama: Ambientato nel New England puritano nel XVII secolo, il romanzo racconta la storia di Hester Prynne, una donna che, dopo aver dato alla luce una bimba, frutto di una relazione adulterina, rifiuta di rivelare chi è il padre e lotta per crearsi una nuova vita di pentimento e dignità. La lettera scarlatta è la A che per punizione ogni adultera deve portare cucita sul petto e che “marchia” in modo indelebile le azioni e la coscienza della protagonista, stretta in un patologico triangolo con il marito e con l’antico seduttore in un crescendo di tensione, sofferenza, angoscia.

Allora. Questo è un classico, è noto. Uno di quei libri che è meglio leggere se vuoi farti una cultura. Quindi l’ho letto (anche per completare sfide varie su Goodreads).
Non l’ho amato particolarmente. Ma proprio no. Lo stile è molto aulico, poetico e arzigogolato: all’inizio è anche bello, ma dopo un po’ mi ha stufato e non poco.
Mi è piaciuta l’introspezione dei personaggi, che costituisce da sola il novanta per cento del libro: azione zero, che era ovvio già dalla trama. Ma non è questo il problema.
Il problema, e mi dispiace dirlo, è l’idea che c’è dietro: una volta che pecchi, sei perduto per sempre. Vi lascio immaginare quanto la cosa mi abbia fatto girare. Mi rendo conto che all’epoca pensavano così, quindi non gli tolgo più di tanto, ma a me davvero mi sta qua.

C’è da dire che, nonostante questo, Hawthorne prova una grande empatia per i suoi personaggi, uno più perduto dell’altro, e in particolare per Hester, la protagonista, personaggio che a me è piaciuto molto.

Insomma, mi rendo conto che questa recensione è un po’ così, ma parlare dei classici è piuttosto ostico! In ogni caso potrebbe piacere a chi piace il genere introspettivo e i classici dell’ottocento.

Voto: 3/5

Ciak, si gira! – Il Libro della Vita

Nuovo appuntamento con Venerdì da cinefili (anche se è domenica. Shshshsh, fate finta di niente).  Vi avverto sin da ora che per le prossime due settimane non pubblicherò nada perchè parto per lo scavo (yeeeeh) e non ho internet (ma anche ad averlo non avrei pubblicato perchè quando lo trovo il tempo?). Ordunque, oggi parliamo di un film di animazione di Guillermo del Toro:

“Tutti sanno che il centro del mondo è il Messico…”

La storia comincia con un gruppo di ragazzini in gita scolastica a un museo. Immaginatevi le facce: annoiate, sbuffanti e sprezzanti. La giovane guida, una signorina dall’aria gentile, li porta in un’ala speciale del museo, a cui si accede da un passaggio mimetizzato nel muro. E tu già dici Wow.
Li porta nell’ala nascosta del museo: il Messico (non si capisce perchè la sala messicana non possa essere visitata dalla gente normale, ma va beh), un tripudio di colori e teschi. Lì la guida mostra ai giovini il Libro della Vita, il libro che contiene tutte le storie, e comincia a raccontare di Joaquin, Manolo e Maria, i tre protagonisti della storia.
L’incipit è classico: i tre sono amici d’infanzia, ed entrambi i due ragazzi sono innamorati di Maria. Vedendo questa situazione, due signori dei defunti, La Muerte (splendida e gentile signora) e Xibalba (vecchio inquietante e subdolo) (A SHIBALBA!)  decidono di fare una scommessa su chi sposerà la ragazza. E via con la storia.

Il film è decisamente bellino: ne ho visti di migliori, ma si difende molto bene. L’animazione è sicuramente particolare, con i personaggi che sembrano delle marionette: è una storia piena di colori, spettacolare e gioiosa, soprattutto la parte nella Terra dei Ricordati, un piacere per gli occhi! La trama parte da una situazione classica (già sappiamo chi sceglierà Maria) ma viene sviluppata in maniera carina: soprattutto Joaquin, viene sì presentato come uno sbruffone, ma non si riesce a odiarlo, è stupido ma non è cattivo e si vede molto bene l’affetto che i tre nutrono tra loro e soprattutto tra Joaquin e Manolo. Bello anche il personaggio di Maria, una ragazza ribelle e forte che combatte in gonnella e non si fa problemi a sollevare il paese contro il terribile bandito Chadal. Ho amato anche i siparietti tra la Muerte e Xibalba, compagni da lungo tempo.
Bello anche il finale, forse scontato, ma comunque apprezzabile. Mi piace che si chiami “Il libro della Vita” e tutta la storia sia incentrata sulla morte, tra l’altro presentata in maniera così allegra.
Insomma, un film godibilissimo per tutti, da far vedere anche ai vostri pargoli.

Voto: 4/5

Avventure nei sette mari – L’isola del tesoro

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Titolo: L’isola del tesoro
Autore: Robert Louis Stevenson
Prezzo: 7,23 euro
Data di pubblicazione: 1883
Pagine: 288
Editore: Feltrinelli

Allora. Partiamo dal presupposto che per tutto il libro quando leggevo il nome Silver avevo in mente quest’uomo:

Ecco. Per farvi capire.
Tornando a noi. Mi sono approcciata a questo libro dopo Jekyll e Hyde (che ho amato) e La freccia nera (che ho detestato), quindi non sapevo bene cosa aspettarmi. Beh, devo dire che non sono rimasta delusa (ma forse è l’influenza di sexy Silver?): è un bel libro d’avventura, molto scorrevole e piacevole. La trama è classica (ma và?): un gruppo di uomini, una mappa di un tesoro, e i malvagi pirati. Quello che mi è piaciuto è come si è sviluppato, da una svolta all’altra, fino alla inevitabile conclusione.
I personaggi sono un po’ stereotipati, più tratteggiati che non indagati (sempre lì, romanzo classico), ma sono due che spiccano tra tutti gli altri: Jim Hawkins e Long John Silver. Silver in particolare è la gemma del romanzo: smargiasso, acuto, manipolatore, astuto e dalla parlantina sciolta, è un voltagabbana nato, ma è impossibile odiarlo. Per quanto riguarda Jim, lungi dall’essere un ragazzo coscienzioso, ha anche lui i suoi colpi di testa, guidati “dall’istinto” (dice lui: secondo me era più colpi di culo che istinto) ma che finiscono sempre a favore suo e dei suoi compagni: inoltre, ha sicuramente fegato da vendere, dicendogliene quattro a Silver e i suoi scagnozzi.
Insomma, che vi devo dire? E’ un classico mica per niente: se amate i romanzi di avventura e di pirati non potete non leggerlo.

Voto: 4/5

Letteratura con classe – L’isola dei segreti

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Titolo: L’isola dei segreti
Autore: Scarlett Thomas
Prezzo: 6,90 euro
Data di pubblicazione: marzo 2011
Pagine: 320
Editore: Newton Compton
Trama: Sono giovani e motivati. Hanno poco più di vent’anni. E hanno voglia di cambiare vita. La loro grande opportunità si nasconde dietro una semplice e all’apparenza innocua inserzione sul giornale: “Giovani brillanti cercasi per grande progetto”. Un breve colloquio di presentazione, un sorso di caffè… e i nostri sei aspiranti eroi si ritrovano sulla spiaggia di una misteriosa isola. Non sanno come ci sono arrivati, non sanno chi ha assegnato loro quelle stanze simmetriche, tre per le ragazze e tre per i ragazzi, chi ha dato loro cibo e acqua in abbondanza. Soprattutto non sanno cosa devono fare.

Sono una grande fan di questa scrittrice. Ho letto quasi tutti i suoi libri (mi manca solo “Il giro più pazzo del mondo”) e li ho adorati visceralmente. Tuttavia, questo è, probabilmente, quello che mi è piaciuto meno. Forse è perchè faccio il confronto con gli altri tre, perchè comunque si tratta di un bel romanzo: lo stile è piacevole, di quelli che ti tengono incollati alle righe. La trama è sorprendentemente semplice, e mi piace come ha fatto evolvere i suoi personaggi…soprattutto mi ha colpito molo il finale. Però non so…mi è scivolato quasi via. Piacevole, tranquillo, ma è come se non mi avesse lasciato quasi niente. Rispetto agli altri libri della Thomas, secondo me questo non arrriva al livello degli altri, che erano qualcosa di incredibile.

Certo è che i suoi romanzi sono sempre molto particolari, con questo stile accattivante e questi personaggi strani. Insomma, io lo consiglio a chi ama i romanzi un po’ sorprendenti, strani per certi versi. Tanto più che non è neanche un fantasy.

Brividi di terrore – Il seme del male

Il seme del male

Titolo: Il seme del male
Autore: Joanne Harris
Prezzo: 18,60 euro
Data di pubblicazione: 1992
Pagine: 340
Editore: Garzanti
Trama: “Qualcosa in me ricorda e non vuol dimenticare”
Cimitero di Grantchester, Cambridge. L’iscrizione è nascosta dai rami uniti di un biancospino e di un tasso. È la tomba di una donna: Rosemary Virginia Ashley. Alice Farrell, giovane pittrice in cerca di ispirazione, non sa perché è finita davanti a questa lapide che la mette profondamente a disagio. Una sensazione strana, simile a quella che prova quando conosce Ginny, la nuova fidanzata del suo ex, Joe. Forse si tratta solo di gelosia. Eppure c’è qualcosa di oscuro in quella ragazza dalla bellezza eterea, con i capelli rossi e una passione per i quadri preraffaelliti che ritraggono donne uguali a lei. Cosa si nasconde dietro quegli occhi enigmatici? E perché Ginny di notte fa visita alla tomba di Rosemary, seppellita cinquant’anni prima, ma lungi dall’essere dimenticata?

Joe sei un coglione. Gesù, Giuseppe e Maria.
Ecco, sono più o meno le reazioni che ho avuto alla fine della lettura di questo libro. Per essere un romanzo d’esordio è veramente scritto bene, ma mi è stato sul culo il finale in una maniera atroce che voi non potete capire.
Questo libro mette ansia. Più nella prima parte che nella seconda. Metafore messe in giro che facevo un po’ fatica a seguire, come briciole di pane nel bosco (ahia, ora mi ci metto anch’io).
E’ un bel romanzo horror, quel genere di horror che non è splatter ma un po’ di strizza te la mette: è inquietante.
L’alternanza dei due punti di visto, di Daniel e Alice, aggiunge ritmo alla narrazione, con colpi di scena da una parte e dall’altra, ma devo dire che a un certo punto faceva degli stacchi che non mi spiegavo (o forse sono solo io che sono scema) tra due capitoli dello stesso punto di vista (esempio: Alice è a casa. Capitolo di Daniel. Alice è al lunapark e non è dato sapere il motivo). Insomma, nella seconda metà la qualità cala un po’, ma rimane comunque una bella storia (con un finale che mi sta sul culo, ma oh, non si può avere tutto dalla vita). Un inquietante finale. E non faccio altri spoiler.
Lo stile è bello, se non fosse per quelle metafore ricorrenti di cui a un certo punto ho perso il filo. Comunque è piacevolmente poetico.
Di tutti i personaggi il mio preferito è Daniel, in assoluto, mentre Alice non mi ha entusiasmato particolarmente (ma è sempre meglio di Joe: prego, rileggere frase all’inizio). Comunque sono piuttosto ben costruiti: Lei è inquietante e avrei tanto voluto ammazzarla con le mie mani.
Insomma. Mi è piaciuto, e la Harris si sta rivelando una delle autrici che più mi piacciono, in grado di lavorare egregiamente su generi diversi. Lo consiglio a tutti quelli che amano le atmosfere inquietanti e le fanciulle spiritiche.

Voto: 4/5

La Biblioteca della Strega – I poteri della Wicca


Titolo: I poteri della Wicca
Autore: Vivianne Crowley
Prezzo: 16,50 euro
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 285
Editore: Armenia

Ho preso questo libro durante una missione “venditiva” al Libraccio (non avete idea di quanti libri di scuola abbiamo trovato facendo le pulizie) insieme a un altro e li ho presi d’istinto, oltretutto mollando mia mamma e mia sorella con le borse.

Allora, è sicuramente un bel libretto. C’è di buono che non è il solito manualetto sulla Wicca con il cerchio gli strumenti e tutto il cucuzzaro. Questo libro si offre di spiegare la Wicca e soprattutto dà finalmente una spiegazione a tanti rituali e gesti sacri. La Crowley fa molti riferimenti a Jung e spiega in maniera approfondita le origini della Wicca (anche se ho visto un’imprecisione o due, tipo quando definisce Giulio Cesare imperatore, cosa che sappiamo non essere) e dà moltissime informazioni in più. Anche se è un libro visto dal punto di vista della congrega, le informazioni contenute possono essere utili anche a un solitario nella costruzione della sua pratica.

Insomma, personalmente ho apprezzato molto questo libro, che dà una visione molto più veritiera della Wicca, o perlomeno delle sue tradizioni più antiche, la gardneriana e l’alessandriana, e con un sapore che nulla ha a che spartire con molti libri sulla Wicca infarciti di New Age. Aiuta sicuramente ad avere una visione più completa. Lo consiglio vivamente.

Fantàsia – Stregoneria

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Brillanti, originali, divertenti, letti in tutto il mondo: i romanzi della Saga del Mondo Disco

Titolo: Stregoneria
Autore: Terry Pratchett
Prezzo: 8,60 euro
Data di pubblicazione: settembre 2002
Pagine: 286
Editore: Tea edizioni
Trama: C’era una volta l’ottavo figlio di un ottavo figlio, che, naturalmente, era un mago. E poteva anche finire lì…Ma, per ragioni che è meglio non indagare, il mago ebbe a sua volta sette figli. E poi un ottavo figlio che era un mao, anzi uno stregone, dai poteri così grandi che avrebbe potuto dominare il Mondo Disco…Per fortuna, si fa per dire, a sconvolgere i suoi piani ci penserà, da par suo, lo straordinariamente inetto mago Scuotivento…

Il Bagaglio, signori, il Bagaglio!! E credo che la recensione possa anche finire qui.

No, va beh, per chi non sapesse di cosa sto parlando, mi esprimerò in termini più ampi: questo romanzo fa pisciare. Dalla prima all’ultima parola. Come sempre quando si tratta di Pratchett (di cui in realtà ho letto tre romanzi, e questo non è neanche il mio preferito…non so se “Il Tristo mietitore” se lo ricorda qualcuno). Vi dico solo che Morte, che è e sarà per sempre e imperituramente il mio personaggio preferito, qua si fa le sue belle comparsate, com’è d’uopo. L’Apocralisse. L’Ora del tè degli Dei. L’ho finito un mese fa e ancora rido. Il Bagaglio. E’ geniale. No, davvero! E’ un sano, perfetto esempio di quella fantasy comica di cui, personalmente, sento tanto la mancanza. Trama fantastica.  Personaggi esilaranti. Stile da far scompisciare. Ritmo incalzante. Casini di Scuotivento uno dietro l’altro. Fantastico. Consigliato vivamente e spassionatamente.